Roberto
Mosi, I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze
I
geniali fabbri russi, principi di San Donato
Angelo
Ponteorboli Editore, Firenze 2026
Tra
i molti visitatori che nell’Ottocento giunsero a Firenze e decisero di
fermarsi, vi è Nicola Demidoff capostipite di una famiglia di ricchi
proprietari di miniere e di fabbriche in Russia, che Lenin chiamò geniali
fabbri russi. Arrivò in Toscana nel 1822, regione celebre per la ricchezza
dei beni culturali, per il buon clima, per il saggio e illuminato governo del
granduca Leopoldo II; seguendo la tradizione delle origini familiari, Nicola
promosse varie iniziative sociali come la creazione dell’Istituto Demidoff,
dedicato all’educazione dei fanciulli poveri, interventi nel campo del
collezionismo d’arte e dell’architettura.
Iniziò
in un’area povera di Firenze, San Donato in Polverosa, la costruzione di una
villa dalle eleganti forme neoclassiche, di una tale bellezza da essere
segnalata come la seconda reggia della città, dopo Palazzo Pitti. Il figlio
Anatolio continuò l’opera del padre, fu un esploratore e studioso delle più
lontane terre russe, un fervido cultore del mito di Napoleone, fu nominato da
Leopoldo II principe di San Donato. Celebre il tempestoso e breve matrimonio
con Matilde Bonaparte, nipote dell’imperatore, giunta nel 1831 a Firenze con il
padre Girolamo Bonaparte.
Matilde
nella città coltiva lo studio della pittura, frequenta i luoghi d’arte e
celebri salotti fiorentini animati da fervidi seguaci della causa
risorgimentale, si forma un bagaglio di conoscenze e di passioni che sarà per
lei prezioso in Francia, dove fugge nel 1846 con l’amante. Si afferma a Parigi
come pittrice, dà vita ad un famoso salotto frequentato dai più celebri artisti
e scrittori, fra i quali Marcel Proust, conquista una tale supremazia nel mondo
delle arti del Secondo Impero da essere riconosciuta come Notre-Dame
des Arts.
L’autore
segue la parabola dei protagonisti fino alla dispersione finale dei beni e del
potere delle famiglie, Demidoff e Bonaparte: il simbolo di questo processo è
rappresentato dalla rovina della villa di San Donato in Polverosa, il castello
incantato investito dalle trasformazioni urbane degli ultimi tempi.





Roberto Mosi, I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze
RispondiEliminaI geniali fabbri russi, principi di San Donato
Angelo Ponteorboli Editore, Firenze 2026
Tra i molti visitatori che nell’Ottocento giunsero a Firenze e decisero di fermarsi, vi è Nicola Demidoff capostipite di una famiglia di ricchi proprietari di miniere e di fabbriche in Russia, che Lenin chiamò geniali fabbri russi. Arrivò in Toscana nel 1822, regione celebre per la ricchezza dei beni culturali, per il buon clima, per il saggio e illuminato governo del granduca Leopoldo II; seguendo la tradizione delle origini familiari, Nicola promosse varie iniziative sociali come la creazione dell’Istituto Demidoff, dedicato all’educazione dei fanciulli poveri, interventi nel campo del collezionismo d’arte e dell’architettura.
Iniziò in un’area povera di Firenze, San Donato in Polverosa, la costruzione di una villa dalle eleganti forme neoclassiche, di una tale bellezza da essere segnalata come la seconda reggia della città, dopo Palazzo Pitti. Il figlio Anatolio continuò l’opera del padre, fu un esploratore e studioso delle più lontane terre russe, un fervido cultore del mito di Napoleone, fu nominato da Leopoldo II principe di San Donato. Celebre il tempestoso e breve matrimonio con Matilde Bonaparte, nipote dell’imperatore, giunta nel 1831 a Firenze con il padre Girolamo Bonaparte.
Matilde nella città coltiva lo studio della pittura, frequenta i luoghi d’arte e celebri salotti fiorentini animati da fervidi seguaci della causa risorgimentale, si forma un bagaglio di conoscenze e di passioni che sarà per lei prezioso in Francia, dove fugge nel 1846 con l’amante. Si afferma a Parigi come pittrice, dà vita ad un famoso salotto frequentato dai più celebri artisti e scrittori, fra i quali Marcel Proust, conquista una tale supremazia nel mondo delle arti del Secondo Impero da essere riconosciuta come Notre-Dame des Arts.
L’autore segue la parabola dei protagonisti fino alla dispersione finale dei beni e del potere delle famiglie, Demidoff e Bonaparte: il simbolo di questo processo è rappresentato dalla rovina della villa di San Donato in Polverosa, il castello incantato investito dalle trasformazioni urbane degli ultimi tempi.