lunedì 16 luglio 2018

Poesia sull'Arno, al Ponte Vecchio


         Festa straordinaria la sera del 13 luglio sulle rive dell’Arno, ai piedi del Ponte Vecchio, presso la sede dei Canottieri di Firenze, per festeggiare Simonetta Cartoni, nota sportiva, vincitrice di due edizioni della corsa del
“Passatore”, dalla città a Faenza, amante della letteratura, del teatro, protagonista di vari progetti culturali.
         Nel corso della serata canti in ottava rima a lei

dedicati da parte di Renato Simoni e poesie di Roberto Mosi. Una di queste celebra le passioni dell’amica Simonetta, la nostra “Principessa”.

Canto per una Principessa
Simonetta ama il Teatro, 
una vera Passione per il Romanzo
da per – correre a gambe alzate
nel vento al ritmo del suo cuore
in testa al gruppo forsen – nato
di amici, amanti, ammiratori
il traguardo lontano, lontano
fra grida e applausi, lancio
di baci innamorati, le luci
i riflettori del palco scenico accesi

in scena rin – novate scene
di Passione,  d’Amore

         La serata è stata l’occasione per ricordare precedenti incontri ai Canottieri, di musica, poesia, disegno
all’impronta, con la partecipazione dell’attore Carlo Monni, del flautista Pierluigi Mencarelli, del pittore Enrico Guerrini e la presentazione di Raccolte poetiche di
Roberto Mosi ( si vedano “L’invasione degli storni”, Gazebo 2012, e i resoconti apparsi su “Occhio all’Autore” di Literary), fino a riprendere il filo con l’ultimo libro “Navicello Etrusco. Per il mare di
Piombino” (edizioni Il Foglio, 2018). La poesia dedicata nel libro alla città di Piombino.

Città nave
 Si spezza la risacca
sulla prua del faro,
le ciminiere liberano a poppa
i fumi dell’altoforno,
al centro il lungo ponte
il corso costellato di torri.

Dalla terrazza dell’albergo 
respiro l’aria del mare
scorgo la linea rosa
dei monti. I gabbiani
saettano striduli
padroni del cielo. 

Marta passerà nel corso
sul passeggino, da principessa.
Saluteremo gli errabondi
gabbiani in un girotondo
di risa felici per liberare
gli ormeggi della città nave.


 
        L’Arno è stato fra i protagonisti della serata, con le sue luci, la folla sulle rive e sui ponti schierata, come ogni sera, davanti allo spettacolo del tramonto; particolare poi l’avventura di un piccolo “Navicello” di carta, sfuggito al “mare di Piombino”, che varato dall’autore nelle acque del fiume, è clamorosamente affondato.
   
      E per finire il racconto della serata, il viaggio in barca degli ospiti alla festa, nella notte, in barca, guidata da Paolo, Caronte fiorentino, fra i palazzi illuminati, le ombre dei ponti, i riflessi delle luci dei lungarni, sorvegliati dallo sguardo misterioso dell’ “Estate”, al Ponte a Santa Trinita. 
Il ritorno ai Canottieri, ai piedi degli Uffizi - fra l’invidia, forse, degli ultimi turisti curiosi dalle spallette dei lungarni - sospinti dalla pertica del nostro “Caronte” e accolti, idealmente dalla, “Venere” del Botticelli, scesa anche lei, dagli Uffizi alle rive dell’Arno.


Visione [da “Concerto”,Gazebo]
 Venere spinta dai venti
giunge alla riva,
ai piedi della Galleria 
degli Uffizi, dove
un tempo sorgeva
il porto romano.

Flora accoglie la dea,
la coperta ricamata
di gigli fra le braccia.
Mano nella mano
salgono la scalinata, 
raggiungono gli Uffizi.

L’Alba si annuncia.

C’è ancora il tempo
per intrecciare una danza, 
per invitare Mercurio
a rinnovare il rito
per un nuovo Rinascimento.

        
Momenti e pensieri dell’incontro rivolti, in definitiva, alla magia del Rinascimento e dell’amica Simonetta, anima e protagonista della serata.





I SUONI DELLE DOLOMITI -SAN MARTINO DI CASTROZZA - DOMENICA 15 LUGLIO 2018

LITERARY PARLA DELLA FESTA - LINK 

La poesia de “I Suoni delle Dolomiti”. La ricerca di Brunello e Manolo

         Nel manifesto d’invito, l’incontro di domenica 8 luglio 2018 sopra San Martino di Castrozza, era indicato come “Concerto per rocce, violoncello e alpinista narrante”.





Dopo tre giorni di trekking, di suoni e parole, il violoncellista Mario Brunello e l'alpinista Manolo hanno incontrato il pubblico de "I Suoni delle Dolomiti". Entrambi ricercano, come hanno ricordato, da sempre un'interazione profonda e sempre nuova con la montagna, le sue forme, con i suoi silenzi e, in definitiva, con la sua poesia. Un modo per capire meglio se stessi e il mondo, per coglierne e sentirne la ricchezza e la complessità. La montagna come spazio ideale per un'esperienza che mette in relazione corpi, rocce, interiorità e ancora rumori e suoni, silenzi e pensieri: per la ricerca della pace, con se stessi e con il mondo. 
         Il concerto di domenica è iniziato a mezzogiorno, in una piccola valle di rocce di dolomia e di nevai, a dieci minuti di cammino dal Rifugio Rosetta Giovanni Pedrotti, posto a 2600 metri, in un paesaggio unico, riconosciuto dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. L’iniziativa è stata indicata anche come "trekking per due voci".
         Quella del violoncello di Mario Brunello, grande musicista internazionale che da anni vive il rapporto della musica col mondo nelle sue molteplici espressioni: dal dialogo con gli altri linguaggi creativi alla ricerca di un suono puro, del silenzio e del rapporto con gli spazi della natura incontaminata. Nel trekking si accompagna a un'altra voce, quella di Maurizio Zanolla, noto come Manolo. Autentico fuoriclasse dell'alpinismo internazionale e uno dei pionieri dell'arrampicata libera in Italia, non è però solo un esponente di questa disciplina ma vive e racconta la montagna come esperienza totalizzante tracciando significativi legami tra interiorità, conquiste umane e avventure sulle pareti.
         A quota 2600 metri ai piedi delle Pale di San Martino di Castrozza il violoncellista Mario Brunello ha eseguito, fra l'altro, musiche di Johann Sebastian Bach, mentre l'alpinista Manolo ha raccontato delle sue esperienze in montagna, delle sue paure e di ciò che la montagna significa per lui. Brunello e Manolo sono entrambi da sempre alla ricerca di un'interazione profonda e sempre nuova con la montagna, le sue forme e le profondità.
         Grazie a I Suoni delle Dolomiti, dunque, ogni estate in Trentino musicisti di fama internazionale raggiungono luoghi incontaminati in alta quota, esibendosi in straordinari teatri naturali. Anche quest’anno, come in anni precedenti, ho seguito incantato questa esperienza che ancora una volta ho sentito molto vicina alla mia ricerca poetica ed è stato immediato riprendere alcune poesie che mi sono state ispirate da questi incontri.
UN PENSIERO DI PACE (2015)

Canta oggi la valle del Contrin
sotto i ghiacciai della Marmolada
cento anni dallo scoppio della guerra

Sono salito di prima mattina
 fra il fischio delle marmotte
 e lo scampanellio delle mandrie  

Per il sentiero del passo Ombretta
giunge l’orchestra di Brunello
violoncello fisarmonica e contrabbasso

La valle è piena ora di giovani
colori sgargianti, battono le mani
al calore di un sole infuocato    

La musica abbraccia le storie
dei vinti e dei vincitori, canta
 il senso del dolore senza perché


LA VALLE  
(“ERATOTERAPIA” 2017)

Le ali verdi della valle
s’incontrano sulle nevi
assolate del Cevedale,
racchiudono il lucente
silenzio dei paesi posati
sul declivio dei prati.

Non trovo lo scampanio
al pascolo delle mucche,
i campanacci battenti
delle capre, le stalle
al confine dei boschi.

Si racconta ai turisti
come si faceva il formaggio
si tessevano i panni
s’incontrava la morte
nella guerra fra fratelli.

L’ombra della vita di ieri
chiusa  nelle vetrine
di un museo: fra non molto
saranno in mostra le foto
sfocate del nostro tempo.

martedì 26 giugno 2018

Recensione di Michele Brancale del "Navicello Etrusco"; Roberto Mosi, Il Foglio Piombino - Premio "Giuria Casentino", selezionato (2018) Premio Camaiore


Il 'navicello etrusco' di Mosi approda alla Casa di Dante

La Nazione
15/06/2018

Firenze, 15 giugno 2018 - Roberto Mosi conduce il 'Navicello etrusco' (Il foglio editore), Premio Giuria 'Casentino' selezionato al Premio letterario Camaiore, lungo 52 tappe, 21 nella sezione 'Lo specchio di Turan', sotto lo sguardo della dea etrusca dell'amore e altrettante nella seconda parte del libro, 'L'ombra della sera'.
Il volume è stato presentato a Firenze, alla'Casa di Dante', a cura del Circolo degli artisti. Mosi predilige il verso breve, definendo così un ritmo per il protagonista di questa sua nuova prova, una persona avanti negli anni che ha la grazia di poter accompagnare vite nascenti, che si sono come “intrufolate” nella sua, lontano dalla fragilità della debolezza fisica decifrata ne 'L'invasione degli storni' (2012). Uscito da quel percorso, da quella valle in cui la figura di una sorella bambina lo accompagnava senza lasciarlo solo, “il mondo sospeso/ ha ritrovato la vita” grazie a una nascita inaspettata. Ora, nel 'Navicello etrusco', il protagonista descrive una stagione estiva a Piombino, descrivendola nella sua solarità e nelle sue vestigia etrusche, per cercare un senso di vita con gli altri anche quando, a Ferragosto, ma non solo, “ci si affanna immemori/ coi cellulari in mano”.
Mosi canta la città nave,la città libro e la città lanterna e al tempo stesso guarda con curiosità al “terzo paesaggio”, identificato da Gilles Clement “come l'insieme dei luoghi abbandonati dall'uomo” dove la vita si rigenera in un'apparente, periferica, confusione. La solarità della prima sezione non sparisce ne 'L'ombra della sera', quanto illumina alcuni scenari, antropologici e sociali, che Mosi ha negli anni studiato e sentito più suoi, avvertendone la decisività. Se gli etruschi lo spingono a indicare la mitologia e i suoi significati “Il sangue nutre la vita del mito”, la visione cristiana ne rivela, con un procedimento caro a Girard, i meccanismi violenti svelati dal Vangelo che puntano sempre a trovare un capro espiatorio su cui scaricare cause e responsabilità delle paure e delle tensioni.
Appaiono allora gli immigrati, nuovi capri espiatori del presente, di cui Mosi ha scritto anche in precedenti raccolte, parte delle quali confluite in 'Poesie 2009-2016' (Ed. Ladolfi): "E' arrivato dai paesi dell'est/ lo stormo di uccelli migratori,/ la notte dormono in stazione./ All'alba raccolgono gli averi,/ nascondono i cenci fra i rami/ in mezzo ai nidi dei piccioni,/ sopra i chioschi delle aranciate./ Uccelli vestiti da spazzino/ al mattino afferrano i sacchi./ La sera si cerca un altro riparo/ più vicino ai nidi delle rondini”. C'è una stella cometa da seguire e per Mosi si ferma su piazza Stazione, a Firenze: “E' forse simile/ a un dio l'uomo/ che dorme in piedi/ alla porta della stazione/ discosto dal muro/ i ginocchi piegati/ la testa in avanti./ Intorno la folla/ del mattino”. Le mani e gli sguardi dei bambini profughi trasformano in nuove Betlemme le città in cui appaiono in cerca di adozione. 







mercoledì 13 giugno 2018

Libro d'Artista "Navicello Etrusco" di Enrico Guerrini - Roberto Mosi



Link 1 "Il viaggio del Navicello Etrusco"

Link 2  "Il viaggio del Navicello Etrusco 

per il mare di Piombino"

link 3 Alla Camerata dei Poeti

 link 4  Alla Camerata dei Poeti (2)

link 5 Alla Camerata dei Poeti (3)




venerdì 1 giugno 2018

"Itinera", il successo dell'e-Book de LaRecherche

E-BOOK  

LINK A  ITINERA



PREFAZIONE di SILVIA RANZI
E-book n. 48 “Itinera” - Pubblicato da LaRecherche.it

I viaggi di ogni tempo iniziano
dalla corte della mia infanzia
Il titolo “Itinera” rivela l’intima struttura di una parabola
lirica che abbraccia la dimensione del “sogno”, antidoto
invocato dall’incontaminata età dell’infanzia per mantenere
viva quella speranza che permette al poeta di credere nel
cambiamento e disinquinare una società complessa e caotica
dai profili consumistici fagocitanti, dalle profonde solitudini
individuali, dallo spettro di guerre incombenti all’orizzonte.
Messa da parte la pratica del linguaggio referenziale, dopo
una lunga attività di Funzionario nell’Amministrazione
Pubblica, Roberto Mosi riscopre “l’esercizio” della scrittura
quale esperienza “iniziatica” per dare libero sfogo alla facoltà
creativa, affidandosi alle parole per rivestire le emozioni sul
piano fonico e semantico nel gioco allusivo di segrete
analogie.
Nell’avvicendarsi di passato-presente-futuro si dipana la
preziosa dinamica dei componimenti poetici in una
poliedrica varietà di “occasioni esistenziali”, da cui emerge il
profilo di una personalità che intende superare i limiti del
reale verso una completezza della propria identità, nella
dimensione incoercibile del “Viaggio”:
 “Peregrinare”, come dimensione dell’esistenza “in fieri”,
non per mania di evasione, né per dimenticare, ma per
conoscersi nel confronto con l’ambiente circostante vicino o
lontano, passato o presente, purché viva nel ricordo,
assaporandolo come parte di noi.
Incondizionata è l’affezione per la propria terra, la
Toscana, nei suoi felici segmenti di vita campestre; con
predilezione per Firenze, le piazze cittadine, le antiche
vestigia di un passato glorioso, “Città cupola”, vertice
armonico e prospettico nella verdeggiante valle coronata da
dolci colline. Irrinunciabili i soggiorni estivi nella tersa
solarità del litorale Versiliese, cullati dal mare al cospetto
delle solenni Alpi Apuane.
Cadenzato è il delinearsi di un filone lirico trasversale, di
ascendenza “Calviniana”, in cui si configura l’estro icastico di
conferire “denominazioni metaforiche” alla fisionomia di
città nel loro tessuto territoriale, ambientale, commerciale:
insediamenti dell’abitare, luoghi di incontro, di scambio
morale e culturale, cari per soggiorni abituali o visionati
attraverso soste turistiche: “La città piazza”, “La città nave”,
“La città porto”, “La città luna”, “La città dispensa”.
Preziosa per connotazioni visive è la sezione dedicata ad
affascinanti viaggi nel Vicino-Oriente, in cui si alternano
trasalimenti estatici a momenti di richiamo alla cruda realtà:
dalla Tunisia meridionale, nella regione sahariana al confine
con l’Algeria, fino al porto d’Aqaba sul Mar Rosso, crocevia
di popoli confinanti e nemici:
L’acqua è torbida nel mare
di Aqaba, attraversata
da grigie navi da guerra
A contatto con queste civiltà esotiche, diverse per etnia, di
fronte ad economie di sussistenza, esplorando entroterra
montuosi con villaggi alveari dal fascino arcano, il poeta
alimenta la sua esperienza umana e riscopre un salutare
respiro d’infinito dinnanzi alla vastità della zona desertica
con le sue spettacolari volte stellate:

Nella notte di stelle disteso
sulla stuoia, mi sento felice
vicino al cuore della terra
Una parentesi di italianità mediterranea il soggiorno in
Basilicata, l’antica Lucania, visitando paesi situati sulle
pendici del Monte Sirino nella valle del fiume Noce, foriero
di nuovi incontri nella cornice di un’anedottica del
peregrinare, avvicinando usi, costumi e problemi di
integrazione sociale.
A chiusura della Raccolta, si spalancano i vertiginosi
scenari di Capo Nord, in Lapponia, ai confini del mondo
dove il sole tramonta a mezzanotte, in cui il poeta avverte la
sproporzione tra la consapevolezza della precarietà
dell’esistenza umana e l’esigenza di eternità insondabile: /una
fredda paura m’invade/….
Lo smarrimento si attenua a contatto con il popolo “Sami”
che conserva le ascendenze dell’antica spiritualità sciamanica,
il cui fascino ridimensiona la sofferenza individuale in
partecipazione cosmica:

Nel viaggio raccolgo
i dolori del mondo…
nel viaggio raccolgo
le speranze del mondo
... per non rinunciare ad inseguire /sogni iridati di pace/.
Stupore, malinconia, fertilità di immagini, sentimento
individuale e corale connotano il linguaggio poetico di
Roberto Mosi in un ritmo lirico limpido, lineare e simbolico,
aderente e travalicante il vero: disamina incisiva dei moti
interiori, rituale nella rimembranza, ironico e riflessivo
quando entrano in gioco tematiche sociali dell’etica
quotidiana nelle contraddizioni dell’oggi, ma costantemente
aperto alla possibilità di rendere “ideale” l’utopia attraverso
“il sogno”.

Silvia Ranzi