sabato 25 aprile 2026

Alla Camerata dei Poeti: "RITORNI" di Roberto Mosi, Ladolfi Ed.- L' incontro fra le Arti per celebrare la memoria di un Quartiere alla periferia di Firenze: Poesia, Fotografia, Racconto, Musica, Lettura, Pittura - "La Sororità" di Silvia Ranzi alla Biblioteca Mario Luzi

 

Roberto Mosi, Ritorni, Ladolfi Ed.


LA CAMERATA DEI POETI – 6° TORNATA Del 96° ANNO ACCADEMICO

VENERDI’ 24 APRILE 2026 ore 17,00

BIBLIOTECA MARIO LUZI in via Ugo Schiff 8 – Firenze




Il Presidente CARMELO CONSOLI presenta il TESTO 

“RITORNI”

Collana Perle poesia, G. Ladolfi Editore, 2026

DI ROBERTO MOSI

“ITACA, il ritorno di ognuno di noi alla propria Itaca”

Letture di VALERIA CIRILLO

Intervento del poeta PIETRO BROGI


SORORITA’ FRA LE ARTI a cura del critico d’arte e letterario SILVIA RANZI

FRANCESCO RAINERO - Chitarra acustica e voce

Brani musicali: “Ha perso la città” Niccolò Fabi – “Ci vediamo a casa” Dolcenera –

“La casa del sole” I Bisonti

Artista FOTOGRAFO: ROBERTO MOSI

In esposizione OPERE FOTOGRAFICHE scattate nell’area urbanistica di Castello, Rifredi, Novoli a corredo del libro stesso:

Villa Reale di Castello, giardino con le piante di limone - Ex stabilimento FIAT, centrale termica dopo il recente restauro - La Villa Demidoff di San Donato - Chiesa di San Donato in Polverosa: interno.






Connessioni liriche con l’Officina del mito: Rassegna di Arti visive sul tema Lo spirito degli Etruschi - Energia per l’oggi. 2026

Immagini fotografiche ispirate alla Dea etrusca dell’Amore, Turan, oggi.

Apparizioni di Tagete, il fanciullo veggente.




L’autore nella testimonianza che segue sintetizza la struttura compositiva del testo poetico realizzato, arricchito da ricerche documentate, storiche e devozionali, naturalistiche e geologiche, architettoniche e industriali nella dialettica tra passato e presente del quartiere in cui ha abitato nella sua infanzia.

Si vota al culto della memoria che intende riappropriarsi del rione ed aree limitrofe in cui ha vissuto nella giovinezza, per dilatare al fruitore l’esplorazione della cultura del territorio, nelle radici dell’anima dei luoghi, restituendo la fisionomia identitaria di un Urbanesimo in divenire nei secoli ed inoltrarsi nelle trasformazioni ineludibili dell’oggi.

Quale moderno Ulisse nella sua prefazione annuncia: Il Viaggio per Itaca



“Nel mio lavoro di scavo, da archeologo, nella storia della zona delle origini, Novoli e Rifredi, tre sono gli elementi legati alla memoria collettiva: il lavoro, la religione, le acque.

Riguardo al tema del LAVORO, l’edificio della centrale termica dell’ex stabilimento industriale Fiat, è certamente un simbolo di rilievo all’interno del nuovo scenario urbano. Si tratta di un edificio a torre, alto 30 metri con struttura portante in cemento armato dalla cui sommità si innalzava, una volta, una ciminiera che raggiungeva i 50 metri di altezza, ora sostituita da un insieme di tralicci che ne rievocano la forma. Ricordo bene, quando ero ragazzo, il concerto delle sirene al mattino e alla sera, le cui voci si alzavano con tonalità diverse dallo stabilimento Fiat, dalla Manifattura Tabacchi e, più lontano, dalle Officine Galileo e dalla Nuova Pignone. Questa zona, d’altra parte, è stata sempre dedicata al lavoro sia agricolo che industriale; già nel secolo XIII si insediò l’Ordine degli Umiliati che, grazie all’abbondanza delle acque e dei fossi intraprese la lavorazione della lana. Nell’Ottocento l’imprenditore russo Anatolio Demidoff nel parco della villa piantò quaranta mila alberi di gelso e avviò un ciclo completo di una fiorente industria della seta. La stessa villa era il centro della gestione degli affari del ricchissimo industriale, proprietario di fabbriche e miniere anche in Russia, in Siberia, nella regione degli Urali, in Crimea: da qui partivano collegamenti internazionali, resi possibili dall’uso del telegrafo.

In merito al secondo elemento, LA RELIGIONE, un particolare significato riveste la chiesa di San Donato in Polverosa. Sorta come oratorio nei pressi del Mugnone, ha origini romaniche risalenti al 1187, l’interno restaurato è ad un’unica navata, conserva alcuni affreschi staccati del XIV-XV secolo; di Gaetano Bianchi è il dipinto neogotico: Pazzino de' Pazzi, crociato fiorentino, che rende omaggio a san Donato (1880). Da questa chiesa partirono nel febbraio 1188, 84 cavalieri fiorentini per la Terza Crociata dopo che le loro insegne erano state benedette dall’inviato del Papa. A metà dell’Ottocento, lo spazio dell’edificio religioso fu utilizzato per la biblioteca Demidoff, composta da quaranta mila volumi tecnici e umanistici, nelle più diverse lingue; nella villa vi era un patrimonio di collezioni d’arte antica e moderna che unite a quelle dei palazzi della famiglia di Pietroburgo, Mosca, Parigi, formavano una raccolta fra le più ricche del mondo, che poi è andata dispersa in numerose celebri aste.

Riguardo al terzo elemento della memoria collettiva, LE ACQUE, merita soffermarsi sul toponimo Polverosa che ricorda le esondazioni dai fossi, dai torrenti che per lunghi secoli hanno interessato d’inverno il quartiere di Novoli, invaso dal fango: d’estate la fanghiglia si seccava e la polvere invadeva strade e campi. La Polverosa, nei tempi a noi più vicini, comprendeva una zona che dalle mura della città arrivava a Peretola, tutto il territorio era accomunato dalla stessa realtà ambientale, i torrenti a corso libero devastavano le magre culture agricole. Ricordo, da ragazzo, via di Novoli, stretta fra alte siepi, spesso d’inverno allagata, impraticabile; allo stesso tempo, conservo ancora l’immagine del bindolo, il marchingegno vicino alla casa del contadino su via di Novoli, azionato da due asini bendati, per il sollevamento dell’acqua dal pozzo; dallo stesso pozzo saliva acqua freschissima, di grande conforto per il vicinato nelle estati caldissime.” R. MOSI

Dalla Raccolta lirica: “RITORNI”

Ritorno alla finestra aperta / sui primi anni della mia vita / i papaveri dei campi, le pievi / campanili, fabbriche, ciminiere / per sfondo Monte Morello. (Lirica I: VENTO)

Il recupero delle reminiscenze giovanili affiora nell’esercizio del peregrinare, viaggio identitario che si fonde con lo spirito altalenante retrospettivo per far emergere la pluralità delle stratificazioni storiche: il verseggiare accoglie l’andamento psicologico ricco di suggestioni emozionali e cognitive che si flettono a ricercare la ricchezza patrimoniale dei siti civili, architettonici e monumentali di ville ed edifici sacri della tradizione comunitaria.

La copertina omaggia la specie botanica, carismatica del territorio, “La Citrus Bizzarria”, in cui si fondono l’arancio amaro ed il limone cedrato, che celebra la passione della famiglia Medici per la coltivazione degli agrumi: scoperta che risale al 1674 da parte di Pietro Nati, direttore dell’Orto Botanico di Pisa, nella “Villa torre degli Agli “dei Marchesi Panciatichi per poi far parte delle collezioni Medicee della villa di Castello. La scelta dell’autore per questa immagine onora la fiorentinità botanica, ma al contempo pare quasi assurgere a metafora della mélange di accenti mnemonici nel trasalimento delle suggestioni affioranti.

“Sono d’oro le Ville / dei Medici, villa Petraia / la perla sfolgorante / a primavera di colori / d’azalee e di limoni” (Lirica VII: POESIA)

“Villa di Careggi, la terza perla / culla dell’umanesimo / Marsilio riscopre la sapienza / antica di Platone, parla / ancora il greco antico”. (Lirica VIII: PAROLE)

Il ricorso ad alcuni versi citati di “ITACA” (1911), poesia rinomata del greco K. P. Kavafis, attesta l’importanza della dimensione spirituale del VIAGGIO quale RITORNO - navigazione dell’esistenza, prima ancora della destinazione - che accoglie i connotati immateriali della saggezza: conferire senso alle vicende individuali e collettive di zone periferiche in cui poter discernere i flussi della storia come l’eroe greco, Ulisse. di omerica memoria, assetato di conoscenza e di sapere.

“Nell’ultimo lembo rimasto / della fabbrica s’innalza / l’alta mole della ciminiera / al crocevia gonfio di strade/ fra il quartiere, la città, il mondo.” (Lirica V: OMBRE)

Malinconia ed inquietudine si insinuano, ma confortate dal valore etico – semantico dell’esercizio veggente della poesia, richiamando alla coscienza le spoglie, sepolte nel cimitero della Prioria di San Michele a Castello, dell’illustre Mario Luzi e rievocando i canti orfici del “poeta vagabondo” Dino Campana “sui monti di boschi e di pietra”.

Nella lirica ad epilogo “RITORNI” la sublimazione dei versi si fa canto per le dinamiche narrate, la pluralità delle sensazioni suscitate, nella consapevolezza dell’avvento delle trasformazioni industriali e sociali, per augurarsi nuove rotte da perseguire nella rinascita dei tempi.

“Navigherò a vista fra i cieli / di tempesta, fra dense nubi / squarciate dai fulmini / del temporale, per guida / la voglia di scoprire.” (Lirica XII: “RITORNI”)

ROBERTO MOSI, POETA E FOTOGRAFO dalle innumerevoli pubblicazioni, in ultima analisi ci offre alcune foto, le cui iconografie sono state esposte presso la Società di Belle Arti – Circolo degli artisti “Casa di Dante” (Collettiva 7 - 19 marzo 2026): celebrano il tema del decennale dell’Officina del Mito di cui è pioniere “LO SPIRITO DEGLI ETRUSCHI, ENERGIA PER L’OGGI”.

Agricoltori, pastori e abili navigatori, commercianti vivevano di artigianato, abilità manifatturiere nella lavorazione dei metalli nel centro di Populonia.

Cultore di narrativa e poesia, il suo estro di scrittore e poeta si vota ai miti della Toscanità, e facendo leva sulla silloge “IL NAVICELLO ETRUSCO” (Edizioni Il Foglio, 2018) ci propone in esposizione, ad epilogo di questo evento letterario, immagini fotografiche a polittico del Mito di Tagete: fanciullo che emerge dal solco della terra rimossa dall’aratro e parla alle genti accorse dall’Etruria per trarre auspici dai fenomeni naturali e dall’ esame delle viscere degli animali.

Segue l’onore tributato a TURAN, la dea dell’AMORE e della BELLEZZA, FERTILITA’ E VITALITA’( donna dalle nudità riccamente ornata, con attributi di colombe, cigni e melograni ) - nel parallelismo con la greca Afrodite e la romana Venere - venerata quale protettrice della famiglia, dei Vulci e dei naviganti, frequentemente raffigurata su specchi di bronzo, a cui il poeta collega il richiamo ai giochi di infanzia delle nipoti sulla sabbia dorata ed il mare cristallino a S. Vincenzo nel cuore della Costa degli Etruschi in provincia di Livorno a nord del Golfo di Baratti.

La sedimentazione dei ricordi si tramuta in una sorta di sisma riesumato, dominato dalle relazioni familiari in cui le sinapsi cerebrali coltivano ed alimentano la terapia della rimembranza per sostenere il valore identitario e comunitario dell’esistere, nell’incedere irriducibile del tempo che interroga l’animo sulla priorità della cultura degli affetti nelle contingenze vissute, per un richiamo etico e costruttivo verso rinascite auspicate.

SILVIA RANZI






I.               Vento

 

 

Ritorno alla finestra aperta

sui primi anni della mia vita

i papaveri dei campi, le pievi

campanili, fabbriche, ciminiere

per sfondo Monte Morello.

 

Il vento supera agile il Monte

investe sibilando il mio

mondo, scompiglia le chiome

degli alberi, le braccia

dei filari allineati nei campi.

 

Le ombre della sera disegnano

figure al galoppo fra le spighe

agitate del grano, onde

s’infrangono contro la casa

isola al limitare dei campi.

 

Un tappeto di lucciole rosse

invade il mio breve orizzonte

fra lo stridio incessante

dei grilli che si alza fino

alle pallide luci del cielo.

 

Un carro torna dal mercato

la luce del fanale avanza

per la strada di campagna.

Mi addormento al canto 

lontano del carrettiere.

 

 Vento dalle molte voci

che scendi dal Monte, fammi

volare sulle tue ali per le strade

dell’eterno ritorno, alla vecchia

casa assediata dalle tue braccia.

 

La tua voce invade ancora

la mia testa, mi sorprende

agli angoli del quartiere

si confonde con il fracasso

del traffico, il vocio dei motori.

 

La tua voce, cadenzata dalle

stagioni, è rimaste la stessa

nel tempo?  Strisciavi una volta

sulle acque della palude

ai margini della boscaglia.

 

Ti slanci ora contro i vetri

del Palazzo di Giustizia, dei

supermercati, dell’Università.

Umile sterratore, scavo

scopro gli strati del tempo.

 

Appaiono segni della vita

passata sotto le presenze

di oggi, grumi intricati

di memoria, cerco il senso

del mio, del nostro esistere.

 

(Canto I, da Roberto Mosi, Ritorni, Ladolfi Ed., 2026)




Sole



Il sole nasce dal Monte

all’alba, i raggi si gettano

nella valle, sfiorano i tetti

infiammano i vetri della

finestra, il sorriso dei sogni.


Il sole nasce ad oriente

le speranze nel quartiere

arrivavano da oriente

si attendeva da oriente

il sole dell’avvenire.


L’appuntamento la sera

nel cortile della vecchia

casa, zaini e coperte

per salire alla luce della luna

sulla cima del Monte.


Si saliva cantando canzoni

di lotta e d’amore, in testa

i più anziani, poi i ragazzi

scatenati, per ultime

le coppie degli innamorati.


Si stendevano le coperte

alla Croce sul Monte

ci si abbracciava stretti

per difenderci dal freddo.

Il sonno, poi, l’aveva vinta.


“Il sole, il sole”, un urlo

svegliava l’accampamento

la sfera infuocata si affacciava

dalle Alpi del Giogo, una luce

radente, divina, irreale.


(Canto III, da Roberto Mosi, Ritorni, Ladolfi Ed., 2026)


venerdì 24 aprile 2026

Mostra fotografica "Geometrie", Gruppo Camera Chiara, Biblioteca Palagio di Parte Guelfa - Firenze, aperta fino al 21 maggio 2026

La Mostra : Sala dei Consoli, BibliotecaPalagio di Parte Guelfa, Firenze






Roberto Mosi: geometrie riflesse nell'acqua



Roberto Mosi: Borgo di Cambiglia Marittima, geometrie del labirinto




mercoledì 22 aprile 2026

Roberto Mosi, "I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze", Pontecorboli - Biblioteca Buonarroti: i saluti del Presidente del Q5, del'ass. Novoli Bene Comune - La presentazione di Sonia Salsi, i disegni di Enrico Guerrini

Il gatto della Biblioteca

Chiara Cantini, Associazione Novoli Bene Comune

Il saluto del Presidente del Quartiere 5

Sonia Salsi, Roberto Mosi e Chiara Cantini

Enrico Guerrini, La partenza dei crociati fiorentini per la Terza Crociata



Enrico Guerrini. Un simbolo per rappresentare il Quartiere di Novoli, oggi
 

Demidoff e i ragazzi dell'Istituto


Matilde Bonaparte arriva a Parigi




Le meraviglie del parco della Villa Matilde Demidoff


Matilde Bonaparte scrive le sue memorie





Il matrimonio di Matilde Bonaparte e Anatolio Demidoff





La Villa Demidoff, oggi


Il monumento a Nicola Demidoff. In primo piano la figura della Misericordia


Nicola Demidoff




Anatolio Demidoff


L' Odeon di via San Donato


La chiesa di San Donato in Polverosa


Il motto dei Demidoff: ACTA NON VERBA


Ritratto di Matilde Bonaparte conservato a Versailles


La Centrale Termica dell'ex Stabilimento Fiat, ristrutturata


Sala da pranzo del Salotto parigino di Matilde Bonaparte


La celebre collana dei sette fili donata da Napoleone a Matilde




Roberto Mosi, I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze, Angelo Pontecorboli Editore, 2026


   La linea della tramvia per l’aeroporto di Firenze, dopo aver superato il ponte “Margherita Hack” sopra il Mugnone, raggiunge la fermata “Università-San Donato”. Se andiamo dalla parte di San Donato, ci mettiamo sulle tracce, in una zona della città a forte crescita edilizia negli ultimi decenni, di un mondo in gran parte scomparso: villa Demidoff e il suo parco che duecento anni fa brillava di una bellezza straordinaria, ricca di tesori e di opere d’arte, indicata come la Versailles della Toscana o la seconda reggia dopo Palazzo Pitti. 

Sembra di rivivere la storia del Castello della Bella Addormentata sepolto dai rovi per il lungo abbandono e caduto in un sonno profondo. La protagonista di questa storia è la famiglia Demidoff originaria della Russia che, con un forte spirito imprenditoriale, accumulò ingentissime ricchezze e si distinse, prima in Russia e poi in Italia, per il suo mecenatismo e per i suoi interventi sociali. Nicola Demidoff fu il primo della famiglia a stabilirsi a Firenze (1822), fondò una vera e propria dinastia toscana; avviò i lavori per la costruzione della villa di San Donato. Di particolare interesse la ricerca di circondarsi di opere d’arte, di collezionare testimonianze del passato, di essere attivi sul mercato della committenza nei vari luoghi ove i Demidoff soggiornarono, dagli Urali, a San Pietroburgo, a Mosca, a Parigi, a Roma. 

     Oggi i Demidoff sembrano “essere svaniti nel nulla tanto poco rimane tra noi di loro tangibile ricordo: essi facevano parte di una società di cultura e modi internazionali o meglio, per i tempi, europei; una società che realizzava una unità dell’Europa, dall’Atlantico agli Urali”. È disponibile però, specie da tempi recenti, una importante bibliografia, con opere di studiosi impegnati nello studio della famiglia Demidoff, degli scambi fra Russia ed Italia nella Toscana e nell’Europa dell’800. 

È di rilievo la pubblicazione I Demidoff a Firenze e in Toscana, Olschki 1996, curata da Lucia Tonini, che raccoglie i risultati di un convegno che vide la partecipazione di studiosi italiani e russi e conferma come la presenza a Firenze dei Demidoff ha indubbiamente significato un’ulteriore occasione di apertura internazionale per la città. Riguardo all’area di San Donato, vari passaggi del libro illustrano i caratteri straordinari della villa Demidoff: la proprietà si estendeva per 45 ettari, l’edificio centrale era composto da un gran corpo di fabbrica delimitato alle estremità da due ali e sul fronte dell’edificio emergeva una grande cupola in malachite, materiale prezioso proveniente dalla Siberia, che copriva la sala da ballo del piano nobile. Fu costruito nei pressi della villa l’Odeon, una grande sala per concerti musicali, formata da un vasto vano cilindrico sormontato da una cupola “eseguita senza armatura”; si segnalavano anche una scuderia per 50 cavalli, una rimessa per 50 carrozze, due fattorie per l’allevamento degli animali, grandi serre con le piante più preziose, un parco con prati, corsi d’acqua, ponti, isole grotte. 

     La Galleria d’arte era ritenuta una delle più ricche d’Europa, con collezioni d’arte classica e di arte europea contemporanea; nella confinante chiesa di San Donato era posta la biblioteca con 40.00 volumi, un patrimonio culturale che in varie vendite successive, all’asta, è andato disperso nei più diversi paesi del mondo; 40 di questi libri sono stati acquisiti dalla biblioteca della Galleria degli Uffizi: interessa ora ricordare il libro Delle Pie Opere ed Istituzioni Demidoff in Firenze (1848), che illustra l’impegno per le scuole popolari di mutuo insegnamento, ispirate a moderni criteri di insegnamento e di cura della salute degli scolari. 

Riteniamo, dunque, che questo capitale di conoscenze e di memorie che si è andato formando e che richiede un attento approfondimento nel tempo, sia – al di là del recente recupero edilizio, da parte di privati, di alcune parti della villa di San Donato - da porre in valore, da far conoscere, divulgare, avvalendosi anche degli ultimi strumenti resi disponibili dalle tecniche informatiche di oggi, con un progetto organico di recupero della documentazione riguardo ad  una stagione importante sia per la storia e la cultura  dell’Europa e della città sia per la conoscenza di una pagina importante del nostro rapporto con il popolo russo, la sua storia e la sua cultura. Sarebbe opportuno individuare un luogo nello stesso quartiere di San Donato, che vide lo splendore della villa dei Demidoff, al quale fare riferimento per questo progetto: forse potrebbe essere lo stesso edificio dell’Odeon e la grande sala dove la famiglia giunta dalle lontane terre russe, dava vita a spettacoli memorabili, presentati da personaggi e artisti provenienti da tutto il mondo.

R. M. (La Toscana nuova, dicembre 2025)




venerdì 17 aprile 2026

Ritornare a Firenze/Itaca, al Quartiere dell'infanzia - La Camerata dei Poeti venerdì 24- 4 presenta "Ritorni" di Roberto Mosi, Ladolfi Ed. - Il contributo del poeta Pietro Brogi - Biblioteca Mario Luzi Firenze


 


Il commento del poeta Pietro Brogi

Roberto Mosi, Ritorni, Editore Giuliano Ladolfi, Febbraio 2026

 

“Ritornare”, “Ricordare”, “Rivivere”, tre parole che condividono il prefisso ‘ri’ di ripetizione.

  Ricordare, cioè occupare di nuovo il cuore con qualcosa che ci abbia colpito in un passato anche lontano, e questo significa anche confrontarsi con i ricordi, rivivere te stesso, con quanto è cambiato sia in te sia nell’oggetto del ricordo, e le sensazioni possono essere diverse, non sempre peggiori, anche se il ritorno in luoghi dell’infanzia è più facile che susciti nostalgia per quelle cose che non ci sono più, piuttosto che vedere le nuove cose come migliori, in particolare per il poeta  che aveva vissuto la sua infanzia al confine della città, che poteva con lo sguardo abbracciare la campagna e poi oltre, arrivare fino alle colline. Una città che si affacciava a quel margine, che lo conteneva senza però accerchiarlo, un tempo  che Roberto Mosi viveva con occhi diversi, da fanciullo che si affacciava alla vita, certo di potervi partecipare in un contesto di una città, Firenze, ricca di storia, di architettura, di opere d’arte, di splendide ville, che anche se destinate ad accogliere pochi fortunati, contribuivano e contribuiscono a mantenere un alto profilo di questa città, comunque nel ricordo di un passato attraverso quelle semplici cose, come il vento che scompigliava le chiome degli alberi ed anche faceva ondeggiare le spighe di grano dei campi che circondavano la sua casa nella zona appena fuori S. Jacopino.

I versi delle poesie si stagliano brevi, di sette, otto sillabe, pochissimi superano le dieci, spezzati a volte da inarcature che mantengono il significato in sospeso fino al verso successivo.

Il Vento (pag. 9) che si affaccia prepotentemente dando il titolo alla prima poesia della raccolta, quel vento che faceva ondeggiare le spighe che è visto anche nella sua presenza attuale, mentre si avventa contro i vetri del palazzo di giustizia, e che funge da elemento di continuità di un diverso presente.

Anche il Sole (pag. 15), terza poesia, con la sua superficie rovente, i suoi raggi che infiammano i vetri della finestra della casa, accentua la somiglianza di Monte Morello con un vulcano che il poeta, nella sua fantasia, immagina eruttare lava di fuoco e fa tornare alla mente le passeggiate fino alla vetta del gruppo dei ragazzi che, con il  poeta, passava la notte all’aperto aspettando l’alba che faceva di nuovo spuntare quel sole dalle Alpi del Giogo.

Acqua sesta poesia (pag 24) ci riporta prepotentemente al presente con le auto, i supermercati, il lago e la collina artificiale del parco di S Donato, un tempo palude e foresta. Un anelito di speranza la festa degli alberi, con il suo seguito di bandiere ed aquiloni che simboleggiano e ricercano quella pace così lontana.

 Poesia (pag 27) si tracciano ricordi di storia romana nei nomi dei luoghi : Quarto,Quinto, Sesto, di armonia nelle ville dei Medici. Di Petraia, simboli della potenza e del potere di classi privilegiate, contrapposte a periferie di nuovi insediamenti, di grigiore industriale, di caos di traffico,  poi il cimitero con le spoglie del poeta, Mario Luzi, faro che illumina e guida , con la sua poesia, la poesia di Roberto Mosi.

La silloge si conclude con la poesia che dà il nome alla raccolta: Ritorni  (pag. 42) in exergo i vv 94-100 dell’inferno  di Dante  con la scelta di Ulisse di prolungare il proprio viaggio alla ricerca della comprensione del mondo, un arricchimento di conoscenza che faceva superare anche l’amore e la nostalgia per il padre, la moglie Penelope, il figlio. Così elenca Roberto Mosi le immagini della sua terra, fissate nel suo cuore grazie a tutti gli elementi naturali ed elementari, come il vento, il sole, l’acqua, i suoni ed anche la poesia del Maestro da lui menzionato nella omonima ‘poesia’ e che lo hanno accompagnato nel suo viaggio di ritorno ed unicamente il viaggio rimane, per dare uno scopo,  rimane nella sua voglia di scoperta e riscoperta, non invece l’arrivo ad una realtà profondamente cambiata, talvolta deludente, ma solo la malinconia per quanto perso potrà indurre ad interrompere quel viaggio, potrà portare ad un naufragio in questa sete di conoscenza.   

Le Poesie sono seguite da un sommario dei luoghi menzionati nelle stesse, fornendo un utile richiamo per intraprendere un cammino, percorrendo ogni luogo incontrato, facendo tesoro di  una conoscenza di base sia storica sia artistica.

Pietro Brogi aprile 2026