domenica 15 febbraio 2026

I "Demidoff" (i geniali fabbri russi, principi di San Donato), "Tre principesse francesi a Firenze", "Rilke e Salomè" di R. Mosi, Pontecorboli Ed.


 

Roberto Mosi,  I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze

I geniali fabbri russi, principi di San Donato

Angelo Ponteorboli Editore, Firenze

 

          Tra i molti visitatori che nell’Ottocento giunsero a Firenze e decisero di fermarsi, vi è Nicola Demidoff capostipite di una famiglia di ricchi proprietari di miniere e di fabbriche in Russia, che Lenin chiamò geniali fabbri russi. Arrivò in Toscana nel 1822, regione celebre per la ricchezza dei beni culturali, per il buon clima, per il saggio e illuminato governo del granduca Leopoldo II; seguendo la tradizione delle origini familiari, Nicola promosse varie iniziative sociali come la creazione dell’Istituto Demidoff, dedicato all’educazione dei fanciulli poveri, interventi nel campo del collezionismo d’arte e dell’architettura.

          Iniziò in un’area povera di Firenze, San Donato in Polverosa, la costruzione di una villa dalle eleganti forme neoclassiche, di una tale bellezza da essere segnalata come la seconda reggia della città, dopo Palazzo Pitti. Il figlio Anatolio continuò l’opera del padre, fu un esploratore e studioso delle più lontane terre russe, un fervido cultore del mito di Napoleone, fu nominato da Leopoldo II principe di San Donato. Celebre il tempestoso e breve matrimonio con Matilde Bonaparte, nipote dell’imperatore, giunta nel 1831 a Firenze con il padre Girolamo Bonaparte.

          Matilde nella città coltiva lo studio della pittura, frequenta i luoghi d’arte e celebri salotti fiorentini animati da fervidi seguaci della causa risorgimentale, si forma un bagaglio di conoscenze e di passioni che sarà per lei prezioso in Francia, dove fugge nel 1846 con l’amante. Si afferma a Parigi come pittrice, dà vita ad un famoso salotto frequentato dai più celebri artisti e scrittori, fra i quali Marcel Proust, conquista una tale supremazia nel mondo delle arti del Secondo Impero da essere riconosciuta come Notre-Dame des Arts.

          L’autore segue la parabola dei protagonisti fino alla dispersione finale dei beni e del potere delle famiglie, Demidoff e Bonaparte: il simbolo di questo processo è rappresentato dalla rovina della villa di San Donato in Polverosa, il castello incantato investito dalle trasformazioni urbane degli ultimi tempi.



Tre principesse francesi a Firenze

Sylvia Boucot d'Hautmesnil al servizio delle sorelle di Napoleone

 

Le  principesse Elisa Baciocchi, Paolina Borghese e Carolina Murat, grazie alla fortuna e alle capacità di uomo d’arme e di governo del fratello Napoleone Bonaparte, si trovarono dalle umili origini in una terra isolata, povera, come la Corsica, a conquistare onori e ricchezze sullo scenario europeo; la sorte fatale poi del generale corso, il crollo dell’impero, determinò il rovesciamento della loro fortuna, la decadenza. Sylvia Boucot fu dama di compagnia, in tempi diversi, per un periodo di oltre trenta anni, delle  tre principesse: di Elisa quando divenne granduchessa di Toscana, di Paolina Bonaparte negli ultimi cinque anni della sua vita, fino alla morte avvenuta a Firenze nella villa di Montughi, di Carolina, che dimorò, e morì, nel capoluogo della regione negli anni trenta dell’Ottocento; sono preziose le testimonianze che ci offre Sylvia Boucot nelle pagine del romanzo che portano a delineare i caratteri diversi delle tre sorelle e, allo stesso tempo, il loro coraggio di donne libere, la loro determinazione e ad illustrare, per altro verso, i volti che mostra il potere, nei diversi frangenti, il modo differente di reagire delle persone, l’affermarsi della nuova classe borghese. In questo quadro, Firenze fa da scenario all’agire dei diversi protagonisti, è all’incrocio di dinamiche particolari, incisive per il futuro della città e del Paese. Si ricercano inoltre analogie con il tempo presente, specie riguardo ai miti che in quei tempi sono stati coltivati, come il mito della nazione e il mito del comandante supremo, del leader, che oggi ricompaiono sugli scenari incerti del nostro presente.

L’opera è così articolata: I     L’azzurro del mare; II Firenze, l’incontro con l’imperatore e le tre principesse; III  Elisa Bonaparte Baciocchi; IV          Il teatro allo specchio; V          Paolina Bonaparte Borghese; VI       Il palazzo Salviati-Borghese; VII Gli ultimi giorni di Venere Vincitrice; VIII  La cappella Paolina della Basilica romana di S. Maia Maggiore; IX       Carolina Bonaparte Murat; X            Firenze accoglie Carolina Murat; XI Piazza Ognissanti, la terrazza sulle acque; XII       Un angolo di Francia; XIII    Firenze sogna; Postfazione;  Perché si scrive ?; Cronologia; Bibliografia. Elementi





Capitolo I


Firenze, la musa di Rainer Maria Rilke

 

 

 

                                           Anche oggi sono salito a San Miniato, il pensiero rivolto a Rainer Maria Rilke, alla sua poesia e ai suoi viaggi. Seguendo la mia passione, mi sono imbattuto in questo poeta vissuto fra l’Ottocento e il Novecento, il poeta lirico più celebre  della Germania sempre in viaggio per le vie dell’Europa, autore di un’opera preziosa, iniziata a Firenze a solo ventidue anni, Il diario fiorentino. Ho sempre con me in questo periodo qualcuno dei suoi libri e mi piace leggerli seduto da qualche parte a San Miniato, davanti al panorama di Firenze. Lo sento vicino ai miei interessi per la poesia e per il viaggio e più che procedo nella lettura, scopro come fu profondamente influenzato dalle sue visite nel nostro Paese, meta più volte raggiunta alla ricerca di ispirazione artistica e spirituale: l’arte e la cultura italiana, i paesaggi, furono fonte di nuovi stimoli che lasciarono un segno indelebile nella sua produzione poetica e nella sua visione del mondo.

                                           Rilke visitò l’Italia in diverse occasioni, esplorò città d’arte, paesaggi rurali, marini e antichi luoghi di culto, facendo propria la ricca tradizione culturale e artistica italiana. Tra le città visitate spiccano Firenze, Roma Venezia e Napoli, ma anche località meno conosciute , come Arco, Capri e Duino. Per Rilke l’Italia non era solo una terra di bellezze materiali, ma anche un luogo dove l’arte, la storia e la natura si intrecciavano in un’armonia capace di evocare il divino. Questo contesto influì profondamente sul suo pensiero e sulla sua scrittura. I viaggi in Italia furono veri e propri momenti di trasformazione personale, trovò ispirazione per esplorare temi universali come la bellezza, l’amore, la morte e il rapporto dell’uomo con il divino; l’Italia divenne per lui un laboratorio creativo dove poter affinare il suo linguaggio poetico e approfondire la sua visione esistenziale, sviluppare una visione più profonda e universale della condizione umana, gettare un ponte tra la bellezza terrestre  e il mistero divino, lasciando nelle sue opere un’impronta indelebile del suo legame con il nostro Paese.

 

                                           Tra le esperienze italiane , Firenze occupa un posto speciale , non solo come città d’arte, ma come luogo di profonda introspezione e riflessione creativa. Il diario fiorentino, scritto durante il soggiorno nella città toscana del 1898, rappresenta un documento chiave per comprendere il legame tra la sua visione estetica e le tematiche della sua poesia; è una raccolta di annotazioni sulla città, riflessioni sull’arte e sull’architettura, e pensieri sulla condizione umana: il rapporto tra l’eternità dell’arte e la transitorietà della vita, la spiritualità e il senso del divino, la bellezza come via per trascendere il tempo. Il diario si distingue per il suo stile lirico e contemplativo, dove l’osservazione del reale si trasforma in meditazione poetica. La città di Firenze, con i suoi capolavori rinascimentali, diventa per Rilke una metafora della capacità umana di creare bellezza immortale in contrasto con l’effimero della vita, lo porta a riflettere su come la poesia possa catturare l’eterno. Questo tema, centrale nel diario, si riflette successivamente nelle sue poesie, in particolare nelle Elegie Duinesi, dove l’arte e la bellezza diventano veicoli per avvicinarsi al mistero dell’esistenza. Il poeta, sviluppando le sue osservazioni e riflessioni, rafforza alcune tematiche che diventeranno centrali nella sua produzione successiva:

-        La tensione tra visibile e invisibile: Rilke è affascinato dalla capacità dell’arte di rendere visibile l’invisibile, un tema che troverà piena espressione nelle Elegie Duinesi.

-         La spiritualità dell’arte: Il diario fiorentino pone in risalto l’idea che l’arte non sia solo un prodotto estetico, ma un’esperienza spirituale che connette l’uomo al divino.

-        La poesia come testimonianza dell’effimero: come l’arte rinascimentale, anche la poesia di Rilke diventa un tentativo di eternare il momento, di fissare l’effimero in una forma duratura.

      Molti degli spunti del diario trovano eco diretta nella poesia di Rilke: nella raccolta Nuove Poesie si percepisce la contemplazione delle opere fiorentine, che trasformarono oggetti e immagini in simboli universali; nelle Elegie Duinesi l’esperienza di Firenze si traduce nella ricerca di un nuovo linguaggio poetico che riesca ad esprimere l’attenzione per i dettagli, il senso di armonia e la capacità di osservare il mondo con occhi nuovi, sviluppata durante il soggiorno fiorentino.

                                           Il diario fiorentino non è dunque solo un documento che registra l’esperienza di Rilke a Firenze, ma un vero e proprio laboratorio creativo che ha influenzato la sua visione poetica. Attraverso la riflessione sull’arte , l’architettura e la spiritualità, egli sviluppa una poetica che cerca di cogliere l’eterno nel transitorio e di connettere l’umano al divino. Firenze, con la sua ricchezza artistica e culturale , non è solo una città visitata, ma una musa che continua a vivere nelle sue opere.

 

                                           Si è fatta sera, un vento fresco investe l’abbazia di San Miniato, il sole è già tramontato oltre le Cascine, in un incendio di fuoco; è l’ora di scendere in città, di dedicarsi alle faccende quotidiane. Sul quaderno dalla copertina nera che porto con me, si sono aggiunte alcune annotazioni sulla scrittura di Rilke, che andranno a comporre il nuovo libro dedicato al diario. Mi soffermo nella basilica romana di San Miniato, rimango in raccoglimento nella penombra rischiarata dalla luce baluginante delle candele, dei mosaici, dei riflessi d’oro dei quadri, proseguo il dialogo con i pensieri del poeta fissati nelle pagine, che proseguirà più tardi per le strade della Firenze di oggi, con i segni forti del suo passato che  le hanno dato un’anima, una fama unica fra le nostre città.

Scendo in basso, alla porta di San Niccolò per le antiche scalee rese celebri dai versi di Dante: 

 

Come a man destra, per salire al monte 
dove siede la chiesa che soggioga 
la ben guidata sopra Rubaconte,                                 

si rompe del montar l’ardita foga 
per le scalee che si fero ad etade 
ch’era sicuro il quaderno e la doga

 

Dante Alighieri, Purgatorio, XII, vv. 100-105              



 

 

 

1 commento:

  1. Roberto Mosi, I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze

    I geniali fabbri russi, principi di San Donato

    Angelo Ponteorboli Editore, Firenze

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