Tre
principesse francesi a Firenze
Sylvia
Boucot d'Hautmesnil al servizio delle sorelle di Napoleone
Le principesse Elisa Baciocchi, Paolina Borghese
e Carolina Murat, grazie alla fortuna e alle capacità di uomo d’arme e di governo
del fratello Napoleone Bonaparte, si trovarono dalle umili origini in una terra
isolata, povera, come la Corsica, a conquistare onori e ricchezze sullo
scenario europeo; la sorte fatale poi del generale corso, il crollo
dell’impero, determinò il rovesciamento della loro fortuna, la decadenza. Sylvia
Boucot fu dama di compagnia, in tempi diversi, per un periodo di oltre trenta
anni, delle tre principesse; sono
preziose le testimonianze che ci offre nelle pagine del romanzo: portano a
delineare i caratteri diversi delle tre sorelle e, allo stesso tempo, il loro
coraggio di donne libere, la loro determinazione e ad illustrare, per altro
verso, i volti che mostra il potere, nei diversi frangenti della storia,
l’affermarsi della nuova classe borghese. In questo quadro, Firenze fa da
scenario all’agire dei diversi protagonisti, è all’incrocio di dinamiche
particolari, incisive per il futuro della città e dell’Italia. Emergono inoltre
analogie con il tempo presente, come il mito della nazione e il mito del comandante
supremo, del leader, che oggi ricompaiono sugli scenari incerti del nostro
presente.
Incipit
Capitolo I
L’azzurro del mare
È
una mattina diversa dalle altre. Nella notte si è calmata la bufera sul mare e
presto i raggi del sole hanno raggiunto la mia stanza. Come ogni giorno mi sono
occupata degli animali e dei lavori quotidiani per la casa; ora ho un po’ di
tempo tutto per me. Mi viene naturale pensare ancora una volta a lontani
ricordi, alle straordinarie vicende della mia vita lontana da qui, in giro per
il mondo. Mio marito riposa nel vicino cimitero della chiesa, sulla strada per
il paese, mi ha lasciato da poco, un anno fa, in una mattina come questa piena
di luce, invasa da un intenso azzurro, dal mare alla nostra collina.
Nel
silenzio della casa, il mio è un continuo parlare con lui, come fosse ancora al
mio fianco, lo interrogo, mi consiglio, gli dico cosa mi passa per la mente, dò
voce, ne sono certa, al suo pensiero. Questa mattina ho deciso – anzi, abbiamo
deciso – di dare aria all’armadio nell’angolo della camera, aprire i cassetti
rimasti chiusi da quando facemmo ritorno in Normandia dopo la morte a Firenze,
il 18 maggio 1839, della regina Carolina Bonaparte Murat. Poco dopo l’arrivo,
si manifestarono i primi sintomi della malattia di mio marito, che in solo tre
mesi, dopo molti patimenti, lo portò alla morte.
Non
c’era stato il tempo di dare un ordine ai tanti ricordi, alle infinite
testimonianze di una vita che avevamo portato con noi dopo il lungo periodo
trascorso al servizio della famiglia dell’imperatore, delle tre sorelle, le
principesse Elisa Baciocchi, Paolina Borghese e Carolina Murat, in particolare.
Jean Pierre d’Hautmesnil, mio marito,
era stato sovraintendente alle finanze e, per un certo periodo, quando Elisa
era diventata granduchessa di Toscana, dal 1809 al 1814, aveva svolto il ruolo
di prefetto della provincia di Lucca.
Negli stessi anni sono stata dama di compagnia di Elisa e, alla sua
morte, di Paolina e poi di Carolina.
Nei
cassetti dell’armadio erano finiti, alla rinfusa, appunti di viaggio, cartine
geografiche, pagine di diario, diplomi, giornali, quaderni con tracce di
racconti e di commedie insieme a disegni, medaglie, corrispondenza. Ben altri
erano stati i nostri progetti, si era pensato di riorganizzare le stanze della
casa, l’arredamento, dando risalto a queste testimonianze, raccogliendo i
documenti in appositi album, mettendo in cornice disegni e medaglie, tutto
quanto aveva segnato, in un momento cruciale della storia della Francia e
dell’Europa, la nostra vita al servizio di donne straordinarie.
Le
ante dell’armadio cigolano al momento in cui le apro, quasi si lamentano per
l’improvviso risveglio, dall’interno si propaga un odore insolito, un misto di
lavanda, di cuoio, di polvere.
Carolina Murat con i figli
Hotel Excelsior, già Palazzo Bonaparte, visto dall'Istituo Francese, piazza Ognissanti