sabato 6 giugno 2026

Splendifo incontro di poeti a Firenze per la pace - Le associazioni "Poetas del Mundo" e "La Camerata dei Poeti di Firenze"- 13 giugno 2028 Biblioteca Mario Luzi









 I Poeti del mondo (Poetas del Mundo) è un movimento internazionale Artistico-Letterario che conta oltre 8000 poeti in 140 paesi dei cinque continenti di poeti che mettono la propria arte al servizio dell’uomo per trasformare la parola in un potere reale, in grado di influenzare con la bellezza il destino dell’umanità verso un livello vibrazionale-energetico più elevato di consapevolezza per lo spirito e per l’anima in nome della pacifica condivisione e fratellanza universale. 


"La passione per la Poesia mi ha permesso di creare questa bellissima opportunità di scambio interculturale e l’anno scorso quando Luis Arias Manzo il fondatore del movimento (il 14 ottobre 2005 a Valparisio - Cile) e autore del Manifesto Universale dei Poeti tradotto in 28 lingue,  mi propose di aiutarlo al suo progetto di venire in Italia, accettai con grande entusiasmo.
In veste di segretario nazionale per l’Italia dei Poeti del Mondo, sono riuscito (non senza fatica, ma con grande determinazione, perseveranza, coraggio, passione e coerenza) di coinvolgere anche 3 associazioni (Il Gruppo Autori Polesani di Rovigo, presidente Angioletta Masiero, la Camerata dei Poeti di Firenze, presidente Carmelo Consoli e il Gruppo Scrittori Ferraresi, presidente Federica Graziadei, che hanno dato la loro disponibilità (e ringrazio di cuore) per accogliere questi poeti.
 
Sono stati in Italia dal 6 al 15 settembre con un tour di 8 giorni visitando alcune città (Rovigo, Firenze, Ferrara, Arquà Petrarca, Verona e Venezia) unendo l’aspetto turistico con quello letterario.

E' stato presente agli eventi anche il fondatore del movimento Luis Arias Manzo (Cile), il sottosegretario generale
Maggy Gómez Sepúlveda (Colombia) con alcuni poeti del mondo Margarita Garcia Zenteno (Messico), Rocío Biedma (Spagna), Sujit Kumar Mukherjee (India) che sono intervenuti ai vari reading."


Roberto Mosi – La Camerata dei Poeti di Firenze

Biblioteca Mario Luzi, 13 giugno 2026

L'intervento

 Un caloroso benvenuto a nome della Camerata dei Poeti e della Città di Firenze a questo incontro organizzato con il fondatore dell’Associazione Poetas del Mundo, il poeta Luis Arios Manzo, e con il segretario nazionale dell’Associazione, Stefano Caronti, incontro dedicato al dialogo interculturale di poesia, ambiente, pace e fraternità fra i popoli.

È qui rappresentato un movimento internazionale di artisti e poeti nato nel 2005 che riunisce oltre 9500 persone in 143 paesi. Sono Roberto Mosi del Consiglio Direttivo della Camerata dei Poeti di Firenze e a nome della Camerata esprimo tutta la nostra soddisfazione nell’accogliere in questa prestigiosa sede, la Biblioteca dedicata al poeta Mario Luzi, il fondatore del Movimento Luis Arios Manzo e i celebri poeti che provengono da tanti diversi paesi.

Nello spazio qui accanto alla sala centrale della Biblioteca, un’intera parete è occupata dalle opere, nelle varie edizioni, di Mario Luzi e dalle pubblicazioni di vari Paesi che parlano della sua poesia: il poeta nacque a Firenze, nel quartiere operaio di Castello, nel 1914 e morì nel 2005, dopo che fu nominato senatore a vita della Repubblica italiana. Il pensiero di Mario Luzi, una delle figure più eminenti della letteratura italiana, si fonda sulla poesia come strumento di conoscenza e di salvezza. Attraverso i suoi scritti, ha esplorato l’esperienza umana come un ponte teso tra la caducità del tempo e l’eternità, abbracciando un forte impegno civile ed etico. Ha vissuto gran parte della sua vita in questo quartiere, fra le rive dell’Arno e le colline di Fiesole e Settignano, ben conosciuto e amato dai cittadini, in una delle periferie di Firenze ben ricca di presenze e di memorie. Vicino a noi sorge la chiesa medievale di San Salvi, una lapide all’ingresso riporta i versi della Divina Commedia: ricordano che in quel luogo fu ucciso Corso Donati, il maggiore nemico di Dante, in fuga a cavallo dalla furia dei fiorentini; qui sopra, verso Settignano, si trova la villa di Poggio Gherardo dove Giovanni Boccaccio, il geniale autore del Decameron, immagina che si ritirino i giovani in fuga dal contagio della peste del 1348;   un accenno, infine, alla presenza in questo stesso quartiere, nel secolo passato, dell’Ospedale psichiatrico dove fu recluso nel 1918 il grande poeta Dino Campana e dove i pazienti, negli anni ’70 curarono un grande affresco, ancora presente, su uno degli edifici,  con la celebre poesia “La città” di Pablo Neruda, scritta dopo la visita al palazzo comunale:  E quando in Palazzo Vecchio, / bello come un'agave di pietra, / salii i gradini consunti, /attraversai le antiche stanze …

Si deve riconoscere che la poesia nelle sue diverse manifestazioni è presente in maniera significativa nelle dieci biblioteche civiche di Firenze, che concorrono a formare l’infrastruttura culturale ed educativa della città, una città che è stata dichiarata “Città operatrice di pace” da una delibera del Consiglio comunale di 30 anni orsono.

Era un provvedimento che prendeva spunto da una serie di atti che l’avevano più volte vista operare in questo senso, a partire, per esempio, dalle finestre chiuse dell’Arcivescovado, tenute serrate dal cardinale Elia Dalla Costa in mezzo ad un tripudio di balconi imbandierati a festa nel maggio del 1938, durante la visita di Hitler a Firenze.

Un impegno per la pace ripreso in pieno dal sindaco Giorgio La Pira negli anni ‘50 con il suo prodigarsi per unire le città del mondo, da Mosca a New York contro la prospettiva di nuovi conflitti armati, e di uso delle armi atomiche, che si affacciava minacciosa all’orizzonte. Un impegno che cercava anche di intervenire sui conflitti in atto, su quello, ad esempio, fra israeliani e palestinesi – con gli incontri dei “Colloqui Mediterranei” – e sulla guerra che insanguinò il Vietnam per molti anni. Nella storia fiorentina della seconda metà del secolo scorso è immediato ricordare grandi personaggi schierati per la difesa delle ragioni della pace e contro le ingiustizie sociali, da don Lorenzo Milani a Ernesto Balducci.

Balducci, con la rivista “Testimonianze, dette vita, negli anni ’80, ai Convegni “Se vuoi la pace, prepara la pace” (un’affermazione che rovesciava il detto tradizionale “se vuoi la pace, prepara la guerra”), mentre, nello stesso periodo, sarebbe stata messa in piazza San Giovanni la “Tenda della Pace”. È in questo clima e con questi precedenti che si giunge alla proclamazione di Firenze “città operatrice di pace”, un provvedimento che recepisce a livello istituzionale quello che era già presente a livello sociale e culturale nella realtà fiorentina.

La situazione generale, ai nostri giorni è veramente difficile, se non tragica, papa Francesco ha parlato con ragione di una guerra mondiale a pezzi, frammentata, una situazione che ci interpella tutti, interroga le nostre coscienze, ci chiama ad assumere le nostre responsabilità.

Pablo Picasso ha affermato che: L’arte scuote dall’animo la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni. L’arte infatti è in grado di dare risonanza a fenomeni che incombono sul destino dell’uomo e coinvolge la sfera emotiva di ognuno di noi, riesce a cambiare la prospettiva di osservazione di chi guarda: le opere d’arte si trasformano in “oggetti parlanti” ricchi di significato che contribuiscono a trasmettere l’urgenza di una determinata questione e, allo stesso tempo, spingere l’osservatore ad agire. Emerge sempre più nell’arte contemporanea la consapevolezza di una pluralità di legami che connettono tra loro forme di vita differenti, ecosistemi, tecnologie, frammenti di natura e storia. La natura, le nature, in forma plurale, ibrida, frammentata, tornano così ad essere focali anche nel mondo dell’espressione artistica, dell’espressione poetica.

La poesia e lo sguardo ingenuo del poeta e dell’artista sono i più appropriati per dialogare con la natura. E questo è invito e compito di tutti, proprio tutti.

 

L’amore

finisce dove finisce l’erba

e l’acqua muore.

 

Scriveva il poeta Giorgio Caproni nei suoi “Versicoli quasi ecologici”. E siamo, forse, ancora in tempo per ritornare in armonia con la natura.

 


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