Roberto Mosi si interessa di poesia e fotografia. Per la Poesia: Orfeo in Fonte Santa (Ladolfi 2019), Il profumo dell’iris (Gazebo 2018), Navicello Etrusco (Il Foglio 2018), Eratoterapia (Ladolfi 2017), Ritorni (Ladolfi 2026); le Antologie (Ladolfi): "Poesie 2009-2016" e "Amo le parole. Poesie 2017-2022". Fra i romanzi: con Ed. Pontercorboli: I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze, Il diario fiorentino di Rilke per Lou Salomé, Tre principesse francesi; con Masso delle Fate: Barbari.
lunedì 17 novembre 2025
venerdì 29 agosto 2025
Il viaggio di Rilke a Firenze e l'amore per Lou Salomè - "Pegaso": recensione di Silvia Ranzi al libro di Roberto Mosi
ROBERTO MOSI
IL DIARIO
FIORENTINO di RAINER M. RILKE per LOU SALOME’
“Esco piu’ tardi
dalla Cattedrale,/ il crepuscolo è sceso sopra l’Arno/ mi sento lieve, a poco a
poco stanco/ e mi dipingo Dio sull’oro…” (18 aprile 1898)
Roberto Mosi è un originale poeta
del milieu fiorentino, scrittore di narrativa e fotografo che ha all’attivo una
vasta ed originale produzione letteraria ed artistica, coronata da
riconoscimenti della Critica e Premi significativi, con innumerevoli
pubblicazioni che attestano la versatilità dei motivi ispirativi enucleati nella
dialettica tra passato e presente, sublimando temi e personaggi rivisitati dal suo estro raffinato attraverso ricerche liriche, studi puntuali
legati alla cultura storica e mitica del territorio Toscano.
Reduce da recenti presentazioni del
romanzo storico “Tre Principesse francesi a Firenze - Silvia Boucout e le
sorelle di Napoleone”, ci offre con lo stesso Angelo Pontecorboli Editore, un
altro saggio documentaristico che raccoglie gli appunti di viaggio del giovane
poeta, scrittore e drammaturgo austriaco di origine boema (Praga, 1875 - Montreux,
Svizzera 1926), scritti per l’amata Lou Salomè, musa e sostenitrice del suo
talento, durante i soggiorni aprile - maggio 1898 a Firenze e Viareggio all’età
di 22 anni.
Nel 1896 aveva conosciuto a
Monaco la “Florida biondina di 36 anni” dalla vita avventurosa che contribuisce
alla sua formazione culturale ed esistenziale, avvicinandolo alla filosofia di
Nietzsche e alla Psicanalisi di Freud. Dopo
un faticoso viaggio, giunge nella città del Giglio e dimora al 3° piano della Pensione
Benoit sul Lungarno Serristori al n.13, riva sinistra dell’Arno, e appena
arrivato gode della panoramica che si offre al suo sguardo, visitando al
crepuscolo il cuore monumentale di Firenze. Nel Diario si coglie anche il
fascino per l’esplorazione paesaggistica delle località dell’anello collinare con le località che circondano
la piana sovrastata dalla Cupola del Brunelleschi: la Certosa del Galluzzo, Settignano,
S. Miniato, le frazioni di Rovezzano, Maiano
e giungere a Fiesole, alle cui pendici,
coperte di rose, si incontrano le tenere fanciulle che ricordano le Madonne
fiorentine lavorate nel candido marmo di artefici quali Desiderio da Settignano, Bernardo Rossellino,
Benedetto da Maiano, per passare alla policromia delle terrecotte invetriate della
Bottega fiorentina dei Della Robbia. L’ammirazione per il Rinascimento Fiorentino
conosce in Rilke una definizione personale che lo induce a designarla “Stagione
della Primavera” - Fra Angelico, Benozzo Gozzoli, Fra Bartolomeo, Sandro Botticelli
- confrontandola con l’avvento della linea floreale della “Stagione estiva”
dello Jugendstil a Monaco, quale versante
tedesco dell’allora emergente Movimento Europeo dell’Art Nouveau.
Le poesie d’amore per l’amata
Salomè, (“Libro d’ore”), erano state composte fin dal 1897 e proseguono in
Toscana nella tappa a maggio 1898 “ Fuga
selvaggia a Viareggio”, dove sperimenta
la freschezza multisensoriale dei
litorali e del mare, l’intimità naturalistica delle pinete, l’incontro con le
fanciulle che cantano nei vicoli, per immergersi nel clima culturale della Stazione
balneare frequentata dalla Famiglia Reale italiana, nobili e borghesi e dai
personaggi illustri dell’epoca come G. d’Annunzio, Eleonora Duse, G. Puccini, L.
Pirandello, e G. Chini.
Il poeta termina il diario a
Zopot sulle rive del Mar Baltico, dove si rende conto che l’amore non
corrisposto dall’amata si trasforma nel
ritrovare in lei l’ideale di una vocazione alla scrivere che si consolida
nell’età matura in un dialogo serrato con presenze Angelicate, creature
irruenti dell’invisibile nel visibile, dettate da un verseggiare evocativo tra materia e spirito di una religiosità terrena
nel brivido carnale della mortalità, nel timore dell’insondabile e dell’effimero,
per chiedere beatitudine nella mistica cosmica della direzione del cuore,
secondo andamenti metaforici dall’incedere simbolico: paradigmatiche le opere di Rilke quali “Elegie
Duinesi”, “I sonetti ad Orfeo” e “I Quaderni
di Malte Laurids Brigge”.
SILVIA RANZI
martedì 1 luglio 2025
Felice presentazione a Viareggio, Pineta di Ponente: Circolo Auser, del libro su Rilke di R. Mosi, presenti l'assessore alla Cultura, Renato Campinoti, Manuela Granaiola. Il viaggio di Rilke: una pagina importante di storia per la città
Roberto Mosi: Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke
per Lou Salomé
(Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2025, Collana
Stranieri e Firenze)
Recensione di Renato Campinoti
pubblicata da “poesia3002.blogspot.com”, 4 maggio 2025
Ancora un tassello importante del rapporto tra la cultura
europea e lo studio del Rinascimento fiorentino
Prosegue, con questo interessante volume di Roberto Mosi, quella
che l'editore Angelo Pontecorboli sta meritatamente realizzando come una vera e
propria "biblioteca" della presenza degli artisti stranieri a Firenze
tra la fine dell'Ottocento e la metà del novecento. E ancora una volta, grazie
alla competenza e al lavoro di scavo di Mosi, l'obbiettivo di mettere il
lettore fiorentino di fronte a qualcosa di nuovo e di importante è ampiamente
riuscito. Non che fossero mancate in passato opere relative all'attività
giovanile di Rilke, dedicata appunto a quell'amore (o infatuazione!) che la più
matura e navigata Luo Salomé aveva saputo far nascere nel diciannovenne poeta.
E sarà proprio lei, nel frattempo convolata a nozze con ben altro
"partito", a invitarlo a farsi le ossa nella città del giglio, dove
avrebbe potuto incontrare i caratteri originali della sua poetica. E sarà
sempre lei a introdurlo, prima di questo viaggio, nell'ambiente artistico
tedesco di questo periodo che, giustamente, Mosi ci fa conoscere a premessa
dello sfoglio del Diario medesimo. Già questo, di mettere in contatto il
giovane poeta in fieri con l'ambiente culturale tedesco del periodo è merito
non banale del lavoro di Roberto. Veniamo così a conoscere come, in una città
come Monaco, all'avanguardia dell'arte germanica, cominciano a sbocciare i
nuovi segni artistici, della cosiddetta arte Jugendstil che,
nell'ottica del giovane poeta, possono rappresentare uno sviluppo della stessa
arte rinascimentale di Firenze. E qui arriviamo al vero e proprio nucleo
fondante del pensiero artistico di Rilke, e non solo di lui, rispetto a quello
che, dall'arrivo a Firenze nel 1898, sarà la presa di coscienza e
l'interpretazione di questa realtà culturale. "Ѐ sorprendente - ci
avverte l'autore - come Firenze e il periodo più celebre della sua storia, il
Rinascimento, siano al centro degli interessi di alcuni importanti personaggi
della cultura europea, nel passaggio fra l'Ottocento e il Novecento: Rainer Maria
Rilke, considerato uno dei più grandi poeti di lingua tedesca e Lou Salomé,
interprete originale dei fermenti culturali dell'epoca, strettamente legata
alle vicende di Friedrich Wilhelm Nietzsche e Sigmund Freud". Una
volta arrivato a Firenze a metà del mese di Aprile del 1898 e presa dimora al
terzo piano della pensione Benoit sul lungarno Serristori al numero 13, Rilke
dette inizio alla composizione del diario, comprensivo ovviamente delle visite
alle tante realtà culturali della città e alle impressioni che tutto ciò
suscita in lui. Al lettore, ovviamente, il ripasso di questa parte, in parte
poetica, in parte di maturazione culturale, del giovane poeta. A questa
esperienza va aggiunta la cosiddetta "fuga" che Rilke, a Maggio
inoltrato, fece nella città di Viareggio, dove pure, l'ambiente marino,
l'attività del porto e le reminiscenze culturali, contribuiranno a definire
quella posizione culturale che è il vero lascito del Diario fiorentino. Vale a
dire la convinzione che l'impatto con Firenze e Viareggio, lasciano in lui di
trovarsi di fronte, nell'arte fiorentina del primo Rinascimento, ad una sorta
di Primavera (incarnata anche dalle opere principali del Botticelli!) che
tuttavia deve trovare altro per sbocciare in una più matura "estate"
dell'arte. Ѐ da capire, anche sulla base di una più attenta lettura delle
migliori poesie di Rilke di questo periodo, se sia da intendere che il giovane
poeta di lingua tedesca si sentisse già investito di questa potenzialità di
dare sbocco all' "estate" culturale che il primo periodo del Rinascimento
fiorentino non ha saputo portare a termine, o non sia piuttosto l'insieme del
movimento culturale dello Jugendstil, lui compreso naturalmente,
incaricato di una tale missione. Quel che è certo é che l'opera di Mosi,
davvero ben strutturata e meritevole, ha compiuto anche una funzione culturale,
per me di sicuro, in grado di collocare l'arte e gli artisti tedeschi di questo
periodo in un contesto dialettico, e perciò vitale e positivo, con la cultura
del rinascimento fiorentino E merito non secondario di Mosi è il metodo con
cui perviene a tale risultato, attraverso l'ingaggio, diciamo così, del gruppo
di lettura della biblioteca del Palazzo di parte Guelfa, con il quale
ripercorre le tracce della presenza e degli scenari con cui viene a contatto il
giovane poeta di lingua tedesca, sia nella realtà fiorentina che a Viareggio.
Come il lettore potrà vedere, si tratta di un impegno di alcune ore, disteso in
pochi giorni, ma che fungerà da laboratorio di assemblaggio e di
approfondimento sia della narrazione offerta dal Diario, che rispetto alle tesi
ivi esposte relative al contatto con la cultura rinascimentale fiorentina. Mosi
terminerà questo interessante lavoro di recupero del rapporto di Rilke giovane
con la nostra regione, indicando anche in questa occasione, come suo solito,
l'individuazione di un "sentiero" Rilke in Toscana, in questo caso
articolato appunto tra Firenze e Viareggio. Dicevamo all'inizio che non è la
prima volta che viene affrontato il tema del rapporto tra il giovane Rilke e la
toscana, ma credo si possa dire che nessuno lo ha affrontato, come Mosi, con
una visione corale e al tempo stesso, visiva e geografica, di questa bella
esperienza capitata alla città del giglio. Anche di questo credo dobbiamo
essere riconoscenti allo scrupoloso e colto scrittore fiorentino.
Renato Campinoti
mercoledì 18 giugno 2025
"Rilke ritorna a Viareggio"- Campinoti commenta- AUSER presenta "Il diario fiorentino di Rilke per Lou Salomé", R. Mosi, Pontecorboli
Roberto Mosi: Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke
per Lou Salomé
(Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2025, Collana
Stranieri e Firenze)
Recensione di Renato Campinoti
pubblicata da “poesia3002.blogspot.com”, 4 maggio 2025
Ancora un tassello importante del rapporto tra la cultura
europea e lo studio del Rinascimento fiorentino
Prosegue, con questo interessante volume di Roberto Mosi, quella
che l'editore Angelo Pontecorboli sta meritatamente realizzando come una vera e
propria "biblioteca" della presenza degli artisti stranieri a Firenze
tra la fine dell'Ottocento e la metà del novecento. E ancora una volta, grazie
alla competenza e al lavoro di scavo di Mosi, l'obbiettivo di mettere il
lettore fiorentino di fronte a qualcosa di nuovo e di importante è ampiamente
riuscito. Non che fossero mancate in passato opere relative all'attività
giovanile di Rilke, dedicata appunto a quell'amore (o infatuazione!) che la più
matura e navigata Luo Salomé aveva saputo far nascere nel diciannovenne poeta.
E sarà proprio lei, nel frattempo convolata a nozze con ben altro
"partito", a invitarlo a farsi le ossa nella città del giglio, dove
avrebbe potuto incontrare i caratteri originali della sua poetica. E sarà
sempre lei a introdurlo, prima di questo viaggio, nell'ambiente artistico
tedesco di questo periodo che, giustamente, Mosi ci fa conoscere a premessa
dello sfoglio del Diario medesimo. Già questo, di mettere in contatto il
giovane poeta in fieri con l'ambiente culturale tedesco del periodo è merito
non banale del lavoro di Roberto. Veniamo così a conoscere come, in una città
come Monaco, all'avanguardia dell'arte germanica, cominciano a sbocciare i
nuovi segni artistici, della cosiddetta arte Jugendstil che,
nell'ottica del giovane poeta, possono rappresentare uno sviluppo della stessa
arte rinascimentale di Firenze. E qui arriviamo al vero e proprio nucleo
fondante del pensiero artistico di Rilke, e non solo di lui, rispetto a quello
che, dall'arrivo a Firenze nel 1898, sarà la presa di coscienza e
l'interpretazione di questa realtà culturale. "Ѐ sorprendente - ci
avverte l'autore - come Firenze e il periodo più celebre della sua storia, il
Rinascimento, siano al centro degli interessi di alcuni importanti personaggi
della cultura europea, nel passaggio fra l'Ottocento e il Novecento: Rainer Maria
Rilke, considerato uno dei più grandi poeti di lingua tedesca e Lou Salomé,
interprete originale dei fermenti culturali dell'epoca, strettamente legata
alle vicende di Friedrich Wilhelm Nietzsche e Sigmund Freud". Una
volta arrivato a Firenze a metà del mese di Aprile del 1898 e presa dimora al
terzo piano della pensione Benoit sul lungarno Serristori al numero 13, Rilke
dette inizio alla composizione del diario, comprensivo ovviamente delle visite
alle tante realtà culturali della città e alle impressioni che tutto ciò
suscita in lui. Al lettore, ovviamente, il ripasso di questa parte, in parte
poetica, in parte di maturazione culturale, del giovane poeta. A questa
esperienza va aggiunta la cosiddetta "fuga" che Rilke, a Maggio
inoltrato, fece nella città di Viareggio, dove pure, l'ambiente marino,
l'attività del porto e le reminiscenze culturali, contribuiranno a definire
quella posizione culturale che è il vero lascito del Diario fiorentino. Vale a
dire la convinzione che l'impatto con Firenze e Viareggio, lasciano in lui di
trovarsi di fronte, nell'arte fiorentina del primo Rinascimento, ad una sorta
di Primavera (incarnata anche dalle opere principali del Botticelli!) che
tuttavia deve trovare altro per sbocciare in una più matura "estate"
dell'arte. Ѐ da capire, anche sulla base di una più attenta lettura delle
migliori poesie di Rilke di questo periodo, se sia da intendere che il giovane
poeta di lingua tedesca si sentisse già investito di questa potenzialità di
dare sbocco all' "estate" culturale che il primo periodo del Rinascimento
fiorentino non ha saputo portare a termine, o non sia piuttosto l'insieme del
movimento culturale dello Jugendstil, lui compreso naturalmente,
incaricato di una tale missione. Quel che è certo é che l'opera di Mosi,
davvero ben strutturata e meritevole, ha compiuto anche una funzione culturale,
per me di sicuro, in grado di collocare l'arte e gli artisti tedeschi di questo
periodo in un contesto dialettico, e perciò vitale e positivo, con la cultura
del rinascimento fiorentino E merito non secondario di Mosi è il metodo con
cui perviene a tale risultato, attraverso l'ingaggio, diciamo così, del gruppo
di lettura della biblioteca del Palazzo di parte Guelfa, con il quale
ripercorre le tracce della presenza e degli scenari con cui viene a contatto il
giovane poeta di lingua tedesca, sia nella realtà fiorentina che a Viareggio.
Come il lettore potrà vedere, si tratta di un impegno di alcune ore, disteso in
pochi giorni, ma che fungerà da laboratorio di assemblaggio e di
approfondimento sia della narrazione offerta dal Diario, che rispetto alle tesi
ivi esposte relative al contatto con la cultura rinascimentale fiorentina. Mosi
terminerà questo interessante lavoro di recupero del rapporto di Rilke giovane
con la nostra regione, indicando anche in questa occasione, come suo solito,
l'individuazione di un "sentiero" Rilke in Toscana, in questo caso
articolato appunto tra Firenze e Viareggio. Dicevamo all'inizio che non è la
prima volta che viene affrontato il tema del rapporto tra il giovane Rilke e la
toscana, ma credo si possa dire che nessuno lo ha affrontato, come Mosi, con
una visione corale e al tempo stesso, visiva e geografica, di questa bella
esperienza capitata alla città del giglio. Anche di questo credo dobbiamo
essere riconoscenti allo scrupoloso e colto scrittore fiorentino.
Renato Campinoti
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Sinossi –
La CAMERATA DEI POETI alla Sala di Testimonianze, Il commento di Carmelo Consoli e la Fotografia, le canzoni di Rainero. Il libro:"Il diario fiorentino di Rilke per Lou Salomé", di R. Mosi
Roberto Mosi, Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomé”, Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2025
Sinossi –
La fama di Rainer Maria
Rilke, il maggiore poeta lirico di lingua tedesca, è legata in modo particolare
a due opere composte nel 1922, Elegie Duinesi e Sonetti a Orfeo,
capolavori universali. Le elegie cantano l’orgogliosa sfida al divino e il
lamento esistenziale dell’uomo nel confronto-scontro con l’angelo, simbolo di
una inesauribile energia cosmica. È proprio durante il soggiorno del poeta, nel
1898, prima a Firenze e poi a Viareggio, che maturano i primi elementi
significativi di questo percorso poetico, descritti da Il diario fiorentino.
Il progetto fu ispirato e sostenuto dalla donna amata, Lou Salomé, celebre
intellettuale nell’epoca di passaggio fra l’Ottocento e il Novecento. Dalle pagine
del Diario emerge come l’Italia, e in particolare Firenze con la sua
storia e la sua arte, abbiano influito sul pensiero e la scrittura del poeta,
tanto da diventare il laboratorio creativo dove poter affinare il suo linguaggio
e approfondire la sua visione esistenziale. Firenze è per lui una metafora
della capacità umana di creare bellezza immortale in contrasto con l’effimero
della vita. Queste tematiche tornano successivamente nelle sue opere in cui le
immagini fissate nel viaggio in Toscana, si trasformano in simboli universali
nella ricerca di un nuovo linguaggio poetico. A far rivivere questa esperienza
è un gruppo di lettori di una storica biblioteca del centro di Firenze –
Biblioteca Palagio di Parte Guelfa - che decide di dedicare una serie di
incontri alla lettura e all’analisi del Diario, compie escursioni nelle
strade e per le colline fiorentine, lungo le rive del mare di Viareggio,
seguendo i passi e lo sguardo del giovane Rilke. Il frutto finale di questo
impegno, pieno di curiosità e di passione, è la mappa di un percorso letterario
e culturale, preziosa per comprendere come spuntarono le ali al giovane
poeta.
Il commento di Carmelo Consoli
ROBERTO MOSI
Il Diario
Fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomé,
Angelo
Pontecorboli Editore, Collana Stranieri e Firenze
Presentare Roberto Mosi come narratore, poeta, fotografo,
attento studioso e fine esecutore di molte altre importanti attività di cultura
è per me sempre stato un vero piacere.
Chi può meglio di lui illustrarvi le bellezze di Firenze, dei
territori della toscana, entrare nella storia delle popolazioni che hanno
popolato le terre citate, ma anche capace di varcare ogni confine e affacciarsi
su secoli e personaggi che hanno fatto la storia riportandoli in versione
contemporanea nella loro vivida luce?
Mosi ha scritto nella sua lunga attività di racconto poetico una
moltitudine di opere, che poi in gran parte ha illustrato nella sua antologia “
Amo le parole “di cui ho avuto il piacere di redigere la prefazione, il
che mi permette di ribadire, commentando questo volume, che presentiamo, che
egli ancora una volta si dimostra un’abile ricercatore e ricostruttore di
vicende e orizzonti che hanno creato epopee e lampi geniali di poesia e
racconti poetici, creando emozionanti situazioni di lettura e riporti di storia
nei suoi lettori.
Ed allora ecco che egli ci ripropone in questo volume una parte
della storia e della vita del giovane poeta di lingua tedesca, uno dei più
importante, a cavallo tra 800 e 900, nel periodo rinascimentale in cui le città
di Firenze e Viareggio diventano stelle polari.
Ricordiamo come a Monaco in quel periodo sbocciano i nuovi segni
artistici della cosiddetta arte Jugenndstil, o art nouveau, o liberty.
In questo contesto scorre la sua vicenda con Lou Salomé,
originale interprete dei fermenti culturali dell’epoca, strettamente legate
alle vicende di Nietzsche e Freud.
Dunque Rilke arriva a Firenze nell’Aprile del 1898 e alloggia
presso la pensione Benoit sul lungarno Serristori al n° 13 e inizia a compilare
il suo diario di visite alle bellezze e alle realtà culturali della città.
A questo si aggiunga il viaggio che il poeta fece a maggio a
Viareggio e queste due esperienze entusiasmanti apprezzamenti sull’arte
fiorentina del primo novecento come una specie di una nuova primavera.
Nel suo tipico ed inimitabile stile narrativo rivivono e
brillano orizzonti e territori della Toscana ma il racconto di arricchisce di
interessanti inserimenti culturali che il ricercatore Mosi individua e riporta
sull’arte di quel dorato periodo storico.
Particolare interesse suscita quel famoso “sentiero” Rilke,
articolato tra Firenze e Viareggio, come vedremo e che costituisce il contenuto
dell’Appendice del libro.
Mosi imposta il suo narrato a cavallo tra una stupefazione del
presente e la rievocazione del passato che riguarda Rilke ed il periodo storico
preso in esame, ribadendo come Firenze sarà il tema centrale del Diario
presente nelle sue Elegie Duinesi, di cui Mosi dedica liriche.
La fase introduttiva del libro ci racconta della fase primaria
del volume, delle ricerche eseguite da Mosi nella raccolta dei dati, dei primi
soggiorni di Rilke giovane poeta in ascesa, come in Trentino sul lago di Garda,
o a Capri
, o al castello di Duino dove iniziò a scrivere le sue celebri
Elegie duinesi e così via fino alla sua morte avvenuta il 29.12.1926.
Dopo aver narrato con estremi e piacevoli dettagli il
peregrinare di Rilke, Mosi riparte da Firenze al tempo in cui il poeta arriva
in città
E dunque Mosi riprende a raccontare con cura e nei mini dettagli
dell’ingresso di Rilke a Firenze, ad Aprile del 1898, a 22 anni, e alloggia
presso la pensione Benoit, con la sua bella terrazza sul fiume. Tutto questo
nel racconto della sua vita fino a quel momento della sua giovane età.
Nel frattempo in Germania, come già accennato, a Monaco scoppia
l’arte dello Jugendstil o arte Nouveau / Liberty tedesca durata dal 1894 al
1904 circa e la forte influenza che essa ebbe sul giovane Rilke viene
sottolineata da Mosi.
L’aspetto particolare che prende in esame il protagonista è il
suo diario d’amore per Lou Salomé di cui ci parla sin dall’ inizio della pagina
64 del libro e sin dal momento dal loro primo incontro.
Una donna dal fascino fatale e più anziana di lui di 14 anni
frequentatrice, animatrice dei salotti culturali e accompagnatrice,
conoscitrice di famosi personaggi dell’epoca
Rilke conosce Lou nel maggio 1897, figlia di un generale russo;
lei diviene sua amante, lui le dedica appassionale lettere d’amore e poesia.,
che Mosi riporta.
Il libro fa ampio cenno alle poesie di Rilke sul rinascimento.
Ci sarebbe da parlare ancora a lungo delle pagine di questo
libro, ma non si lascerebbe al lettore la scoperta di una scrittura veramente
piacevole.
Giungendo al termine del volume troviamo la famosa fuga di Rilke
a Viareggio e l’incontro con il mare, con il canto delle fanciulle, vera
fiabesca descrizione e successivamente la descrizione del cosiddetto sentiero
Rilke in Toscana, ideato in collaborazione con…continuando nella tradizione
cara a Mosi dei percorsi paesaggistici da seguire.
Dunque un bel libro veramente, piacevolmente mosso tra passato e
presente, un diario di estremo interesse che piacerà non solo agli addetti ai
lavori, agli storici, ma anche a tutti coloro che amano Firenze ed il
territorio toscano visto sempre, come intende Mosi con estrema attenzione e
senso poetico.
Allora complimenti caro Roberto ancora una volta testimone della
storia e del periodo rinascimentale nonché eccellente narratore, poeta, regista
di splendide scenografie che ci fa entrare nei minimi e nei massimi dettagli
dei suoi filmati.
Carmelo Consoli
giovedì 8 maggio 2025
Jacopo Chiostri: "Il diario del giovane Rilke"- Firenze, laboratorio creativo dei capolavori della maturità - Lou Salomé una delle donne più affascinanti del suo tempo
Il diario di Rilke
Amore e ispirazione del poeta boemo a Firenze e a Viareggio nel libro di Roberto Mosi
di Jacopo Chiostri
Rainer
M. Rilke arrivò a Firenze a metà di Aprile del 1898, il suo fu un soggiorno
relativamente breve perché nei primi giorni di maggio lasciò già Firenze e si
trasferì a Viareggio. Il tempo trascorso nel capoluogo fu però decisivo per il
giovane poeta - aveva allora appena ventidue anni - il quale, infatti, scriverà
che a Firenze si era dato il compito di cogliere la sua ricchezza di opere
d’arte come passaggio verso la maturazione e verso una maggiore consapevolezza.
Le
impressioni del viaggio furono raccolte da Rilke nel celebre ‘Diario
fiorentino’ che contiene le sue riflessioni sul patrimonio artistico della
città; il libro, sebbene completato nel 98, sarà pubblicato soltanto nel 1942; è
dedicato a Lou Salomè, la donna amata, conosciuta nel 1897.
Affascinato
dalla figura, e dalla storia, di colui che è considerato il poeta lirico più
celebre della Germania, e uno dei maggiori in Europa, Roberto Mosi, a sua volta
poeta, scrittore, fotografo, oltreché collaboratore de ‘La Toscana Nuova’, ha
di recente pubblicato un colto studio-racconto ‘Il diario fiorentino di Rainer
M. Rilke per Lou Salomè’ che è entrato a far parte della ormai celebre collana
‘Gli stranieri a Firenze’ di Angelo Pontecorboli editore.
Mosi,
che inizia il suo scritto, raccontando di come certe sere sia salito
all’Abbazia di San Miniato e lì si sia immerso nella lettura delle opere di
Rilke, col quale, scrive, condivide l’interesse per la poesia e per il viaggio,
ha poi coinvolto il Gruppo di lettura che fa capo alla biblioteca del Palagio
di Parte Guelfa, di cui fa parte, in un progetto per un ‘Sentiero Rilke in
Toscana, Firenze e Viareggio’; la parte fiorentina, per meglio capire di cosa
parliamo, prende l’avvio dal giardino Demidoff sul lungarno Serristori, nei
pressi del luogo dove il poeta dimorò nell’allora pensione Benoit, e dopo varie
soste, si conclude a San Miniato. Per suo conto Mosi è stato anche sulle tracce
di Rilke in Trentino, alla ‘passeggiata letteraria’ ai piedi del Castello di Arco
sul lago di Garda; poi a Capri dove Rilke scrisse alcune delle sue liriche più
belle tra cui ‘Il Canto del Mare’; ancora al Castello di Duino nei pressi di
Trieste dove iniziò la stesura delle ‘Elegie Duinesi’, terminata
successivamente, nel 1922, in un piccolo castello medievale nel cantone Vallese
in Svizzera; nel Vallese Mosi ha anche visitato Raron dove è sepolto il poeta.
Tornando
al ‘diario’, Mosi spiega come quest’opera contenga il germe della produzione
matura di Rilke e la si possa considerare un laboratorio creativo perché
Firenze influenza definitivamente la sua visione poetica.
Firenze
non è solo però poesia e bellezza; alcune pagine raccontano come Rilke fosse
rimasto deluso dall’incontro con la vita quotidiana della città e Mosi ne
conclude che la sua visione dell’esistenza fosse profondamente aristocratica:
‘Il popolo umile sente l’arte come inutile’, ‘l’arte può essere compresa solo
da individui nobili, colti’: verso le persone comuni Rilke ha un atteggiamento
sprezzante, nota l’autore.
Lo
scritto di Mosi è molto altro. Vi troverete un intero capitolo dedicato a
‘Monaco e il trionfo dello Jugendstil’, un altro in cui si traccia la figura di
Lou Salomè, una delle donne più affascinanti del suo tempo, la quale, oltre a
farlo innamorare, porta il giovane poeta a comprendere gli spunti più moderni
della vita culturale di allora e lo introduce alla psicanalisi. Le descrizioni dei
monumenti, le vie di Firenze scritte da Rilke, e riportate da Mosi, sono un ulteriore
dono di questo prezioso testo.
lunedì 5 maggio 2025
Campinoti recensisce il libro di Mosi: Rilke e il viaggio a Firenze e Viareggio - "Ancora un tassello importante del rapporto tra la cultura europea e lo studio del Rinascimento fiorentino"
per Lou Salomé
(Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2025, Collana Stranieri e
Firenze)
"Ancora un tassello importante del rapporto tra la cultura europea e lo
studio del Rinascimento fiorentino"
Prosegue, con questo
interessante volume di Roberto Mosi, quella che l'editore Angelo Pontecorboli
sta meritatamente realizzando come una vera e propria "biblioteca"
della presenza degli artisti stranieri a Firenze tra la fine dell'Ottocento e la
metà del novecento. E ancora una volta, grazie alla competenza e al lavoro di
scavo di Mosi, l'obbiettivo di mettere il lettore fiorentino di fronte a
qualcosa di nuovo e di importante è ampiamente riuscito. Non che fossero
mancate in passato opere relative all'attività giovanile di Rilke, dedicata
appunto a quell'amore (o infatuazione!) che la più matura e navigata Lou Salomé
aveva saputo far nascere nel diciannovenne poeta. E sarà proprio lei, nel
frattempo convolata a nozze con ben altro "partito", a invitarlo a
farsi le ossa nella città del giglio, dove avrebbe potuto incontrare i
caratteri originali della sua poetica. E sarà sempre lei a introdurlo, prima di
questo viaggio, nell'ambiente artistico tedesco di questo periodo che,
giustamente, Mosi ci fa conoscere a premessa dello sfoglio del Diario medesimo.
Già questo, di mettere in contatto il giovane poeta in fieri con l'ambiente
culturale tedesco del periodo è merito non banale del lavoro di Roberto.
Veniamo così a conoscere come, in una città come Monaco, all'avanguardia
dell'arte germanica, cominciano a sbocciare i nuovi segni artistici, della
cosiddetta arte Jugendstil che, nell'ottica del giovane poeta,
possono rappresentare uno sviluppo della stessa arte rinascimentale di Firenze.
E qui arriviamo al vero e proprio nucleo fondante del pensiero artistico di
Rilke, e non solo di lui, rispetto a quello che, dall'arrivo a Firenze nel
1898, sarà la presa di coscienza e l'interpretazione di questa realtà
culturale. "Ѐ sorprendente - ci avverte l'autore - come Firenze e il
periodo più celebre della sua storia, il Rinascimento, siano al centro degli
interessi di alcuni importanti personaggi della cultura europea, nel passaggio
fra l'Ottocento e il Novecento: Rainer Maria Rilke, considerato uno dei più
grandi poeti di lingua tedesca e Lou Salomé, interprete originale dei fermenti
culturali dell'epoca, strettamente legata alle vicende di Friedrich Wilhelm
Nietzsche e Sigmund Freud". Una volta arrivato a Firenze a metà
del mese di Aprile del 1898 e presa dimora al terzo piano della pensione Benoit
sul lungarno Serristori al numero 13, Rilke dette inizio alla composizione del
diario, comprensivo ovviamente delle visite alle tante realtà culturali della
città e alle impressioni che tutto ciò suscita in lui. Al lettore, ovviamente,
il ripasso di questa parte, in parte poetica, in parte di maturazione
culturale, del giovane poeta. A questa esperienza va aggiunta la cosiddetta
"fuga" che Rilke, a maggio inoltrato, fece nella città di Viareggio,
dove pure, l'ambiente marino, l'attività del porto e le reminiscenze culturali,
contribuiranno a definire quella posizione culturale che è il vero lascito del
Diario fiorentino. Vale a dire la convinzione che l'impatto con Firenze e
Viareggio, lasciano in lui di trovarsi di fronte, nell'arte fiorentina del
primo Rinascimento, ad una sorta di Primavera (incarnata anche dalle opere
principali del Botticelli!) che tuttavia deve trovare altro per sbocciare in
una più matura "estate" dell'arte. Ѐ da capire, anche sulla base di
una più attenta lettura delle migliori poesie di Rilke di questo periodo, se
sia da intendere che il giovane poeta di lingua tedesca si sentisse già
investito di questa potenzialità di dare sbocco all' "estate"
culturale che il primo periodo del Rinascimento fiorentino non ha saputo
portare a termine, o non sia piuttosto l'insieme del movimento culturale dello Jugendstil,
lui compreso naturalmente, incaricato di una tale missione. Quel che è certo, è
che l'opera di Mosi, davvero ben strutturata e meritevole, ha compiuto anche
una funzione culturale, per me di sicuro, in grado di collocare l'arte e gli
artisti tedeschi di questo periodo in un contesto dialettico, e perciò vitale e
positivo, con la cultura del rinascimento fiorentino E merito non secondario di
Mosi è il metodo con cui perviene a tale risultato, attraverso
l'ingaggio, diciamo così, del gruppo di lettura della biblioteca del Palazzo di
parte Guelfa, con il quale ripercorre le tracce della presenza e degli scenari
con cui viene a contatto il giovane poeta di lingua tedesca, sia nella realtà
fiorentina che a Viareggio. Come il lettore potrà vedere, si tratta di un
impegno di alcune ore, disteso in pochi giorni, ma che fungerà da laboratorio
di assemblaggio e di approfondimento sia della narrazione offerta dal Diario,
che rispetto alle tesi ivi esposte relative al contatto con la cultura
rinascimentale fiorentina. Mosi terminerà questo interessante lavoro di
recupero del rapporto di Rilke giovane con la nostra regione, indicando anche
in questa occasione, come suo solito, l'individuazione di un
"sentiero" Rilke in Toscana, in questo caso articolato appunto tra
Firenze e Viareggio. Dicevamo all'inizio che non è la prima volta che viene
affrontato il tema del rapporto tra il giovane Rilke e la Toscana, ma credo si
possa dire che nessuno lo ha affrontato, come Mosi, con una visione corale e al
tempo stesso, visiva e geografica, di questa bella esperienza capitata alla
città del giglio. Anche di questo credo dobbiamo essere riconoscenti allo scrupoloso
e colto scrittore fiorentino.
Renato
Campinoti

















































