Società delle Belle Arti-Circolo degli Artisti “Casa di Dante”COMUNICATO STAMPA
Mostra: Mostra collettiva “Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi”Artisti: Pietro Brogi, Enrico Guerrini, Nicoletta Manetti, Giovanni Mazzi, Roberto Mosi, Margherita Oggiana, Andrea Ortuño, Silvia Ranzi, Andrea Simoncini, Giuseppe Venturini, Umberto ZanarelliInaugurazione Mostra: Sabato 7 Marzo 2026 ore 17.00Durata Mostra: 7 Marzo – 19 Marzo 2026Luogo: Società delle Belle Arti- Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, via Santa Margherita n.1/r, Firenze
Sito web: www.circoloartisticasadante.com Email: info@circoloartisticasadante.com Tel. +39 055 218402
Orario apertura: da Martedì a Domenica compresi dalle 10:00 -12:00 e dalle 16.00-19.00;
Ingresso libero
“Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” è il titolo della nuova mostra d’arte contemporanea organizzata dagli artisti di Officina del Mito che si svolgerà presso le prestigiose sale della “Società delle Belle Arti-Circolo degli Artisti, Casa di Dante”.L’ “Officina del Mito”, costituitasi quasi dieci anni fa con l’intenzione di dar vita ad “una vera e propria officina d’idee per future mitiche mostre collettive”, ha all’attivo numerose mostre nelle quali i suoi artisti hanno affrontato miti, topoi e simboli emblematici, indagando forme espressive, linguaggi e storia delle culture attraverso proposte eterogenee. In questa nuova rassegna, gli artisti di Officina del Mito si sono voluti misurare con la complessa e variopinta eredità etrusca. Il confronto con tale popolazione italica, nelle opere esposte e nei differenti contributi artistici, non si è però esaurito in una semplice attrazione di tipo estetico, ma ha offerto lo spunto per esplorare temi profondi e quanto mai attuali, come il rapporto con il mistero, la vita, la morte, la natura e l’identità culturale. Gli artisti hanno cioè saputo cogliere quella forza espressiva, quel “di più” fatto di malinconia, superstizione, bellezza, crudeltà, ritualità ed edonismo, ricavandone uno straordinario laboratorio autonomo di forme, un paesaggio mentale e materiale attraverso il quale creare un’alternativa artistica vibrante ed originale.Questa inedita kermesse artistica non propone solo un viaggio evocativo attraverso le radici profonde della civiltà etrusca, ma piuttosto ne indaga lo spirito più profondo, affinché si trasformi in energia per il presente. Si tratta di un concetto potente che, attraverso l’arte, unisce antropologia, sociologia e una profonda sensibilità spirituale. Non è “nostalgia", ma un vero e proprio motore di innovazione e resilienza. Undici i partecipanti, Pietro Brogi, Enrico Guerrini, Nicoletta Manetti, Giovanni Mazzi, Roberto Mosi, Margherita Oggiana, Andrea Ortuño, Silvia Ranzi, Andrea Simoncini, Giuseppe Venturini, Umberto Zanarelli, che attraverso proposte eterogenee e medium differenti, ci sveleranno una eredità straordinaria, che non è solo archeologica, ma tocca l'arte, la spiritualità e la concezione stessa dell’esistenza. “Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” celebra il legame tra il patrimonio culturale e l'innovazione contemporanea, evidenziando come i valori, le conoscenze e le tradizioni antiche possano alimentare lo sviluppo sostenibile e la resilienza energetica del presente. La nuova rassegna artistica firmata Officina del Mito, dunque, non è solo un omaggio a un passato glorioso, ma un invito a continuare a costruire ponti tra le civiltà; a trasformare l’archeologia in esperienza e visione.L’inaugurazione della mostra “Lo spirito degli Etruschi. Energia per l’oggi” avrà luogo Sabato 7 Marzo 2026 alle ore 17.00 presso la Società delle Belle Arti- Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, in via Santa Margherita n.1/r, Firenze. La mostra sarà presentata dalla storica e critica d’arte Virginia Bazzechi Ganucci Cancellieri.
Catalogo della Mostra: LINK
Pagina personale del Catalogo
ENERGIA PER L’OGGI. Lo spirito Etrusco
Nella mitologia etrusca troviamo miti dal passato più remoto, tra questi il mito di Tagete, il fanciullo che appare dal solco della terra appena rimossa dall’aratro e parla alle genti accorse da tutta l’Etruria dell’arte di trarre auspici dai fenomeni naturali o dall’esame delle viscere degli animali. are.
La religione etrusca si distingue per la rivelazione delle conoscenze da parte della divinità, per i libri sacri e per il pensiero sul destino dell’uomo. Nella sapienza divina dei veggenti è racchiusa la scienza che illustra l’ordine delle cose del mondo. Il mito è il più importante strumento di conoscenza consegnato dai veggenti divini all’umanità.
Gli Etruschi, inizialmente agricoltori e pastori, continuarono a sentire il richiamo della terra anche quando, divenuti abili navigatori e commercianti, si avventuravano in lunghe navigazioni per mare. E la donna, a differenza dei Greci e dei Romani, era considerata pari all’uomo. Sensibili alle arti, ingegnosi nelle tecnologie e nella manualità, avevano dato vita ad una confederazione di 12 città; fra queste, Populonia, città sul mare, centro per la lavorazione dei metalli.
Gli Etruschi vivevano di commercio e artigianato, sempre aperti a culture diverse, assimilavano con perspicacia le abilità manifatturiere e i costumi di altri popoli, adattandoli al loro stile di vita e alla loro visione del mondo. Tante qualità si sono armonizzate nel corso dei secoli in un linguaggio unico, in atteggiamenti comuni in cui si avverte la presenza di una matrice originaria solida e allo stesso tempo fluida, caratteri ancora oggi unici che mi portano ad affermare a voce alta:
Etruscus sum
Io sono Etrusco
I’m Etruscan Je suis Étrusque Yo soy Etrusco
Tagete
Mentre
si lavorava la terra, un certo Tagete balzò su all'improvviso e rivolse la
parola all'aratore….Tagete aveva l'aspetto di un bambino, ma la sapienza di un
vecchio. Poiché il contadino levò un alto grido di meraviglia, ci fu un
accorrere in massa ; e, in breve tempo, tutta l'Etruria convenne in quel
luogo.
M.
T. Cicerone, Della Divinazione , L.
II, P. 23
“Ho
sentito un gemito dal trattore.
Dal solco appena scavato,
si sono alzate zolle di terra,
è comparsa una testa ricciuta.”
Fatima stringe il neonato
al petto, muove lieve le braccia.
Occhi di meraviglia intorno,
occhi inquieti che chiedono.
Scattano i flash degli obiettivi,
ronzio continuo di telecamere.
Il bambino ora alza la testa,
sorride e parla, parla!
“Sono Tagete, figlio di Genio
e di Terra. Sono venuto fra voi
per mostrare i segni del Cielo.”
Racconta per ore. Si allontana
poi fra i solchi, verso Populonia,
scompare fra le zolle brune.
Nella valle scende il silenzio
la folla si disperde, pensosa.
Fatima è sola. Un’ora
di lavoro prima del tramonto.
Si aggiusta il velo, avvia
il
trattore, Massey Ferguson.
(dal libro Roberto Mosi, Navicello Etrusco, Il Foglio, Piombino)
Link video Navicello Etrusco per il mare di Piombino
********
Link Video
Testo:
Roberto Mosi – Immagini e composizioni grafiche: Enrico Guerrini
Il
viaggio del Navicello Etrusco è tratto dalla Raccolta: Roberto Mosi, Navicello Etrusco – Per il mare di Piombino, Edizioni Il Foglio , Piombino 2018
Il Navicello Etrusco è il simbolo della raccolta, composta
da due parti, la prima “Lo
specchio di Turan” in onore della dea etrusca dell’amore, della
rinascita, raffigurata spesso nell’atto di ammirarsi allo specchio. La seconda, “L’Ombra della sera”,
richiama la statuetta votiva, conservata nel museo di Volterra. Fu proprio
Gabriele D’Annunzio a darle questo nome perché nel guardarla, con la sua forma
allungata, venivano in mente al poeta le lunghe ombre del tramonto. Le due
parti della Raccolta riguardano momenti diversi, la prima legata al motivo
della luce del giorno in sintonia con lo specchio di Turan; la seconda
all’oscurità della sera, della notte.
Il Navicello Etrusco naviga per il mare di Populonia che fu un antico
insediamento etrusco,
di nome Fufluna (da Fufluns, dio etrusco del vino e
dell'ebbrezza) o Pupluna,
l'unica città etrusca sorta lungo la costa. Era una delle dodici città
della Dodecapoli etrusca,
le città-stato che facevano parte dell'Etruria,
governate da un lucumone.
Il
Navicello percorre, sospinto dai
venti della costa, il tratto di mare dal
golfo di Baratti al promontorio dell’attuale città di Piombino, alle spiagge
del golfo di Follonica, sempre al cospetto dell’isola d’Elba. Attraversa,
poi, sotto il nostro sguardo curioso, le acque, per lo più tempestose, della
storia che separano il mondo degli etruschi dai nostri giorni, giorni pieni di
ansie e di sconfitte, dall’alto dei quali ci rivolgiamo sovente all’indietro
per porre domande al mondo delle nostre origini. Nella nostra costante ricerca,
troviamo di continuo tracce, materiali e immateriali.
Populonia deve il suo splendore, oltre
che allo sfruttamento delle risorse minerarie della vicina isola d'Elba, che la
resero uno dei centri più fiorenti della metallurgia antica del bronzo e del
ferro, anche alla sua felice posizione geografica. Fin dall'Età del Bronzo
Populonia diventa un importante crocevia dei traffici medio tirrenici, vero
porto di mare e luogo d'incontro privilegiato di influssi provenienti dal resto
del Mediterraneo. La vicinanza con l'Arcipelago toscano, che si connota presto
come un vero ponte di isole e sul quale la città inizia presto a esercitare una
forma di controllo, la rende un interlocutore
di rilievo nei rapporti con la vicina Corsica e
la Sardegna.
Nel VI secolo a.C. visse il suo periodo di
massimo splendore, arrivando ad ospitare molte migliaia di abitanti, con
un'acropoli, una necropoli, diversi quartieri portuali ed industriali (presso
la marina, sul golfo di Baratti), munita di un'imponente cinta muraria. L'acropoli
e l'abitato erano difesi da una prima cinta, mentre una seconda cinta era a
protezione dei quartieri industriali situati presso il porto; questi si erano
estesi al di sopra delle necropoli più antiche, lasciando una notevole quantità
di scorie di ferro residuate
dall'attività metallurgica.
Sono appunto queste ultime tracce
materiali che noi oggi rinveniamo di continuo sulle in-cantevoli spiagge dei
nostri soggiorni al mare, residui impalpabili che luccicano come lamine d’oro,
come brillanti al sole e appaiono fra i componimenti poetici della presente
raccolta (Il vulcano, Fonte di San Cerbone). Presenze costanti sono,
poi, i ritrovamenti archeologici e il fascino dei luoghi in cui sono avvenuti,
che in-cantano come la voce delle sirene (L’anfora di Antiochia, La fonte del Pozzino,
Lo schiavo, L’archeologo).
Al
centro della scoperta del mondo etrusco, vi è naturalmente l’olimpo delle sue
divinità e dei miti (Tagete, Turan dea dell’amore, Tular
Dardanium, Il navicello), l’arte
e la sapienza dei sacerdoti (I fulmini degli dei, L’aruspice). In questo paesaggio storico e mitico,
risalta la figura della donna etrusca (Velia), presente nella vita pubblica e
privata, al pari dell’uomo, disprezzata, come è noto, da autori greci e latini,
per i quali era inconcepibile la sua libertà, fuori luogo il suo comportamento
Il navicello fa vela, a ritroso, come si è
detto, verso i tempi della contemporaneità.
Un passaggio importante è
rappresentato dalle invasioni barbariche e dal passare del tempo (Barbari),
dal rovinare dell’imponente città etrusca – e poi romana - di Populonia . Rutilio
Namaziano, nel viaggio per mare che lo porterà da Roma a Narbona, dalla
nave ancorata nel golfo di Baratti (anno 415) scorge le rovine della città, ne
rimane colpito e ne dà conto nel poema De
reditu (vv. 413-414):
Non
indignamoci che i corpi mortali si disgreghino:
ecco
che possono anche le città morire.
Seguiranno
i tempi delle invasioni dei Goti e dei Longobardi e l’emergere della figura di
San Cerbone, vescovo di questa terra (La fonte di San Cerbone). Recenti ricerche archeologiche per
individuare i resti della tomba del santo e della cattedrale sulle rive del
golfo di Baratti, hanno fatto emergere,
presso l’attuale chiesetta di San Cerbone, un cimitero medievale con
oltre trecento sepolcri: fra questi, due con i resti di due donne: l’una
“segnata” da un sacchetto di diciassette dadi, gioco del diavolo, da osteria,
infamante per una donna, forse messo nella tomba per indicare il mestiere di
meretrice; l’altra, forse una strega, segnata da una serie di chiodi ricurvi
nella bocca e da altri chiodi che la trafiggevano, per fissare corpo e spirito
al terreno (La strega, Diciassette dadi).
Una scoperta dunque che ci riporta a un’epoca denotata da riti magici e da una
marginalizzazione della donna.
Il Navicello continua a navigare verso la contemporaneità ed è significativo l’incontro con la
figura di Napoleone, relegato dalle
maggiori potenze europee, dopo la sua avventura da imperatore, all’isola
d’Elba, come re di un minuscolo regno. Una composizione poetica della Raccolta
(Elba) evoca questa epoca e, in particolare,
l’incontro con Maria Walewska nella “reggia sotto le stelle”, nell’accampamento
alzato presso la Madonna del Monte, sopra il paese di Marciana.
In questo percorso s’insinuano
ricordi più recenti legati all’ultima guerra, al promontorio di Punta di
Falcone, dove era piazzata una batteria navale a guardia del Canale di Piombino
(Punta
Falcone), e al Castello di
Populonia, sopra il quale passava la rotta aerea per bombardare l’Italia
Centrale – e Firenze, in particolare. I bombardieri alleati, provenienti dagli
aeroporti della Tunisia e della Corsica, sfioravano la torre del Castello,
prendevano quota e si gettavano con il loro carico di bombe, sulle città (Aerei
su Populonia).
Il
porto di arrivo del viaggio poetico per il mare di Populonia e di Piombino, è rappresentato dal “luogo
del nonlavoro”, la grande acciaieria con i forni spenti, un ammasso inutile di
ferraglia sul quale non svettano più le fiamme dell’altoforno. I personaggi
della poesia (La Sterpaia, Cigli erbosi),
lavoratori disoccupati, animano il nuovo paesaggio industriale, visto dalla
lunga striscia di spiaggia che si distende all’inizio del golfo di Follonica.
Un breve componimento (Temporale) rappresenta
la figura del diavolo che scappa sotto il temporale, con una mantella rossa: forse,
per metafora, la figura di un operaio che fugge dall’inferno dell’altoforno.
Al
porto d’arrivo del Navicello possono
essere ritrovate anche ragioni di speranza, uno stare bene, in definitiva, un
essere felici, in un luogo incantevole, ricco di storia, di bellezze naturali e
artistiche, qualità che possono marcare il futuro cammino culturale e economico
di questa terra (Turan dea dell’amore, Città nave, Città libro, Città lanterna,
Solstizio d’estate, Buca delle Fate, Parole, Dalla loggia).
Il
Navicello, infine, è pronto a salpare
di nuovo per tornare ai tempi delle origini, per le vie del mito. Nello scritto
poetico Tular Dardanium –
Migrare, si riprende la
figura mitica di Dardano che partì dall’Etruria per andare a fondare la città
di Troia, attraversando il Mediterraneo. Questo mare vede i migranti del nostro
tempo che, al pari degli Etruschi di una volta, superano, al prezzo di infiniti
sacrifici e tragedie, i confini, alla ricerca di una nuova terra che li possa
accogliere. La Raccolta si chiude con il pensiero rivolto
ai sacrifici dei migranti (Mani, Uccelli migratori, La stella cometa,
35.5 Latitudine Nord – 12,6 Longitudine Est) nell’auspicio che si
aprano nuove rotte sulla via della solidarietà e della pace, che popoli diversi
s’incontrino per far germogliare nuove vitalità culturali.
R. M.





Nessun commento:
Posta un commento