lunedì 26 maggio 2025

Renato Campinoti: TRE PRINCIPESSE FRANCESI A FRENZE, Pontecorboli - "Fa divertire e imparare a collegare storia, visita dei luoghi, viaggi di ricerca"





Roberto Mosi, Tre principesse francesi a Firenze

Sylvia Boucot e le sorelle di Napoleone, Elisa Baciocchi, Paolina Borghese e Carolina Murat

Angelo Pontecorboli Editore, Collana Stranieri e Firenze, 2024

                   Recensione di Renato Campinoti

Ancora uno spaccato di Firenze, al tempo di Napoleone e dopo la sua sconfitta


Ancora una volta la notevole cultura e la ricerca mirata di Roberto Mosi, ci portano a contatto con la grande storia e con le sue ricadute nella vita sociale e culturale di Firenze e della Toscana. Questa volta il filo conduttore del racconto di Roberto è dato dalle memorie di Sylvia Boucot, che per trent'anni, in momenti differenti, fu dama di compagnia delle tre sorelle di Napoleone, raccolte in particolare nel Diario fiorentino. In altre occasioni Mosi si era interessato, separatamente, alla vita e al ruolo svolto dalle tre donne che, pur partendo da una relativamente umile vita in Corsica, seppero cavalcare la poderosa onda di potere del fratello, per avvantaggiarsene fino a diventare personaggi a loro volta inserite nei luoghi del potere. Questa volta, con grande capacità di tessitura degli avvenimenti, il nostro autore riesce a far girare la vita, le fortune e le sfortune delle sorelle nell’ambito di Firenze e, come inevitabile, di Viareggio e della Toscana. Con uno stacco notevole a Caserta e alla sua meravigliosa Reggia. Seguendo il filo delle memorie della dama di compagnia si parte col periodo degli anni trascorsi dalla Boucot con Elisa Bonaparte Baciocchi. Si sa che dopo aver sposato Felice Baciocchi, e dopo che solo una figlia, Elisa Napoleona, riuscì a raggiungere la maggiore età, i due coniugi faranno vite separate e frequenteranno persone diverse. Elisa Baciocchi, dopo aver assunto il titolo, non senza difficoltà, di Granduchessa di Toscana, dimostrerà di saper esercitare il suo ruolo in maniera esemplare, del resto già dimostrato nelle esperienze di Lucca, Piombino e Massa. Il fratello Napoleone, come riferisce Sylvia Boucot nella raccolta "Il teatro allo specchio" considerava Elisa "il migliore dei suoi ministri", gestisce con efficacia il potere seguendo gli indirizzi stabiliti dal fratello, tanto è vero che, rispetto alle altre città italiane, Firenze costituisce un caso esemplare degli effetti della politica francese in Italia. La politica urbanistica si impone per la correttezza amministrativa...I migliori architetti progettano interventi...per aggiornare l'impianto e la qualità dello spazio urbano...di piazza della Signoria, piazza del Duomo, piazza San Giovanni, tutte interessate da ampliamenti e dalla riqualificazione della cortina edilizia."   Saranno anche altri gli interventi urbanistici pensati per la città di Firenze (come del resto Elisa aveva già fatto anche nell'area di Piombino con la nuova "Via della principessa" tuttora a lei dedicata!), basti pensare al progetto del canale navigabile sulla riva destra dell'Arno, con inizio in piazza Ognissanti trasformata in un porto capace di ospitare trenta battelli grandi e quaranta piccoli, all'ingresso del porto un arco monumentale: la porta di Firenze verso il mare e il mondo. Come era inevitabile, dopo la caduta del fratello nel 1814, finisce anche il regno di Elisa, che è costretta alla fuga da Lucca, il 14 marzo di quell'anno, ben descritta dalla figlia Napoleona, insieme, appunto, alla figlia di otto anni e al giovane compagno di quel periodo, il marchese Lucchesini. Sempre nel ricordo della figlia: "Mi fa piacere...ricordare il carattere di donna forte, deciso di mia madre, nel quale mi riconosco...superò con coraggio le infinite prove alle quali fu sottoposta per decisione di Metternich...Arrivarono poi i giorni felici di Villa Vicentina nella campagna triestina. La famiglia si ricompose. Tornarono i giorni della passione per la lettura, il teatro, l'arte...E questo fino all'agosto del 1820, al fatale bagno nelle acque termali della palude di Monfalcone.  Elisa fu sepolta nella cattedrale di San Petronio a Bologna, nella cappella della famiglia del marito, Baciocchi. 



 "Paolina è la sorella prediletta e più amata dall'imperatore, con un carattere capriccioso e frivolo ma, allo stesso tempo, generosa, molto legata al fratello Napoleone". La fama in vita e dopo le derivò soprattutto dalla sua bellezza e da quella immortalata dal Canova nel capolavoro della "Venere vincitrice", tuttora oggetto di meraviglia e di continue visite nella villa Borghese a Roma. Si sa di lei che, dopo lo sfortunato matrimonio con l'ufficiale di Napoleone, Victor Leclerc, morto di febbre gialla a Santo Domingo dove era stato inviato per domare una rivolta, incontrò Camillo Borghese e, per il suo tramite, il Canova. Per un periodo a Roma organizzò anche un salotto nella Villa Paolina presso le mura aureliane, per trasferirsi poi a Firenze nel palazzo Salviati-Borghese di via Ghibellina prima, nella villa di Montughi della famiglia Strozzi poi, quando è già assalita dalla malattia. Sarà ancora una volta la dama di compagnia Sylvia Boucot, nel suo Diario fiorentino, a raccontarci l'ultimo periodo della vita della donna più bella del mondo, secondo i canoni adottati anche dal Canova. Sono pagine, quelle del Diario della Boucot, che giustamente Mosi ci presenta distesamente e invito il lettore ad approfittarne perchè rappresentano uno spaccato interessante della Firenze degli anni '20 dell'ottocento, e delle ultime ore di Paolina. Fino alla dettatura delle sue volontà, di essere imbalsamata e posta nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Paolina, come ci ricorda Roberto, è stata l'unica sorella cui Napoleone non aveva donato né corona né trono, eppure essa volle accompagnare il fratello nel suo esilio all'isola d'Elba...Durante l'esilio di Napoleone a Sant' Elena Paolina cercò in ogni modo, ma invano, di raggiungere il fratello e seppe della sua morte solo due mesi dopo". Paolina è davvero la sorella più amata da Napoleone, che ne ricorda la generosità: "Paolina era troppo prodiga, troppo abituata alle spese eccessive. I miei doni avrebbero potuto arricchirla, ma ella amava il lusso, ed essendo benefica donava tutto". 


Della terza sorella di Napoleone, Carolina Bonaparte Murat, Mosi ci presenta una notevole mole di notizie, grazie al fatto che è di "ben tredici anni il periodo che Sylvia Boucot trascorre con Carolina Bonaparte Murat, in parte a Vienna, a Trieste e poi, dal 1931, a Firenze dove la regina di Napoli muore nel 1839 a 58 anni". La più giovane delle sorelle di Napoleone, costretta alla fuga con la madre dalla Corsica, raggiunse nel 1796 il fratello Napoleone, già comandante d'Italia, a Mombello, vicino a Milano, dove incontrò anche il generale Gioacchino Murat che diventò suo marito. Quando il fratello regalò alla famiglia il regno di Napoli, sarà lei, con Murat impegnato nell'esercito e nel tentativo di conquistare la Sicilia, a reggere il regno, rinnovando le strutture amministrative, completando istituzioni come l'Orto botanico, l'osservatorio astronomico, il teatro San Carlo e tanti interventi infrastrutturali e urbanistici. "Carolina è la regina reggente, il vero motore della vita artistica e culturale, si occupa degli affari generali con passione e grande abilità politica, tanto che Talleyrand disse di lei: 'ha una testa di Cromwell sul corpo di una bella donna". Ancora una volta, insomma, è dimostrato che le sorelle, pur beneficiate dal fratello padrone del mondo, sono all'altezza degli incarichi che le vengono offerti. Naturalmente per Carolina, la più giovane, resta molto tempo da vivere dopo la caduta del fratello. E qui Mosi riesce a ricostruire con grande abilità il periodo che la regina di Napoli potrà trascorrere a Firenze, l'unico luogo che le potenze vincitrici sul fratello, le permettono infine di frequentare. Sono tantissime le traversie che Carolina è costretta a vivere, compreso l'impegno per farsi assegnare una rendita dal governo francese al posto dei beni a suo tempo da lei donati al fratello. Ci sarà, infine, spazio, per un nuovo, breve, matrimonio con un generale di suo fratello, Macdonald, che morirà due anni prima di lei. Belle, infine, le pagine che Mosi ci regala sul rapporto di Carolina con la zona di Ognissanti e la sua Chiesa, nella quale, infine, verrà seppellita. 



Ma la novità ancora più affascinante di questo bellissimo racconto, arriva nella parte finale, dove Roberto, dopo aver reso omaggio all'Istituto Francese fondato nel 1907, (il più antico istituto culturale francese nel mondo) e alla mostra "la Firenze sognata", incontra una gentile bibliotecaria francese che mostra il collegamento tra quella biblioteca e la biblioteca nazionale francese che  permette all’autore di accedere al giudizio di Napoleone sulle sue sorelle, che, naturalmente, rimando alla curiosità del lettore di questo affascinante lavoro di Roberto. Così come rimando alla lettura del testo per scoprire cosa raccontano, in una ricostruzione virtuale, le tre sorelle dei momenti topici della vita del fratello, a cominciare dalla incoronazione imperiale a Notre Dame del 2 gennaio del 1804. Naturalmente Mosi non poteva chiudere la sua originale fatica senza accostare la chiesa della sepoltura di Carolina e della zona del Palazzo francese, alla vita fiorentina a cominciare dal quartiere di residenza e di vita della famiglia Vespucci, di quell'Amerigo che ha dato il suo nome alla più grande, finora, potenza del mondo. Si chiude infine questo libro e si è grati all'amico scrittore per averci fatto fare un passo avanti nella nostra modesta conoscenza della storia non solo fiorentina e, soprattutto, avendoci fatto divertire e imparare a collegare storia, visita dei luoghi, viaggi di ricerca. Ancora una volta grazie Roberto Mosi.

Renato Campinoti










 


 

giovedì 22 maggio 2025

Gordiano Lupi per TRE PRINCIPESSE FRANCESI A FIRENZE - La figura di Elisa Baciocchi e il principato di Piombino



Articoli & Approfondimenti

Tre principesse francesi a Firenze

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di Gordiano Lupi

Il libro di Roberto Mosi mi è caro soprattutto per la figura di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone e principessa di Piombino (e Lucca), alla quale lo scrittore e poeta fiorentino aveva già dedicato un bel libro edito da Il Foglio Letterario Edizioni. In questa nuova opera Mosi ci racconta anche le esistenze di Paolina Borghese e Carolina Murat, le altre due sorelle di Napoleone che si trovarono a diventare donne di potere grazie alle doti militari del fratello. Tre donne che dalla povera e derelitta Corsica assursero ai più alti onori delle corti per poi decadere seguendo la parabola discendente di Napoleone. La narrazione segue i ricordi e le testimonianze di Sylvia Boucot, dama di compagnia in periodi storici diversi (per oltre trent’anni) delle tre principesse. Roberto Mosi racconta la vita delle sorelle di Napoleone mettendo l’accento sulla loro libertà e sulla grande determinazione che le accompagnava, caratteristiche certo non viste di buon occhio dai contemporanei. Elisa a Piombino veniva definita la Baciocca, proprio per far capire che era soltanto la moglie del principe Felice Baciocchi – considerato un inetto – e per mettere l’accento sul fatto che era soltanto una donna e il potere non poteva spettarle. Nella realtà Elisa decideva ogni cosa e le riforme messe in atto nel piccolo Stato si devono soltanto al suo acume, dalla bonifica delle zone paludose, alle strade di comunicazione, per finire con l’Ospedale. Ancora oggi la strada di grande comunicazione che collega Piombino a San Vincenzo si chiama via della Principessa ed è il luogo dove prima di Elisa sorgeva la grande palude malarica di Rimigliano. Il popolino mise in giro anche la falsa notizia che Elisa fosse una sorta di strega, mangiatrice di uomini, dedita a grandi appetiti sessuali da soddisfare con i giovani abitanti del principato. Tutto questo per sminuire la grandezza di una persona e la sua abilità come regnante, non bene accetta per il fatto che era una donna. Le tre storie narrate da Mosi vedono sullo sfondo anche la città di Firenze, descrivono la nuova classe borghese che comincia a muoversi e a liberarsi dei vecchi regnanti per prendere il potere. Molte le analogie con il mondo contemporaneo, dal mito della nazione al comandante supremo, il leader che tiene ben salde nelle sue mani le sorti di uno Stato.  Il libro è pubblicato in un’edizione molto curata con foto a colori e riproduzioni in bianco e nero, in appendice la cronologia storica del periodo e delle tre principesse.

Roberto Mosi
Tre principesse francesi a Firenze
Angelo Pontecorboli Editore – Euro 17 – Pag. 170




 

domenica 18 maggio 2025

La COLLANA "Stranieri e Firenze", Pontecorboli Edizioni, e "l'IDEA DI FIRENZE" di Antonio Paolucci - Il convegno del Vieusseux del 1989 - La COLLANA al Salone di Torino


Collana "Stranieri e Firenze"
Angelo Pontecorboli Editore







L'importante contributo di Antonio Paolucci sul formarsi  di "una certa idea di Firenze", con il concorso di importanti personaggi stranieri - scrittori, poeti, artisti, musicisti, ... - e il richiamo al Convegno "L'idea di Firenze. Temi e interpretazioni nell'arte straniera dell'Ottocento" ( si veda la pubblicazione a cura di M. Bossi e L. Tanini, Firenze 1989)

Testo da "Storia della Civiltà Toscana", Le Monnier 1998: A. Paolucci, "Arti figurative"


















 

martedì 13 maggio 2025

"Novoli nel cuore", R. Mosi, in "C'era una volta un rione", vol. II, a cura di Fabrizio Borghini


"Novoli nel cuore", R. Mosi, in "C'era una volta un rione", vol. II, a cura di Fabrizio Borghini, Masso delle Fate Editore, Firenze 2022, pp. 272-275

















 

sabato 10 maggio 2025

"Un giullare a Firenze", poesa & grafica, Roberto & Enrico, "Gioca con grafie di luce / il giullare apparso dal nulla" - Poesia visiva




Giullari

 

Giocano con grafie di luce

i Giullari apparsi dal nulla

la testa coronata di fiori.

 

Girano per la città

la camera Lumix a tracolla

sonagli sulla giubba

 

catturano fotografie

in successione ripartite

per le ore del giorno.

 

L’obiettivo si posa

su frammenti viscidi

dell’improvviso apparire

 

spruzzati di storia

richiamo della folla incantata

di ogni parte del mondo.

 

Giullari sfogliano

i volti di Firenze, tintinnio

di pianto e di riso.




 

Nonluoghi

 

La poesia dei nonluoghi

percorsi dalla folla, invasi

da voci metalliche,

 

altoparlanti: aeroporti,

stazioni ferroviarie, mercati,

sottopassi dipinti di graffiti.

 

Percorsi nelle Mappe

da vivere, per scoprire la pelle

il corpo delle città.

 


 

Periferia

 

Il cortile è un pozzo profondo

cinquanta finestre assiepate

vicine gomito a gomito,

 

in basso il nero del fondo,

in alto uno spicchio di luna.

Sferraglia la lavatrice.

 

Il cortile ha il respiro

della gente che dorme.

Evaporano sogni dalle finestre,

 

affanni di corse angosciose

voci, gemiti d’amore

s’incontrano sul fondo.

 

Il cortile centrifuga stagioni:

all’alba un vortice si alza dal fondo,

disperde sogni e ricordi.

 

I gatti salutano divertiti,

si stirano languidi.




 

Cantieri

 

Cavaliere errante nella città

in sella al ronzino, sopra

i gas di scarico la testa eretta,

si scontra con le greggi

dei penduli cellulari,

con le mandrie dei turisti,

 

Corre sul cavallo lungo

mostruosi cantieri, 

ruotano mulini a vento

svettano aeree trivelle

occhieggiano cavità

di polveri fumanti.

 

Cantieri officine

della città, dei futuri

nonluoghi, crogiolo

di solitudini urbane.

Il paesaggio che avvolge

il cavaliere solitario.

 




 

 

Myth in Florence

 

In ginocchio sul selciato

il Giullare fotografa le statue

a corona del ponte

 

sullo sfondo del cielo

per sonoro contrappunto

la cupola del Cestello.

 

Si è mosso nell’ora

del tramonto quando il sole

accende in alto falò.

 

La Lumix cattura fantasmi

regala istantanee di sogno

tracce del mito.




 


 

Moda e oltre

 

Innamorato dei personaggi

delle vetrine, sceglie la notte

per incontrarli.

 

Il Giullare li fotografa

da lontano cercando

di sorprenderli al naturale.

 

Tra vetrine desolate

al cambio di stagione

il suono dei suoi passi.




 

Firenze riflessa

 

Prepara percorsi

fra le vetrine, nella irrealtà

riflessa in frammenti.

 

Strani incontri

manichini abbracciano

solenni monumenti

 

le gambe affusolate

di una modella entrano dentro

Palazzo Vecchio

 

fra gli smoking pronti

per una serata elegante

l’ombra del Battistero.

 

Paesaggio meraviglioso

per le riprese del Giullare

in cerca di magie.




  

Firenze calpestata

 

Dalla lapide emerge i

il Frate pantaloni neri a pois,

incontra personaggi felici

 

la ragazza muove

un passo, scarpe rosa incrociate

un piccione la raggiunge

 

la coppia di vigili

urbani allegra trascende

in un giro di valzer

 

il capitano del popolo

gioisce per il ritorno

di una gloriosa stagione.

 

Il corteo corre a San Marco

risuona il passo dei fanti,

via Vacchereccia, via Larga.

 

Si scatena la corsa

del popolo per ascoltare

la parola del Frate.

 

All’arrivo il Giullare fotografa

una distesa di scarpe rosse

segni ancora della violenza.



 


 

Dietro la facciata

 

Dietro le vetrine

del Centro, labirinti, cortili

stretti in continui abbracci.

 

In basso pietre gocciolanti

strisce di muschio, porte misteriose

odori di muffa ed orina.

 

In alto la vertiginosa ascesa

docce, canne fumarie aggrovigliate

in spazi di rapina.

 

Disteso sulle pietre

il Giullare fotografa impronte

del Medio Evo.




 Via Toscanella

 

Rosai dipinge la strada

dalla bottega di falegname

finestre strette, feritoie

 

aperte sullo squallore

delle case, sui muri di rosa e di giallo

sul mistero oltre la svolta.

 

Una zingara raggiunge

il Giullare, racconta dei misteri

scoperti prima della svolta

 

di via Toscanella, i morsi

della miseria, le ore nere del fascismo

il corpo del padre suicida.





 Un’altra Florentia

 

Geometria di Florentia

fonte di bellezza,

nel respiro del flauto.

Incanto del Minuetto

di Joan Sebastian Bach.

 

Il flauto canta Bolling,

Sentimentale. Giovani

in cerchio nelle piazze,

giunti da lontani paesi.

Immagini della Speranza.

 

Immagini della Memoria:

la facciata di Santo Spirito

lo snodarsi delle mura per le colline.

Il flauto canta malinconico

Bolling, Veloce.

 

I muri scortecciati

delle case, l’incrociarsi

della folla nella Periferia.

Si alza la musica

di Berio, Sequenza.

 

I versi de L’oro del fiume,

i colori della Primavera

sul Ponte di S.Trinita.

Firenze Sogna, la musica

di Debussy, Sirinx.

 


 

 


 

Il Giullare

 


Gioca con grafie di luce

il Giullare apparso dal nulla

la testa coronata di fiori.

 

Gira per la città

la camera Lumix a tracolla

sonagli sulla giubba

 

cattura fotografie

in successione ripartita

per le ore del giorno.

 

L’obiettivo si posa

su frammenti viscidi

dell’improvviso apparire

 

spruzzati di storia

richiamo della folla incantata

di ogni parte del mondo.

 

Il Giullare sfoglia

il libro di Firenze, tintinnio

di pianto e di riso.