mercoledì 20 maggio 2026

La recensione di Iacopo Chiostri per "I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze" di R. Mosi, Pontecorboli Editore.



Roberto Mosi

I DEMIDOFF E MATILDE BONAPARTE A FIRENZE

I geniali fabbri russi, principi di San Donato

Angelo Pontecorboli Editore

RECENSIONE DI IACOPO CHIOSTRI

 

Corredato da una preziosa cronologia e da una corposa bibliografia, ‘I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze’ di Roberto Mosi ci porta inizialmente nella Firenze della prima metà dell’ ‘800 per arrivare poi in prossimità della fine di quel secolo; argomento della narrazione quanto è scritto nel titolo.

‘I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze’ è’, a tutti gli effetti, un saggio storico, come testimoniano la veridicità delle fonti, il rigore metodologico e l’apparato critico, Mosi però è andato oltre e, servendosi del suo ‘mestiere’ di romanziere esperto, ha saputo intramezzare alla narrazione dei ‘fatti’ e delle date, dei luoghi e dei personaggi, un buon numero di paragrafi che potremmo dire defatiganti, così che ne risulta una lettura che soddisfa più palati. Intanto conosciamo aspetti e storie fiorentine di cui pochi probabilmente sono a conoscenza e che confermano il passato della città come fonte inesauribile di storie, poi ci arricchiamo della conoscenza di una vasta aneddotica che rende agevole la lettura e ci offre un quadro generoso di cosa era Firenze dell’epoca, non ancora la città aperta che di lì a poco sarebbe diventata la meta di tanti illustri personaggi, ma, ciò nonostante, già cosmopolita con tanto lusso, belle arti e anche tanta povertà.

Da uomo di cultura Mosi ha saputo andare in profondità nelle carte della ‘storia’ mettendo assieme un lavoro certosino, e componendo un puzzle i cui tasselli sono ciascuno collocato al posto e al momento giusto, e i passaggi, che formano la vicenda narrata, sono argomentati, collegati tra loro, e ne è spiegato il significato e l’interazione.

Non deve essere stato un lavoro facile, certo un lavoro complesso, fosse solo per la mole di documenti che il ‘nostro’ ha consultato e dai quali ha estrapolato gli elementi necessari per costruire un’architettura così articolata; probabilmente, azzardiamo, un lavoro però altamente appagante com’è sempre quello dell’investigatore storico.

Seguendo le tracce dei Demidoff, ricchi proprietari di miniere e fabbriche in Russia, approdati a Firenze, che diviene loro patria di adozione, nel 1822, facciamo un salto indietro nel tempo, all’epoca del granduca Leopoldo II, ci spostiamo a Parigi, a San Pietroburgo, ma anche nel quartiere di San Niccolò e di Novoli, oltre che a Pratolino dove la villa, che porta il nome dei Demidoff e il relativo parco, sono passati dopo oltre un secolo proprietà della provincia di Firenze che li ha destinati a uso pubblico; l’altra protagonista del racconto è la bella vicenda umana e artistica di Matilde Bonaparte, figlia di Girolamo Bonaparte, la quale sposerà Anatolio Demidoff, figlio di Nicola, il capostipite della famiglia al suo arrivo a Firenze.

Tra le tante notizie che si offrono al lettore, due hanno colpito chi scrive queste righe: il declino e l’attuale inesorabile rovina della villa di San Donato in Polverosa nel quartiere di Novoli (le immense ricchezze artistiche, gli arredi financo alle piante che impreziosivano la ‘reggia’ dei Demidoff sono andate disperse in varie aste) e la storia della celebre collana di perle di sei fili donata da Napoleone alla madre di Matilde, Caterina, regina di Vestfalia, indossata da Matilde il giorno del suo matrimonio con Anatolio Demidoff nel 1840, andata pure questa all’asta,.

Il libro di Mosi fa parte della collana ‘Stranieri e Firenze’, edita da Angelo Pontecorboli e come i precedenti pubblicati nella collana - tra cui dello stesso autore ‘Tre principesse francesi a Firenze - si conferma un lavoro prezioso per meglio capire - oltre che, naturalmente, conoscere - il passato della città.



 

Nessun commento:

Posta un commento