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domenica 27 ottobre 2019

La Strega di Baratti: poesia e cinema - "Navicello Etrusco" a San Cerbone


                                   La ricerca archeologica

Recenti ricerche archeologiche per individuare i resti della tomba di San Cerbone e della cattedrale sulle rive del golfo di Baratti, hanno fatto emergere,  presso l’attuale chiesetta di San Cerbone, un cimitero medievale con oltre trecento sepolcri: fra questi, due con i resti di due donne: l’una “segnata” da un sacchetto di diciassette dadi, gioco del diavolo, da osteria, infamante per una donna, forse messo nella tomba per indicare il mestiere di meretrice; l’altra, forse una strega, segnata da una serie di chiodi ricurvi nella bocca e da altri chiodi che la trafiggevano, per fissare corpo e spirito al terreno (La strega, Diciassette dadi). Una scoperta dunque che ci riporta a un’epoca denotata da riti magici e da una marginalizzazione della donna.
I disegni sono di Enrico Guerrini. Le poesie dalla raccolta "Navicello Etrusco.Peril maredi Piombino.







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La storia della strega di Baratti rivive e diventa un film
“Il Tirreno” 24 ottobre 2019
Le prime scene saranno girate nella rocca di Populonia nel weekend di Ognissanti. Si ricostruirà il caso della strana sepoltura della donna vissuta nel XIII secolo
24 OTTOBRE 2019
PIOMBINO. Rivive, a quindici anni dal ritrovamento nel cimitero medievale posto accanto alla fonte di San Cerbone nel Golfo di Baratti, la leggenda della presunta strega, sepolta in maniera molto singolare, accanto a un’altra donna misteriosa ritrovata con una manciata di dadi nella sua tomba.. Proprio a Baratti e nella rocca di Populonia saranno infatti girate, nel weekend di Ognissanti, le prime scene del film “La strega di Baratti” prodotto dall’associazione Spazio Tesla di Piacenza e diretto da Gianpaolo Saccomano, regista indipendente. Il film racconta, in parallelo temporale, la storia di due donne (una del medioevo e una dei nostri giorni) che si sentono in “risonanza” - connesse, come se esistesse un fil rouge che va al di là del tempo e dello spazio - e ricostruisce la possibile causa della strana sepoltura di questo personaggio femminile, vissuto forse nel XIII secolo e così temuto dalla popolazione da essere addirittura inchiodato e sepolto con una manciata di chiodi nella bocca, a pochi metri da quella che viene chiamata la “donna dei dadi”.

La troupe cinematografica girerà alcune suggestive scene in costume d’epoca, coadiuvata da attori e figuranti della compagnia del Teatro dell’Aglio di Piombino organizzati da Maurizio Canovaro all’interno di Populonia, sulla spiaggia e nel parco etrusco.

Le figure femminili ritrovate a San Cerbone, di cui si cercherà di ricostruire un possibile passato, costituiscono un enigma archeologico piuttosto raro e singolare per il territorio italiano e, probabilmente, furono vittime di superstizione e persecuzione da parte dell’Inquisizione, che le additò come “strega” e “prostituta”.

Attraverso questa storia per la quale si sono fatte alcune ipotesi, il film elabora alcune teorie sia sul concetto del tempo sia sul concetto dell’anima; argomenti sempre più attuali anche per la nuova valenza che la fisica moderna gli attribuisce, sia per il risvolto che la visione dell’anima sta dando anche al concetto di Medicina, Cura e Guarigione, punto centrale su cui l’associazione Spazio Tesla opera da anni. Nel film ci sono infatti due donne protagoniste, Lucilla nel passato (quella che è stata chiamata Strega di Baratti) e una moderna, una donna del Terzo Millennio che in qualche modo è legata alla donna del passato.

Quella medievale è una donna che per il tempo e le credenze popolari di allora poteva essere identificata appunto come “strega”, ma che viene interpretata dall’attrice Laura Groppi come guaritrice, esperta in medicamenti erboristici e cure alternative.

La donna dei nostri tempi è invece un medico affermato e come tale, fa ricerca anche sui nuovi concetti della medicina e della cura, ed è interpretata da Ornella Righi, un vero medico. Le riprese cinematografiche di questo progetto, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Piombino, hanno anche lo scopo non trascurabile di valorizzare un periodo piuttosto buio e poco conosciuto della storia locale, che è proprio quello medievale. —





mercoledì 6 marzo 2019

Alle Giubbe Rosse per festeggiare il nuovo video. Meraviglioso


Un incontro speciale giovedì 21 febbraio nello storico locale delle Giubbe Rosse per festeggiare l’uscita del nuovo video dedicato alla recente raccolta di poesia “Il profumo dell’iris” (Gazebo Editore) e l’autrice Virginia Bazzechi Ganucci Cancellieri, critico d’arte. Ne parla Literary (LINK).




All’incontro hanno partecipato gli amici dell’ ”Officina del Mito”, gruppo di artisti legati al Circolo della “Casa di Dante”, impegnati attualmente  nella preparazione della mostra “Orfeo chi? La metamorfosi di un mito” (dal 2 marzo al 14 marzo 2019, Società delle Belle Arti – Circolo degli Artisti “Casa di Dante”).
Ilvideo, della durata di cinque minuti , è pubblicato su YouTube all’indirizzo:  https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=RBxsN5TNLAo .


Crediamo che il video rappresenti un genere particolare, degno di attenzione, che richiede da parte dell’autore una precisa capacità di interpretazione del testo poetico, di tradurre nel linguaggio del video il significato complessivo del libro, la “musica” e il ritmo della poesia, la scelta appropriata delle immagini dei luoghi al centro della ricerca poetica – la città di Firenze, la luce delle sue piazze, le sue strade, le sue colline, nel nostro caso.
Virginia ha colto perfettamente il carattere del libro “Il profumo dell’iris”, il riferimento di questo fiore come simbolo della città e della sua anima, e ha incrociato il suo impegno con la visionarietà e i colori del testo poetico. In questa ricerca la sua conoscenza del mondo dell’arte, l’hanno portata ad avvicinare le immagini della raccolta a quelle delle opere di celebri pittori e a fotografie di oggi, di viva attualità.

Merita avvicinarsi alla figura di questo critico d’arte. Dice di sè stessa:

“Sono una persona socialmente attiva, curiosa, amante degli sport all’aria aperta. Da sempre nutro una grande passione per la danza, per l’arte e per la musica, che amo non solo come fruitrice ma anche come esecutrice e compositrice di brani al pianoforte. La mia formazione  è sempre stata improntata dall’interesse verso gli studi umanistici, dalla scelta del liceo con indirizzo Classico-Europeo presso l’Educandato della SS. Annunziata a Firenze, fino allo studio della Storia dell’Arte presso l’Università di Lettere e Filosofia di Firenze. In seguito ho arricchito la mia formazione universitaria partecipando a seminari e cicli di conferenze di argomento storico-artistico . Ma indubbiamente è stata la possibilità di effettuare tirocini ed esperienze di lavoro nell’ambito della critica e della curatela delle mostre che mi ha permesso di scoprire l’ambiente dinamico e stimolante di una galleria. Non solo un luogo di esposizione di opere ma un mondo vivo e ricco di fermenti, caratterizzato da rapporti e scambi con gli artisti, in un continuo divenire e arricchimento culturale. È a contatto con questa realtà che ho compreso il vero significato delle parole di Kandisky, uno dei miei artisti preferiti insieme al Pontormo: “La vera opera d’arte nasce in modo misterioso, enigmatico, mistico, dall’artista. Separatasi da lui acquista una vita autonoma, diventa un soggetto indipendente, che ha un proprio respiro naturale e che conduce anche una vita materiale reale, un essere.”


Il video “Il profumo dell’iris” prende l’avvio con la marcia sfolgorante, bandiere al vento, del corteo storico del calcio in costume per la via Larga (oggi via Cavour) verso il Palazzo Medici- Riccardi, al suono rutilante dei tamburi. Dalla Cappella del Palazzo i personaggi dell’affresco di Benozzo Gozzoli scendono nella strada:
 Via Larga

Il corteo dei Magi lascia
l’affresco della Cappella,
scende solenne le scale
lascia il Palazzo, appare
in vesti sontuose nella via,
sulle cavalcature i sovrani
della città, della provincia,
il grasso sceriffo: in dono
portano la stizza, il genio
fiorentino e l’arroganza.
Li circondano cittadini
osannanti, il capo dei tassisti,
i mercanti più ricchi,
i giocatori del calcio in costume,
cinque famosi cuochi.
Nel paesaggio di colline
angeli in volo, gruppi
di pastori, lavavetri,
le braccia incrociate.

La lettura del libro da parte dell’autrice del video, termina con la poesia “L’erta dei Catinai” dedicata all’iris, il fiore simbolo di Firenze: nel video scorrono, alla lettura del testo, le immagini di visioni insolite del paesaggio e dei quadri raffiguranti figure di fioraie e lavandaie.

… Tra la folla, le lavandaie
portano cesti di biancheria
lavata nelle acque dell’Ema,
profumata dai fiori dell’iris.
Iride, una madonna fiorentina,
promise amore al giovane
che dipinse un fiore così perfetto
da ingannare una farfalla.
Da lei ebbe nome iris,
il simbolo di Firenze.
Dopo l’erta dei Catinai
si apre la vista su Firenze,
città di bellezza elegante
preziosa come il profumo
dell’iris, dal tono austero,
riservato. Si concede solo
a chi la ama, la sa apprezzare.


Crediamo, dunque, che il video aggiunga valore alla ricerca poetica e meriti di essere seguito come un prodotto parallelo, con una sua autonoma creatività. La capacità creativa di Virginia risalta senza dubbio anche in opere video precedenti, che richiamiamo rapidamente.

Si veda il video dedicato al “Navicello Etrusco” (Ed. Il Foglio “ 2017), un viaggio nel tempo e nello spazio partendo dalla città etrusca di Populonia (indirizzo YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=-dn2XMqax0E&feature=youtu.be  )

e quello rivolto all’antologia “Poesie 2009-2016", Ladolfi Editore 2016 (indirizzo YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=FuSecM_Ox8E&feature=youtu.be )
che propone il percorso di ricerca del poeta, dal tema dei non-luoghi, al mito, alle radici e alla memoria personale, fino allo smagliante mondo dei ricordi, suscitato dai segni cari a Marcel Proust.



Merita infine un richiamo, il video dedicato al romanzo “Esercizi di volo” (Europa Edizioni 2016), la proposta di un incontro con il mondo della follia seguendo l’insegnamento di Erasmo da Rotterdam: indirizzo YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=BSyTBlbCP2U&feature=youtu.be


Per coloro che vogliono avventurarsi per questa strada non c’è che da augurare “Buon divertimento”, in compagnia del video e della poesia.










martedì 17 luglio 2018

L'alba al passo Giau


10 luglio 2018 - Partenza da Cortina, sullo sfondo 

il passo Falzarego


Alba al passo Giau






















ll passo Giau (Jof de Giau in ladino fodom, Suogo de Jou in ladino ampezzano) è un valico alpino delle Dolomiti posto a 2236 m. in provincia di Belluno che mette in comunicazione i comuni di Colle Santa Lucia e Selva di Cadore con Cortina d'Ampezzo (Wikipedia).




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Da "Navicello Etrusco"

L’aruspice

Ombra della sera
figura d’uomo
allungata nella luce
triste del tramonto.
Ascolto il silenzio
dalla Rocca, lontano
da spiagge affollate.
L’aruspice etrusco
 segue il volo del falco,
coglie i segni del cielo
La violenza del giorno
è lontana, la città
torna all’antico mistero.
La processione sale
all’altare sulla collina
per il sacrificio. Il sangue
nutre la vita del mito.




martedì 26 giugno 2018

Recensione di Michele Brancale del "Navicello Etrusco"; Roberto Mosi, Il Foglio Piombino - Premio "Giuria Casentino", selezionato (2018) Premio Camaiore


Il 'navicello etrusco' di Mosi approda alla Casa di Dante

La Nazione
15/06/2018

Firenze, 15 giugno 2018 - Roberto Mosi conduce il 'Navicello etrusco' (Il foglio editore), Premio Giuria 'Casentino' selezionato al Premio letterario Camaiore, lungo 52 tappe, 21 nella sezione 'Lo specchio di Turan', sotto lo sguardo della dea etrusca dell'amore e altrettante nella seconda parte del libro, 'L'ombra della sera'.
Il volume è stato presentato a Firenze, alla'Casa di Dante', a cura del Circolo degli artisti. Mosi predilige il verso breve, definendo così un ritmo per il protagonista di questa sua nuova prova, una persona avanti negli anni che ha la grazia di poter accompagnare vite nascenti, che si sono come “intrufolate” nella sua, lontano dalla fragilità della debolezza fisica decifrata ne 'L'invasione degli storni' (2012). Uscito da quel percorso, da quella valle in cui la figura di una sorella bambina lo accompagnava senza lasciarlo solo, “il mondo sospeso/ ha ritrovato la vita” grazie a una nascita inaspettata. Ora, nel 'Navicello etrusco', il protagonista descrive una stagione estiva a Piombino, descrivendola nella sua solarità e nelle sue vestigia etrusche, per cercare un senso di vita con gli altri anche quando, a Ferragosto, ma non solo, “ci si affanna immemori/ coi cellulari in mano”.
Mosi canta la città nave,la città libro e la città lanterna e al tempo stesso guarda con curiosità al “terzo paesaggio”, identificato da Gilles Clement “come l'insieme dei luoghi abbandonati dall'uomo” dove la vita si rigenera in un'apparente, periferica, confusione. La solarità della prima sezione non sparisce ne 'L'ombra della sera', quanto illumina alcuni scenari, antropologici e sociali, che Mosi ha negli anni studiato e sentito più suoi, avvertendone la decisività. Se gli etruschi lo spingono a indicare la mitologia e i suoi significati “Il sangue nutre la vita del mito”, la visione cristiana ne rivela, con un procedimento caro a Girard, i meccanismi violenti svelati dal Vangelo che puntano sempre a trovare un capro espiatorio su cui scaricare cause e responsabilità delle paure e delle tensioni.
Appaiono allora gli immigrati, nuovi capri espiatori del presente, di cui Mosi ha scritto anche in precedenti raccolte, parte delle quali confluite in 'Poesie 2009-2016' (Ed. Ladolfi): "E' arrivato dai paesi dell'est/ lo stormo di uccelli migratori,/ la notte dormono in stazione./ All'alba raccolgono gli averi,/ nascondono i cenci fra i rami/ in mezzo ai nidi dei piccioni,/ sopra i chioschi delle aranciate./ Uccelli vestiti da spazzino/ al mattino afferrano i sacchi./ La sera si cerca un altro riparo/ più vicino ai nidi delle rondini”. C'è una stella cometa da seguire e per Mosi si ferma su piazza Stazione, a Firenze: “E' forse simile/ a un dio l'uomo/ che dorme in piedi/ alla porta della stazione/ discosto dal muro/ i ginocchi piegati/ la testa in avanti./ Intorno la folla/ del mattino”. Le mani e gli sguardi dei bambini profughi trasformano in nuove Betlemme le città in cui appaiono in cerca di adozione.