Sei,
Firenze, la mia città natale,
oppur
Florentia, per gloriosa altezza,
che
al mondo hai sciolto il nodo universale
dei
parametri d’umana bellezza.
In
veste di cittadino globale
rifletto,
sulla via della vecchiezza,
certo
che la mia anima ha arricchita
viver
tra le tue mura la mia vita.
D’ingegno
umano la vista è nutrita
in
mezzo ai monumenti ed ai decori,
negli
interni la volontà è rapita
negli
affreschi dai vividi colori.
Non
s’è ricchezza nel tempo smarrita
e
son raccolti nei musei i tesori
che
alla cittadinanza fiorentina
affidò
l’Elettrice Palatina.
Il
centro storico è una vetrina,
ma
appena fuori, in periferia,
degrada
la città a una latrina,
è
un caos con i lavori alla tramvia.
Non-luoghi,
inquinamento e diossina,
solo
il Mosi sa trarne la poesia:.
dietro
sbarre, transenne e reti rotte
è
un’avventura anche per don Chisciotte.
Svegliatosi
dai sogni della notte,
senza
paura è in movimento,
ad
affrontar s’accinge dure lotte:
sono
le gru i suoi mulini a vento.
S’aggira
per le strade malridotte
in
mezzo alle colate di cemento
pensando
alla dama sua diletta,
per
Ronzinante ha la bicicletta.
Chissà
se qui si muove la mazzetta?
Una
risposta mi darà il Giullare?
Forse
il Tarocco ne scopre la ricetta,
non
vedo mai nessuno a lavorare.
Tutto
è sossopra, vige l’usa e getta,
si
confonde la mente a ricordare;
di
vederne rifatta la sembianza
son
vecchio, ahimé non nutro più speranza.
Per
ritrovare un tocco d’eleganza
serve
del Mosi l’immaginazione,
umanità
cercando con costanza,
ma
sono manichini, non persone,
mentre
attorno muove la transumanza:
folle
d’altre città, d’ogni nazione.
L’unico
scampo che mi sia concesso
è
entrar delle vetrine nel riflesso.
Ma
senza specchio concavo o convesso
Una
risorsa viene da lontano:
le
figure che vedo ovunque appresso
son
di pietra ma hanno un soffio umano
pari
a lor sento d’essere io stesso,
questo
mio palpitar non paia strano:
d’Umanesimo
qui è soffiato il vento
nuova
Creazione, il Rinascimento.
Da
allora grande è stato il cambiamento:
quelli
c’hanno lasciato il Tondo Doni,
altro
è lo status symbol del momento,
questi
intasan le vie con i gipponi.
Però
forte io porto il sentimento
d’aver
trascorso qui belle stagioni.
Sono
felice e ringrazio il destino
d’avermi
fatto nascer fiorentino.
Da
voi con poche rime mi commiato,
son
stato bene in vostra compagnia,
mi
scuso se vi ho forse annoiato
ma
è tutto quello che ho di fantasia .
Un’ora
bella insieme abbiam passato
fra
pittura, poesia e fotografia,
v’invito
a unirvi a me con calorosi
sinceri
omaggi a Roberto Mosi.
Renato Simoni, 2 marzo 2016
Roberto Mosi e Renato Simoni