Roberto Mosi
I DEMIDOFF E MATILDE BONAPARTE A FIRENZE
I geniali fabbri russi,
principi di San Donato
Angelo Pontecorboli Editore
RECENSIONE
DI IACOPO CHIOSTRI
Corredato
da una preziosa cronologia e da una corposa bibliografia, ‘I Demidoff e Matilde
Bonaparte a Firenze’ di Roberto Mosi ci porta inizialmente nella Firenze della
prima metà dell’ ‘800 per arrivare poi in prossimità della fine di quel secolo;
argomento della narrazione quanto è scritto nel titolo.
‘I
Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze’ è’, a tutti gli effetti, un saggio
storico, come testimoniano la veridicità delle fonti, il rigore metodologico e
l’apparato critico, Mosi però è andato oltre e, servendosi del suo ‘mestiere’
di romanziere esperto, ha saputo intramezzare alla narrazione dei ‘fatti’ e
delle date, dei luoghi e dei personaggi, un buon numero di paragrafi che
potremmo dire defatiganti, così che ne risulta una lettura che soddisfa più
palati. Intanto conosciamo aspetti e storie fiorentine di cui pochi
probabilmente sono a conoscenza e che confermano il passato della città come
fonte inesauribile di storie, poi ci arricchiamo della conoscenza di una vasta
aneddotica che rende agevole la lettura e ci offre un quadro generoso di cosa
era Firenze dell’epoca, non ancora la città aperta che di lì a poco sarebbe
diventata la meta di tanti illustri personaggi, ma, ciò nonostante, già cosmopolita
con tanto lusso, belle arti e anche tanta povertà.
Da
uomo di cultura Mosi ha saputo andare in profondità nelle carte della ‘storia’
mettendo assieme un lavoro certosino, e componendo un puzzle i cui tasselli
sono ciascuno collocato al posto e al momento giusto, e i passaggi, che formano
la vicenda narrata, sono argomentati, collegati tra loro, e ne è spiegato il
significato e l’interazione.
Non
deve essere stato un lavoro facile, certo un lavoro complesso, fosse solo per
la mole di documenti che il ‘nostro’ ha consultato e dai quali ha estrapolato gli
elementi necessari per costruire un’architettura così articolata;
probabilmente, azzardiamo, un lavoro però altamente appagante com’è sempre quello
dell’investigatore storico.
Seguendo
le tracce dei Demidoff, ricchi proprietari di miniere e fabbriche in Russia,
approdati a Firenze, che diviene loro patria di adozione, nel 1822, facciamo un
salto indietro nel tempo, all’epoca del granduca Leopoldo II, ci spostiamo a
Parigi, a San Pietroburgo, ma anche nel quartiere di San Niccolò e di Novoli,
oltre che a Pratolino dove la villa, che porta il nome dei Demidoff e il relativo
parco, sono passati dopo oltre un secolo proprietà della provincia di Firenze
che li ha destinati a uso pubblico; l’altra protagonista del racconto è la
bella vicenda umana e artistica di Matilde Bonaparte, figlia di Girolamo
Bonaparte, la quale sposerà Anatolio Demidoff, figlio di Nicola, il capostipite
della famiglia al suo arrivo a Firenze.
Tra
le tante notizie che si offrono al lettore, due hanno colpito chi scrive queste
righe: il declino e l’attuale inesorabile rovina della villa di San Donato in
Polverosa nel quartiere di Novoli (le immense ricchezze artistiche, gli arredi
financo alle piante che impreziosivano la ‘reggia’ dei Demidoff sono andate
disperse in varie aste) e la storia della celebre collana di perle di sei fili donata
da Napoleone alla madre di Matilde, Caterina, regina di Vestfalia, indossata da
Matilde il giorno del suo matrimonio con Anatolio Demidoff nel 1840, andata
pure questa all’asta,.
Il
libro di Mosi fa parte della collana ‘Stranieri e Firenze’, edita da Angelo
Pontecorboli e come i precedenti pubblicati nella collana - tra cui dello
stesso autore ‘Tre principesse francesi a Firenze - si conferma un lavoro
prezioso per meglio capire - oltre che, naturalmente, conoscere - il passato
della città.


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