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L'intervento di Roberto Mosi
Il sentimento della rabbia
Nella collana Edizioni dell’Assemblea
è stato pubblicato Rabbia social–e, un libro che ci fa vedere la rabbia da un punto di
vista diverso dal solito. Il
presidente dell’Assemblea, Antonio Mazzeo, ricorda nella presentazione del
libro che la rabbia è un’emozione primaria che ci accompagna dalla nascita e
che si manifesta spesso in modi aggressivi e violenti sia nella dimensione
fisica (sociale) che in quella digitale (social). I curatori del
libro, Alessio Gensini e Leonardo Santoli, ci invitano però a recuperare questa
emozione come fonte di energia per azioni che hanno una ricaduta sociale
positiva e contribuiscono a far crescere la comunità di cui siamo parte. Come
non pensare a quella rabbia che diventa indignazione davanti all’ingiustizia,
che contribuisce a far crollare i muri dell’indifferenza? Nella storia della
Toscana emergono episodi in cui la rabbia è stata la spinta positiva per costruire
una società più giusta, si pensi, fra tutti, alla partecipazione alla lotta
contro il fascismo e per la Liberazione.
Confesso che in un primo
momento sono rimasto sorpreso dalla scelta del Consiglio Regionale di
pubblicare un libro su questo tema non propriamente istituzionale; ho lavorato
per anni presso gli uffici dell’Assemblea e per me il prototipo di questo tipo
di impegno è rappresentato dai dodici volumi che nel 1980 raccolsero i
risultati della dotta ricerca sul tema dei lavori all’Assemblea Costituente e
le scelte che il legislatore operò per il Sistema delle Autonomie: ricordo
bene, fra l’altro, che le pubblicazioni furono consegnate in forma solenne dal
presidente del Consiglio, Loretta Montemaggi, al presidente della Camera Nilde
Iotti, in occasione di un incontro al quale ero presente.
La lettura del libro Rabbia
social–e, che è disponibile in distribuzione gratuita, mi ha fatto
ampiamente ricredere, ho apprezzato l’originalità e l’attualità della ricerca
condotta dagli autori che hanno messo a fuoco un fenomeno di notevole rilievo
soprattutto ai nostri giorni. I curatori Ezio Alessio Gensini e Leonardo
Santoli, autori, rispettivamente, delle poesie presenti nel libro e della parte
grafica, spiegano che la rabbia è innescata da problemi sociali collettivi.
Ognuno di questi problemi è il risultato di una combinazione tra il tipo di
società e gli squilibri in essa presenti: disuguaglianza economica, assenza di
valide politiche pubbliche, scarsità di risorse, esistenza di leggi ingiuste e
crisi di valori; questi problemi innescano conseguenze psicologiche notevoli dei
problemi sociali, come ansia, depressione, rabbia e violenza, tendenza
all’isolamento e delusione. Il libro
traccia un lungo percorso per i diversi profili dell’argomento con una ricca
raccolta di contributi realizzati da persone competenti in vari rami della
scienza e della cultura.
Da questo insieme variegato di
contributi, emergono concetti chiave, ai quali abbiamo già fatto cenno: 1. La
doppia natura della rabbia, il carattere ibrido del fenomeno, sociale perché
radicata in problemi collettivi reali e social-e perché trova nel web
un’arena che ne amplifica la velocità e la portata. 2. Effetti psicologici e isolamento: il testo
evidenzia come la rabbia collettiva si traduca a livello individuale in ansia,
depressione, delusione e una crescente tendenza all’isolamento, spesso
accentuato dal passaggio dei contatti sociali al piano puramente virtuale. 3. Il ruolo della pandemia: diversi autori
sottolineano come il COVID-19 abbia compromesso il benessere psicosociale,
spostando le interazioni simboliche nell’ambito digitale dove la rabbia è
diventata una nuova pratica sociale.
Si passa infine dalla protesta
alla proposta, il libro, infatti, non è solo un’analisi critica, ma rappresenta
un manifesto per futuri indirizzi e suggerisce che la comprensione di questi
fenomeni è il primo passo per trasformare l’indignazione in partecipazione
consapevole.
Nel volume Rabbia Social-e
le riflessioni sui temi sociali e psicologici dei giovani si intrecciano
costantemente al mondo dell’arte, poiché l’arte viene vista come il linguaggio privilegiato
per dare forma e senso al disagio giovanile. Si evidenzia poi come per i
giovani il web non sia solo un mezzo di comunicazione, ma rappresenti un’estensione
del sé; i risultati della ricerca riportati mostrano, per altro verso, come la
pandemia abbia accelerato un processo di analfabetismo emotivo: i
giovani, privati del confronto fisico, usano i social per manifestare una
rabbia che spesso non sanno nominare. In un mondo poi che non offre certezze
lavorative o identitarie, la rabbia diventa «un
modo per sentirsi esistenti». Nel libro è analizzato il nesso tra l’uso
intensivo dei social e l’aumento di ansia e depressione tra gli adolescenti e
la rabbia appare come il simbolo visibile di una profonda solitudine
strutturale.
Riguardo al mondo dell’arte, i
curatori sostengono che l’artista ha come il compito di intercettare la rabbia
nell’aria e trasformarla in un’immagine o un’opera che induca alla
riflessione invece che alla violenza. Il volume è arricchito da contributi
visivi che fungono da contrappunto ai saggi sociologici. L’arte contemporanea
viene presentata come un linguaggio che permette di comunicare tra generazioni
diverse, superando le barriere della comunicazione verbale spesso violenta dei
social, gli autori ritengono infatti che la bellezza e la creatività siano preziosi
anticorpi, efficaci contro l’odio online. L’arte non deve essere quindi elitaria,
ma deve tornare a parlare dei problemi collettivi per aiutare i giovani a dare
una forma estetica (e quindi controllata) delle loro pulsioni.
Il libro è stato pubblicato nel 2024 e suscita un notevole interesse a partire dal mondo dell'arte, dalle persone che frequentano la Società delle Belle Arti - Circolo dgli Artisti "Casa di Dante", dove avviene la presentazione di "Rabbia social-e". Sono argomenti oggi, da riprendere ancora e approfondire ulteriormente con la comune partecipazione di artisti, ricercatori, umanisti, anche alla luce della lettera enciclica "Magnifica Humanitas" di paa Leone XIV "sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale". Un articolo di oggi su "L'Avvenire", di Antonio Spadaro, porta il titolo quanto mai significativo "Il genio creativo come resistenza all'algoritmo. L'arte ci salverà.". Nel sottotitolo la prima spiegazione: "Dove l'algoritmo ottimizza, accelera e replica, l'uomo si espone al rischio, alla lentezza, all'errore, alla trasformazione. E' dall'attraversamento del limite - mai codificabile - che nasce la nostra capacità di dire qualcosa di profetico sulla realtà attraverso la musica, la pittura, persino il cinema. E lo facciamo col cuore, col corpo, con le nostre storie, non solo con l'intelligenza. Che non può essere assolutizzata."
Si pò dire che sugli argomenti di questa sera "i lavori sono in corso", richiedono un forte, comune impegno di approfondimeto, di confronto, di partecipazione critica e responsabile, da parte delle associazioni culturali, artistiche, di ricerca. L'auspicio è che nei prossimi tempi fioriscano nuovi appuntamenti e incontri, nuove pubblicazioni, come quello di oggi.








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