venerdì 11 settembre 2026

VILLA DEMIDOFF DI S. DONATO IN POLVEROSA: L'IDEA PER UN MUSEO --- LA MEMORIA: "I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze" di R. Mosi, Pontecorboli - Umberto Zanarelli presentazione musicale al Circolo Artisti Casa di Dante



L'Odeon della Villa, via di San Donato, Firenze

     Villa Demidoff (detta anche Villa Matilde) di San Donato in Polverosa - Dopo il restauro (2012)

Creiamo il MUSEO VIRTUALE DELLA VILLA DEMIDOFF DI S. DONATO IN POLVEROSA          per ricordare  tempi memorabili del quartiere di Novoli e di Rifredi: memoria                                                                                      come bene comune

Riteniamo che questo capitale di memorie,
sia – al di là del recente recupero edilizio, da parte
di privati, di alcune parti della villa di San Donato – da
approfondire, porre in valore, da far conoscere, divulgare,
avvalendosi anche degli ultimi strumenti delle tecniche
informatiche, con un progetto organico di recupero e
di accesso alla documentazione riguardo ad una stagione
importante per la storia della città e per il nostro rapporto
con la cultura del popolo russo. Potrebbero “rivivere”,
fra l’altro, la bellezza delle diciotto sale affrescate della villa
Demidoff con al centro la grande sala da ballo con il
soffitto in malachite, l’incanto del parco ricco di giardini,
di grotte, di acque, la sorpresa delle serre con le piante
più preziose, le luci delle feste organizzate da Matilde e da
Anatolio che coinvolgevano tutta la città, la solenne visita
dello zar di Russia, la meraviglia della biblioteca con i quarantamila
volumi di ogni regione del mondo, la frenesia
delle vendite all’asta nel 1880 dei beni d’arte della villa alla
presenza dei più importanti collezionisti in Europa.
Sarebbe opportuno individuare nello stesso quartiere
di San Donato che vide lo splendore della villa dei Demidoff,
un luogo al quale fare riferimento per questo progetto:

potrebbe essere lo stesso edificio dell’Odeon, in via
di San Donato, 

e la grande sala dove la famiglia giunta
dalle lontane terre della Russia dava vita a spettacoli memorabili,
presentati da personaggi e da artisti provenienti
da tutto il mondo. Potrebbe diventare un centro vivo di
incontro, di raccolta di documenti, di rete di comunicazione,
sostenuto dalle istituzioni pubbliche e largamente
partecipato dai cittadini, nel quale preparare e diffondere
percorsi di conoscenza e di visita, dal vivo e nelle varie
forme oggi consentite dalla tecnologia, per rompere nel
quartiere il muro di un presente anonimo, confuso e recuperare
le “splendide”, comuni radici culturali e storiche,
passaggio importante per coltivare migliori speranze per il
nostro futuro.
(pagina 141 del libro su I Demidoff)




51° ED. PREMIO INTERN. CASENTINO 2026

 

ROBERTO MOSI

 

I DEMIDOFF E MATILDE BONAPARTE A FIRENZE.

I geniali fabbri russi, principi di San Donato – Pontecorboli Editore

 

2° Premio Narrativa Edita

 

La Giuria ha conferito il Premio a Roberto Mosi per l’opera I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze. I geniali fabbri russi, principi di San Donato, con una motivazione che rileva la capacità di fa rivivere, con raffinata sensibilità narrativa e solido rigore documentario, un capitolo del cosmopolitismo europeo nella Firenze dell’Ottocento, contraddistinto dall’incontro fra la dinastia russa dei Demidoff e la famiglia imperiale dei Bonaparte, rappresentata da Matilde Bonaparte. L’autore sottrae alle “sabbie della storia” destini e memorie e, con essi, monumenti d’epoca e opere d’arte, con al centro Firenze, città che si fece mecenate e magnifica ospite, maestra urbana di cerimonie.

Una speciale qualità del libro, è costituita dalla sua complessa architettura e storico-saggistica, in cui si intrecciano la “grande storia” internazionale rappresentata da quella che Lenin aveva chiamato “geniali fabbri russi” e la piccola storia, la microstoria dei quartieri della città, San Niccolò, Novoli e Rifredi, fra questi. La mappatura della città è un altro dono del libro, con la Villa di San Donato in Polverosa, una Versailles Toscana e l’Istituto Demidoff. Lussi, sfarzo ma anche cultura, filantropia, contributi all’istruzione del popolo e delle classi più povere. Un’ultima menzione spetta al recupero delle figure femminili d’avanguardia che accompagnarono la giovinezza di Matilde Bonaparte: la pittrice Ida Botti Scifoni e la patriota Amelia Calani, maestre d’arte e di emancipazione civile.






dell'incontro del 9 settembre 2026
Circolo degli Artisti Casa di Dante
Conferenza di Roberto Mosi e commento musicale di Umberto Zanarelli, pianoforte































La registrazione dell'incontro




1 commento:

  1. Creiamo il MUSEO VIRTUALE DELLA VILLA DEMIDOFF DI S. DONATO IN POLVEROSA per ricordare tempi memorabili del quartiere di Novoli e di Rifredi: memoria come bene comune
    Riteniamo che questo capitale di memorie,
    sia – al di là del recente recupero edilizio, da parte
    di privati, di alcune parti della villa di San Donato – da
    approfondire, porre in valore, da far conoscere, divulgare,
    avvalendosi anche degli ultimi strumenti delle tecniche
    informatiche, con un progetto organico di recupero e
    di accesso alla documentazione riguardo ad una stagione
    importante per la storia della città e per il nostro rapporto
    con la cultura del popolo russo. Potrebbero “rivivere”,
    fra l’altro, la bellezza delle diciotto sale affrescate della villa
    Demidoff con al centro la grande sala da ballo con il
    soffitto in malachite, l’incanto del parco ricco di giardini,
    di grotte, di acque, la sorpresa delle serre con le piante
    più preziose, le luci delle feste organizzate da Matilde e da
    Anatolio che coinvolgevano tutta la città, la solenne visita
    dello zar di Russia, la meraviglia della biblioteca con i quarantamila
    volumi di ogni regione del mondo, la frenesia
    delle vendite all’asta nel 1880 dei beni d’arte della villa alla
    presenza dei più importanti collezionisti in Europa.
    Sarebbe opportuno individuare nello stesso quartiere
    di San Donato che vide lo splendore della villa dei Demidoff,
    un luogo al quale fare riferimento per questo progetto:

    potrebbe essere lo stesso edificio dell’Odeon, in via
    di San Donato,

    e la grande sala dove la famiglia giunta
    dalle lontane terre della Russia dava vita a spettacoli memorabili,
    presentati da personaggi e da artisti provenienti
    da tutto il mondo. Potrebbe diventare un centro vivo di
    incontro, di raccolta di documenti, di rete di comunicazione,
    sostenuto dalle istituzioni pubbliche e largamente
    partecipato dai cittadini, nel quale preparare e diffondere
    percorsi di conoscenza e di visita, dal vivo e nelle varie
    forme oggi consentite dalla tecnologia, per rompere nel
    quartiere il muro di un presente anonimo, confuso e recuperare
    le “splendide”, comuni radici culturali e storiche,
    passaggio importante per coltivare migliori speranze per il
    nostro futuro.
    (pagina 141 del libro su I Demidoff)

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