I Poeti del mondo (Poetas del Mundo) è un movimento internazionale Artistico-Letterario che conta oltre 8000 poeti in 140 paesi dei cinque continenti di poeti che mettono la propria arte al servizio dell’uomo per trasformare la parola in un potere reale, in grado di influenzare con la bellezza il destino dell’umanità verso un livello vibrazionale-energetico più elevato di consapevolezza per lo spirito e per l’anima in nome della pacifica condivisione e fratellanza universale.
"La passione per la Poesia mi ha permesso di creare questa bellissima opportunità di scambio interculturale e l’anno scorso quando Luis Arias Manzo il fondatore del movimento (il 14 ottobre 2005 a Valparisio - Cile) e autore del Manifesto Universale dei Poeti tradotto in 28 lingue, mi propose di aiutarlo al suo progetto di venire in Italia, accettai con grande entusiasmo.
In veste di segretario nazionale per l’Italia dei Poeti del Mondo, sono riuscito (non senza fatica, ma con grande determinazione, perseveranza, coraggio, passione e coerenza) di coinvolgere anche 3 associazioni (Il Gruppo Autori Polesani di Rovigo, presidente Angioletta Masiero, la Camerata dei Poeti di Firenze, presidente Carmelo Consoli e il Gruppo Scrittori Ferraresi, presidente Federica Graziadei, che hanno dato la loro disponibilità (e ringrazio di cuore) per accogliere questi poeti.
Sono stati in Italia dal 6 al 15 settembre con un tour di 8 giorni visitando alcune città (Rovigo, Firenze, Ferrara, Arquà Petrarca, Verona e Venezia) unendo l’aspetto turistico con quello letterario.
E' stato presente agli eventi anche il fondatore del movimento Luis Arias Manzo (Cile), il sottosegretario generale Maggy Gómez Sepúlveda (Colombia) con alcuni poeti del mondo Margarita Garcia Zenteno (Messico), Rocío Biedma (Spagna), Sujit Kumar Mukherjee (India) che sono intervenuti ai vari reading."
Roberto
Mosi – La Camerata dei Poeti di Firenze
Biblioteca
Mario Luzi, 13 giugno 2026
L'intervento
Un caloroso benvenuto a nome della Camerata dei Poeti e della Città di Firenze a questo incontro organizzato con il fondatore dell’Associazione Poetas del Mundo, il poeta Luis Arios Manzo, e con il segretario nazionale dell’Associazione, Stefano Caronti, incontro dedicato al dialogo interculturale di poesia, ambiente, pace e fraternità fra i popoli.
È
qui rappresentato un movimento internazionale di artisti e poeti nato nel 2005
che riunisce oltre 9500 persone in 143 paesi. Sono Roberto Mosi del Consiglio
Direttivo della Camerata dei Poeti di Firenze e a nome della Camerata esprimo tutta
la nostra soddisfazione nell’accogliere in questa prestigiosa sede, la
Biblioteca dedicata al poeta Mario Luzi, il fondatore del Movimento Luis Arios
Manzo e i celebri poeti che provengono da tanti diversi paesi.
Nello
spazio qui accanto alla sala centrale della Biblioteca, un’intera parete è
occupata dalle opere, nelle varie edizioni, di Mario Luzi e dalle pubblicazioni
di vari Paesi che parlano della sua poesia: il poeta nacque a Firenze, nel
quartiere operaio di Castello, nel 1914 e morì nel 2005, dopo che fu nominato
senatore a vita della Repubblica italiana. Il pensiero di Mario Luzi, una delle
figure più eminenti della letteratura italiana, si fonda sulla poesia come
strumento di conoscenza e di salvezza. Attraverso i suoi scritti, ha esplorato
l’esperienza umana come un ponte teso tra la caducità del tempo e l’eternità,
abbracciando un forte impegno civile ed etico. Ha vissuto gran parte della sua
vita in questo quartiere, fra le rive dell’Arno e le colline di Fiesole e
Settignano, ben conosciuto e amato dai cittadini, in una delle periferie di
Firenze ben ricca di presenze e di memorie. Vicino a noi sorge la chiesa
medievale di San Salvi, una lapide all’ingresso riporta i versi della Divina
Commedia: ricordano che in quel luogo fu ucciso Corso Donati, il maggiore
nemico di Dante, in fuga a cavallo dalla furia dei fiorentini; qui sopra, verso
Settignano, si trova la villa di Poggio Gherardo dove Giovanni Boccaccio, il
geniale autore del Decameron, immagina che si ritirino i giovani in fuga dal
contagio della peste del 1348; un
accenno, infine, alla presenza in questo stesso quartiere, nel secolo passato,
dell’Ospedale psichiatrico dove fu recluso nel 1918 il grande poeta Dino
Campana e dove i pazienti, negli anni ’70 curarono un grande affresco, ancora
presente, su uno degli edifici, con la
celebre poesia “La città” di Pablo Neruda, scritta dopo la visita al palazzo
comunale: E quando in Palazzo
Vecchio, / bello come un'agave di pietra, / salii i gradini consunti, /attraversai
le antiche stanze …
Si
deve riconoscere che la poesia nelle sue diverse manifestazioni è presente in
maniera significativa nelle dieci biblioteche civiche di Firenze, che
concorrono a formare l’infrastruttura culturale ed educativa della città, una
città che è stata dichiarata “Città operatrice di pace” da una delibera del
Consiglio comunale di 30 anni orsono.
Era un provvedimento che prendeva spunto
da una serie di atti che l’avevano più volte vista operare in questo senso, a
partire, per esempio, dalle finestre chiuse dell’Arcivescovado, tenute serrate
dal cardinale Elia Dalla Costa in mezzo ad un tripudio di balconi imbandierati
a festa nel maggio del 1938, durante la visita di Hitler a Firenze.
Un impegno per la pace ripreso in pieno dal sindaco Giorgio
La Pira negli anni ‘50 con il suo prodigarsi per unire le città del mondo, da
Mosca a New York contro la prospettiva di nuovi conflitti armati, e di uso
delle armi atomiche, che si affacciava minacciosa all’orizzonte. Un impegno che
cercava anche di intervenire sui conflitti in atto, su quello, ad esempio, fra
israeliani e palestinesi – con gli incontri dei “Colloqui Mediterranei” – e
sulla guerra che insanguinò il Vietnam per molti anni. Nella storia fiorentina
della seconda metà del secolo scorso è immediato ricordare grandi personaggi
schierati per la difesa delle ragioni della pace e contro le ingiustizie
sociali, da don Lorenzo Milani a Ernesto Balducci.
Balducci, con la rivista
“Testimonianze”, dette vita, negli anni ’80, ai Convegni
“Se vuoi la pace, prepara la pace” (un’affermazione che rovesciava il detto
tradizionale “se vuoi la pace, prepara la guerra”), mentre, nello stesso
periodo, sarebbe stata messa in piazza San Giovanni la “Tenda della Pace”. È in
questo clima e con questi precedenti che si giunge alla proclamazione di
Firenze “città operatrice di pace”, un provvedimento che recepisce a livello
istituzionale quello che era già presente a livello sociale e culturale nella
realtà fiorentina.
La situazione generale, ai nostri giorni è
veramente difficile, se non tragica, papa Francesco ha parlato con ragione di
una guerra mondiale a pezzi, frammentata, una situazione che ci interpella
tutti, interroga le nostre coscienze, ci chiama ad assumere le nostre
responsabilità.
Pablo Picasso ha affermato che: L’arte
scuote dall’animo la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni. L’arte
infatti è in grado di dare risonanza a fenomeni che incombono sul destino
dell’uomo e coinvolge la sfera emotiva di ognuno di noi, riesce a cambiare la
prospettiva di osservazione di chi guarda: le opere d’arte si
trasformano in “oggetti parlanti” ricchi di significato che contribuiscono a
trasmettere l’urgenza di una determinata questione e, allo stesso tempo,
spingere l’osservatore ad agire. Emerge sempre più nell’arte contemporanea la
consapevolezza di una pluralità di legami che connettono tra loro forme di vita
differenti, ecosistemi, tecnologie, frammenti di natura e storia. La natura, le
nature, in forma plurale, ibrida, frammentata, tornano così ad essere focali
anche nel mondo dell’espressione artistica, dell’espressione poetica.
La poesia e lo sguardo ingenuo del poeta e
dell’artista sono i più appropriati per dialogare con la natura. E questo è
invito e compito di tutti, proprio tutti.
L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore.
Scriveva il poeta Giorgio Caproni nei suoi
“Versicoli quasi ecologici”. E siamo, forse, ancora in tempo per ritornare in
armonia con la natura.





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