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mercoledì 18 giugno 2025

"Rilke ritorna a Viareggio"- Campinoti commenta- AUSER presenta "Il diario fiorentino di Rilke per Lou Salomé", R. Mosi, Pontecorboli





Roberto Mosi: Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomé

(Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2025, Collana Stranieri e Firenze)

 

Recensione di Renato Campinoti

pubblicata da “poesia3002.blogspot.com”, 4 maggio 2025

 

Ancora un tassello importante del rapporto tra la cultura europea e lo studio del Rinascimento fiorentino

 

Prosegue, con questo interessante volume di Roberto Mosi, quella che l'editore Angelo Pontecorboli sta meritatamente realizzando come una vera e propria "biblioteca" della presenza degli artisti stranieri a Firenze tra la fine dell'Ottocento e la metà del novecento. E ancora una volta, grazie alla competenza e al lavoro di scavo di Mosi, l'obbiettivo di mettere il lettore fiorentino di fronte a qualcosa di nuovo e di importante è ampiamente riuscito. Non che fossero mancate in passato opere relative all'attività giovanile di Rilke, dedicata appunto a quell'amore (o infatuazione!) che la più matura e navigata Luo Salomé aveva saputo far nascere nel diciannovenne poeta. E sarà proprio lei, nel frattempo convolata a nozze con ben altro "partito", a invitarlo a farsi le ossa nella città del giglio, dove avrebbe potuto incontrare i caratteri originali della sua poetica. E sarà sempre lei a introdurlo, prima di questo viaggio, nell'ambiente artistico tedesco di questo periodo che, giustamente, Mosi ci fa conoscere a premessa dello sfoglio del Diario medesimo. Già questo, di mettere in contatto il giovane poeta in fieri con l'ambiente culturale tedesco del periodo è merito non banale del lavoro di Roberto. Veniamo così a conoscere come, in una città come Monaco, all'avanguardia dell'arte germanica, cominciano a sbocciare i nuovi segni artistici, della cosiddetta arte Jugendstil che, nell'ottica del giovane poeta, possono rappresentare uno sviluppo della stessa arte rinascimentale di Firenze. E qui arriviamo al vero e proprio nucleo fondante del pensiero artistico di Rilke, e non solo di lui, rispetto a quello che, dall'arrivo a Firenze nel 1898, sarà la presa di coscienza e l'interpretazione di questa realtà culturale. "Ѐ sorprendente - ci avverte l'autore - come Firenze e il periodo più celebre della sua storia, il Rinascimento, siano al centro degli interessi di alcuni importanti personaggi della cultura europea, nel passaggio fra l'Ottocento e il Novecento: Rainer Maria Rilke, considerato uno dei più grandi poeti di lingua tedesca e Lou Salomé, interprete originale dei fermenti culturali dell'epoca, strettamente legata alle vicende di Friedrich Wilhelm Nietzsche e Sigmund Freud". Una volta arrivato a Firenze a metà del mese di Aprile del 1898 e presa dimora al terzo piano della pensione Benoit sul lungarno Serristori al numero 13, Rilke dette inizio alla composizione del diario, comprensivo ovviamente delle visite alle tante realtà culturali della città e alle impressioni che tutto ciò suscita in lui. Al lettore, ovviamente, il ripasso di questa parte, in parte poetica, in parte di maturazione culturale, del giovane poeta. A questa esperienza va aggiunta la cosiddetta "fuga" che Rilke, a Maggio inoltrato, fece nella città di Viareggio, dove pure, l'ambiente marino, l'attività del porto e le reminiscenze culturali, contribuiranno a definire quella posizione culturale che è il vero lascito del Diario fiorentino. Vale a dire la convinzione che l'impatto con Firenze e Viareggio, lasciano in lui di trovarsi di fronte, nell'arte fiorentina del primo Rinascimento, ad una sorta di Primavera (incarnata anche dalle opere principali del Botticelli!) che tuttavia deve trovare altro per sbocciare in una più matura "estate" dell'arte. Ѐ da capire, anche sulla base di una più attenta lettura delle migliori poesie di Rilke di questo periodo, se sia da intendere che il giovane poeta di lingua tedesca si sentisse già investito di questa potenzialità di dare sbocco all' "estate" culturale che il primo periodo del Rinascimento fiorentino non ha saputo portare a termine, o non sia piuttosto l'insieme del movimento culturale dello Jugendstil, lui compreso naturalmente, incaricato di una tale missione. Quel che è certo é che l'opera di Mosi, davvero ben strutturata e meritevole, ha compiuto anche una funzione culturale, per me di sicuro, in grado di collocare l'arte e gli artisti tedeschi di questo periodo in un contesto dialettico, e perciò vitale e positivo, con la cultura del rinascimento fiorentino E merito non secondario di Mosi è il  metodo con cui perviene a tale risultato, attraverso l'ingaggio, diciamo così, del gruppo di lettura della biblioteca del Palazzo di parte Guelfa, con il quale ripercorre le tracce della presenza e degli scenari con cui viene a contatto il giovane poeta di lingua tedesca, sia nella realtà fiorentina che a Viareggio. Come il lettore potrà vedere, si tratta di un impegno di alcune ore, disteso in pochi giorni, ma che fungerà da laboratorio di assemblaggio e di approfondimento sia della narrazione offerta dal Diario, che rispetto alle tesi ivi esposte relative al contatto con la cultura rinascimentale fiorentina. Mosi terminerà questo interessante lavoro di recupero del rapporto di Rilke giovane con la nostra regione, indicando anche in questa occasione, come suo solito, l'individuazione di un "sentiero" Rilke in Toscana, in questo caso articolato appunto tra Firenze e Viareggio. Dicevamo all'inizio che non è la prima volta che viene affrontato il tema del rapporto tra il giovane Rilke e la toscana, ma credo si possa dire che nessuno lo ha affrontato, come Mosi, con una visione corale e al tempo stesso, visiva e geografica, di questa bella esperienza capitata alla città del giglio. Anche di questo credo dobbiamo essere riconoscenti allo scrupoloso e colto scrittore fiorentino.

Renato Campinoti

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Roberto Mosi, Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomé”, Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2025

 

Sinossi

 La fama di Rainer Maria Rilke, il maggiore poeta lirico di lingua tedesca, è legata in modo particolare a due opere composte nel 1922, Elegie Duinesi e Sonetti a Orfeo, capolavori universali. Le elegie cantano l’orgogliosa sfida al divino e il lamento esistenziale dell’uomo nel confronto-scontro con l’angelo, simbolo di una inesauribile energia cosmica. È proprio durante il soggiorno del poeta, nel 1898, prima a Firenze e poi a Viareggio, che maturano i primi elementi significativi di questo percorso poetico, descritti da Il diario fiorentino. Il progetto fu ispirato e sostenuto dalla donna amata, Lou Salomé, celebre intellettuale nell’epoca di passaggio fra l’Ottocento e il Novecento. Dalle pagine del Diario emerge come l’Italia, e in particolare Firenze con la sua storia e la sua arte, abbiano influito sul pensiero e la scrittura del poeta, tanto da diventare il laboratorio creativo dove poter affinare il suo linguaggio e approfondire la sua visione esistenziale. Firenze è per lui una metafora della capacità umana di creare bellezza immortale in contrasto con l’effimero della vita. Queste tematiche tornano successivamente nelle sue opere in cui le immagini fissate nel viaggio in Toscana, si trasformano in simboli universali nella ricerca di un nuovo linguaggio poetico. A far rivivere questa esperienza è un gruppo di lettori di una storica biblioteca del centro di Firenze – Biblioteca Palagio di Parte Guelfa - che decide di dedicare una serie di incontri alla lettura e all’analisi del Diario, compie escursioni nelle strade e per le colline fiorentine, lungo le rive del mare di Viareggio, seguendo i passi e lo sguardo del giovane Rilke. Il frutto finale di questo impegno, pieno di curiosità e di passione, è la mappa di un percorso letterario e culturale, preziosa per comprendere come spuntarono le ali al giovane poeta.





domenica 18 maggio 2025

La COLLANA "Stranieri e Firenze", Pontecorboli Edizioni, e "l'IDEA DI FIRENZE" di Antonio Paolucci - Il convegno del Vieusseux del 1989 - La COLLANA al Salone di Torino


Collana "Stranieri e Firenze"
Angelo Pontecorboli Editore







L'importante contributo di Antonio Paolucci sul formarsi  di "una certa idea di Firenze", con il concorso di importanti personaggi stranieri - scrittori, poeti, artisti, musicisti, ... - e il richiamo al Convegno "L'idea di Firenze. Temi e interpretazioni nell'arte straniera dell'Ottocento" ( si veda la pubblicazione a cura di M. Bossi e L. Tanini, Firenze 1989)

Testo da "Storia della Civiltà Toscana", Le Monnier 1998: A. Paolucci, "Arti figurative"


















 

giovedì 8 maggio 2025

Jacopo Chiostri: "Il diario del giovane Rilke"- Firenze, laboratorio creativo dei capolavori della maturità - Lou Salomé una delle donne più affascinanti del suo tempo




Il diario di Rilke
Amore e ispirazione del poeta boemo a Firenze e a Viareggio nel libro di Roberto Mosi


di Jacopo Chiostri 


Rainer M. Rilke arrivò a Firenze a metà di Aprile del 1898, il suo fu un soggiorno relativamente breve perché nei primi giorni di maggio lasciò già Firenze e si trasferì a Viareggio. Il tempo trascorso nel capoluogo fu però decisivo per il giovane poeta - aveva allora appena ventidue anni - il quale, infatti, scriverà che a Firenze si era dato il compito di cogliere la sua ricchezza di opere d’arte come passaggio verso la maturazione e verso una maggiore consapevolezza.

Le impressioni del viaggio furono raccolte da Rilke nel celebre ‘Diario fiorentino’ che contiene le sue riflessioni sul patrimonio artistico della città; il libro, sebbene completato nel 98, sarà pubblicato soltanto nel 1942; è dedicato a Lou Salomè, la donna amata, conosciuta nel 1897.

Affascinato dalla figura, e dalla storia, di colui che è considerato il poeta lirico più celebre della Germania, e uno dei maggiori in Europa, Roberto Mosi, a sua volta poeta, scrittore, fotografo, oltreché collaboratore de ‘La Toscana Nuova’, ha di recente pubblicato un colto studio-racconto ‘Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomè’ che è entrato a far parte della ormai celebre collana ‘Gli stranieri a Firenze’ di Angelo Pontecorboli editore.

Mosi, che inizia il suo scritto, raccontando di come certe sere sia salito all’Abbazia di San Miniato e lì si sia immerso nella lettura delle opere di Rilke, col quale, scrive, condivide l’interesse per la poesia e per il viaggio, ha poi coinvolto il Gruppo di lettura che fa capo alla biblioteca del Palagio di Parte Guelfa, di cui fa parte, in un progetto per un ‘Sentiero Rilke in Toscana, Firenze e Viareggio’; la parte fiorentina, per meglio capire di cosa parliamo, prende l’avvio dal giardino Demidoff sul lungarno Serristori, nei pressi del luogo dove il poeta dimorò nell’allora pensione Benoit, e dopo varie soste, si conclude a San Miniato. Per suo conto Mosi è stato anche sulle tracce di Rilke in Trentino, alla ‘passeggiata letteraria’ ai piedi del Castello di Arco sul lago di Garda; poi a Capri dove Rilke scrisse alcune delle sue liriche più belle tra cui ‘Il Canto del Mare’; ancora al Castello di Duino nei pressi di Trieste dove iniziò la stesura delle ‘Elegie Duinesi’, terminata successivamente, nel 1922, in un piccolo castello medievale nel cantone Vallese in Svizzera; nel Vallese Mosi ha anche visitato Raron dove è sepolto il poeta.







Tornando al ‘diario’, Mosi spiega come quest’opera contenga il germe della produzione matura di Rilke e la si possa considerare un laboratorio creativo perché Firenze influenza definitivamente la sua visione poetica.

Firenze non è solo però poesia e bellezza; alcune pagine raccontano come Rilke fosse rimasto deluso dall’incontro con la vita quotidiana della città e Mosi ne conclude che la sua visione dell’esistenza fosse profondamente aristocratica: ‘Il popolo umile sente l’arte come inutile’, ‘l’arte può essere compresa solo da individui nobili, colti’: verso le persone comuni Rilke ha un atteggiamento sprezzante, nota l’autore.

Lo scritto di Mosi è molto altro. Vi troverete un intero capitolo dedicato a ‘Monaco e il trionfo dello Jugendstil’, un altro in cui si traccia la figura di Lou Salomè, una delle donne più affascinanti del suo tempo, la quale, oltre a farlo innamorare, porta il giovane poeta a comprendere gli spunti più moderni della vita culturale di allora e lo introduce alla psicanalisi. Le descrizioni dei monumenti, le vie di Firenze scritte da Rilke, e riportate da Mosi, sono un ulteriore dono di questo prezioso testo. 



















 

lunedì 5 maggio 2025

Campinoti recensisce il libro di Mosi: Rilke e il viaggio a Firenze e Viareggio - "Ancora un tassello importante del rapporto tra la cultura europea e lo studio del Rinascimento fiorentino"



 Roberto Mosi, Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke 
per Lou Salomé 

(Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2025, Collana Stranieri e Firenze)

 

"Ancora un tassello importante del rapporto tra la cultura europea e lo studio del Rinascimento fiorentino"

 

Prosegue, con questo interessante volume di Roberto Mosi, quella che l'editore Angelo Pontecorboli sta meritatamente realizzando come una vera e propria "biblioteca" della presenza degli artisti stranieri a Firenze tra la fine dell'Ottocento e la metà del novecento. E ancora una volta, grazie alla competenza e al lavoro di scavo di Mosi, l'obbiettivo di mettere il lettore fiorentino di fronte a qualcosa di nuovo e di importante è ampiamente riuscito. Non che fossero mancate in passato opere relative all'attività giovanile di Rilke, dedicata appunto a quell'amore (o infatuazione!) che la più matura e navigata Lou Salomé aveva saputo far nascere nel diciannovenne poeta. E sarà proprio lei, nel frattempo convolata a nozze con ben altro "partito", a invitarlo a farsi le ossa nella città del giglio, dove avrebbe potuto incontrare i caratteri originali della sua poetica. E sarà sempre lei a introdurlo, prima di questo viaggio, nell'ambiente artistico tedesco di questo periodo che, giustamente, Mosi ci fa conoscere a premessa dello sfoglio del Diario medesimo. Già questo, di mettere in contatto il giovane poeta in fieri con l'ambiente culturale tedesco del periodo è merito non banale del lavoro di Roberto. Veniamo così a conoscere come, in una città come Monaco, all'avanguardia dell'arte germanica, cominciano a sbocciare i nuovi segni artistici, della cosiddetta arte Jugendstil che, nell'ottica del giovane poeta, possono rappresentare uno sviluppo della stessa arte rinascimentale di Firenze. E qui arriviamo al vero e proprio nucleo fondante del pensiero artistico di Rilke, e non solo di lui, rispetto a quello che, dall'arrivo a Firenze nel 1898, sarà la presa di coscienza e l'interpretazione di questa realtà culturale. "Ѐ sorprendente - ci avverte l'autore - come Firenze e il periodo più celebre della sua storia, il Rinascimento, siano al centro degli interessi di alcuni importanti personaggi della cultura europea, nel passaggio fra l'Ottocento e il Novecento: Rainer Maria Rilke, considerato uno dei più grandi poeti di lingua tedesca e Lou Salomé, interprete originale dei fermenti culturali dell'epoca, strettamente legata alle vicende di Friedrich Wilhelm Nietzsche e Sigmund Freud". Una volta arrivato a Firenze a metà del mese di Aprile del 1898 e presa dimora al terzo piano della pensione Benoit sul lungarno Serristori al numero 13, Rilke dette inizio alla composizione del diario, comprensivo ovviamente delle visite alle tante realtà culturali della città e alle impressioni che tutto ciò suscita in lui. Al lettore, ovviamente, il ripasso di questa parte, in parte poetica, in parte di maturazione culturale, del giovane poeta. A questa esperienza va aggiunta la cosiddetta "fuga" che Rilke, a maggio inoltrato, fece nella città di Viareggio, dove pure, l'ambiente marino, l'attività del porto e le reminiscenze culturali, contribuiranno a definire quella posizione culturale che è il vero lascito del Diario fiorentino. Vale a dire la convinzione che l'impatto con Firenze e Viareggio, lasciano in lui di trovarsi di fronte, nell'arte fiorentina del primo Rinascimento, ad una sorta di Primavera (incarnata anche dalle opere principali del Botticelli!) che tuttavia deve trovare altro per sbocciare in una più matura "estate" dell'arte. Ѐ da capire, anche sulla base di una più attenta lettura delle migliori poesie di Rilke di questo periodo, se sia da intendere che il giovane poeta di lingua tedesca si sentisse già investito di questa potenzialità di dare sbocco all' "estate" culturale che il primo periodo del Rinascimento fiorentino non ha saputo portare a termine, o non sia piuttosto l'insieme del movimento culturale dello Jugendstil, lui compreso naturalmente, incaricato di una tale missione. Quel che è certo, è che l'opera di Mosi, davvero ben strutturata e meritevole, ha compiuto anche una funzione culturale, per me di sicuro, in grado di collocare l'arte e gli artisti tedeschi di questo periodo in un contesto dialettico, e perciò vitale e positivo, con la cultura del rinascimento fiorentino E merito non secondario di Mosi è il  metodo con cui perviene a tale risultato, attraverso l'ingaggio, diciamo così, del gruppo di lettura della biblioteca del Palazzo di parte Guelfa, con il quale ripercorre le tracce della presenza e degli scenari con cui viene a contatto il giovane poeta di lingua tedesca, sia nella realtà fiorentina che a Viareggio. Come il lettore potrà vedere, si tratta di un impegno di alcune ore, disteso in pochi giorni, ma che fungerà da laboratorio di assemblaggio e di approfondimento sia della narrazione offerta dal Diario, che rispetto alle tesi ivi esposte relative al contatto con la cultura rinascimentale fiorentina. Mosi terminerà questo interessante lavoro di recupero del rapporto di Rilke giovane con la nostra regione, indicando anche in questa occasione, come suo solito, l'individuazione di un "sentiero" Rilke in Toscana, in questo caso articolato appunto tra Firenze e Viareggio. Dicevamo all'inizio che non è la prima volta che viene affrontato il tema del rapporto tra il giovane Rilke e la Toscana, ma credo si possa dire che nessuno lo ha affrontato, come Mosi, con una visione corale e al tempo stesso, visiva e geografica, di questa bella esperienza capitata alla città del giglio. Anche di questo credo dobbiamo essere riconoscenti allo scrupoloso e colto scrittore fiorentino.

Renato Campinoti