lunedì 30 dicembre 2024

Angelo Pontecorboli Editore: AUGURI DI UN FELICE 2025 : con "Le tre principesse francesi a Firenze"



Tre principesse francesi a Firenze
Pontecorboli Editore

E’ affascinante seguire le storie delle tre principesse sorelle dell’imperatore Napoleone, Carolina, Paolina ed Elisa, a Firenze e in Toscana, con lo sguardo di Sylvia Boucot che per trent’anni, in tempi diversi, fu al loro servizio come dama di compagnia, nella buona e nella cattiva sorte, secondo le straordinarie vicende del generale corso. Sylvia nella sua esperienza, unica, ha modo di raccogliere le confidenze delle tre donne, i racconti dei loro amori, la loro determinazione e il loro coraggio, i momenti dell’orgoglio per la famiglia di cui fanno parte, il rapporto con il potere, le angosce degli anni dopo la sconfitta di Napoleone, quando la famiglia dell’imperatore è proscritta, perseguitata dalle nazioni vincitrici. Firenze, con la sua storia, lo spettacolo del suo patrimonio d’arte, le sue bellezze, l’effervescenza della società di quel periodo, è fra i protagonisti del romanzo storico.











 

giovedì 19 dicembre 2024

AUGURI MARIELLA ! ... E GRAZIE!



RECENSIONE DEL VOLUME

“AMO LE PAROLE. POESIE 2017-2023” DI ROBERTO MOSI

(GIULIANO LADOLFI ED, BORGOMANERO (NO) – 2023)

 

Il libro di Roberto Mosi antologizza ben sette volumi e/o riviste usciti dal 2017 al 2023. Si tratta di una poesia sempre originale, assai personalizzata, vive di un pensiero originale ed onirico, oltre che decisamente “realistico”.

Vorrei poter citare moltissimi testi, che sono quasi sempre vividi dei molti luoghi visitati dall’autore: anzitutto le città di Firenze e i suoi dintorni collinari. Tra i luoghi (chiese, palazzi, monumenti, piazze e così via) citerò “Palazzo Vecchio”, “Piazzale degli Uffizi”, “Peretola”, “Il nonno poeta” le stupende colline “Ad infinitum”.

A questo punto ci aggiriamo insieme all’autore per tantissimi luoghi del mondo: da Nord a Sud, da Est a Ovest. Seguendo – infine – la preziosa post-fazione dello scrittore–editore Giuliano Ladolfi, mentre lo scrittore Carmelo Consoli elabora una magnifica prefazione a tutto il libro.

Come fare per dare voce (e voce d’amore) a quasi duecento poesie da Mosi stesso antologizzate senza trascurarne troppe, e di troppi luoghi naturali, storici, artistici?

Ma veniamo, intanto a qualche rapida ed essenziale nota autobiografica relativa a Roberto Mosi: nato a Firenze nel 1942, è stato dirigente per la cultura alla Regione Toscana. Si interessa di poesia, narrativa, saggi, fotografia, ricerche nel campo multimediale. Collabora a varie riviste e, in particolare, con “Testimonianze” (è presidente dell’associazione culturale) e con “L’area di Broca”.

A questo punto mi è doveroso (e insieme spontaneo) dare voce all’amore verso le parole; dimostrare il suo (dell’autore e pure mio) “AMORE PER LE PAROLE”. E di parole amabili, da amare, il presente volume che comprende vari testi di poesia, ce ne sono davvero moltissime, iniziando dal primo dei libri qui antologizzati, Il profumo dell’Iris (edito nel 2018) per passare a Navicello etrusco (edito nel 2018) e Orfeo in Fonte Santa (2019), fino a Sinfonia per San Salvi (2020), a Promethéus (2021) a Il nostro giardino globale (2023) e, infine I nostri giorni.

Da Il profumo dell’iris cito versi tratti dalla poesia “L’Annunziata”: “Sulle strade di casa attraverso / Piazza dell’Annunziata. / Novanta passi è lunga / trenta le colonne, otto i bambini / in fasce, tondi bianchi di smalto / sessanta le api per il Granduca”.

Da Navicello Etrusco, nel testo si legge: “La capanna, tronchi e rami / d’albero portati dal mare / tegole, embrici di un naufragio / sulla spiaggia della sterpaia / bagno del Nano Verde. / Il falò illumina il bambino / la mamma, Maria / giunti dalla Palestina / su un barcone di migranti. / Intorno il villaggio di sabbia / il disegno di strade e capanne / di animali in cammino / nel profumo di alghe e conchiglie / di pini e di macchie sempre verdi. / Intorno le luci affacciate / sul golfo, stelle comete, il volo / degli aerei in arrivo da oriente”. E ancora, ancora…

Dal volume Eratoterapia cito i versi del testo “Il nonno poeta”: “Il nonno lavora? / “Si”. “Che lavoro fa?” / “Fa il poeta”. // Non è colpa mia / se Anna crede questo / del nonno. // È nell’età / dell’innocenza, le si può / concedere tutto. // Avrà pazienza la poesia / se la credono presente / in un centro per anziani”.

Passiamo ora ad un testo tratto da Sinfonia per San Salvi (2020). Il testo è “Follia dell’arte”: “Poggio Gherardo sopra San Salvi / e cento braccia dal padiglione / delle agitate / abitato dalle novelle del Boccaccio / dei giovani in fuga dalla peste. // E la condanna di Dante per / Corso Donati, raggiunto alla porta / di San Salvi dal colpo di lancia / del mercenario catalano. // Follia dell’Arte / nel cenacolo di San Salvi / i soldati all’assedio di Firenze / fanno scempio delle sculture / di Andrea, salvano meravigliati / l’affresco dell’ultima Cena.”

Da Prometheus - Il dono del fuoco (2021): traggo da questa magnifica, più che complessa raccolta, alcuni versi da un paio di testi: prima dall’intero testo “Angeli custodi”: “Liberate i quadri dai musei / dalle mostre ordinate / da eruditi senza fantasia // dai racconti cuciti intorno / all’ego di registi boriosi // I quadri vivono dell’aria / delle strade, dei muri bagnati / dalla pioggia, dal lento disfarsi // Mostrano l’anima del quartiere / di quelli che l’abitano, volano / poi via come gli angeli custodi”.

Poi dalla stessa raccolta un altro testo “Eschilo di Eleusi - Il mito della scienza”: “Incontro Prometeo / e il tempo del mito / nei versi scolpiti da Eschilo (…) / Eschilo canta la generosità / di Prometeo, fonte di tutte / le scienze per i viventi. Fu suo, / per il bene degli uomini, il dono / del calcolo, primizia d’ingegno, / e l’insieme dei segni tracciati // Avverto nell’aria l’eco della / musica di Beethoven”.

Da I nostri giorni, infine, “La vita” per concludere, senza, però, chiudere questa poesia: “Esplode la vita nel mio / giardino dopo i giorni / della pandemia, le strade / piene di folla effervescente / ogni angolo pieno di tavolini. // Passa l’onda piena della risacca / bicchieri ambrati di vino / frastuoni di risate aggressive / cancellano i segni della passata / stagione, seppelliscono il silenzio.”

La conclusione, come dicevo, è tutt’altro che chiusura. Al contrario è vita, è ultra-sensibilità, è amore per la poesia, di cui questo lavoro di Roberto Mosi è totalmente permeato.

All’autore i più sentiti complimenti e auguri dei nostri lettori e miei.

 

                                                                     Mariella Bettarini


(Recensione pubblicata da "la TOSCANA nuova", mese di novembre 2024)








 

giovedì 12 dicembre 2024

"Che famiglia questi Bonaparte": Caterina Perrone: commento magico per "Le tre sorelle francesi a Firenze", Roberto Mosi





 

Roberto Mosi, Tre principesse francesi a Firenze,

Pontecorboli Editore, Firenze 2024, p. 170

 

Sylvia Boucot e le sorelle di Napoleone,

Elisa Baciocchi, Paolina Borghese e Carolina Murat

 

Commento di Caterina Perrone

 

Che famiglia questi Bonaparte!

 

Occorre iniziare dalla madre Laetitia, determinata ad emergere con tutti i suoi figli e le sue figlie, per lasciare un segno nella storia.

Le donne scopriamo, per chi ancora non lo sapeva, sono state altrettanto intraprendenti anche se non altrettanto gloriose del fratello maggiore, lasciando segni tangibili sui loro cammini.

È su questi che ci accompagna Roberto Mosi con il suo libro “Tre principesse francesi a Firenze”, pubblicato dall’editore Pontecorboli nella collana Stranieri a Firenze, che narra delle tre sorelle Bonaparte, Elisa Baciocchi, Paolina Borghese, Carolina Murat.

Tanto simili nella volontà e capacità di emergere, tanto diverse nel carattere, negli obiettivi, nel modo di esprimersi.

Tutte e tre sono passate e a Firenze hanno vissuto, due di loro sono morte qui, una vi è sepolta.

L’autore ci accompagna dall’ingresso di Napoleone alla Porta San Frediano nel 1796 mentre, ancora luogotenente in lotta con gli inglesi, saluta il picchetto di guardia, accolto da una popolazione intimorita.

Elisa entrerà in città dopo più di dieci anni come granduchessa di Toscana, e il popolo fiorentino la sentirà come una straniera, non le riconoscerà le innovazioni e gli ammodernamenti apportati nell’assetto della città e del territorio.

Paolina, famosa per la sua bellezza, eleganza, stravaganza, per il suo carattere dolce e generoso, che viaggiava per le Cascine, in piedi sul calesse scoperto, scortata dal suo cocchiere dominicano, suscitava meraviglia e sussurri al suo passaggio.

Carolina che venne per trascorrere a Firenze i suoi ultimi anni nel palazzo di famiglia a piazza Ognissanti, e ancora riposa tra eterne contraddizioni nella Chiesa accanto.

Roberto riesce nella narrazione a coniugare i testi ufficiali e le complesse vicende delle donne, con l’immaginario verosimile delle loro vite personali, supportato da un documento d’eccezione, il diario di Madame Sylvia Boucot che, per trent’anni e in successione, fu al servizio come dama di compagnia, ma anche molto di più, delle tre sorelle, accompagnandole ciascuna alla sua fine.

Un’occasione straordinaria di conoscerle da vicino, nella loro dimensione umana, in quel dialogo tra immagine ufficiale e domestica che sempre affascina il lettore appassionato di narrazioni storiche.

Conosciamo così la irrequieta vita di Paolina sempre in viaggio, la intransigente etichetta di Elisa, l’ambizione di Carolina.

L’autore ci accompagna nel cammino per i luoghi frequentati dalle protagoniste, ci immerge nel loro immaginario, mentre osserva il panorama della città che sconfina con la piana, coinvolto dai colori del tramonto, dai sapori e profumi di un mondo francese, assaporati sulla terrazza dell’attuale Hotel Excelsior ,che fu nel primo ottocento una delle residenze dei Bonaparte a Firenze.

Il linguaggio fascinoso di Roberto Mosi ci fa sentire tutte le vibrazioni ancora presenti, a saperle ascoltare.

 

Caterina Perrone

 





 

mercoledì 4 dicembre 2024

“BUON NATALE, VASCO PRATOLINI” - PROGRAMMA - Officina del Mito: Circolo Artisti Casa di Dante, 10-12 2024 - Ingresso libero


 

Circolo Artisti Casa di Dante – martedì 10 dicembre 2024

Officina del Mito presenta:

“BUON NATALE, VASCO PRATOLINI”





PROGRAMMA 

Interventi:

-        Saluto del Presidente

-        Roberto Mosi: introduce, parla delle origini dello scrittore nel Sestiere di Dante, coordina

-        Giuseppe Baldassarre: Vasco Pratolini fra i grandi della Letteratura?

-        Virginia Bazzecchi: Gli otto anni dell’Officina del Mito, dal Labirinto ad Atene. Suggestioni dalle opere di Vasco Pratolini?

-        Rosa Canciulli: presentazione di un dipinto ispirata a Vasco Pratolini

-        Guido del Fungo: memorie, ricordi da via dei Magazzini e dintorni

-        Enrico Guerrini: presentazione di un dipinto ispirato a Vasco Pratolini

-        Nicoletta Manetti: incontro con figure femminili “dipinte” da Vasco Pratolini

-        Franco Margari: la riscoperta di un progetto di Vasco Pratolini per un documentario su Firenze

-        Giovanni Mazzi: presentazione di un dipinto ispirato a Vasco Pratolini

-        Andrea Ortuño: presentazione del dipinto per la locandina dell’incontro

-        Silvia Ranzi: il Cinema incontra il mondo dei romanzi di Vasco Pratolini

-        Andrea Simoncini: Il romanzo “Le ragazze di San Frediano”: pensieri, riflessioni, ricordi; presentazione di un dipinto ispirato a Vasco Pratolini.




venerdì 29 novembre 2024

"Il romanzo storico" di Roberto Mosi: VIDEO: l'incontro 29.11 alla Libreria Salvemini, Sonia Salsi, Nicoletta Manetti e Enrico Guerrini

Le tre sorelle Bonaparte, Paolina, Elisa, Carolina, con il re dei barbari, Radagaiso

Video youtube dell'incontro


Sala della Libreria Salvemini











 
La Libreria Salvemini




                                                                    La battaglia di Fiesole

Paolina in primo piano

L'autore in cammino nella valle del Mugnone

                                           Napoleone e la sorella più amata, Paolina Borghese
                                  


Sylvia Boucot nella sua casa in Normandia, davannti all'azzurro del mare, scrive le sue memorie

Il comandante romano Stilicone


giovedì 26 settembre 2024

Carmelo Consoli receives the 1st "Città di Forlì" Prize for the Preface to "I love words. Poems 2017-2023" by Roberto Mosi, Ed. Ladolfi


A Carmelo Consoli il 1° Premio "Città di Forlì" per la Prefazione a "Amo le parole. Poesie 2017-2023" 

di Roberto Mosi, Ed. Ladolfi



 


The enchantment of words 


All of Roberto Mosi's poetry is grafted onto


a tireless crossing of territories and images


of a time that borders on the contemporary


past and ancient times, connecting with ease


to the myth that supports and ennobles all its architecture


constructive.


Long-time poet and photographer, his word


poetics relies in the first instance on an emotional


vision of the places visited and the characters


represented through an infinite search for


their secret and most intimate expression of soul and of


history. A warm and throbbing humanity crowds in


poetics of Mosi meeting the enchanted eyes


of the poet who recites the details is one


daily existential dynamics than a reconstruction


exciting and evocative history. Roberto is not


certainly only a skilled photographer, from whom they arise


exciting flashes of action and verses full of life, not


it limits itself to staging snapshots of humanity


and of life-giving natures but, as a man of high culture


and as a passionate follower of the world of myth,


he constantly enriches his verses with a version


deifying of human existence.


PREFAZIONE


L’incanto delle parole

 

Tutta la poesia di Roberto Mosi è innestata su

un’instancabile attraversata di territori e immagini

di un tempo che dal contemporaneo sconfina nel

passato e nell’antico, collegandosi con disinvoltura

al mito che ne sorregge e nobilita tutta l’architettura

costruttiva.

Poeta e fotografo di lungo corso, la sua parola

poetica si affida in prima istanza ad un’emozionante

visione dei luoghi transitati e dei personaggi

rappresentati attraverso un’infinita ricerca della

loro segreta e più intima espressione d’anima e di

storia. Una calda e palpitante umanità si affolla nella

poetica di Mosi andando incontro agli occhi incantati

del poeta che ne declama i dettagli sia di una

quotidiana dinamica esistenziale che di una ricostruzione

storica esaltante e suggestiva. Roberto non è

certo solamente un abile fotografo, da cui nascono

emozionanti flash d’azione e versi densi di vita, non

si limita a mettere in scena fotogrammi di umanità

e di vivificanti nature ma, da uomo di elevata cultura

e da appassionato seguace del mondo del mito,

arricchisce costantemente i propri versi di una versione

deificante della esistenza umana.

La raccolta di Mosi, una retrospettiva di ben sette

anni di pubblicazioni dal 2017 al 2023, ci mostra

come nel tempo il poeta abbia indirizzato la sua attenzione

ed il suo cuore verso un mondo carico di

esaltazioni e sofferenze, di problematiche ambientali

e logorii esistenziali, di fascini e leggende, di sapienza

storica e abile documentazione, confermando

di saper fare poesia a tutto tondo e sempre in modalità

di stupore e leggerezza ma anche con profondità

dialogiche di tutto rispetto come nel caso dei suoi

Dialoghi con Marcel Proust e con personali gratificazioni

emozionali come in Orfeo in Fonte Santa e Sinfonia

per San Salvi.

Ed allora in questa spettacolare carrellata filmica

seguiremo le vicende di una Firenze trasmutata nei

propri rientri e angoli cittadini dalla fantasia di un

poeta innamorato, ci inoltreremo per piazze, strade,

colline, coste leggendarie di una Maremma carica di

divinità e moderne tragedie, nelle terre delle sacre

fonti e delle contese partigiane, nei territori delle follie

manicomiali di un presidio psichiatrico come San

Salvi, nelle vivificanti viscere di un mitico Prometeo

con i suoi richiami a territori di passate ed attuali

rappresentazioni esistenziali. Ed infine giungiamo

nel nostro mondo contemporaneo con tutte le anomalie

e distorsioni di un tempo carico di lacerazioni

ed inquietudini, nelle due raccolte finali del volume

Il nostro giardino globale ed I nostri giorni.

Davvero spettacolare la visione d’insieme di questa

antologica dove qualsiasi rappresentazione è

completa di dettagli e riferimenti, dove ogni raccolta

si arricchisce di illuminanti incipit, richiami culturali

a grandi personaggi dell’intelletto umano, di spunti

e considerazioni preziosi e dove il linguaggio poetico

ha infinite variazioni nella costruzione lessicale

e nelle partiture costruite in movimenti, tempi che

creano particolari musicalità ed effetti semantici

oscillanti dalla visione estatica al dialogo, dal racconto

alle interrogazioni. Un volume in cui entreremo

nei dettagli con l’immaginazione e lo stupore

dello stesso poeta, un personaggio certamente animato

da un grande amore verso la bellezza e la grazia

della vita che nei secoli e dai secoli ha cercato di

estrarre e valorizzare gli aspetti gratificanti non

mancando di sottolineare le disarmonie, le storture,

i diritti e le libertà negate, le lacerazioni di una moderna

contemporaneità.

Mi piace immaginare il nostro Roberto, corredato

di macchina fotografica e con il suo obiettivo d’anima

aperto sul mondo, aggirarsi per le piazze, le strade,

le colline di una Firenze trasudante di chiese, monumenti

e palazzi storici, ampie strade e viuzze che

portano a luoghi segreti ma anche ai quartieri popolari,

nonluoghi di anonime storie, di vita palpitante

di voci e rumori, come anche di verdi e accoglienti

colline che la circondano, sentieri storici, terre cariche

di sapori e colori della Toscana. Lo osserviamo

mentre transita in piazza Santa Croce, in piazza

Santo Spirito o va per vicoli, angoli suggestivi di una

vecchia città, per poi riprendere fiato e respiro sulle

verdi colline di Fiesole, di Bivigliano e in direzione

del mare di Calambrone.

Una poesia la sua che dal vivo delle visioni tramuta

in intime riflessioni, si fa miscela di realtà e ri-

ferimenti storici, passa dal dialogo alle interrogazioni

con una solarità e leggerezza di immagini ed

espressioni, caratteristiche che mettono in risalto il

titolo della composizione Amo le parole.

Questo è Mosi nella raccolta Il profumo dell’Iris,

edizioni Gazebo del 2018 e nell’avvio di un percorso

che lo porterà subito dopo in una terra privilegiata

a cui pone particolare attenzione e amore, come la

selvaggia e profumata Maremma collegata al suggestivo

mondo etrusco. Parliamo allora della raccolta

Navicello etrusco del 2018, edizioni Il Foglio, una

vera, palpitante e minuziosa traversata di mari, pianure,

di un territorio che da subito si ammanta di divinità,

magiche fonti ed isole di fascino, antiche

transumanze e città favolose come Antiochia e Populonia

col suo castello. Scopriamo un poeta che sostiene

la sua poesia attraverso il ricorso ad una

notevole cultura mitologica che si fa minuzioso e

prezioso racconto con la dea dell’amore e della fertilità

Turan, la figura di Febo o Apollo che dir si voglia,

e Tagete la divinità che insegnò l’arte della divinazione

al popolo etrusco, infine l’eroe Dardano; insomma

leggende e stregonerie di un tempo favoloso,

tematiche e nature sognanti nelle quali egli si immerge

e da cui si risveglia bruscamente assillato da

vicende di scottanti e moderne tragedie come il disastro

della nave Moby Prince, il flusso e la tragedia

dei migranti, come nella bella poesia La spiaggia della

Sterpaia. Passato e presente, come sempre in Mosi, si

fanno miscela stupefacente di una vivificante poetica.

Altri territori attirano lo sguardo poetico del nostro

scrittore ed allora è la volta della raccolta Orfeo

in Fonte Santa edita da Ladolfi nell’anno 2019.

L’estratto della raccolta si apre con citazioni da Publio

Ovidio Nasone e Rainer Maria Rilke e ancora una

volta sono i territori suggestivi della Toscana verso

cui si dirige ed è la Maremma a colpire il cuore di

Mosi che ci presenta storie, leggende, mitologie attorno

alla sua Fonte sacra, o Fonte dei baci, luogo, sosta

e transito di pastori, migrazioni, conflitti e bellezze

naturali senza pari a cui unisce il canto magico di

Orfeo in un poemetto suddiviso in diciotto parti o

movimenti, fitto di riferimenti alla storia dei luoghi

che come sempre si mescola alle riflessioni sulla contemporaneità

dei fatti. Dunque Fonte Santa è un

luogo magico e magicamente cantato, animato da

eroi partigiani come David, la cui storia ci viene

espressamente narrata dall’autore a fine capitolo e

che ci stupisce per come egli riesca a mescolare nel

suo canto lirico, cultura, natura, vicende aspre e dolorose

insieme in un narrato estremamente musicale.

Marcel Proust, con la sua infinita e suggestiva ricerca

sul tempo, affascina e trascina Mosi, lo spinge

a indagare sulla sua filosofia poetica e umana, a partecipare

ai dibattiti, agli incontri istituiti per celebrare

e riflettere sull’opera del grande scrittore

francese. Da qui nascono i suoi Dialoghi con Proust,

riportati in questa sua antologica: due bellissime

poesie in risposta ai temi proposti dalla rivista LaRecherche

per gli anni 2018 e 2019 – Incontri e Amiche e

amici – dai titoli Opus magistri Jocti e Sul fiume di notte.

L’autore nella sua multiforme attività di ricerca intellettuale

e di interesse sulla condizione umana,

volge il suo sguardo verso la terra della follia, immergendosi

in quella sponda di San Salvi (presidio

ospedaliero fiorentino psichiatrico fino a poco tempo

fa) un po’ come la grande Alda Merini entra nella

sua Terra santa ed attacca la sua Sinfonia per San Salvi,

edizioni Il Foglio 2020. Il poeta ci introduce con modalità

simili a quelle dantesche nei padiglioni infernali

delle Agitate e con un fiume di immagini e

riferimenti storici, come usa fare, si sofferma su

quelle terre denominate: La nave dei folli, Memorie, La

mappa della follia, Terra fertile, Follia dell’arte, Terra elettrica,

quest’ultima con specifico riferimento al poeta

Dino Campana, di cui trascrive una poesia.

Di particolare interesse e partizione sintattica e

musicale è la sezione tratta dal volume Promethèus -

Il dono del fuoco, edito da Ladolfi, 2020. Il poeta

prende spunto dalla storia del titano Prometeo che,

trasgredendo agli ordini di Zeus, fece dono agli uomini

del fuoco dando inizio alla loro condizione

umana. Un capitolo suddiviso in due parti più un

intermezzo, dedicato alla Grande Porta sul Fiume e all’omaggio

all’architetto e urbanista Giuseppe Poggi,

composte a loro volta in movimenti e tempi di cui la

prima parte dedicata a varie tematiche e la seconda

in cui viene personalmente coinvolto Prometeo. Una

composizione robusta che prende a modello la suite

musicale I Quadri di un’esposizione di Modest Petrovič

Musorgskij e che ripropone sia il vedutismo di

Mosi su territori e personaggi in cinque movimenti:

Quadri, Confini, Metamorfosi, Grotte, Follia, che il collegamento

con l’origine del fuoco e la scienza, attraverso

il mito, la speranza, l’angoscia e la salvezza ed in

cui il poeta fa sfoggio della sua illuminante cultura.

Le altre parti di questa ampia scrittura sono tratte

dai volumi Eratoterapia edito da Ladolfi, 2017, da Il

nostro giardino globale, e-book 2023 per la mostra del

Circolo degli Artisti “Casa di Dante” di Firenze e,

per finire, da I nostri giorni poesie tratte dalla rivista

Area di Broca che contengono liriche di scottante attualità,

soprattutto le ultime – Rivoluzione digitale e

Intelligenza artificiale. Eratoterapia è una sorta di elogio

alla cura poetica del corpo e della mente con immagini

umane e naturali proprie del poeta, bella la

lettera a Marta per l’incitamento a scrivere i suoi

primi versi e la poesia Amo le Parole che dà il titolo

alla raccolta. Di carattere squisitamente ambientale

la raccolta Il nostro giardino globale dove trovano spazio

tematiche di grande attualità contemporanea

come il riscaldamento della Terra, la siccità, l’inquinamento,

le plastiche, tutte le varianti di un inesorabile

degrado, mentre nella ultima sezione I nostri

giorni sono le lacerazioni esistenziali tra i popoli e

all’interno delle società a dominare con la loro

asprezza e dolorosa contaminazione, dalla pandemia,

alle guerre, ai difficili rapporti nella rete.

Se dunque bisogna trarre una nota conclusiva per

questa vasta antologica che copre ben sette anni di

poetica e di una vita intensa di eventi, studi, presentazioni,

socialità, vorrei anche ricordare le sue molteplici

rappresentazioni su Dante Alighieri, le

infinite iniziative di un uomo divenuto nel tempo riferimento

intellettuale e testimone di una Firenze

contemporanea dotta, animata da tante competizioni

artistiche, anche attraverso riviste come Testimonianze

di cui è redattore.

Dobbiamo concludere che in Roberto Mosi alberga

lo spirito di un grande regista che, dall’alto

della sua arte rappresentativa e dal profondo della

sua anima, sa trasmettere emozioni e riflessioni che

ci trascinano attraverso il tempo, dense di visioni e

di cultura, di attori e territori che rappresentano la

nostra vicenda di uomini contemporanei o che

hanno rappresentato quella del nostro passato, fin

dalle origini con le infinite e suggestive sfumature

della storia.


Carmelo Consoli