sabato 11 aprile 2026

Renato Campinoti: straordinario commento per "I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze. I geniali fabbri russi principi di San Donato" di Roberto Mosi - Angelo Pontecorboli Editore


 

Roberto Mosi, I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze, Angelo Pontecorboli Editore

Un pezzo di storia fiorentina troppo presto dimenticata

 

Un altro, rilevante, contributo al recupero di pezzi di storia fiorentina e del suo cosmopolitismo. Grazie anche questa volta a Roberto Mosi e alla meritoria funzione assunta dalla Angelo Pontecorboli Editore, per favorire l'emersione di vicende e di personaggi, per lo più stranieri, che hanno a modo loro partecipato allo sviluppo culturale della nostra città. Roberto, da grande conoscitore della storia napoleonica e della realtà toscana in particolare, ha così messo insieme un prezioso racconto che, partendo dall'arrivo a Firenze del capostipite dei "geniali fabbri russi", come Lenin li appellò, quel Nicola Demidoff di cui si può tuttora ammirare la statua (arricchita dai riferimenti ai suoi non pochi meriti imprenditoriali e di mecenatismo culturale) nella omonima piazza sul lungarno   a Firenze, arriverà a suo figlio Anatolio e al suo matrimonio con Matilde, la nipote di Napoleone Bonaparte. Pochi sanno, e Roberto ce lo ricorda, che dopo la sconfitta di Napoleone e la diaspora della numerosa famiglia insediata sui vari troni d'Europa, molti Napoleonidi, di ritorno anche da luoghi lontani come gli Stati Uniti, vennero a terminare la loro esistenza a Firenze: "In questa città morirono Giuseppe [già re di Spagna, fratello di Napoleone] e la moglie Giulia, Paolina [moglie del principe romano Camillo Borghese], Carolina [sorella minore di Napoleone, regina consorte di Napoli in quanto moglie di Gioacchino Murat] e il figlio maggiore di Girolamo [già re di Vestfalia e padre di Matilde]; vi sono le tombe di Giulia, della figlia Carlotta e di Carolina. 

Dopo la Francia è quindi Firenze che conserva in maggior numero le spoglie dei Napoleonidi". A Roberto interessa parlarci di Matilde Bonaparte, figlia di Girolamo (il quale, ci ricorda Mosi: "condusse una vita di divertimenti e si circondò di amanti"). Le ragioni per cui merita l'attenzione più degli altri in questo contesto sono almeno due. Anzitutto fu lei che, dopo un fallito fidanzamento col cugino Luigi Napoleone (il futuro Napoleone III, che riporterà in auge i Napoleoni con l'instaurazione del notevole ed effimero secondo impero!) andrà sposa a Anatolio Demidoff, il ricchissimo erede di Nicola, che nel frattempo ha completato la meravigliosa e grandiosa Villa sui terreni prospicienti la chiesa di San Donato in Polverosa, cui darà il nome di Villa Matilde in onore della sposa. La seconda ragione dell'interesse dell'autore per Matilde risiede nelle sue qualità di organizzatrice culturale, già a Firenze nelle innumerevoli stanze della Villa omonima e, soprattutto, a Parigi dove risiederà al momento della partenza da Firenze e della rottura del matrimonio. Fu proprio nella capitale francese che Matilde aprirà il più famoso salotto artistico che si sia visto da quelle parti, fino a guadagnarsi il titolo di "Notre Dame des Arts". Secondo me c'è una terza ragione, di cui ci parla lo stesso Mosi, per cui Matilde merita tutta la nostra attenzione. Essa è rappresentata dalla sua capacità di fuggire, facendosi anche adeguatamente compensare, da un marito particolarmente violento secondo il quale, come dirà l'artista Giovanni Duprè quando fu obbligato dallo stesso a sospendere la realizzazione di un ritratto della moglie: "il marito è padrone legittimo della propria moglie ed anche dei ritratti di lei". Del carattere violento di Anatolio ci sono più testimonianze nel libro di Mosi. Basterà ricordare l'episodio della festa in cui Matilde, entrata al braccio della marchesa Dino di cui si diceva fosse amante di Anatolio, a causa di uno sguardo e una esclamazione delle due donne, il marito perse "il lume della ragione e schiaffeggiò violentemente Matilde davanti a tutti gli invitati". Nonostante la prolungata sottomissione di Matilde a quest'uomo ricchissimo e violento, che tuttavia aiutava il padre della sposa a uscire fuori dai tanti indebitamenti in cui una vita viziosa e dissoluta lo gettava, alla fine non poté fare altro che fuggire. Lo farà dopo sei anni di matrimonio, nel Settembre del 1846, insieme all'amante conte Emilien de Nieuwerkerke, portando con sé molti gioielli della sua dote acquistati dal Demidoff da suo padre, insieme alla favolosa collana dai sette fili di perle, indossata da Matilde al suo matrimonio. A Parigi metterà a frutto la cultura e l'esperienza acquisita già nel salotto aperto nella Villa fiorentina insieme ad Ida Botti, da cui apprende l'arte pittorica e da Amelia Calani, la cultura femminile con gli scritti di quest'ultima sulla rivista "La donna italiana", in cui venivano diffusi gli ideali risorgimentali e quelli dell'emancipazione femminile: "Le donne sono oggi semplicemente degli animali di lusso - scriveva la Calani in "Lettera ad un'amica" - e neppure dei primi, tenute in non cale nella famiglia e nei rapporti sociali, e non considerate, se non a misura della loro bellezza e della loro impudicizia". Naturale che, con una coscienza femminile così avanzata, Matilde decidesse la sua fuga e utilizzasse tutte le sue risorse, compreso un rapporto di amicizia con lo Zar di Russia, per farsi annullare un tale matrimonio e ottenere la concessione di una importante rendita annuale, che sarà alla base dell'apertura del suo salotto parigino. Così, mentre Matilde riscatterà a Parigi le umiliazioni subite dal marito e acquisirà una benemerenza culturale con personaggi come Anatole France, Marcel Proust, Gustave Flaubert, per citare solo i più famosi, che la renderanno tuttora famosa, Anatolio Demidoff, pur apprezzato per i tanti atti di mecenatismo realizzati in città e per la fondazione della famosa società ippica, finirà per fuggire da Firenze alla caduta di Leopoldo II e all'inizio dei moti risorgimentali, che lo vedranno schierato sempre dalla parte degli austriaci cui dedicherà serate di festa alla sua Villa. Quando ormai aveva le valigie pronte per Parigi volle scrivere una lettera ai fiorentini grondante di disprezzo verso le battaglie risorgimentali dei fiorentini: "Non potrei sopportare di vivere ancora in Toscana...che sta precipitando...nelle mani di gentaglia, che ha bruciato le bandiere granducali e sventola la bandiera tricolore, devota a quel fanfarone del re di Sardegna, strumento nelle mani di sette segrete, della carboneria, delle logge massoniche". Dopo aver detto male di tutti, compreso Cavour, passa ad elogiare sé stesso, la sua villa, le sue opere d'arte, le sue opere di carità, dimentico del fatto che la sua ricchezza è stato principalmente il frutto dell'eredità paterna. A proposito delle opere caritatevoli, come la creazione di case per fanciulli in difficoltà o altro, viene da pensare che, pur opere meritorie, siano piuttosto iniziative mirate a rendere più altisonante il nome della famiglia Demidoff, in linea con i banchetti favolosi, dove i servitori versavano vino buono nei calici "senza remora". É vero tuttavia quello che ci dice, dopo questo notevole e meritorio lavorio di scavo nella memoria e nella storia fiorentina, il bravissimo ancora una volta Roberto Mosi: "Riteniamo che questo capitale di conoscenze e di memorie, sia...da approfondire, porre in valore, da far conoscere, divulgare, ...con un progetto organico di recupero e di accesso alla documentazione riguardo ad una stagione importante per la storia ella città e per il nostro rapporto con la cultura del popolo russo".

Renato Campinoti




 

martedì 7 aprile 2026

Mariella Bettarini parla di "Amo le parole", l'Antologia di Roberto Mosi: 7 libri di poesia - In "La Toscana nuova", novembre 2024 - La recensione di Silvia Ranzi in "Pegaso". - I dieci anni dell'Officina del Mito


Mariella Bettarini parla dell’Antologia poetica di Roberto Mosi

 

Il libro di Roberto Mosi - Amo le parole. Poesie 2017-2023, Ladolfi Ed. - antologizza ben sette volumi e/o riviste usciti dal 2017 al 2023. Si tratta di una poesia sempre originale, assai personalizzata, vive di un pensiero originale ed onirico, oltre che decisamente “realistico”. Vorrei poter citare moltissimi testi, che sono quasi sempre vividi dei molti luoghi visitati dall’autore: anzitutto la città di Firenze e i suoi dintorni collinari. Tra i luoghi (chiese, palazzi, monumenti, piazze e così via) citerò “Palazzo Vecchio”, “Piazzale degli Uffizi”, “Peretola”, “Il nonno poeta”. A questo punto ci aggiriamo insieme all’autore per tantissimi luoghi del mondo: da Nord a Sud, da Est a Ovest. Seguendo – infine – la preziosa post-fazione dello scrittore–editore Giuliano Ladolfi, mentre lo scrittore Carmelo Consoli elabora una magnifica prefazione a tutto il libro.

Come fare per dare voce (e voce d’amore) a quasi duecento poesie da Mosi stesso antologizzate senza trascurarne troppe, e di tanti luoghi naturali, storici, artistici? Roberto Mosi è stato dirigente per la cultura alla Regione Toscana; si interessa di poesia, narrativa, fotografia, ricerche nel campo multimediale. Collabora a varie riviste e, in particolare, con “Testimonianze” (è presidente dell’associazione culturale) e con “L’area di Broca”. A questo punto mi è doveroso (e insieme spontaneo) dare voce all’amore verso le parole; dimostrare il suo (dell’autore e pure mio) “AMORE PER LE PAROLE”. E di parole amabili, da amare, il presente volume che comprende vari testi di poesia, ce ne sono davvero moltissime, iniziando dal primo dei libri qui antologizzati, Il profumo dell’Iris (edito nel 2018) per passare a Navicello etrusco (edito nel 2018) e Orfeo in Fonte Santa (2019), fino a Sinfonia per San Salvi (2020), a Promethéus (2021) a Il nostro giardino globale (2023) e, infine I nostri giorni.

Da Il profumo dell’iris cito versi tratti dalla poesia “L’Annunziata”: “Sulle strade di casa attraverso / Piazza dell’Annunziata. / Novanta passi è lunga / trenta le colonne, otto i bambini / in fasce, tondi bianchi di smalto / sessanta le api per il Granduca”. Da Navicello Etrusco, nel testo si legge: “La capanna, tronchi e rami / d’albero portati dal mare / tegole, embrici di un naufragio / sulla spiaggia della sterpaia / bagno del Nano Verde. / Il falò illumina il bambino / la mamma, Maria / giunti dalla Palestina / su un barcone di migranti. / Intorno il villaggio di sabbia / il disegno di strade e capanne / di animali in cammino / nel profumo di alghe e conchiglie / di pini e di macchie sempre verdi. / Intorno le luci affacciate / sul golfo, stelle comete, il volo / degli aerei in arrivo da oriente”. E ancora, ancora… Dal volume Eratoterapia cito i versi del testo “Il nonno poeta”: “Il nonno lavora? / “Si”. “Che lavoro fa?” / “Fa il poeta”. // Non è colpa mia / se Anna crede questo / del nonno. // È nell’età / dell’innocenza, le si può / concedere tutto. // Avrà pazienza la poesia / se la credono presente / in un centro per anziani”. Da Promethéus - Il dono del fuoco (2021): traggo da questa magnifica, più che complessa raccolta, alcuni versi: Angeli custodi: “Liberate i quadri dai musei / dalle mostre ordinate / da eruditi senza fantasia // dai racconti cuciti intorno / all’ego di registi boriosi // I quadri vivono dell’aria / delle strade, dei muri bagnati / dalla pioggia, dal lento disfarsi // Mostrano l’anima del quartiere / di quelli che l’abitano, volano / poi via come gli angeli custodi”. Da I nostri giorni, infine, La vita: “Esplode la vita nel mio / giardino dopo i giorni / della pandemia, le strade / piene di folla effervescente / ogni angolo pieno di tavolini. // Passa l’onda piena della risacca / bicchieri ambrati di vino / frastuoni di risate aggressive / cancellano i segni della passata / stagione, seppelliscono il silenzio.” La conclusione è tutt’altro che chiusura. Al contrario è vita, è ultra-sensibilità, è amore per la poesia, di cui questo lavoro di Roberto Mosi è totalmente permeato. All’autore i più sentiti complimenti e auguri dei nostri lettori e miei. 

 

 

Mariella Bettarini, nata a Firenze nel 1942, è “una delle voci più coraggiose e più originali nel campo delle iniziative culturali e della produzione poetica” (Giuliano Manacorda). Ha fondato nel 1973, con Silvia Battisti, la rivista Salvo Imprevisti - L’area di Broca, dal 1984 ha curato, con Gabriella Maleti, le Edizioni Gazebo; ha pubblicato sulla rivista Poesia la rassegna Donne e poesia, un’antologia di cento autrici italiane, pubblicata negli anni dal 1963 al 1999.





Il DECENNALE DELL’OFFICINA DEL MITO VERTERA’ SUL TEMA:

  LA CIVILTA’ ETRUSCA (2026)

ROBERTO MOSI

“AMO LE PAROLE”, LADOLFI EDITORE Primo Premio LIBRI POESIA “ALBEROANDRONICO” 2024

DISEGNI DI ENRICO GUERRINI

2016 I CONFINI DEL MITO     2018 LABIRINTO TRA CAOS E COSMO    2019 ORFEO CHI?

2020 PROMETEO    2021 IL CONCITTADINO DANTE         2022 Il GIARDINO GLOBALE

2023 ANTIGONE        2024 EROS           2025 ATHENA

ROBERTO MOSI
Fiorentino di nascita, dirigente per la cultura alla Regione Toscana, da un ventennio si è affermato quale poeta, fotografo di cicli iconografici, scrittore di narrativa   e saggi archivistici alla riscoperta di personalità che hanno segnato la fisionomia della Città dell’IRIS nei carismi della Toscanità

Ha pubblicato due Antologie liriche - “ POESIE 2009 -2016” e “ AMO LE PAROLE”( 2017 – 2023) Ladolfi Editore, prefazione di Carmelo Consoli  - che restituiscono il denso e variegato percorso lirico della sua produzione letteraria  su vari temi nell’esplorazione della Cultura del territorio, luoghi e non luoghi  al crocevia tra STORIA e MITO quale perno portante la sua poetica, il culto per l’amata Florentia nelle sue strade, vicoli, siti panoramici e monumentali, il richiamo per la tutela dell’ecosostenibilità ambientale,  le istanze di un Umanesimo  civile e solidale da difendere, la narrazione della follia ai tempi dei presidi  psichiatrici dei manicomi di S. Salvi, la ricerca  immersiva nel Naturalismo appagante e riesumato di verità ancestrali, itinerari introspettivi e spirituali in cui echeggiano stratificazioni MITICHE, interfacciando L’ANIMA LOCI  o  GENIUS LOCI dai suggestivi riverberi evocativi.

Amo le parole / che si sollevano / dalle strade/ con il respiro / della poesia.    Amo le parole / che rotolano per / terra / vestite di pane e / di vino.       Amo le parole / che vagano nella / mente / nel silenzio / assordante / dell’io.     Amo le parole / che navigano sul / mare / verso l’isola di / ogni perché.   Amo le parole / che volano nel / mondo / nelle ali i colori / della pace.  (LIRICA: AMO LE PAROLE)

Le sue liriche intrecciano accenti intimi a rimandi semantici nelle ritualità della memoria su piani interdisciplinari: tra reale ed ideale, contingente e sovratemporale, passato e presente, Mito ed utopia, materia e spirito.

Nella veste di poeta e fotografo ROBERTO MOSI  ha fondato l’OFFICINA DEL MITO con l’artista ANDREA SIMONCINI ed altri esponenti rinomati del milieu fiorentino, appartenenti alla società di Belle Arti - Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, approdando al decennale di eventi  espositivi su temi legati al Mito i cui cataloghi sono stati curati  da VIRGINIA BAZZECHI: artisti quali ROSA CIANCIULLI, GUIDO DEL FUNGO, ENRICO GUERRINI, GIOVANNI MAZZI, SALVATORE MONACO, MARGHERITA OGGIANA, ANDREA ORTUNO,  ZERVA PARASKEVI, ANGIOLO PERGOLINI, ROBERTO ROMOLI e la partecipazione  del musicista UMBERTO ZANARELLI.

Il MITO - racconto simbolico ed immaginifico di esseri divini, eroi e discese nell’ OLTRE - contrapposto in età classica a LOGOS (argomentazione razionale) - è una IEROFANIA che possiede valore storico ed archetipale universale, sconfinando nella dimensione extratemporale, portando ad un ampliamento di coscienza che si connette con le frontiere delle personificazioni e simbolismi peculiari delle Arti visive. 

 Il concetto moderno di MITO ha un campo di applicazione ampio nell’ambito della storia delle Religioni: naturalismo allegorico, antropologico e sociale.

JOHANN JAKOB BACHOFEN, storico ed antropologo svizzero, sostiene che il mito incarna la lingua primordiale della condizione umana nelle sue valenze metastoriche (forze trascendenti, extraumane, panteismo); autore del saggio “Il simbolismo funerario degli antichi” (1859) ha posto le basi per la  “Storia delle immagini” che influenzerà pensatori come Aby Warburg e Walter Benjamin.

Tale concetto nel ‘900 trova riscontro nelle opere del rumeno Mircea Eliade, storico delle religioni ed antropologo (1907 – 1986), nel saggio: “Il mito dell’eterno ritorno” (1949). Egli afferma: “Il SACRO è insomma un elemento della struttura della coscienza e non è uno stadio nella storia della coscienza stessa”

ERNST CASSIRER filosofo tedesco naturalizzato svedese, dopo GB. VICO (la moderna scienza del mito ha il suo atto di nascita) E. SCHELLING, diviene il pensatore che in modo sistematico si è dedicato allo studio estetico del Mito: nei suoi testi “Filosofia delle forme simboliche” (1923 -’25) e in “Linguaggio e mito” (1925) afferma l’autonomia semantica del simbolismo mitico quale prodotto della creatività dello spirito umano. Si avvicendano gli studi psico-etnologici influenzati dal Positivismo e dall’Evoluzionismo. WILHELM WUNDT, psicologo, fisiologo e filosofo tedesco, seguendo questo indirizzo di ricerca, ritiene il MITO un prodotto dell’immaginazione che appartiene al mondo sentimentale e rappresentativo definito “Appercezione mitica” (“Psicologia dei popoli”1900 –‘1920). La sua enfasi è sull’analisi dei contenuti mentali per comprendere la loro struttura e giungere alla “sintesi creativa” dove l’unione delle parti crea un tutto nuovo.

 E’MILE DURKHEIM (Epinal 1858 - Parigi1917), sociologo, filosofo, storico delle religioni, fondatore del “Funzionalismo” di scuola francese: il Mito una proiezione che riflette le caratteristiche della vita sociale dell’uomo connessa con la tradizione e la continuità della cultura nella connessione con le realtà soprannaturali primigenie.  Decisivo sarà lo sviluppo della PSICOLOGIA DEL PROFONDO   che a partire dal suo pioniere SIGMUND FREUD rese possibili nuovi orientamenti negli studi mitologici.

 La funzione dei Miti - potenze cosmiche, esseri divini, eroi - nella loro sacralità teogonica, cosmogonica, antropogonica, secondo la teoria dell’INCONSCIO COLLETTIVO di CARL GUSTAV JUNG (1875 -1961) assume il ruolo di veicolare simboli quali proiezioni degli “Archetipi” o idee madri della psiche arcaica, “massa ereditaria spirituale che rinasce in ogni struttura cerebrale individuale”. La scuola fenomenologica con KAROLY KERENYI (1897 – 1973), filologo classico e storico delle religioni ungherese, individua per i miti classici l’origine nei mitologemi primordiali: una sorta di materiale originario che la fantasia mitopoietica elabora secondo regole riconducibili all’ “Evoluzione storica”.

Congratulazioni a ROBERTO MOSI per il suo itinerario composito nella dialettica tra verso lirico e immagine fotografica, per la sua vocazione esplorativa multisensoriale e analitica delle sottese radici culturali nei riverberi della natura, storia del territorio, urbanesimi, fisionomie di Umanesimi alla ricerca di verità vaticinanti nel rapporto con il Divino. Ringraziamo l’OFFICINA DEL MITO per l’apporto culturale insito nell’alleanza “fenomenologica” tra l’Arte e le valenze sublimatrici del Mito quale scrigno di verità primigenie universali, nel dialogo tra passato e presente secondo rinnovate Iconografie ad opera dei singoli artefici: speculazione ispirativa, prassi stilistica ed atti ermeneutici delle rappresentazioni paradigmatiche.         

                     SILVIA RANZI

LIRICA DI ROBERTO MOSI dalla Silloge “Navicello etrusco” (Il Foglio, Piombino, 2018)

LO SPECCHIO DI TURAN – IL VULCANO

Il vulcano /sprigiona fuoco / e fumo sulla / spiaggia, nel / cratere legni della / pineta. / Il gioco di questa / mattina. / Le onde lo / circondano / a tratti, lo / lasciano libero.  Si rinnova l’Arte / degli Etruschi: / forni fusori per / fondere pirite / dell’Elba e sulla / sabbia ai nostri / piedi brillano al / soli pezzi / di argilla rossa, / polvere di ferro/ frammenti di altri / tempi.  Un’onda travolge / il vulcano, /il gioco di questa / mattina.



 

 

 

  

 

 

domenica 29 marzo 2026

I BARBARI alle porte della città romana di FLORENTIA - Il libro: Roberto Mosi, "BARBARI. Dalle steppe a Florentia, alla porta ad Aquilonem", Masso delle Fate Edizioni

 




Roberto Mosi, BARBARI. Dalle steppe a Florentia, alla porta ad Aquilonem, 

Masso delle Fate Edizioni

 

Il romanzo storico è dedicato all’invasione dei barbari guidati dal re ostrogoto Radagaiso in Italia negli anni 405-406 e alla vittoria presso Fiesole che riportò su di essi il generale romano Stilicone. L’autore, nelle vesti di un romano, già ufficiale dell’esercito, che risiede in una villa della campagna fiesolana, partecipa alle vicende di quegli anni, con uno sguardo attento allo scorrere degli eventi dell’epoca.

Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, Vasari intese rappresentare le glorie politiche e militari dei Medici, illustrando anche pagine epiche dell'antica storia della Toscana. Fra queste mi ha sempre colpito “La vittoria sul re barbaro Radagaiso” (406 d.C.), uno dei quadri che compongono il ciclo pittorico vasariano. Le figure del re barbaro arrivato fino alle mura di Firenze dalle lontane terre presso il Danubio e del generale Stilicone, comandante dell’esercito romano, che lo sconfisse, hanno avuto una forte risonanza nella storia di Roma, nei racconti e nelle leggende. La sanguinosa battaglia che si combatté nella valle del Mugnone, presso Fiesole, fu l’ultima vittoria dell’impero romano contro i barbari, prima della disfatta definitiva.

Un giorno camminando nei pressi di Fiesole, mi sono imbattuto nel cartello che indicava il “Sentiero di Stilicone”. È come se avessi trovato un riscontro concreto all'opera del Vasari e ho cominciato ad approfondire quegli avvenimenti e alcuni aspetti di quel periodo che sono rimasti come in disparte perché l’attenzione degli storici si è rivolta, soprattutto, alla città medievale di Dante Alighieri e all’epoca rinascimentale.

Oltre alla raccolta di documenti e pubblicazioni sul tema, mi piace visitare i luoghi che hanno visto quegli avvenimenti e percorrere a piedi, in compagnia della mia canina Gilda, i sentieri che li attraversano, sul crinale delle colline oltre Fiesole e nella valle del Mugnone, dove posero le tende i barbari arrivati a migliaia e migliaia e dove si scontrarono con i soldati romani; una piccola valle dove scorre in basso il fiume, mi siedo sulle sue rive, chiudo gli occhi e sento ancora l’eco di quella furiosa battaglia, le urla dei guerrieri, il cozzo feroce delle armi, il lamento dei feriti.

Questi interessi sono diffusi, condivisi da cittadini e da associazioni; il segno più evidente è rappresentato dalla realizzazione nel comune di Fiesole del percorso escursionistico “Il sentiero di Stilicone”.

L’interesse per queste vicende dell’inizio del V secolo è coltivato da varie pubblicazioni e dai social media, che presentano racconti e leggende, sviluppate intorno a quegli eventi, con svariate immagini dei luoghi e dei personaggi; immagini riprese dalla iconografia classica o contemporanee, nella forma dei fumetti.

Nella mia opera collego episodi locali e personaggi storici e di fantasia ad un contesto storico generale come se mi ponessi in alto, sulla cima delle colline e osservassi lo svolgersi degli avvenimenti, gli scontri fra le fazioni civili e religiose, in un paesaggio rimasto sostanzialmente invariato e l'irrompere in questo mondo dei barbari arrivati dalle steppe cinte dall’oceano dei ghiacci.

Una posizione in alto, dunque, che è anche oggi da mantenere, per osservare, e comprendere, eventi, situazioni, legati a popoli che lasciano le loro terre, che emigrano e, al loro arrivo, trovano nuovi barbari.




 













giovedì 5 marzo 2026

L' Officina del Mito compie 10 anni! Si festeggia il compleanno con la Mostra "Lo Spirito degli Etruschi" - Circolo degli Artisti "Casa di Dante 7 - 19 marzo 2026






Società delle Belle Arti-
Circolo degli Artisti “Casa di Dante”

COMUNICATO STAMPA

Mostra: Mostra collettiva “Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi”

Artisti: Pietro Brogi, Enrico Guerrini, Nicoletta Manetti, Giovanni Mazzi, Roberto Mosi, Margherita Oggiana, Andrea Ortuño, Silvia Ranzi, Andrea Simoncini, Giuseppe Venturini, Umberto Zanarelli
Inaugurazione Mostra: Sabato 7 Marzo 2026 ore 17.00
Durata Mostra: 7 Marzo – 19 Marzo 2026
Luogo: Società delle Belle Arti- Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, via Santa Margherita n.1/r, Firenze
Sito web: www.circoloartisticasadante.com Email: info@circoloartisticasadante.com 
Tel. +39 055 218402
Orario apertura: da Martedì a Domenica compresi dalle 10:00 -12:00 e dalle 16.00-19.00;
                                                                      Ingresso libero

“Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” è il titolo della nuova mostra d’arte contemporanea organizzata dagli artisti di Officina del Mito che si svolgerà presso le prestigiose sale della “Società delle Belle Arti-Circolo degli Artisti, Casa di Dante”.
L’ “Officina del Mito”, costituitasi quasi dieci anni fa con l’intenzione di dar vita ad “una vera e propria officina d’idee per future mitiche mostre collettive”, ha all’attivo numerose mostre nelle quali i suoi artisti hanno affrontato miti, topoi e simboli emblematici, indagando forme espressive, linguaggi e storia delle culture attraverso proposte eterogenee. In questa nuova rassegna, gli artisti di Officina del Mito si sono voluti misurare con la complessa e variopinta eredità etrusca. Il confronto con tale popolazione italica, nelle opere esposte e nei differenti contributi artistici, non si è però esaurito in una semplice attrazione di tipo estetico, ma ha offerto lo spunto per esplorare temi profondi e quanto mai attuali, come il rapporto con il mistero, la vita, la morte, la natura e l’identità culturale. Gli artisti hanno cioè saputo cogliere quella forza espressiva, quel “di più” fatto di malinconia, superstizione, bellezza, crudeltà, ritualità ed edonismo, ricavandone uno straordinario laboratorio autonomo di forme, un paesaggio mentale e materiale attraverso il quale creare un’alternativa artistica vibrante ed originale.
Questa inedita kermesse artistica non propone solo un viaggio evocativo attraverso le radici profonde della civiltà etrusca, ma piuttosto ne indaga lo spirito più profondo, affinché si trasformi in energia per il presente. Si tratta di un concetto potente che, attraverso l’arte, unisce antropologia, sociologia e una profonda sensibilità spirituale. Non è “nostalgia", ma un vero e proprio motore di innovazione e resilienza. Undici i partecipanti, Pietro Brogi, Enrico Guerrini, Nicoletta Manetti, Giovanni Mazzi, Roberto Mosi, Margherita Oggiana, Andrea Ortuño, Silvia Ranzi, Andrea Simoncini, Giuseppe Venturini, Umberto Zanarelli, che attraverso proposte eterogenee e medium differenti, ci sveleranno una eredità straordinaria, che non è solo archeologica, ma tocca l'arte, la spiritualità e la concezione stessa dell’esistenza. “Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” celebra il legame tra il patrimonio culturale e l'innovazione contemporanea, evidenziando come i valori, le conoscenze e le tradizioni antiche possano alimentare lo sviluppo sostenibile e la resilienza energetica del presente. La nuova rassegna artistica firmata Officina del Mito, dunque, non è solo un omaggio a un passato glorioso, ma un invito a continuare a costruire ponti tra le civiltà; a trasformare l’archeologia in esperienza e visione.
L’inaugurazione della mostra “Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” avrà luogo Sabato 7 Marzo 2026 alle ore 17.00 presso la Società delle Belle Arti- Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, in via Santa Margherita n.1/r, Firenze. La mostra sarà presentata dalla storica e critica d’arte Virginia Bazzechi Ganucci Cancellieri

martedì 3 marzo 2026

"IO SONO ETRUSCO" - Circolo Artisti Casa di Dante Mostra "Lo spirito deli Etruschi. Energia per l'oggi" - Firenze - Dal 7 al 19 marzo 2026


2- Roberto Mosi

Io sono Etrusco

Composizione, foto




1-  Roberto Mosi

Tagete

Composizione: foto, poesia, disegno di E. Guerrini


 


3- Roberto Mosi

Tagete: il discorso al popolo etrusco,

la partenza, il veggente

Composizione, foto



4- Roberto Mosi

I fulmini degli Dei

Composizione: foto, poesia, disegno di E. Guerrini



5- Roberto Mosi

Un archeologo nella terra degli Etruschi:

omaggio a Riccardo Francovich

Composizione: foto, poesia, disegno di E. Guerrini



6- Roberto Mosi

Tular Dardanium

Composizione: foto, poesia, disegno di V. Giovannini



7. Roberto Mosi

L’arte etrusca dei metalli

Composizione: foto, poesia, disegno di E. Guerrini



8- Roberto Mosi

Tular, la Dea etrusca dell’Amore

Composizione: foto, poesia



9- Roberto Mosi

La Dea Tular ri-sorge

ogni sera dal mare di Populonia

Foto




10- Roberto Mosi

Populonia, le mura in-crollabili

Foto 





Società delle Belle Arti-

Circolo degli Artisti “Casa di Dante”

COMUNICATO STAMPA

Mostra: Mostra collettiva “Lo spirito degli Etruschi. 

Energia per l’oggi”

Artisti: Pietro Brogi, Enrico Guerrini, Nicoletta Manetti, Giovanni Mazzi, Roberto Mosi, Margherita Oggiana, Andrea Ortuño, Silvia Ranzi, Andrea Simoncini, Giuseppe Venturini, Umberto Zanarelli

Inaugurazione Mostra: Sabato 7 Marzo 2026 ore 17.00

Durata Mostra: 7 Marzo – 19 Marzo 2026

Luogo: Società delle Belle Arti- Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, via Santa Margherita n.1/r, Firenze

Sito web: www.circoloartisticasadante.com Email: info@circoloartisticasadante.com Tel. +39 055 218402

Orario apertura: da Martedì a Domenica compresi dalle 10:00 -12:00 e dalle 16.00-19.00;

Ingresso libero

“Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” è il titolo della nuova mostra d’arte contemporanea organizzata dagli artisti di Officina del Mito che si svolgerà presso le prestigiose sale della “Società delle Belle Arti-Circolo degli Artisti, Casa di Dante”.

L’ “Officina del Mito”, costituitasi quasi dieci anni fa con l’intenzione di dar vita ad “una vera e propria officina d’idee per future mitiche mostre collettive”, ha all’attivo numerose mostre nelle quali i suoi artisti hanno affrontato miti, topoi e simboli emblematici, indagando forme espressive, linguaggi e storia delle culture attraverso proposte eterogenee. In questa nuova rassegna, gli artisti di Officina del Mito si sono voluti misurare con la complessa e variopinta eredità etrusca. Il confronto con tale popolazione italica, nelle opere esposte e nei differenti contributi artistici, non si è però esaurito in una semplice attrazione di tipo estetico, ma ha offerto lo spunto per esplorare temi profondi e quanto mai attuali, come il rapporto con il mistero, la vita, la morte, la natura e l’identità culturale. Gli artisti hanno cioè saputo cogliere quella forza espressiva, quel “di più” fatto di malinconia, superstizione, bellezza, crudeltà, ritualità ed edonismo, ricavandone uno straordinario laboratorio autonomo di forme, un paesaggio mentale e materiale attraverso il quale creare un’alternativa artistica vibrante ed originale.

Questa inedita kermesse artistica non propone solo un viaggio evocativo attraverso le radici profonde della civiltà etrusca, ma piuttosto ne indaga lo spirito più profondo, affinché si trasformi in energia per il presente. Si tratta di un concetto potente che, attraverso l’arte, unisce antropologia, sociologia e una profonda sensibilità spirituale. Non è “nostalgia", ma un vero e proprio motore di innovazione e resilienza. Undici i partecipanti, Pietro Brogi, Enrico Guerrini, Nicoletta Manetti, Giovanni Mazzi, Roberto Mosi, Margherita Oggiana, Andrea Ortuño, Silvia Ranzi, Andrea Simoncini, Giuseppe Venturini, Umberto Zanarelli, che attraverso proposte eterogenee e medium differenti, ci sveleranno una eredità straordinaria, che non è solo archeologica, ma tocca l'arte, la spiritualità e la concezione stessa dell’esistenza. “Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” celebra il legame tra il patrimonio culturale e l'innovazione contemporanea, evidenziando come i valori, le conoscenze e le tradizioni antiche possano alimentare lo sviluppo sostenibile e la resilienza energetica del presente. La nuova rassegna artistica firmata Officina del Mito, dunque, non è solo un omaggio a un passato glorioso, ma un invito a continuare a costruire ponti tra le civiltà; a trasformare l’archeologia in esperienza e visione.

L’inaugurazione della mostra “Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” avrà luogo Sabato 7 Marzo 2026 alle ore 17.00 presso la Società delle Belle Arti- Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, in via Santa Margherita n.1/r, Firenze. La mostra sarà presentata dalla storica e critica d’arte Virginia Bazzechi Ganucci Cancellieri






L'autore Roberto Mosi
Foto di Anna Cecchetti


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