giovedì 21 maggio 2026

Il libro "I Demidoff" di R. Mosi, Pontecorboli, e la memoria di San Donato - Guerrini disegna

Villa Matilde dei Demidoff, Principi di San Donato
Disegno di Enrico Guerrini

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Alberto Argentile, Quartiere 5



            L'autore e Nicoletta Manetti

Uno straordinario incontro il 20 maggio al Circolo degli Artisti Casa di Dante, introdotto dal presidente Franco Margari, per la presentazione di due libri di Roberto Mosi, volti a narrare e "cantare" la storia e le memorie delle terre a nord-ovest di Firenze, i rioni di Novoli e di Rifredi, luoghi di origine dell'autore: Roberto Mosi, I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze, Pontecorboli Edizioni, e Ritorni, Ladolfi Poesia.


LINK VIDEO INCONTRO 






L'autore porta avanti un progetto per mostrare come la letteratura, la poesia, la pittura, il canto, la fotografia, possono contribuire a recuperare le memorie di un luogo, a diffonderne la conoscenzae e porle in valore, creare identità e partecipazione nel nome di un comune sentire. Nel caso in questione il riferimento è a San Donato in Polversoasa e agli attuali quartieri di Novoli e di Rifredi. Si sono già tenuti incontri presso la Bibliteca Buonarroti a Novoli e prossimamente i due libri saranno presentati alla SMS di Rifredi, al Circolo degli Artisti Casa di Dante nella forma di concerto con la partecipazione del pianista Umberto Zanarelli, alla Coop di piazza Leopoldo, alla Libreria Salvemini, con la raccolta delle reazioni, commenti, documenti. 
Alberto Argentile, presidente della Coommissione Cultura del Q. 5, ha portato il saluto del Quartiere e ha manifestato il pieno interesse per il progetto.

Nicoletta Manetti con il romanzo "I Demidoff"


     Il pittore Enrico Guerrini





Nicoletta Manetti ha illustrato i caratteri del romanzo "I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze", soffermandosi sul valore della collana "Gli Stranieri e Firenze" dell'editore fiorentino Pontecorboli e sui protagonisti del libro, la villa di San Donato, il Castello incantato, Matilde Bonaparte, artista di valore, donna libera e indipendente, Nostra Signora delle Arti in Francia, la collana dai sette fili di perle che si perde nelle sabbie della storia.
Giuseppe Baldassarre ha commentato il libro "Ritorni", Ladolfi Editore, un poemetto di 12 canzoni, dedicato al viaggio di ritorno dell'autore verso i luoghi della sua infanzia.

I° Canzone, "Ritorni" -Vento

Ritorno alla finestra aperta
sui primi anni della mia vita
i papaveri dei campi, le pievi
campanili, fabbriche, ciminiere
per sfondo Monte Morello.

Il vento supera agile il Monte
investe sibilando il mio
mondo, scompiglia le chiome
degli alberi, le braccia
dei filari allineati nei campi.

Le ombre della sera disegnano
figure al galoppo fra le spighe
agitate del grano, onde
s’infrangono contro la casa
isola al limitare dei campi.

Un tappeto di lucciole rosse
invade il mio breve orizzonte
fra lo stridio incessante
dei grilli che si alza fino
alle pallide luci del cielo.

Un carro torna dal mercato
la luce del fanale avanza
per la strada di campagna.
Mi addormento al canto
lontano del carrettiere.

Nel corso dell'incontro il pittore Enrico Guerrini ha realizzato, all'impronta, i disegni ora riportati, raffigurazion emblematiche di luoghi e personaggi.






Francesco Rainero


Francesco Rainero ha cantato le canzoni "Firenze (canzone triste)" di Ivan Graziani, "Dorme Firenze" di Beppe Dati, e "Ti cerco nel mondo", da lui composta, riportata su YouTube.



Presentazione dal libro su “I Demidoff”, Pontecorboli

Tra i visitatori che nell’Ottocento giunsero a Firenze e decisero di fermarsi, vi è Nicola Demidoff capostipite di una famiglia di ricchi proprietari di miniere e di fabbriche in Russia, che Lenin chiamò geniali fabbri russi. Arrivò in Toscana nel 1822, regione celebre per il saggio e illuminato governo del granduca Leopoldo II; seguendo la tradizione delle origini familiari, Nicola promosse iniziative sociali e culturali come la creazione dell’Istituto Demidoff, per l’educazione dei fanciulli poveri, interventi nel campo del collezionismo d’arte e dell’architettura. Promosse in un’area povera, paludosa di Firenze, San Donato in Polverosa, la costruzione di una villa di una tale bellezza da essere segnalata come la seconda reggia della città, dopo Palazzo Pitti. Il figlio Anatolio continuò l’opera del padre, fu un esploratore e studioso delle più lontane terre russe, un fervido cultore del mito di Napoleone, fu nominato da Leopoldo II principe di San Donato. Celebre il tempestoso e breve matrimonio con Matilde Bonaparte, nipote di Napoleone, giunta a Firenze con il padre Girolamo Bonaparte, fratello dell’imperatore. Matilde coltiva lo studio della pittura, frequenta i luoghi d’arte e celebri salotti fiorentini animati da seguaci della causa risorgimentale, si forma un bagaglio di conoscenze e di passioni che sarà per lei prezioso in Francia, dove fugge nel 1846. Si afferma a Parigi come pittrice, dà vita ad un famoso salotto frequentato dai più celebri artisti e scrittori, fra i quali Marcel Proust, conquista una supremazia nel mondo delle arti del Secondo Impero ed è riconosciuta come Notre-Dame des Arts. L’autore segue la parabola dei protagonisti a Firenze e in Europa, fino alla dispersione finale dei beni e del potere delle famiglie, Demidoff e Bonaparte: il simbolo di questo processo è rappresentato dalla rovina della villa di San Donato in Polverosa, un castello incantato disperso nella furia edilizia che ha investito il quartiere negli ultimi decenni del secolo passato.


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Roberto Mosi, Ritorni, G. Ladolfi Ed., Collana Perle poesia, Borgomanero 2026

             Con il libro “Ritorni” anch’io compio il mio viaggio per Itaca, un viaggio, come dice il celebre poeta greco, “fertile in avventure e in esperienze”. Mi sono messo in viaggio dopo anni di lontananza per ritornare alla mia terra delle origini, alla periferia, una volta proletaria, di Firenze, il quartiere di Novoli, detto in altri tempi “Polverosa”, fra il Centro e l’autostrada per il mare.

            Ho narrato questo viaggio con la lingua della poesia e, in parte, della fotografia. Il poemetto “Ritorni” presenta una cadenza regolare, con il respiro di dodici canti, ognuno con dieci strofe di cinque versi ciascuna, illuminato da una fotografia ripresa dal giardino dei limoni della vicina villa medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca.

            Mi inoltro così nei luoghi e nelle immagini delle origini, ritorno ai paesaggi dell’infanzia, ai colori, ai sapori e ai suoni rimasti in fondo all’anima, che come le madeleines di Proust, suscitano ricordi ed emozioni personali. Un ritorno prima sognato, immerso nella trama dei ricordi dell’infanzia, della gioventù, dei sogni che rimangono scolpiti dentro, come è per ognuno di noi, incastrati nelle pieghe del paesaggio incontrato.

            C’è sempre un punto fisso dal quale il nostro io interiore si sporge ad osservare il mondo. Nel mio caso, la casa ai margini della periferia di Novoli, fra i campi, prima del travolgente sviluppo edilizio della zona.

            Ritorno alla finestra aperta / sui primi anni della mia vita / i papaveri dei campi, le pievi …

            Da questa finestra si apriva un paesaggio straordinario, in primo piano i resti del parco di una villa meravigliosa, già abitata da un’affascinante principessa e da un principe giunto da lontane terre orientali, poi borghi e pievi sparse nella campagna, alcune fabbriche punteggiate da altissime ciminiere. Sulle prime colline le eleganti forme delle ville medicee, da quella di Careggi, già culla dell’Umanesimo, con Poliziano, Ficino, Botticelli, a quella di Castello, dove era la scuola che frequentò il grande poeta Mario Luzi, alla magnifica villa Petraia, trasformata in un tragico ospedale militare nel corso della prima guerra mondiale; sullo sfondo, la massiccia presenza di Monte Morello, meta agognata per le escursioni dei ragazzi, per raggiungerne la cima nell’ora magica dell’alba.

            Lunga la via del ritorno / per mari tempestosi / e porti sconosciuti / l’immagine della mia terra fissa nel cuore. // Sono il sibilo del vento / delle origini, il sole che sorge /dal Monte , l’acqua fresca / della fonte, il suono delle chiarine, la poesia del Maestro // Le mie impronte sono nel fango, nelle strade // polverose, nella fatica // delle fabbriche, nel suono / lacerante delle sirene.

            Alla fine del viaggio si precipita nel quartiere affollato di oggi, fra il moto frenetico del traffico, le luci e le ombre del vivere quotidiano.    

            Passo oggi lungo i muri / cerco il profumo dei ricordi / tra la folla dei motori / di San Donato in Polverosa / stanza di sbratto della città. // Scopro ombre di storia / tra monconi di cemento / il convento degli Umiliati / il parco dei principi russi / l’orto con le rose scarlatte.

            Emerge la voglia di ripartire, lo zaino in spalla e in mano la mappa per altre terre, dove si trovano le risposte // ad ogni nostro perché. Rimane la felicità per il viaggio compiuto, per la riscoperta di sentimenti e di emozioni, per aver aperto un dialogo con gli altri  attraverso la poesia, aver suscitato, credo, sensazioni analoghe, che tutti proviamo quando ci mettiamo in cammino per i sentieri della vita.  

R. M.










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