Roberto Mosi si interessa di poesia e fotografia. Per la Poesia: Orfeo in Fonte Santa (Ladolfi 2019), Il profumo dell’iris (Gazebo 2018), Navicello Etrusco (Il Foglio 2018), Eratoterapia (Ladolfi 2017), Ritorni (Ladolfi 2026); le Antologie (Ladolfi): "Poesie 2009-2016" e "Amo le parole. Poesie 2017-2022". Fra i romanzi: con Ed. Pontercorboli: I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze, Il diario fiorentino di Rilke per Lou Salomé, Tre principesse francesi; con Masso delle Fate: Barbari.
mercoledì 25 febbraio 2026
Bella serata allle Giubbe Rosse con la Rivista fiorentina TESTIMONIANZE
Ieri pomeriggio,24 febbraio 2026, Severino Saccardi insieme con Mattia Poggi e Roberto Mosi, allo storico Caffè delle "Giubbe Rosse", all' incontro dedicato alla storia e all' attività di "Testimonianze", organizzato da Jacopo Chiostri.
venerdì 13 giugno 2025
giovedì 8 maggio 2025
Jacopo Chiostri: "Il diario del giovane Rilke"- Firenze, laboratorio creativo dei capolavori della maturità - Lou Salomé una delle donne più affascinanti del suo tempo
Il diario di Rilke
Amore e ispirazione del poeta boemo a Firenze e a Viareggio nel libro di Roberto Mosi
di Jacopo Chiostri
Rainer
M. Rilke arrivò a Firenze a metà di Aprile del 1898, il suo fu un soggiorno
relativamente breve perché nei primi giorni di maggio lasciò già Firenze e si
trasferì a Viareggio. Il tempo trascorso nel capoluogo fu però decisivo per il
giovane poeta - aveva allora appena ventidue anni - il quale, infatti, scriverà
che a Firenze si era dato il compito di cogliere la sua ricchezza di opere
d’arte come passaggio verso la maturazione e verso una maggiore consapevolezza.
Le
impressioni del viaggio furono raccolte da Rilke nel celebre ‘Diario
fiorentino’ che contiene le sue riflessioni sul patrimonio artistico della
città; il libro, sebbene completato nel 98, sarà pubblicato soltanto nel 1942; è
dedicato a Lou Salomè, la donna amata, conosciuta nel 1897.
Affascinato
dalla figura, e dalla storia, di colui che è considerato il poeta lirico più
celebre della Germania, e uno dei maggiori in Europa, Roberto Mosi, a sua volta
poeta, scrittore, fotografo, oltreché collaboratore de ‘La Toscana Nuova’, ha
di recente pubblicato un colto studio-racconto ‘Il diario fiorentino di Rainer
M. Rilke per Lou Salomè’ che è entrato a far parte della ormai celebre collana
‘Gli stranieri a Firenze’ di Angelo Pontecorboli editore.
Mosi,
che inizia il suo scritto, raccontando di come certe sere sia salito
all’Abbazia di San Miniato e lì si sia immerso nella lettura delle opere di
Rilke, col quale, scrive, condivide l’interesse per la poesia e per il viaggio,
ha poi coinvolto il Gruppo di lettura che fa capo alla biblioteca del Palagio
di Parte Guelfa, di cui fa parte, in un progetto per un ‘Sentiero Rilke in
Toscana, Firenze e Viareggio’; la parte fiorentina, per meglio capire di cosa
parliamo, prende l’avvio dal giardino Demidoff sul lungarno Serristori, nei
pressi del luogo dove il poeta dimorò nell’allora pensione Benoit, e dopo varie
soste, si conclude a San Miniato. Per suo conto Mosi è stato anche sulle tracce
di Rilke in Trentino, alla ‘passeggiata letteraria’ ai piedi del Castello di Arco
sul lago di Garda; poi a Capri dove Rilke scrisse alcune delle sue liriche più
belle tra cui ‘Il Canto del Mare’; ancora al Castello di Duino nei pressi di
Trieste dove iniziò la stesura delle ‘Elegie Duinesi’, terminata
successivamente, nel 1922, in un piccolo castello medievale nel cantone Vallese
in Svizzera; nel Vallese Mosi ha anche visitato Raron dove è sepolto il poeta.
Tornando
al ‘diario’, Mosi spiega come quest’opera contenga il germe della produzione
matura di Rilke e la si possa considerare un laboratorio creativo perché
Firenze influenza definitivamente la sua visione poetica.
Firenze
non è solo però poesia e bellezza; alcune pagine raccontano come Rilke fosse
rimasto deluso dall’incontro con la vita quotidiana della città e Mosi ne
conclude che la sua visione dell’esistenza fosse profondamente aristocratica:
‘Il popolo umile sente l’arte come inutile’, ‘l’arte può essere compresa solo
da individui nobili, colti’: verso le persone comuni Rilke ha un atteggiamento
sprezzante, nota l’autore.
Lo
scritto di Mosi è molto altro. Vi troverete un intero capitolo dedicato a
‘Monaco e il trionfo dello Jugendstil’, un altro in cui si traccia la figura di
Lou Salomè, una delle donne più affascinanti del suo tempo, la quale, oltre a
farlo innamorare, porta il giovane poeta a comprendere gli spunti più moderni
della vita culturale di allora e lo introduce alla psicanalisi. Le descrizioni dei
monumenti, le vie di Firenze scritte da Rilke, e riportate da Mosi, sono un ulteriore
dono di questo prezioso testo.
martedì 4 giugno 2024
LIVRE DU MOIS "Trois princesses françaises à Florence", Pontecorboli Edizioni - "la TOSCANA nuova" - Revue de Jacopo Chiostri
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Revue de Jacopo Chiostri
Recensione di Jacopo Chiostri
Con ‘Tre
principesse francesi a Firenze’, ultima delle sue innumerevoli fatiche
letterarie, Roberto Mosi ha segnato una nuova via per il genere del saggio
storico. Sono un centoquaranta pagine, effettive, finemente presentate con la
perizia tipografica di Angelo Ponetcorboli editore in Firenze, nelle quali
l’autore è riuscito, miracolosamente è corretto dire, a fare coesistere il
piacere e la scorrevolezza della lettura, con un’ampia messe di documenti
storici, al punto che, a dispetto del numero non così elevato di pagine
scritte, verrebbe ugualmente naturale parlare di lavoro monumentale, non fosse
che una dizione simile potrebbe, e sarebbe un peccato, spaventare il normale
lettore che, invece, troverà in questo saggio tutto quello che occorre per
saziare la sua curiosità, cronachistica, storica e persino mondana!
Ricco di
riferimenti bibliografici, abbellito da una quindicina d’immagini, lo scritto
ha tre protagoniste, Elisa Baciocchi, Paolina Borghese, Carolina Murat, le tre
sorelle di Napoleone, e due narratori, Sylvia Boucout che fu dama di compagnia
al servizio di tutte e tre le principesse, e lo stesso Mosi che, inizialmente
dalla terrazza panoramica dell’hotel Excelsior di piazza Ognissanti, osserva
Firenze, e si sofferma, con lo sguardo, sui luoghi dove si svolsero le vicende
che videro Elisa, Paolina e Carolina al centro d’intrecci storici e personali,
spesso tormentati, nei quali Firenze ebbe un ruolo, e non solo come luogo
geografico.
Già con
‘Barbari’, la sua opera precedente, ‘Roberto Mosi aveva dato prova della sua
capacità di raccontare la storia col piglio del romanziere, riuscendo a mixare il
rigore documentaristico con un’interpretazione, personale, dei comportamenti
dei protagonisti, dedotta, presumibilmente, da un sagace e attento studio di
testimonianze e notizie reperite. In questa opera si è superato; e certe pagine
- pensiamo a quelle tratte dal Diario fiorentino di Sylvia - risultano
avvincenti; la stessa Sylvia, come già accaduto con Rufo, protagonista e
narratore dei ‘Barbari’, ‘ruba’ la scena alle tre protagoniste e, ancora una
volta come Rufo, diviene per il lettore un personaggio familiare, tanto Mosi
riesce a definirne il carattere e la partecipazione emotiva agli eventi narrati
di cui è stata, spesso tragicamente, testimone.
Sylvia, per
forza di cose, considerato il suo ruolo, ha raccolto le confidenze di queste
tre donne, ciascuna a suo modo straordinaria, gli amori, i diversi caratteri (ciascuno
però, a suo modo, ricco di coraggio e risolutezza) il rapporto con il potere,
l’orgoglio connesso all’appartenenza dinastica, poi lo sgomento dopo la
sconfitta di Napoleone, l’esilio, l’essere perseguitate e proscritte dalle
nazioni vincenti.
C’è in
tutto il romanzo una continua altalena tra i grandi fatti storici, l’incontro
con Granduchi, Regnanti, Papi e poi vicende profondamente umane che fanno
riflettere il lettore su quello che era, e tale, non possiamo non vederlo, è
rimasto, l’aspetto tossico del potere: perché sia pure ricche di titoli,
carreggiate in lussuose carrozze, vestite di abiti eleganti, ritratte o
scolpite da grandi artisti, acclamate nei palazzi, ospiti in teatri e grandi
feste, le tre sorelle sono anche donne, e anzi ciascuna rappresenta una figura
femminile indimenticabile per grazia e determinazione.
Come è
stato per ‘Barbari’ anche ‘nelle tre principesse’ non mancano i possibili
collegamenti con la storia attuale. Intanto Firenze, altro ‘personaggio’ chiave
della narrazione: a un’attenta lettura non può sfuggire che in queste pagine s’intravedono
i prodromi del suo futuro; poi certi miti, duri a morire, e oggi pure attuali,
quali quello del leader unico, assoluto.
JACOPO
Chiostri
Toscana
Nuova, giugno 2024
domenica 19 febbraio 2023
Art, Poetry for a new, effective narrative of the climate crisis - Circolo Artisti Casa di Dante - "Our global garden", e-book - Introduction by Giuseppe Baldassarre
Art and the climate crisis
Art
shakes the accumulated dust from the soul
in
everyday life
Pablo
Picasso
Art
is able to give resonance to phenomena that loom over the destiny of man and
involves the emotional sphere of each of us, it manages to change the
observation perspective of the viewer: works of art are transformed into
"speaking objects ” rich in meaning that can convey the urgency of a
certain topic and at the same time push the observer to act.
The
activist Bill McKibben, writer and journalist, felt the need to raise awareness
among artists about the ongoing climate crisis twenty years ago, convinced that
its tragic scope had not yet been understood. He thus launched an appeal to the
artistic community underlining the urgency of a return to the imagination that
only artists are able to recreate. The immediacy and strength of the artistic
message in fact make scientific data more accessible to the common man and
directly convey the status of the crisis.
The
"Global Garden" exhibition is placed in this perspective, organized
by the Circolo degli Artisti "Casa di Dante" of Florence with the aim
of promoting the commitment of artists, in dialogue with the public, on highly
topical topics: the protection of planet, global warming, energy and the
destiny of humanity itself and of the Earth, to be considered as our global
garden.
The
awareness of a plurality of links that connect different forms of life,
ecosystems, technologies, fragments of nature and history is increasingly
emerging in contemporary art. Nature, natures, in plural, hybrid form,
fragmented,
they thus return to being focal also in the world of expression.
We ask ourselves how contemporary poetry, in dialogue with the figurative arts, philosophical thought and the natural and social sciences, is engaged in a process of redefining the relationship with nature. In these times, in fact, attention is not only focused on the ecological crisis but there is also talk of the ecology of the word, of poetry-landscape and of poetry as oxygen (see Niccolò Scaffai's Literature and ecology, Carocci 2017, and Racconti Planet Earth, Einaudi 2022).
But
what can be done in the face of ecological disaster? The ecological crisis,
writes Amitav Ghosh, is first and foremost a crisis of the imagination: if
there is one thing that climate change has made clear, it is that continuing to
think of the world as it is is equivalent to collective suicide (Ghosh, The
great
blindness:
climate change and the unthinkable, Vicenza, Neri Pozza, 2017, chap. II.). It
is necessary to review the structures of thought that condition us and that
have given shape to our subjectivity and our representative canons, starting
from the binary scheme that has allowed us to separate culture and nature,
"taking away the soul" from a part of the world . It is necessary to
thin the barriers between scientific and humanistic disciplines, between
natural history and human history, between subject and object, between body and
mind, between human and inhuman, between active and passive, between animate
and inanimate...
Laura
Pugno maintains that poetry knows how to find expedients to survive in a
hostile environment: «it needs minimal means, not even rigorous writing, it is
capable of surviving anywhere, like scorpions, with the same implacable nature
that will re-emerge in the end» (L. Pugno, In wild territory: body, novel,
community, Milan, Nottetempo, 2018, pp. 29-30).
Poetry
as oxygen, the three-voice book in which Antonella Anedda and Elisa Biagini
dialogue with Riccardo Donati, also proposes the metaphor of poetry which
preserves the writing species and with it a part of the world that would
otherwise be extinct (A. Anedda, E . Biagini, Poetry as oxygen: for an ecology
of the word, edited by Riccardo Donati, Milan, Chiarelettere, 2021). The image
emerges of a resistant and pioneering poetry that recalls the leopard broom, a
poetry that despite the precariousness, or precisely thanks to it, survives on
the margins, among the waste. From this "marginal" vision arises the
analogy between poetry and the Third Landscape, widely explored by Laura Pugno
in her column on the website «Le parole e le cose» (Laura Pugno's column can be
consulted at http://www. leparoleelecose.it/).
Ecology
can connect poetry and citizenship, it can relate the self and others and
consider them as 'us'. The poetry that animates these spheres of interests can
affect multiple levels, from the beauty of certain "natural
paintings" to the climate crisis, to the relationship between us and the
life of things.
Laura
Pugno spoke of poetry as a living being, tenacious like scorpions, poetry is
endowed with a
its
'nature' and of an ideal habitat: the forest, the "wild territory",
which is also valid as an emblem and metaphor of a writing free from the rules
and impositions to which other literary genres often have to submit. It is also
in this sense that poetry can be defined, through an environmental analogy, as
a Third Landscape.
As is known, the expression «third landscape» is taken from a book by Gilles Clément (Gilles Clément, “Manifesto of the Third Landscape”, Quodlibet 2005). For Clément, the third landscape includes spaces that are not functionally inhabited and anthropized places; they are rather marginal territories, which man has deserted: not so much and not only, that is, the natural reserves, but also the abandoned industrial areas, the margins of the suburbs between city and countryside, the interstices of the urban landscape such as flowerbeds and land vague. In these environments, an ecosystem is formed that hosts species adapted to living in that context, which therefore needs to be known and preserved for the benefit of biodiversity. Metaphors and images of the third landscape now contribute to delineating a panorama with open borders, in which the canonical voices of contemporary Italian poetry emerge, together with authors of more recent generations. A vision of the world emerges, a set of ideas and considerations consonant with the figure of the planetary man as outlined by Ernesto Balducci: he is the new citizen of the global village, listening and in dialogue with those who are different in culture, ethnicity, religion , in the name of common humanity and the survival of the species and the entire planet (Ernesto Balducci, L'uomo planetario, Giunti 2005).
The poetic collection Our global garden refers to the coordinates indicated above, it declines the anxieties that torment us about the destiny of man and the garden in which he lives, both in the breath of daily life and in the vision of broader horizons: it tries to arouse sparks of reasonableness and hope for common salvation.
Roberto Mosi
******* **********
L'incontro dibattito registato - Link
Link - Il nostro giardino globale
L'incontro dibattito 18 febbraio
Roberto Mosi, “Il nostrogiardino globale”, online 19-1-2023
Prefazione
di Giuseppe Baldassarre
Invito
a ri-conoscere il giardino globale
San
Francesco nel Cantico di Frate Sole:
per sora nostra matre
terra,
la quale ne sustenta et
governa,
et produce diversi fructi
con coloriti flori et herba.
Thich
Nhat Hanh:
la tua coscienza è la
coscienza della Terra.
Il
nostro santo di Assisi nel 1200 e il monaco buddista vietnamita pochi anni fa,
entrambi affermano il profondo rapporto che c'è fra l'uomo e la natura: oltre
le parole, belle e profonde, ci indicano una verità tangibile e un monito
inevitabile.
E
padre Ernesto Balducci con semplicità: L’uomo planetario è il nuovo
cittadino del villaggio globale, in ascolto e in dialogo.
Nella
problematica uomo-natura, uomo-terra, uomo-vita nelle molteplici forme
esistenti ci introduce Roberto Mosi con la sua silloge poetica dedicata al
'giardino globale'. Metafora per indicare la terra-cosmo in cui noi uomini ci
troviamo ad esistere interagendo con le molte specie viventi e con tutti gli
elementi inorganici. La problematica della presenza dell'uomo e
dell'antropizzazione della Terra, della cosiddetta sostenibilità o anche
decrescita felice, trova nella scrittura poetica la giusta attenzione, la
partecipazione intelligente e colta, accompagnata dall'emotività e sensibilità consone al tema.
'Leggère
le mie parole' dice l'autore proprio all'inizio del testo introduttivo. E
vengono elencate piante e animali che l'uomo deve considerare alleate nello
svolgimento di premuroso custode passeggero del creato. Rinominare quasi per
ricreare e riscoprire.
Rispetto
per tutto e tutti, anche per le erbacce che crescono spontaneamente dovunque,
nei posti abbandonati e quelli più impensati. Si evidenzia in questo quadro il
contrasto tra quanto l'uomo riesce ancora a costruire di grandioso e in armonia
con la natura e quanto produce di tragico e brutale operando con violenza e
sopraffazione, con la crudele guerra.
Mentre sarebbe così semplice ritornare a vedere con occhi
ingenui di una bambina (Anna), che con i suoi compagni disegna come vedono il
quartiere:
Le pagine piene di colori
vivaci, di facce allegre
un pensiero per tutti,
giovani
e vecchi, piante e
animali.
Una vera lezione per
tutti.
La
biodiversità riconosciuta come elemento primigenio dell'essere vive in questo
momento.
Invitandoci
ad entrare nel giardino globale, partecipi, consapevoli e attenti, Roberto Mosi
sottolinea come la poesia e lo sguardo ingenuo del poeta e dell’artista sia quello
più appropriato per dialogare con la Natura. E questo è invito e compito di
tutti, proprio tutti.
L’amore
finisce dove finisce
l’erba
e l’acqua muore.
Scriveva
il poeta Giorgio Caproni nei suoi 'Versicoli quasi ecologici'. E siamo ancora
in tempo, per poco forse, a ritornare in armonia con la Natura.
Giuseppe
Baldassarre
Roberto Mosi, “Il nostro giardino globale”,online
L’Arte e la crisi
climatica
L’arte scuote
dall’animo la polvere accumulata
nella vita di tutti i
giorni
Pablo
Picasso
L’arte è in grado di dare risonanza a
fenomeni che incombono sul destino dell’uomo e coinvolge la sfera emotiva di
ognuno di noi, riesce a cambiare la prospettiva di osservazione di chi guarda:
le opere d’arte si trasformano in “oggetti parlanti” ricchi di
significato che possono trasmettere l’urgenza di una certa tematica e allo
stesso tempo spingere l’osservatore ad agire.
L’attivista Bill McKibben, scrittore e
giornalista, avvertì venti anni orsono la necessità di sensibilizzare gli
artisti sulla crisi climatica in atto, convinto del fatto che non fosse ancora
stata compresa la sua portata tragica. Lanciò così un appello alla comunità
artistica sottolineando l’urgenza di un ritorno all’immaginazione che solo gli
artisti sono in grado di ricreare. L’immediatezza e le la forza del messaggio
artistico rendono infatti più accessibili i dati scientifici all’uomo comune e
trasmettono in modo diretto lo status della crisi.
Si pone in questa prospettiva la mostra
“Giardino globale”, organizzata dal Circolo degli Artisti “Casa di Dante” di
Firenze con il proposito di promuovere l’impegno degli artisti, in dialogo con
il pubblico, su argomenti di grande attualità: la salvaguardia del pianeta, il
riscaldamento globale, l'energia e il destino della stessa umanità e della
Terra, da considerare come il nostro giardino globale.
Emerge sempre più nell'arte
contemporanea la consapevolezza di una pluralità di legami che connettono tra
loro forme di vita differenti, ecosistemi, tecnologie, frammenti di natura e
storia. La natura, le nature, in forma plurale, ibrida,
frammentata, tornano così ad essere
focali anche nel mondo dell'espressione.
Ci si chiede in che modo la poesia
contemporanea, in dialogo con le arti figurative, il pensiero filosofico e le
scienze naturali e sociali, sia impegnata in un processo di ridefinizione del
rapporto con la natura. Di questi tempi, infatti, l’attenzione non solo è
concentrata sulla crisi ecologica ma si parla anche di ecologia della parola,
di poesia-paesaggio e di poesia come ossigeno (si veda di Niccolò Scaffai Letteratura
e ecologia, Carocci 2017, e Racconti del Pianeta Terra, Einaudi
2022).
La catastrofe che viene prospettata in
cosa consiste? Qualche dato scientifico: l‘osservatorio americano di Manua Loa
indica che la concentrazione di diossido di carbonio nell’atmosfera ha superato
i 416 ppm (parti per milione). Oltre a registrare la trasformazione del clima
di origine antropica, questo dato mostra che la realtà ecologica si degrada a
una velocità sorprendente, specialmente se si pensa che questo valore è sempre
rimasto al di sotto dei 300 ppm fino agli inizi del `900 (le variazioni del
tasso di diossido di carbonio si possono consultare sul sito
https://gml.noaa.gov/ccgg/trends/). Un altro rapporto, pubblicato dall‘IPBES (The
Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem
Services), rileva una perdita di biodiversità e di funzioni ecosistemiche
senza precedenti (il rapporto dell’IPBES è consultabile al link:
https://ipbes.net/global-assessment). Senza considerare poi
l’inquinamento marino dovuto alla plastica, moltiplicato per 10 dal 1980,
quello dei rifiuti non trattati, delle discariche selvagge… L’umanità non ha
mai sfruttato tanto il pianeta né prodotto tanti rifiuti (si veda Lucia della Fontana,
La poesia all’epoca dell’Antropocene, in “L’Ulisse”, n.24, 2021, pagg.
226-234).
Ma che cosa si può fare di fronte al
disastro ecologico? La crisi ecologica, scrive Amitav Ghosh, è anzitutto, una
crisi dell’immaginazione: se c’è una cosa che il cambiamento climatico ha
chiarito, è che continuare a pensare al mondo così com’è equivale a un suicidio
collettivo (Ghosh, La grande
cecità : il
cambiamento climatico e l’impensabile, Vicenza, Neri Pozza, 2017, cap. II.).
È necessario rivedere le strutture di pensiero che ci condizionano e che hanno
dato forma alla nostra soggettività e ai nostri canoni rappresentativi, a
partire dallo schema binario che ci ha consentito di separare cultura e natura,
“togliendo l’anima” ad una parte di mondo. È necessario assottigliare le
barriere tra le discipline scientifiche e umanistiche, tra la storia naturale e
la storia umana, tra soggetto e oggetto, tra corpo e mente, tra umano e
disumano, tra attivo e passivo, tra animato e inanimato…
Laura Pugno sostiene che la poesia sa
trovare gli espedienti per sopravvivere in un ambiente ostile: «ha bisogno di
mezzi minimi, neanche della scrittura a rigore, è capace di sopravvivere
ovunque, come gli scorpioni, con la stessa implacabile natura che alla fine
riemergerà» ( L. Pugno, In territorio selvaggio: corpo, romanzo, comunità,
Milano, Nottetempo, 2018, pp. 29-30).
Anche Poesia come ossigeno, il
libro a tre voci in cui Antonella Anedda e Elisa Biagini dialogano con Riccardo
Donati, propone la metafora della poesia che preserva la specie-scrittura e con
essa una parte di mondo che altrimenti andrebbe estinto (A. Anedda, E. Biagini,
Poesia come ossigeno : per un'ecologia della parola, a cura di Riccardo
Donati, Milano, Chiarelettere, 2021). Emerge l‘immagine di una poesia resistente
e pioniera che richiama la ginestra leopardiana, una poesia che nonostante la
precarietà, o proprio grazie ad essa, sopravvive ai margini, tra gli scarti. Da
questa visione “marginale” scaturisce l’analogia tra poesia e Terzo Paesaggio,
ampiamente esplorata da Laura Pugno nella sua rubrica sul sito «Le parole e le
cose» (la rubrica di Laura Pugno è consultabile all’indirizzo
http://www.leparoleelecose.it/).
L’ecologia può collegare la poesia e la
cittadinanza, può mettere in relazione l’io e gli altri e considerarli come
‘noi’. La poesia che anima queste sfere di interessi, può investire più
livelli, dalla bellezza di determinati ”quadri naturali” alla crisi climatica,
alla relazione tra noi e la vita delle cose.
Laura Pugno ha parlato della poesia come
di un essere vivente, tenace al pari degli scorpioni, la poesia è dotata di una
sua ‘natura’ e di un habitat ideale: il
bosco, il «territorio selvaggio», che vale anche come emblema e metafora di una
scrittura libera dalle regole e dalle imposizioni cui spesso devono sottostare
altri generi letterari. È anche in questo senso che la poesia può definirsi,
attraverso un’analogia ambientale, come Terzo Paesaggio.
Com’è noto, l’espressione «terzo
paesaggio» è ripresa da un libro di Gilles Clément (Gilles Clément, “Manifesto
del Terzo paesaggio”, Quodlibet 2005). Per Clément, il terzo paesaggio include
gli spazi che non sono luoghi funzionalmente abitati e antropizzati; sono
piuttosto territori marginali, che l’uomo ha disertato: non tanto e non solo,
cioè, le riserve naturali, ma anche le aree industriali dismesse, i margini
delle periferie tra città e campagna, gli interstizi del paesaggio urbano come
le aiuole e i terreni vaghi. In questi ambienti si forma un ecosistema che
ospita specie adattate a vivere in quel contesto, che è perciò da conoscere e
preservare a vantaggio della biodiversità. Metafore e immagini del terzo
paesaggio contribuiscono ormai a delineare un panorama dai confini aperti, in
cui emergono, insieme ad autori di generazioni più recenti, le voci canoniche
della poesia italiana contemporanea. Emerge una visione del mondo, un insieme
di idee e considerazioni consonanti con la figura dell’uomo planetario quale
è stata delineata da Ernesto Balducci: è il nuovo cittadino del villaggio
globale, in ascolto e in dialogo con il diverso per cultura, etnia, religione,
in nome della comune umanità e della sopravvivenza della specie e dell’intero
pianeta (Ernesto Balducci, L’uomo planetario, Giunti 2005).
La raccolta poetica Il nostro
giardino globale fa riferimento alle coordinate ora indicate, declina le
angosce che ci tormentano sul destino dell’uomo e del giardino nel quale
vive, sia nel respiro della vita quotidiana che nella visione di orizzonti più
ampi: cerca di suscitare scintille di ragionevolezza e di speranza per la
comune salvezza.



























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