sabato 12 giugno 2021

La recensione di Nicoletta Manetti: "Promethéus. Il dono del fuoco", Ladolfi, di R. Mosi



PROMETEO DI ROBERTO MOSI

"Ormai lo sappiamo, Roberto Mosi, ad ogni suo nuovo libro, spiazza. Mai banale, mai monotematico. Sempre eclettico. Stavolta è il mito di Prometeo a travolgerlo e, di conseguenza, a travolgerci. Prometeo che si sacrifica per donare all’umanità il fuoco, il lume della scienza, del calcolo e dei segni, ci accompagna dove non immagineremmo mai.

Fu mio il sistema dei segni tracciati” dice. E noi, con Mosi e Prometeo, partiamo alla ricerca dei “segni tracciati”, che in definitiva hanno la stessa anima di quelli di ventimila anni fa sulle pareti della grotta di Lescaux, percorriamo le strade della nostra città, con i suoi “segni”, i poster, i cartelli interpretati dal Giullare, l’arte di strada, i murales che invocano l’abbattimento dei muri.

Un percorso in cui l’evocazione visiva, pittorica, si intreccia con quella musicale. Passeggiando ascoltiamo Musorgskij, la Suite per pianoforte Quadri di un’esposizione, ispirata agli acquarelli dell’amico Hartmann, in cui ciascun pezzo è preceduto, per l’appunto, da una promenade.

Fino ad arrivare alla Grande Porta sul Fiume, l’Arno, immaginata dal Poggi e mai realizzata (è rimasta al suo posto la caserma ad impedire quella vagheggiata prospettiva), omaggio alla Grande Porta di Kiev. Una porta che chiude un percorso, ma si apre ad un altro: al futuro.

Fu mia a loro bene - l’idea del calcolo” dice ancora Prometeo. E allora si riparte, ci incamminiamo su, verso il colle della scienza, per dialogare con Galileo ad Arcetri “sul destino dei pianeti e delle stelle”. E incrociamo Eschilo che “canta la generosità di Prometeo”, Leopardi, Jorie Graham. La speranza e l’angoscia. Musiche di Mozart, Puccini e David Bowie.

Infine Antigone che, dopo aver sfidato la legge in nome dell’amore, insieme a Prometeo, col sottofondo della Music of Change di John Cage, illumina la via all’uomo per riprendere a vivere dopo la pandemia. La salvezza della scienza.

Ancora una volta profondità e leggerezza caratterizzano l’opera di Mosi che con eleganza e nessun compiacimento, anzi con un garbo spesso ironico, ci porge cultura e umanità. 

                                                                                                                    Nicoletta Manetti

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ROBERTO MOSI, Promethéus. Il dono del fuoco, Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero 2021, € 10

Librerie Salvemini, Alzaia - Presente online

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Nicoletta Manetti: nata a Firenze, avvocato, si dedica con passione alla scrittura. Ha pubblicato per la poesia la silloge “Confidenze a un canarino” (Teseo 2013) e partecipato a varie antologie, tra cui “Gigli di mare”(Il Foglio 2018), “Sinfonia per San Salvi” (Il foglio 2020) ottenendo diversi premi e riconoscimenti. 

Per la narrativa con il romanzo “VICO” (SoleOmbra 2015) è stata finalista al Giovane Holden 2017 e Rive Gauche 2017. Ha inoltre partecipato a varie antologie, tra cui “Confessioni e battaglie” (SoleOmbra 2019) e “La scia nera” a cura di Marco Vichi (TEA 2019). 

Fa parte dell’Associazione Semicerchio, rivista di poesia comparata, e del Gruppo Scrittori Firenze.



 

mercoledì 9 giugno 2021

COSA VEDE IL POETA PER STRADA? - Il racconto di Annamaria Volpini

 


Mentre se ne va a passo lento a camminare sui marciapiedi della sua periferia il poeta si accorge che alcuni sono mal messi, altri ben lisci e asfaltati dove piacevole è andare. Poi guardando bene la vista gli si annebbia, i marciapiedi diventano tapis roulant che lo sollevano da terra e lo portano a spasso in alto nel vento a confondersi tra le nuvole. Il vento in quota soffia forte e si diverte a spostare a suo piacimento qua e là quel buffo ometto che si stringe addosso un mantello a ruota come usavano vestirsi gli umani di molto tempo fa. Ma lui non se ne accorge di essere ridicolo anzi gli sembra di essere alla moda, perché i poeti sono uomini che stanno davvero fuori dal tempo. Le nuvole, obbedienti come ben educate damigelle, non oppongono resistenza e stanno al gioco. Sanno che il vento modifica le loro forme però questo non importa, vogliono essere trasformate e trasportate dove misteriosi mondi si incontrano e si modificano. 


Dopo un percorso fantastico che lo ha fatto sognare di essere  diverso, il poeta scende di nuovo giù e si ritrova in un giardino pubblico della sua città dove tutto si muove, tutto si trasforma, tutto fa rumore. Allora si siede su di una panchina a riposare e osserva ciò che lo circonda. La realtà lo avvolge: il suo sguardo gira tra le aiuole e ogni oggetto gli sembra surreale. Vicino a lui c’è un formicaio e mentre guarda quelle bestiole che lavorano e si affannano a portare in cibo nella tana, lui si sente come risucchiato, il suo corpo rimpicciolisce finché si trova mescolato agli animali. Gli sembra a vedere il mondo da una prospettiva così folle che quasi non riconosce più nulla. I fili d’erba sono giganteschi e gli sembra di ritrovarsi in una foresta tropicale, la sabbia è fatta di massi sgretolati e il cielo è così lontano impossibile da raggiungere. C’è una signora con un cane spelacchiato che fa i suoi bisogni tra l’erba di un’aiuola e lei educatamente raccoglie le feci ma non tutti lo fanno. La signora è gigantesca più alta della sfinge: lui pensa che sta per morire schiacciato da quelle scarpe lucide come unghie laccate di smalto nero. E mentre brancola tra l’erba certi odori nauseabondi gli fanno venire il voltastomaco che quasi sta per vomitare il poco nutrimento della sua scarsa colazione. Ma presto si rianima riprende forza e gira lo sguardo per raccapezzarsi in quale punto del giardino sta immobilizzato dalla paura. 



Un attimo dopo vede che al centro del prato c’è un alberello, anche lui spelacchiato: è un abete, quello che fu un albero di Natale piantato lì chissà quando, chissà perché. Altri alberi abitano il giardino. Li guarda e li vede come una foresta di rami: è inverno e quei rami intrecciati rivolti al cielo sembrano quasi dialogare con le nuvole che si spostano veloci. Grigio chiaro, grigio scuro e sopra i tetti delle case alcune sono nuvole nere con tanta voglia di scaricare cristalline gocce di pioggia e rinfrescare l’aria.

Il poeta è perso in quel mondo, non riesce a trovare nessun motivo di ispirazione, cerca le parole della poesia dovunque e si accorge che nessun suono è abbastanza sonoro né modulato in ritmi accattivanti, nessuna parola che possa andare bene per costruire le sue poesie. Prega allora qualche divinità che lo faccia ritornare semplicemente un uomo, ma gli dei sono distratti, guardano lontano, stanchi e indifferenti. In quel momento può solo ascoltare il rumore di una grande città che vive, lavora e corre verso la fine del giorno. Allora pensa dove può essersi nascosta la poesia. Forse non è mai esistita o forse abita solo nella mente dei poeti e nessuno la potrà mai né vedere, né sentire, né ascoltare.



Per qualche misterioso incantesimo, dopo un po’ di tempo, ha ripreso il suo aspetto di uomo, la sua altezza, il suo peso e tutti i suoi connotati sono al loro posto: ma si guarda intorno ed è sempre più frastornato. Incombono su di lui i tetti delle case, i loro cornicioni e sopra i tetti i camini di varie fogge e colori. Ci sono anche le antenne della tv, quelle fatte con intelaiature di metallo e quelle orribili antenne paraboliche quasi oscene per la loro rotondità. Le cose materiali che lo circondano vogliono farlo prigioniero. Ogni oggetto gli sembra così banale perché appartiene alla sua quotidianità. Appena scende con lo sguardo vede le finestre delle case. Alcune con le persiane aperte e altre con le persiane chiuse. Dietro un vetro una tenda scolorita e dietro un altro una fila di bandierine che gli fanno tenerezza al pensiero che lì ci potrebbe abitare un bambino. I bambini lo fanno sentire giovane, sono per lui fonte di gioia, inesperti e pieni di speranze. Promette a se stesso di inventare qualche filastrocca oppure qualche nenia da cantare alla sua nipotina. A questo punto si commuove e grosse lacrime escono dai suoi occhi. Poi si vergogna, tira su col naso e con un fazzoletto a quadri rossi e blu si asciuga la faccia per eliminare ogni traccia di commozione. I poeti come salici piangenti non sono figure che gli piacciono molto. Si è distratto per un po', ha seguito i suoi pensieri vagabondi che lo hanno portato lontano nel regno della fantasia dove tutto è possibile, vero, reale, a portata di mano, facile da capire e facile da raccontare. Il tempo passa veloce e così spostando lo sguardo continua la sua osservazione e si domanda se questo mondo gli piace o lo disgusta. Si risponde che ancora non lo sa, ci deve riflettere un po’. 



Il mondo gli gira intorno e si accorge di alcune persone che vanno di fretta mentre altre si muovono piano come quella vecchietta con la badante che la sostiene. Tra gli altri passanti arriva un anziano un po’ ingobbito con un baschetto nero e una mascherina celeste sul viso. Tutti oggi indossano la mascherina, ma anche ieri e anche domani. C’è la pandemia, c’è il coronavirus, ribattezzato “Covid19”. Il poeta lo sa cosa vuol dire e si domanda: ce la faremo a sconfiggerlo? Ce la faremo a superare la pandemia? Queste gli sembrano proprio domande retoriche. Ora è triste, alza gli occhi al cielo per trovare una risposta ma neppure il cielo gli risponde.

In quel momento passa un’ambulanza: questa volta senza fretta, nessun malato da trasportare con urgenza, nessuna sirena spiegata. Invece passa in fretta un motorino: da quel casco escono lunghi capelli biondi e una sciarpa turchina che pericolosamente svolazza. La ragazza non si rende conto del pericolo e veloce sparisce in fondo alla strada. Sempre guardandosi intorno a metà della piazza vede un bel palazzo e ad una finestra c’è la bandiera della fiorentina: sembra proprio che lì ci sia la sede ufficiale di quella squadra di calcio. Ecco adesso è contento, il gioco del calcio lo appassiona e fa sempre il tifo per la sua Firenze. Un po’ più avanti in un altro bel palazzo c’è l’ambasciata cinese con tre sventolanti bandiere rosse. In basso in una bacheca di avvisi e manifesti la scrittura cinese gli sembra fatta di graffietti come qualcuno che non sa scrivere si volesse esercitare con le prime lettere oppure gli sembra che qualcuno abbia scritto con la penna spuntata.

Il poeta per strada trova tante cose che lo interessano che lo incuriosiscono e volentieri trascorre molte ore fuori. In alcune strade trova silenzio, in altre trova rumore e allora lo assale un furore, un furore così forte che ci ripensa e conclude: sarà meglio tornare a casa.

Anna Maria Volpini 21 Maggio 2021

martedì 8 giugno 2021

"Passeggiando nella Storia", la recensione di Donato Massaro al libro "Ogni sera Dante ritorna a casa", R. Mosi

 


Recensione di Donato Massaro

 

ROBERTO MOSI, Ogni sera Dante ritorna a casa. Sette passeggiate con il poeta. Piombino (LI), Edizioni Il Foglio, 2021, pp. 106

 

Passeggiando nella Storia

 

 

   Nella coralità delle voci che interloquiscono, il racconto si fa vivace e appassionato mentre soddisfa tante curiosità, rendendolo scorrevole e gradevole, nel bel libro di Roberto MOSI Ogni sera Dante ritorna a casa Sette passeggiate con il Poeta Edizioni Il Foglio 2021.

   Ed è un racconto che certo principalmente parla di Dante nel vissuto della sua Firenze in quei tempi intorno al 1300 della sua vita, ma lo contestualizza nel nostro vissuto di oggi nel reticolo di strade che, malgrado i rimaneggiamenti dovuti al trascorrere del Tempo, conservano in gran parte del centro storico quell'aura di

Medioevo evocata a maggior ragione dalle lapidi dantesche, 34, "la maggior parte di queste sono collocate nel centro, nel Sestiere di San Piero, dove nacque e visse Dante" come ci ricorda l'autore a pag. 16, a introduzione dei percorsi/passeggiate che una comitiva di amici nello scorso autunno/inverno (2020) ha fatto insieme a lui, lapidi collocate nel 1907 a cura del Comune di Firenze.

   Strade quelle che già videro Dante fino al 1302, anno del suo esilio, e ne rievocano eventi e sentimenti come risultano esplicitati dalla Commedia, dandoci non solo un ritratto dell'autore ma un'immagine della città nei giorni della vita quotidiana all'epoca costellata di fatti e di misfatti ad opera di personaggi e di casati che ancora danno nome a palazzi e vie e piazze cittadine, nomi che un sapere storico contribuisce a motivare e, al presente, a far partecipi i contemporanei di un passato che li riguarda.

   A tal proposito il libro di Roberto MOSI è documentatissimo e scende molto spesso nei dettagli a corredo dei versi riportati, potendo affidarsi a una nutrita bibliografia alla quale fare riferimento non disgiunta dall'entusiasmo ben documentato degli amici che nelle passeggiate condividono il gusto della scoperta della Storia e della riscoperta della città. Città che ha visto Dante innamorato poeta dello stilnovo e prima ancora lo ha visto battezzato nel suo Bel San Giovanni e poi partecipe alla vita pubblica in un tempo difficile dove le fazioni dettavano legge anche con la violenza, motivo dell'esilio dantesco vissuto tra sofferenza e nostalgia della città amata e biasimata nel desiderio costante di un possibile ritorno però invano.

   E nella Commedia le speranze terrene si uniscono alle speranze celesti le quali soprattutto motivano il suo viaggio nei tre regni oltremondani in vista di una redenzione personale dopo lo smarrimento nella selva oscura dei traviamenti intellettuali e spirituali nell'ottica cristiana della correlazione Terra/Cielo.

   In tale ottica Firenze e i suoi abitanti diventano un paradigma della condizione umana e del mondo intero con il suo carico di vizi e di virtù, di degrado morale e di possibilità salvifiche, Città degli uomini che dovrebbe portare alla Città di Dio, per quelle vie che, intorno alla Badia e al Bargello, tra case torri e viuzze, rimandano a quei tempi non meno contraddittori dei tempi nostri e dei quali il Sommo Poeta ha saputo cogliere le ragioni profonde che animano conflittualmente l'esistenza.

   Vivere la città con consapevolezza come vivere la vita significativamente motivata è un esercizio che fa bene alla mente e al cuore. In compagnia di Dante l'esercizio risulta facilitato e arricchente. E questo è comprovato dall'esperienza raccontata con sagacia e competenza nel libro di Roberto Mosi che è capace di restituire alla curiosità intellettuale il gusto della conoscenza storica stimolando il lettore a fare quei medesimi percorsi magari con il suo libro tra le mani ed a rileggere ancora la Commedia nella sua interezza.

 

Donato Massaro

  

sabato 29 maggio 2021

Il giornale online stamptoscana.it su libro "Ogni sera Dante ritorna a casa" - Riprese le proposte dell'autore per un nuovo sistema di comunicazione

 



Articolo del giornale online: stamptoscana.it / - 29 maggio 2021

“I luoghi di Dante in sette passeggiate nel cuore di Firenze -

Video del Giorno”

 

Firenze – Sette passeggiate di un gruppo di amici per le strade di Firenze alla ricerca dei versi di Dante scolpiti nel marmo, per riscoprire i luoghi che videro Dante crescere come uomo, affermarsi come politico e poeta, fino alla condanna all'esilio.

E' quanto propone Roberto Mosi , scrittore, poeta e fotografo fiorentino, nel libro “Ogni sera Dante ritorna a casa – Sette passeggiate con il Poeta”, pubblicato dalle Edizioni Il Foglio nella collana Narrativa. Il libro è il diario dei sette incontri offerto a chi avvicinarsi a Dante nel settecentesimo anniversario della morte.

La pandemia ha obbligato il gruppo di amici a farne due virtuali nel periodo della zona rossa, da novembre al Natale 2020. L'obiettivo era la ricerca delle 34 lapidi con i versi della Commedia poste sui muri delle antiche costruzioni che il Comune di Firenze deciso nel 1900 di collocare nelle vie e nelle piazze cittadine.

Si riscopre la città del Medioevo, dell'epoca violenta e straordinariamente ricca di Dante: “Le voci degli amici, nei commenti, nella lettura corale della poesia, si alzano in alto per le strade strette, in alcuni tratti, cupe, seguendo la musica delle terzine della Divina Commedia ”.

I l percorso parte dalla Casa di Dante con i versi ”Io fui nato e fiume cresciuto/ sovra 'l bel d'Arno alla gran villa. Inferno XXIII, 94-95 e termina al bel San Giovanni con riferimento ai primi versi del Canto XXV  Paradiso, alla speranza di Dante, exul immeritus, di tornare al bello ovile e per una pubblica incoronazione a Firenze. “E noi a distanza di tanti secoli dalla sua scomparsa, viviamo di questa speranza, siamo certi che ogni sera Dante ritorna a casa”, dice Mosi.

C'è anche una proposta per chi governa la città: “I tempi sono maturi per progettare un nuovo sistema di comunicazione riguardi al patrimonio materiale e culturale della città legato alla figura del poeta, con rinnovate, più attuali letture della Divina Commedia, sollecitando la partecipazione dei cittadini a cominciare da quelli più giovani, nella consapevolezza che il dialogo con questo immenso patrimonio deve rinnovarsi nel tempo ”.

Link dell’articolo:  https://www.stamptoscana.it/i-luoghi-di-dante-in-sette-passeggiate-nel-cuore-di-firenze/

Link del video: “Dante ogni sera ritorna a casa. Dante ogni sera torna a casa. Circolo degli Artisti: passeggiata nella storia guidata da Roberto Mosi”    -  https://www.youtube.com/watch?v=JsVwCG7SsaU

Guerrini & Mosi: “Poesia dipinta nel mare degli Etruschi” - Baratti, Populonia, Piombino, Follonica - Biblioteca Buonarroti, viale Guidoni, 4 giugno

 

Guerrini & Mosi: “Poesia dipinta nel mare degli Etruschi”

Si è tenuto un incontro il 26 maggio alla Biblioteca Buonarroti di Firenze, nel quartiere di Novoli (viale Guidoni, 188), per la realizzazione, nell’ambito del progetto BiblioArt, di un intervento di “poesia dipinta” da parte del pittore Enrico Guerrini e del poeta Roberto Mosi. 


 


Il titolo dell’iniziativa “Poesia dipinta nel il mare degli Etruschi”. La Mostra “Mare Nostrum”, che sta per raccogliere l’intervento, sarà aperta ufficialmente il 4 giugno e durerà fino al 25 giugno con opere poetiche, figurative e video e fa da corona alla prossima inaugurazione presso la Biblioteca Buonarroti della sezione bibliografica “Mare”.

Per Enrico Guerrini e Roberto Mosi è un’importante occasione per fare il punto di un lungo, comune percorso, iniziato 12 anni orsono, nel campo di quella che hanno indicato, a suo tempo, come “PittoPoesia”, riconducibile, in definitiva, all’area della Poesia Visiva.


Di questo percorso fa parte, appunto, la ricerca sviluppata in più anni sul mare del Golfo di Baratti e di Populonia, di Piombino e di Follonica, con più strumenti espressivi (poesia, fotografia, disegno, video), attenta alle bellezze del paesaggio e ai molti segni lasciati dalla storia; l’incontro è, più volte, con le figure del mito e delle leggende. Roberto Mosi e Enrico Guerrini hanno illustrato, nel corso dell’incontro alla Biblioteca Buonarroti, i diversi passaggi del loro impegno, che sono da riferire a:


 



A) - Libri, poesia

- Navicello Etrusco. Per il mare di Piombino, Il Foglio Edizioni, 2018

- Sinfonia per Populonia, in “Concerto”, Gazebo Libri, 2013

- Golfo di Baratti (La fonte di San Cerbone, La sorgente del Pozzino, Le serpi in amore), in Antologia “Poesie 2009-2016”, Ladolfi Editore, 2016

B) - E-book, poesia:

- Golfo di Baratti (illustrato), in “Mito”, www.larecherche.it, grafica di Enrico Guerrini, Roma 2014, indirizzo https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=168

- Sinfonia per Populonia (illustrato), grafica di Enrico Guerrini, www.larecherche.it, Roma 2013, indirizzo: https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=133

- Golfo di Baratti. Poesia e misteri, Fotografie dell’autore, 2020, indirizzo: https://issuu.com/deathofnoise/docs/golfo_di_baratti_last_1

C) –Video:

- Navicello Etrusco. Per il mare di Piombino Indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=-dn2XMqax0E&list=PLKs0dokJPvpjRmTI67DjY7a_uDzyC9NEF&index=64

Il Navicello Etrusco, simbolo della raccolta, percorre il tratto di mare dal golfo di Populonia al promontorio di Piombino, alle spiagge del golfo di Follonica. Attraversa le acque tempestose della storia che separano il mondo degli etruschi dai nostri giorni pieni di ansie e di sconfitte, dall’alto dei quali ci rivolgiamo all’indietro per porre domande al mondo delle nostre origini”

- EcoPoesia al tramonto su Baratti

indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=EauSz4A1hs0&list=PLKs0dokJPvpjRmTI67DjY7a_uDzyC9NEF&index=36

Il video è dedicato allo spettacolo del tramonto nel golfo di Baratti, sotto la città etrusca di Populonia.

- “Il viaggio del Navicello Etrusco", Roberto Mosi ed Enrico Guerrini

Indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=7d3gWDeXr1w&list=PLKs0dokJPvpjRmTI67DjY7a_uDzyC9NEF&index=40

Testo: Roberto Mosi – Immagini e composizioni grafiche: Enrico Guerrini

Il viaggio del Navicello Etrusco è tratto dalla Raccolta: Roberto Mosi, Navicello Etrusco - Mareggiata nel golfo di Baratti (in mostra a Bivigliano)

Indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=D2YRHJLHYSQ&list=PLKs0dokJPvpjRmTI67DjY7a_uDzyC9NEF&index=67

- Mostra di Fotografia di Roberto Mossi alla Rimessa Benedetto Varchi di Bivigliano, Firenze. Fotografie:

D) - Raccolta di fotografie: una mareggiata estiva nel Golfo di Baratti

 

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E) - In precedenza deve essere ricordato il documento – video:

In viaggio – Pittopoesia. Opera 2. Poesia Immagini Musica”. Indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=oYV_o1ln0gQ

Il video "In viaggio" è stato realizzato in occasione dell'Incontro del 29 novembre 2010 al Circolo degli Artisti "Casa di Dante", Firenze, per presentare il libro di poesia di Roberto Mosi "Itinera", Masso delle Fate. Il pittore Enrico Guerrini ha preparato le immagini abbinate alle poesie. Il percorso presentato riguarda momenti del viaggio e dei luoghi attraversati: 1. Partire; 2. Mare; 3. Deserti; 4. Terre del Sud; 5. Nord; 6. Nord. Le poesie del percorso sono riportate, con modifiche, sia nell'e-Book "Itinera" (www.laRecherche.it, collana Libri Liberi) sia nell'Antologia "Poesie 2009-2016" (Roberto Mosi, Giuliano Ladolfi Editore, 2016). La sezione "Viaggi" di questa Antologia è introdotta dalla poesia:

"I viaggi di ogni tempo iniziano

dalla corte della mia infanzia

magico quadrato di terra fra case

cadenti, chiuso da un cancello

di ferro aperto sul mondo."


***

F) – Importante il documento – video:

Catalogo incontro Pittura e Poesia – Guerrini – Mosi. PittoPoesia: indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=Zx8T5j1sGbg

Il primo incontro avvenne il 17 ottobre del 2009 alla Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa, per la Mostra sui Nonluoghi: da una parte Roberto con la sua poesia e, dall’altra, Enrico con il cavalletto e i gessetti. Il Catalogo è il diario di questo impegno per la Pp che prosegue da oltre otto anni e rimangono a testimonianza dell’incontro quadri, manifesti, libri, fumetti, video, fotografie, fotoritocchi, ecc., all’insegna di una passione comune per le più diverse manifestazioni del pensiero creativo. La domanda: perché è scoccata questa scintilla? La risposta non è facile. Si deve forse partire da elementi di fondo. Conta l’amore di Enrico per la narrazione mitica, la passione del comporre per fumetti, la capacità di approfondire e assimilare testi letterari (e musicali), la curiosità naturale, l’interesse per nuove tecniche e materiali, gli studi all’Accademia e la preparazione nella scenografia, in particolare. Contano, dall’altra parte, i caratteri della poesia di Roberto, una poesia dal linguaggio semplice e immediato, composta spesso da immagini, rivolta alla narrazione, dal quotidiano agli episodi del mito, rivissuti come passaggio per interpretare fatti della nostra contemporaneità, una narrazione svolta con mano leggera, senza mai prendersi troppo sul serio, con guizzi sul versante dell’ironia. Come rispondere dunque alla domanda? Nel percorso fatto, i caratteri sopra elencati, dell’uno e dell’altro, si sono incontrati in vario modo, hanno, per così dire, comunicato. I risultati? Chissà se si può dire che in questa società liquida di Baumann, sono stati posti piccoli mattoni, concreti, per l’affermazione di un nuovo pensiero creativo, ossia per la @pittopoesia?”


 



G) – E infine il documento video:

In viaggio con la PittoPoesia di Enrico Guerrini e Roberto Mosi”: indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=Ci7bRz5ofIc

"In Viaggio" nasce in occasione della presentazione della Raccolta poetica di Roberto Mosi "Itinere", Masso delle Fate Editore, il 29 novembre 2010 al Circolo degli Artisti "Casa di Dante", Firenze. Il pittore Enrico Guerrini dipinse le immagini legate alla Raccolta, secondo i seguenti passaggi: 1. Partire, 2. Mare, 3. Ground Zero, 4. Deserti, 5. Nord, 6. Terre del Sud. La prima poesia di "Itinera": "La Corte": "I viaggi di ogni tempo iniziano/ dalla corte della mia infanzia/ magico quadrato di terra fra case/ cadenti chiuso da un cancello/ di ferro aperto sul mondo." La Raccolta "Itinera" ha anche la forma dell'e-Book, liberamente accessibile al sito www.laRecherche.it, nella Collana Libri Liberi.”

H) – “Itinera” nella forma dell’e-book illustrato (edizione Larecherche 2010): indirizzo:

https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=51

I) – “L’invasione degli storni “ha anche la forma dell’e-book illustrato (edizione Larecherche, 2014), indirizzo:

https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=155

L) – Importante, infine l’e-book illustrato “Mito” (edizione Larecherche, 2014), indirizzo:

https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=168


***

M– Per terminare, il video della presentazione del libro Nonluoghi alla Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa, il 17 settembre 2009, che segnò l’inizio della collaborazione Guerrini & Mosi: indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=fkUsbX_dwxo

Rappresentazione del 17 settembre 2009 alla Sala dei Consoli della Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa: Raccolta di poesia e fotografia "Nonluoghi" ("Pensieri in fase di decollo") di Roberto Mosi, Comune di Firenze, 2009. Raccolta in forma di e-Book LaRecherche ( https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=30 ). Hanno partecipato alla lettura del testo Renato Simoni, Flavio Godi, Giulia Capone Braga, Roberto Mosi, Giulia Rossi, Gabriella Santoni. Disegni di Enrico Guerrini. La Rappresentazione ha avuto luogo al termine del Mostra di fotografie presso la Biblioteca tenuta nei giorni dal 17 settembre al 17 ottobre 2009”.

Il 4 giugno prossimo, dunque, alla Biblioteca Buonarroti, l’ultimo passaggio della lunga e fervida collaborazione del pittore Enrico Guerrini e del poeta Roberto Mosi sul tema “La pittura dipinta, nel mare degli Etruschi”.






martedì 25 maggio 2021

Roberto Mosi, "Prometéus. Il dono del fuoco" - Giuliano Ladolfi Editore, 2021


Roberto Mosi, Promethéus. Il dono del fuoco, Ladolfi Editore, 2021


Prometeo si sacrifica per il bene dell’umanità, dona la civiltà e la scienza che risolleva gli uomini dalla barbarie. “Prima di me guardavano ed era cieco guardare - dal Prometeo incatenato di Eschilo - udivano suoni e non era sentire … Era tutto un darsi da fare senza lume di mente…”. Ed ecco l’essenza del dono concesso all’umanità: “Fu mia – e a loro bene – l’idea del calcolo, primizia d’ingegno e fu mio il sistema dei segni tracciati, memoria del mondo, fertile madre delle Muse”.

La poesia può essere il mezzo per interpretare il dono del “calcolo”, o della scienza, nel tempo del mito e della civiltà contemporanea, nel momento in cui la scienza diviene “speranza” e nel momento, attuale, in cui precipita nell’angoscia e segna il rischio dell’intera umanità di perdersi, di vanificare l’amore manifestato alle origini da Prometeo.

Roberto Mosi (Presentazione)


Uno dei più suggestivi e sempre attuali miti riguarda il furto del fuoco come dono agli uomini da parte di Prometeo (“colui che riflette prima”) ... Soggetto di tragedia di Eschilo, viene ripreso da Roberto Mosi in chiave di stretta attualità mediante due significati fondamentali: l’arte e la scienza, testimonianze dell’intelligenza, della coscienza, dell’innato desiderio di conoscere e di creare da parte dell’essere umano.

L’azione del semidio si configura come ribellione allo strapotere di Zeus, qui indicata come esercizio di libertà nel momento storico in cui la pandemia l’ha necessariamente limitata. Il poeta-fotografo si aggira per le strade mondo alla scoperta dell’arte di strada con l’occhio di chi intende scoprire entro la raffigurazione il significato profondo delle opere. Si affrontano temi capitali del genere umano, come la follia, gli orizzonti della sperimentazione scientifica, la pace, la libertà, la povertà, l’ecologia. Lo sguardo dell’autore, quindi, viene attratto dalla sofferenza provocata dalla pandemia e dai suoi tragici rituali e protagonisti. Nell’ultima sezione tramite personaggi letterari, storici e mitologici si raffigurano i principali sentimenti umani, quali la speranza, l’angoscia e la salvezza, sottoposti al vaglio della scienza.

Giuliano Ladolfi (Prefazione)


ROBERTO MOSI, Promethéus. Il dono del fuoco,

Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero 2021, € 10



 

Presentazione

 

Prometeo e il dono del fuoco agli uomini

 

Prometeo si sacrifica per il bene dell’umanità, dona la civiltà e la scienza che risolleva gli uomini dalla barbarie.

 

“Prima di me guardavano ed era cieco guardare - nel Prometeo incatenato di Eschilo -  udivano suoni e non era sentire … Era tutto un darsi da fare senza lume di mente…”.

 

Ed ecco l’essenza del dono concesso all’umanità:

“Fu mia – e a loro bene – l’idea del calcolo, primizia d’ingegno e fu mio il sistema dei segni tracciati, memoria del mondo, fertile madre delle Muse”.

 

La poesia può essere il mezzo per interpretare il dono del “calcolo”, o della scienza, nel tempo del mito e della civiltà contemporanea, nel momento in cui la scienza diviene “speranza” e nel momento, attuale, in cui precipita nell’angoscia e segna il rischio dell’intera umanità di perdersi, di vanificare l’amore manifestato alle origini da Prometeo.

 

Il logos si è fatto macchina,

lo spirito soffia sul non vivente.

L’arte disegna le figure dell’angoscia.

 

La Raccolta Promethéus rappresenta un percorso alla scoperta della natura del dono del fuoco. Nella prima parte il sistema dei “segni intrecciati”, incontra l’arte di strada, che invade i paesaggi delle città, specie le parti più lontane dal centro. I quadri di strada, nel cammino per le città, ti vengono incontro, ti investono, spesso si trasformano, scompaiono.

Passeggiando per la città alla ricerca di questi segni, è venuta in mente la musica di Musorgskij, in particolare la Suite per pianoforte Quadri di un'esposizione, concepita come “composizione strumentale in più tempi, ognuno dei quali definito nel quadro di una danza”.

 

“Il motivo che ne determinò la creazione fu la mostra di acquarelli e disegni del pittore Victor Hartmann, scomparso nel 1874 e ottimo amico del musicista. È una serie di dieci pezzi, ognuno dei quali porta il titolo originale del quadro che lo ha ispirato, preceduto da una introduzione detta promenade, che si ripete spesso fra l'uno e l'altro episodio con variazioni di tonalità e mutamenti di colorito armonico. Con questi interludi l'autore ha voluto descrivere sé stesso mentre si aggira nelle sale dell'esposizione”.

                               Simone Ciolfi, Accademia Filarmonica Romana.

 

La Galleria d’arte del compositore russo, è per noi la strada delle nostre città, i luoghi dove oggi fiorisce l’arte di strada. Nei passaggi fra uno spazio e l’altro, fra un tipo di segni e l’altro, un interludio – o movimento – dà la cadenza al nostro andare.

Le soste sono davanti a immagini con forme e colori diversi, di forte realismo (Quadri), dipinte sul limitare di contesti diversi (Confini), in trasformazione (Metamorfosi), di antica o appartata realizzazione (Grotte), bagnate dal profumo della diversità (Follia).

La meta di questa parte del percorso è, anche per noi, la Grande Porta di Kiev o, in altre parole, La grande Porta sul fiume, posta al centro della composizione.

 

“I Quadri di un’esposizione terminano con l’evocazione musicale della Grande Porta di Kiev. La grande porta chiude la composizione ma sembra aprire i suoi battenti verso il futuro”.

                  Simone Ciolfi, Accademia Filarmonica Romana

 

Anche per noi, dunque, l’aspirazione è quella di gettare lo sguardo verso un mondo “altro”, un domani diverso. La nostra immagine simbolo – La grande Porta sul fiume – è posta sulle rive dell’Arno, fra la Torre della Zecca Vecchia e la Porta di San Niccolò, dove il fiume entra nella città “murata”.

Giuseppe Poggi, architetto e urbanista, aveva immaginato, alla fine dell’Ottocento, di realizzare in questo luogo, un parco per dare respiro e conforto alla città, progetto poi stracciato dal Comune con la costruzione di un’enorme caserma. Il progetto originario di Giuseppe Poggi, volto a creare “un cono visivo” dalla nuova Piazza Beccaria verso la collina, fu bocciato dal Comune e fu fatta costruire un enorme edificio, destinato ad usi militari, alla Cavalleria, che tutt’oggi impedisce la visione dell’Arno e delle Colline. Questa costruzione tarpa le ali al sogno del Poggi di aprire nuove prospettive alla città.

Il sogno di Giuseppe Poggi affascina ancora: abbattere, oggi, le mura della caserma e costruire un volto nuovo della città, che si specchia nelle acque del fiume e guarda verso le colline.

Si apre quindi una nuova visione sul futuro – è la seconda parte della Raccolta Promethéus, dedicata al dono del calcolo e della scienza– un percorso che raggiunge la collina di Arcetri, attraversa la sua storia, incontra Galileo Galilei che qui visse e compì, in gran parte, le sue scoperte scientifiche. Ci apriamo al mondo, o ai mondi, della scienza, passiamo per angosce e speranze, in un porto aperto allo sconquasso dei venti che spirano dal mare aperto. E mai, come in questo momento, sentiamo il bisogno di affidarci alla scienza, alla ricerca di nuove certezze.

 

Roberto Mosi


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ROBERTO MOSI, Promethéus. Il dono del fuoco,

Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero 2021, € 10

 

Prefazione di Giuliano Ladolfi

 

«Incontro Prometeo / e il tempo del Covid»

 

Il mito è «lo schema di un fatto avvenuto una volta per tutte, e trae il suo valore da questa unicità assoluta che lo solleva fuori del tempo e lo consacra rivelazione. Per questo esso avviene sempre alle origini, come nell’infanzia» (Cesare Pavese).

 

         Uno dei più suggestivi e sempre attuali miti riguarda il furto del fuoco come dono agli uomini da parte di Prometeo (“colui che riflette prima”) ... Soggetto di tragedia di Eschilo, viene ripreso da Roberto Mosi in chiave di stretta attualità mediante due significati fondamentali: l’arte e la scienza, testimonianze dell’intelligenza, della coscienza, dell’innato desiderio di conoscere e di creare da parte dell’essere umano.

         L’azione del semidio si configura come ribellione allo strapotere di Zeus, qui indicata come esercizio di libertà nel momento storico in cui la pandemia l’ha necessariamente limitata.       Il poeta-fotografo si aggira per le strade mondo alla scoperta dell’arte di strada con l’occhio di chi intende scoprire entro la raffigurazione il significato profondo delle opere. Si affrontano temi capitali del genere umano, come la follia, gli orizzonti della sperimentazione scientifica, la pace, la libertà, la povertà, l’ecologia. Lo sguardo dell’autore, quindi, viene attratto dalla sofferenza provocata dalla pandemia e dai suoi tragici rituali e protagonisti. Nell’ultima sezione tramite personaggi letterari, storici e mitologici si raffigurano i principali sentimenti umani, quali la speranza, l’angoscia e la salvezza, sottoposti al vaglio della scienza.

         Ci troviamo di fronte a un testo di grande intensità creativa, in cui il mondo interiore dell’autore si attua in situazioni concrete che di esso divengono “significato”. Attraverso uno stile nudus ac venustus si crea una vera e propria epopea dell’umanità, che dalle raffigurazioni presenti nelle grotte di Lascaux giunge ai giorni nostri come celebrazione dell’ingegno umano, portatore di una scintilla divina.

         Arte e scienza vengono celebrati come suprema espressione della nostra stirpe, bisogno insopprimibile dell’essenza umana, foscolaniamente apportatrici di civiltà e di progresso.

         Il tema affrontato da Roberto Mosi farebbe “tremar le vene e i polsi” a chiunque; egli lo affronta con il piglio di chi possiede una ricchezza di ispirazione, un bagaglio culturale e una vasta gamma di strumenti poetici che gli permettono di evitare sia la facile tentazione della retorica sia il pericolo di un’intellettualizzazione della tematica.

         La forza dei versi fa colta soprattutto nell’aspetto “visivo” che si innesta senza soluzione di continuità sulle diverse rappresentazioni:

 

Il dio, ladro del fuoco, porge

ad Antigone la fiamma della scienza

Antigone sfida le leggi di Creonte

 

         La suggestione del testo non permette di raggiungere inquadrature interpretative definitive, il lettore viene, pertanto, invitato a proseguire nell'analisi personale per comprenderne la ricchezza.

Giuliano Ladolfi

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- Mostra :

“Il fuoco di Prometeo” al Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, ottobre 2020: 

da “Literary” 6 ottobre 2020: LINK

http://www.literary.it/occhio/dati/mosi_rob/2020/39-il%20fuoco%20di%20prometeo/il_fuoco_di_prometeo.html































 “Il "Prometeo" di Roberto Mosi al Circolo degli Artisti "Casa Dante", ott. 2020”:

https://www.youtube.com/watch?v=MZYV6CuIJMs





 

 

 

 

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