mercoledì 18 febbraio 2026

Amore e ispirazione del poeta Rilke a Firenze - 27 marzo presentano alle Oblate, Mosi e Manetti "Il diario fiorentino di Rilke per Salomé" , Pontecorboli Editore.

“Esco piu’ tardi dalla

Cattedrale, / il crepuscolo è

sceso sopra l’Arno / mi sento

lieve, a poco a poco stanco / e

mi dipingo Dio sull’oro…” (18

aprile 1898)



Roberto Mosi è un originale

poeta del milieu fiorentino,

scrittore di narrativa e fotografo

che ha all’attivo una vasta ed

originale produzione letteraria,

coronata da riconoscimenti della

Critica e Premi significativi,

con innumerevoli pubblicazioni

che attestano la versatilità dei

motivi ispirativi enucleati nella

dialettica tra passato e presente,

sublimando temi e personaggi

rivisitati dal suo estro raffinato

attraverso ricerche liriche ed iconografiche,

studi puntuali legati

alla cultura storica e mitica del

territorio toscano.

Reduce da recenti presentazioni

del romanzo storico “Tre

Principesse francesi a Firenze -

Silvia Boucot e le sorelle di Napoleone”,

ci offre con Angelo Pontecorboli

Editore, un altro saggio

documentaristico che raccoglie

gli appunti di viaggio del giovane

poeta, scrittore e drammaturgo

austriaco di origine boema

(Praga, 1875 - Montreux, Svizzera

1926), scritti per l’amata Lou

Salomé, musa e sostenitrice del

suo talento, durante i soggiorni

aprile - maggio 1898 a Firenze e

Viareggio all’età di 22 anni.

Nel 1896 aveva conosciuto a

Monaco la “Florida biondina di

36 anni” dalla vita avventurosa

che contribuisce alla sua formazione

culturale ed esistenziale,

avvicinandolo alla filosofia di

Nietzsche e alla Psicanalisi di

Freud. Dopo un faticoso viaggio,

giunge nella città del Giglio e dimora

al 3° piano della Pensione

Benoit sul Lungarno Serristori

al n.13, riva sinistra dell’Arno, e

appena arrivato gode della panoramica

che si offre al suo sguardo,

visitando ammaliato il cuore

monumentale di Firenze. Nel

Diario si coglie anche il fascino

per l’esplorazione paesaggistica

dell’anello collinare con le località

che circondano la piana sovrastata

dalla Cupola del Brunelleschi:

la Certosa del Galluzzo,

Settignano, S. Miniato, le frazioni

di Rovezzano, Maiano e giungere

a Fiesole, alle cui pendici,

coperte di rose, si incontrano le

tenere fanciulle che ricordano

le Madonne fiorentine lavorate

nel candido marmo di artefici

quali Desiderio da Settignano,

Bernardo Rossellino, Benedetto

da Maiano, per passare alla policromia

delle terrecotte invetriate

della Bottega fiorentina dei Della

Robbia. L’ammirazione per il

Rinascimento Fiorentino conosce

in Rilke una definizione personale

che lo induce a designarla

“Stagione della Primavera” - Fra

Angelico, Benozzo Gozzoli, Fra

Bartolomeo, Sandro Botticelli -

confrontandola con l’avvento

della linea floreale della “Stagione

estiva” dello Jugendstil a

Monaco, quale versante tedesco

dell’allora emergente Movimento

Europeo dell’Art Nouveau.

Le poesie d’amore per l’amata

Lou Salomé (“Libro d’ore”)

erano state composte fin

dal 1897 e proseguono in Toscana

nella tappa a maggio 1898 “

Fuga selvaggia a Viareggio”,

dove sperimenta la freschezza

multisensoriale dei litorali e del

mare, l’intimità naturalistica

delle pinete, l’incontro con le

fanciulle che cantano nei vicoli,

per immergersi nel clima culturale

della Stazione balneare

frequentata dalla Famiglia Reale

italiana, nobili e borghesi e

dai personaggi illustri dell’epoca

come G. d’Annunzio, Eleonora

Duse, G. Puccini, L. Pirandello e

G. Chini.



Il poeta termina il diario a

Zopot sulle rive del Mar Baltico,

dove si rende conto che l’amore

non corrisposto dall’amata si trasforma

nel ritrovare in lei l’ideale

di una vocazione allo scrivere

che si consolida nell’età matura

in un dialogo serrato con presenze

Angelicate, creature irruenti

dell’invisibile nel visibile, dettate

da un verseggiare evocativo

tra materia e spirito di una religiosità

terrena nel brivido carnale

della mortalità, nel timore

dell’insondabile e dell’effimero,

per chiedere beatitudine nella

mistica cosmica della direzione

del cuore, secondo andamenti

metaforici dall’incedere simbolico:

paradigmatiche le opere di

Rilke quali “Elegie Duinesi”, “I

sonetti ad Orfeo” ed “I Quaderni

di Malte Laurids Brigge”.



 

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