venerdì 31 maggio 2019

"Navicello Etrusco": la passione per il viaggio nel commento di Arrighetta Casini




Roberto Mosi, Navicello Etrusco. Per il mare di Piombino, Edizioni Il Foglio
Piombino 2018, p. 70, euro 10

Commento di Arrighetta Casini


“Avevo incontrato la poesia di Mosi in occasione della presentazione della silloge: “L'invasione degli stormi” alcuni anni fa. Presentazione speciale in quanto anche spettacolo, immagine.
L'opera si concludeva con un dialogo fra l'Autore e la Cornacchia della valle dell'Inferno, titolo anche della prima poesia.
“Devi tornare a trovarmi con un sacco di racconti, di storie, di film, di versi. Il tuo è un viaggio alla ricerca della speranza e la speranza è contagiosa”.
Penso che Mosi abbia fatto tutto questo, soprattutto il viaggio. Il viaggio, quello reale, quello simbolico è tema universale anche per la poesia.
Leggendo i versi di Mosi nella raccolta Poesie 2009-2016 e poi in “Navicello etrusco”, mi è sembrato che il viaggio sia un tema molto caro al poeta. Viaggio in tanti luoghi, ma anche nei non-luoghi. Mosi è un viaggiatore speciale perché porta con sé tante “cose”: la curiosità dell'uomo con in più la sensibilità del poeta, una grande cultura assimilata a tal punto da fare tutt'uno con il suo modo di viaggiare, (se non di essere) certamente del poetare.
“Inseguirò l'ombra dei miti” scriveva nella poesia Giasone.
Infine Mosi è anche un fotografo.
Amo molto la fotografia, ci sono fotografie che hanno fatto la storia più di mille reportage: chi non ricorda Vietnam 1972, la bimba nuda, ustionata e piangente su di una strada desolata? O il generale vietnamita che spara alla testa di un vietcong su una strada fiancheggiata da macerie?
L'uso magistrale del bianco e nero che gioca con la luce e con le ombre fa pensare a Caravaggio, anche un solo scatto suscita emozioni, rimanda a ricordi, a storie e alla storia.
Questo è ancora più vero per la poesia che usa le parole, ma che parole! Forse uniche con la forza di uno scatto fotografico.
Così, mi sembra, per la poesia di Mosi: i suoi versi leggeri, (ma della leggerezza di cui parlava Calvino), misurati, immediatamente godibili, ci regalano immagini nitide talvolta crude come quando il suo sguardo si posa sulle tragedie di ieri e di oggi. Interviene allora nel componimento poetico l'elemento culturale o mitico e lo eleva dal quotidiano e lo porta in una dimensione più alta quasi a ricordarci l'eternità del mito di fronte alle vicende umane.
Tutte queste componenti della poesia di Mosi si esaltano nel “Navicello etrusco” (“Per il mare di Piombino” è il sottotitolo); si esaltano perché interviene e si aggiunge un forte sentimento, Mosi canta una terra non solo conosciuta, ma così amata come si può amare qualcosa che è parte della tua vita, dei tuoi affetti familiari.
Il navicello percorre, sospinto dai venti della costa, il tratto di mare dal golfo di Baratti al promontorio di Piombino, alle spiagge del golfo di Follonica, “sempre al cospetto dell'isola d'Elba”:
È un omaggio ad una terra amata.

Siamo nel sud della Toscana che vide fiorire la civiltà etrusca, centro della lavorazione del ferro importato dall'isola d’Elba, (. Lana del Garbo e ferraccio dell'Elba, così anche nella Repubblica fiorentina.), ma anche patria di Dardano che fondò Troia secondo la leggenda.
Una terra che serba ancora brillii di pirite e schegge di rosticcio.
La silloge poetica è divisa in due parti: “Lo specchio di Turan” e “L'ombra della sera”
Entrambi i titoli fanno riferimento agli Etruschi: Turan “signora “dell’amore e della fertilità” nella mitologia etrusca, “L'ombra della sera” si riferisce alla statuetta conservata nel Museo di Volterra.
È lo stesso Mosi che, in una sorta di post-fazione, fa un breve excursus sulla storia del luogo e sui riferimenti mitologici senz'altro utile al lettore.
Questo angolo di Toscana offre a Mosi tutto ciò che, secondo me, caratterizza la sua poetica: il paesaggio, il mare, la visione delle isole a occidente, le alture che si perdono a est, ma, soprattutto, offre ricchezza di miti, di leggende, di storia antica e più recente. Con tutto questo Mosi sembra tessere un dialogo intimo che si manifesta all'improvviso con passaggi rapidi.
Un nome, un'immagine, un gioco da spiaggia: il vulcano, e subito si avverte una continuità come se il dialogo con il passato non si fosse mai interrotto, (rimando alla poesia “Il vulcano” pag.11).
Eppure, in molte poesie di questa silloge, c'è qualcosa in più ed è una nota intima e dolcissima, quella degli affetti familiari.
Marta e Anna padrone della spiaggia, Anna che con una canna scrive le prime parole sulla sabbia bagnata, Marta che passerà lungo il corso sul passeggino da principessa. Sono loro con il loro respiro leggero le dee dell'amore e della bellezza, piccole discendenti della dea Turan
Allora, nella città-nave, fra lo stridore dei gabbiani come non navigare felici!
“Città-nave”, “città-libro”, “città-lanterna”, sono queste le città ideali di Mosi nelle quali con bellissime immagini trasfigura luoghi a lui cari.
Spesso nelle poesie si crea un'atmosfera sospesa fra la realtà del presente e immagini del passato dove il tempo sembra annullato e non stupisce il cavaliere solitario fiero sul suo ronzino con le insegne degli Appiani, antichi signori di Piombino, di vedetta sulla Torre della centrale elettrica o Elisa Baciocchi che “entra dalla porta di Rivellino raggiante nel riflesso del diadema di brillanti”.
Così sembra apparire all'eremo della Madonna del Monte, Napoleone in attesa di Maria Walewska, suo ultimo amore.
Anche i luoghi parlano di miti e leggende: la fonte di San Cerbone che ricorda i Longobardi, la fonte del Pozzino dove sembra ancora specchiarsi la scia dell'aereo sulla rotta Rodi-Marsiglia. Infine, nella poesia Febo, tutto il golfo diviene luogo magico dove si rinnova il mito della sera.
“La spiaggia è un anfiteatro , gli spettatori in attesa dello spettacolo di ogni sera”
Febo Apollo, il sole che sparisce nel mare mentre l'oscurità avanza. Sembra di stare sospesi come di fronte ad uno spettacolo straordinario, ad un rito quotidiano di cui il poeta è sacerdote.
La prima parte della silloge si chiude con un omaggio a Velia, la donna etrusca libera, stimata, partecipe alla vita pubblica, trasmette lei madre il cognome ai figli. Donne ancora oggi “maestre di vita, di libertà”. 
La seconda parte, in omaggio al titolo “L'ombra della sera” ci porta in un'atmosfera che possiamo definire notturna, oscura nel senso che ci presenta scene dolorose del passato e del presente.
Si apre con una poesia bellissima “L'aruspice”.
Versi brevi, parole scelte ci portano d'un balzo da” spiagge affollate” alla città “dell'antico mistero”, a mediare il passaggio della solenne figura dell'aruspice che guarda il volo del falco per le sue divinazioni, mentre la processione “sale all'altare sulla collina per il sacrificio”
Il sangue nutre la vita del mito.
Ci sono poesie su figure che emergono dal passato, affiorano dagli scavi, testimoniano crudeltà, superstizione, infamia, omicidi.
Lo schiavo ancora in catene, la strega fissata con chiodi ricurvi anche in bocca, la prostituta con il sacchetto dei dadi, “proibiti alle donne”
C'è il ricordo di naufragi antichi come quello di Palinuro e moderni come quello del Moby Prince.
Nella poesia “La sterpaia” Mosi ci offre uno scenario grandioso e desolato: sulla spiaggia abbandonata dal lavoro, dagli italiani, appare un presepe contemporaneo: Maria e il bambino giunti sui barconi.
Ma pietà anche per chi lì è nato ed ora vive tempi duri “spente le fiamme dell'alto forno”
(rimando alla poesia pag. 47)
“Non indigniamoci che i corpi mortali si disgreghino: ecco che possono anche le città morire”
Sono versi di Rutilio Namaziano che Mosi mette in esergo” alla poesia “Barbari” nella quale accompagna idealmente il viaggio di Rutilio Namaziano che, all'arrivo dei barbari abbandona Roma e risale la costa verso Luni, testimoniando con cuore straziato le distruzioni dei barbari, ma portando sempre nel cuore lo splendore perduto di Roma. Monito ai posteri ai quali è domandato conservare le opere e le conquiste faticosamente raggiunte nell’arco di secoli.
Voglio concludere ricordando una poesia bellissima “Dalla loggia”.
Il poeta ci porta in un notturno incantato, (come non ricordare l'affresco di Piero della Francesca in San Francesco di Arezzo “il sogno di Costantino”?)
Lo sguardo del poeta spazia all'intorno: sulle colline, sul lavoro dell'uomo, sui fantasmi della storia, per richiudersi dolcemente sull'immagine di Anna addormentata.
È una visione serena, rassicurante, si sente l'appagamento dei sensi e degli affetti, nel silenzio affiora il senso di una vita appagata. Devo dire che nella poesia di Mosi, nonostante il suo sguardo si posi talvolta anche sulla miseria e sul dolore, mi è sembrato di cogliere la pacatezza di colui cui il fato ha concesso molti doni: un cammino sereno, la capacità di assaporare la vita e di esaltarla con l'arte, la poesia, la convivialità e, non ultimo, con il mito.
Come non dire con Montale:
“Vi guardiamo noi della stirpe di chi rimane a terra”.”

Arrighetta Casini

Firenze, 16 aprile 2019



giovedì 23 maggio 2019

Mariagrazia Carraroli per "Orfeo in Fonte Santa" - " ... al partigiano-eroe ..."




Roberto Mosi
ORFEO IN FONTE SANTA   Giuliano Ladolfi Editore, 2019,  pp. 58 Euro 12

Leggo Orfeo in Fonte Santa ritrovando il poeta di sempre, intento a tracciare la trama della vita che ripete sé stessa con voci diverse, dagli echi lontani eternamente rinnovati.
La storia si dipana ed emerge come acqua di fonte, come specchio riflettente età arcane, più vicine a noi o vicinissime, con la guerra partigiana e il suo eroe mischiato agli dei dell’Olimpo etrusco e ai cantori Antellesi.

Tutto fluisce con la naturalezza della musica del fogliame e l’incanto della natura boschiva, ritratta nelle belle immagini fotografiche dell’autore, e che, soprattutto nella poesia, semina vibrazioni intense, suggestioni liriche e un forte respiro emozionale.

La cultura che trapela dai versi mai soverchia il canto, sempre cristallino e dai bagliori d’immagini accese da eventi e da apparizioni.

Il poemetto dedicato al partigiano-eroe Daviddi, è in realtà melodia che, tra favola, mito, storia e cronaca, “s’intreccia con il vibrare/ delle foglie” celebrando la bellezza della natura e dell’arte in tutte le sue espressioni.

“ I venti profumati di mare/…/ abbracciano le geometrie magiche della Cupola”…
“La sera, nel capanno, i versi/ di Dante e dell’Ariosto/ le storie di Paolo e Francesca, / dell’Orlando Furioso./ Gli animali nei recinti.”

E di questa melodia, anche la lettura subisce tutto il fascino.


C.B. 23 maggio 2019                                                         Mariagrazia Carraroli

mercoledì 24 aprile 2019

Onore a Fabio Faggella - Il ricordo degli scavi di Populonia




           E’ stato presentato il 16 aprile la raccolta di Roberto Mosi “Navicello Etrusco” – sottotitolo “Per il mare di Piombino” – nello spazio centrale della Biblioteca comunale Mario Luzi, l’istituzione dedicata alla poesia e al grande poeta fiorentino. 
         Vari passaggi hanno reso particolare l’incontro, seguito con partecipazione da un numeroso pubblico, dal ricordo dell’amico Fabio Faggella (1958-2019), archeologo recentemente scomparso [ si veda "Saluto a un amico" - Confederazione Italiana Archeologi ], 
alla notizia che la raccolta era stata premiata al concorso internazionale 2019 Alda Merini, agli affascinanti interventi delle due relatrici, Simonetta Lazzerini di Florio e Arrighetta Casini, alla lettura e commento di Renato Simoni, ai disegni all’impronta del pittore Enrico Guerrini.         

       
            Quest’ultimo momento è stata l’occasione per annunciare che è stato ultimato il libro illustrato “Il viaggio del Navicello Etrusco” – proposta al momento ad un editore - che nasce dalle poesie del libro di Mosi e dai disegni di Guerrini, raccolti nel corso delle performance dell’ultimo anno.




L’autore ha ricordato che Fabio Faggella, impegnato da giovane, come archeologo, nelle ricerche a Populonia, aveva accolto con interesse la pubblicazione della raccolta “Navicello Etrusco” dedicata al “viaggio poetico” del Navicello che parte dalla terra di Populonia, abitata dai miti del popolo etrusco, per risalire lungo la costa, nello spazio e nel tempo, fino ai nostri giorni.
L’anno passato – 4 aprile 2018 – scrisse una lettera di commento sul libro – pubblicata su “Literary” - che abbiamo letto, con commozione, nell’incontro alla Biblioteca Mario Luzi:

“Caro Roberto, grazie, la lettura del Navicello Etrusco mi ha trasportato a molti anni fa. All’inizio della mia vita adulta quando, carico di propositi, mi affacciavo alla professione dell’archeologia, armato di ideali e passioni (ancora studente i primi passi con la cooperativa, l’avventura politica di Obiettivo Cultura che abbiamo condiviso) che hanno improntato, per fortuna, la mia vita.
 Ebbene, le tue immagini poetiche hanno suscitato in me il ricordo parallelo delle tante giornate passate a Populonia, a Baratti, a Piombino, in compagnia di amici e colleghi con i quali condividevo una passione, un lavoro e la stessa infatuazione per quella terra, colma di passato e di presente, divisa tra tradizione industriale (per noi prima di tutto operaia) e una vocazione culturale che pesca nelle tante radici, nelle vicissitudini trascorse che ho ritrovato tra le tue rime.
Erano gli anni degli scavi all’acropoli, uno dei primi lavori “veri” della cooperativa. Andavamo scoprendo una delle più importanti aree sacre delle città d’Etruria. Giugno, ospitati nella foresteria presso la necropoli di San Cerbone, al pomeriggio, terminati gli scavi, scendevamo direttamente alla spiaggia di Baratti ad attendere la sera distesi tra la sabbia e l’acqua …
Leggendo “Febo” mi sono ritrovato lì, sulla spiaggia, in uno dei pochi momenti di solitudine che mi furono concessi, non meno graditi della bella compagnia. …”

Fra le prime poesie riprese dal testo della raccolta “Febo”, appunto, la poesia legata alla visione splendente del tramonto sul golfo:
 “La spiaggia è un anfiteatro, gli spettori/ in attesa dello spettacolo di ogni sera,/ l’acqua pulsa di luci multicolori, scomposte/ dagli ultimi raggi del sole al tramonto/ …”.


Simonetta Lazzerini di Florio ha iniziato il suo intervento, dalla poesia che pone al centro l’immagine del libro come simbolo della città di Piombino:

             La città libro


La nave lascia il porto
sfiora il promontorio,
ecco Piombino dal mare
l’immagine di un libro
aperto, dai contrafforti
della Fortezza all’altura
dove si distende la Cittadella
e la casa di Elisa Baciocchi.

La piazza, al centro
oggi è in festa vestita
delle tende bianche
arruffate dal maestrale,
sui banchi uno stormo
di libri con le ali
di ogni colore.

Si levano in volo
leggeri come pensieri
la musica delle storie
il suono della poesia
il fragore delle utopie.
Tracciano nel cielo
le speranze della città libro.




  












Arrighetta Casini si è soffermata, in particolare, sull’incanto del “notturno”, colto dalla casa del poeta:  

                  Dalla loggia


Vola via la favola
domande condite
di perché, poi silenzio,
il respiro leggero.
Si raccoglie sul fianco,
un gomitolo piccolo.
Le labbra assaporano
il sapore dei sogni.
Ricordi. Una piuma
vola leggera, leggera,
tra le braccia sento
il battito del cuore.
Le braccia annaspano
giocano con le emozioni,
siamo vicini, da lontane
stagioni della vita.
Un punto di tenerezza
una sarabanda di luci
un gioco di geometrie
un gattino vorace
la sezione aurea
dello sguardo dei nonni.
Anna si è intrufolata
nella nostra vita.
Dalla loggia sul giardino
assaporo lo stupore
del cielo stellato
nella notte che avvolge
la casa. La campagna
sonora di grilli
è appesa lontano
all’eterna fiamma, alta
sui fumi dell’acciaieria.
La linea delle colline
disegna i confini
dell’Acropoli, si avvolge
nella Rocca di Populonia
solenne sul mare,
si immerge nella Necropoli
tra le tombe abitate
dalle ombre degli Etruschi.




Renato Simoni, amante della letteratura, con una lunga esperienza lavorativa di ingegnere meccanico in diversi paesi, si è soffermato sul tema del lavoro nelle acciaierie e negli altoforni di Piombino e sulla figura del “diavolo” che, nella poesia “Il temporale”, fugge dalle tremende condizioni di lavoro della fabbrica:

Il temporale

La mantella rossa
attraversa Piombino
nel diluvio di pioggia
seguita dall'ululato
degli allarmi colpiti
             dalle saette.
Le ruote sollevano
profonde scie d'acqua.
Il diavolo fugge
             dall'inferno?

Un applauso finale il pubblico ha dedicato alle interpretazioni pittoriche che Enrico Guerrini ha dedicato alle poesie della raccolta e al libro “unico” – in attesa di un editore -  de “Il viaggio del Navicello Etrusco”, formato dai mille colori del viaggio nel mare di Populonia.



















martedì 2 aprile 2019

Guardare la città di notte dal letto del fiume




Inaugurata la Mostra del “barchino dei renaioli” - 

Fotografia e poesia
Aperta fino al 30 aprile 


Si è inaugurata con vivo successo, il 1° di aprile, la Mostra “Firenze di notte dal barchino dei renaioli”, nelle eleganti sale dell’Hotel Cellai di via XXVII Aprile 14. La grande fotografia che accoglie i visitatori nella hall dell’albergo, “Il barchino dei renaioli”, con i magici riflessi di mille colori delle acque dell’Arno la sera, è stata premiata (ottobre 2018) al Concorso Internazionale Stefano Ussi, promosso dal Circolo degli Artisti “Casa di Dante. 


Nella esposizione si uniscono a questa, altre dodici immagini riprese nel mese di luglio 2018, in occasione di una festa di compleanno sulla riva dell’Arno alla Società dei Canottieri, che si è conclusa con una gita sul fiume passando sotto il Ponte Vecchio e il Ponte a Santa Trinita, fino al Ponte alla Carraia. L’autore della Mostra, Roberto Mosi, aveva per compagna la macchina fotografica Olympus OM-D. Renaioli erano quei lavoratori che in passato prelevavano la sabbia dal fiume adoperando apposite barche.




L’esposizione pone in risalto – come hanno rilevato i visitatori all’inaugurazione - le prospettive nuove che si aprono dal letto del fiume sulla città, illuminate da un pullulare di ombre e di luci, di silenzi e di rumori lontani. I colori delle fotografie, con le luci della notte, acquistano un’intensità sorprendente, densa che riporta all’arte pittorica.



Marco Fantechi – docente della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche – ha detto al momento del brindisi per l’inaugurazione, che la Mostra invita, nel susseguirsi delle immagini, a cogliere la sintonia fra poesia e fotografia, per la scelta “poetica” delle vedute, per l’alternarsi delle pause fra intensità della vita e silenzi, per la cura della scelta degli elementi della lingua poetica/fotografica. 





La Mostra all’Arteincasa/Cellai Boutique di Firenze rimarrà aperta fino al 30 aprile. I visitatori trovano in esposizione anche l’ultima raccolta di poesia di Roberto Mosi: “Il profumo dell’iris”, Gazebo Libri.

In questi stessi giorni rimane aperta la Mostra che lo stesso autore, con Adriana Levi, presenta alla Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa, Piazza della Parte Guelfa: “Il Porcellino racconta la vita del Mercato”, esposizione dedicata alla scoperta di un angolo storico della stessa città di Firenze, quanto mai vivo, particolarmente amato dai turisti.







mercoledì 27 marzo 2019

Mostra foto "Firenze di notte dal barchino dei renaioli" , 1°-30 aprile


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Arteincasa/Cellai Boutique - Hotel Cellai via XXVII Aprile 14, Firenze – Tel. 055 062060665

Roberto Mosi, fotografo innamorato di Firenze

Roberto Mosi è stato premiato al Concorso Internazionale Stefano Ussi promosso dal Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, per la fotografia “Il barchino dei renaioli” (ottobre 2018), un tema che riprende con la mostra ad Arteincasa/ Cellai Boutique: “Firenze di notte dal barchino dei renaioli”. Nell’opera di Mosi è costante l’attenzione alla città di Firenze: fra le mostre realizzate “NONLUOGHI” (2009), “FLORENTIA” (2010), “MITO” (2011), “TRACCE” (2013), “FIRENZE RIFLESSA” (2013), “FIRENZE CALPESTATA” (2014), “FIRENZE DIETRO LA FACCIATA” (2015). Nella Playlist “Felicità” su YouTube, sono segnalati quaranta video che documentano la ricerca dell’autore sul rapporto fra fotografia, pittura e poesia. Alla Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa è in corso la mostra, realizzata insieme a Adriana Freddi, su un luogo vivo e suggestivo del centro cittadino: “H24 / Il Porcellino racconta la storia del Mercato”.

Di particolare rilievo la mostra personale al Circolo degli Artisti “Casa di Dante”: “Firenze, foto grafie”, 2016 (illustrata su YouTube: indirizzo  LnZv7r30CMw, e dall’omonimo e-Book, su www.larecherche.it). Nella mostra ha presentato in forma antologica i lavori dedicati alla città, ripresa in ogni angolo con lo sguardo curioso del flâneur che vaga curioso per le vie.

Fra le recensioni ricevute: G. Nobili Vitelleschi, Giornale dell’Arte online, luglio 2011, scrive su “MITO”: “Il primo passo dell’autore è muoversi intorno all'opera e cogliere lo “sguardo” sul paesaggio, per conquistare l'aura che la rende unica»; Silvia Ranzi, rivista “Pegaso” n. 12/2013, afferma: “La mostra “FIRENZE CALPESTATA” richiama la conservazione delle memorie storiche silenti sotto il calpestio dei passanti, come la lapide in Piazza della Signoria dedicata a Girolamo Savonarola. Ci offre rapide inquadrature di figure, sorprese in scorci dal basso, nella dinamica degli arti inferiori, nell’azione del camminare, correre, stazionare”; si veda inoltre “Fotografi in Toscana 2016”, Masso delle Fate, pag. 97.

 Roberto Mosi, già dirigente della cultura alla Regione Toscana, vive a Firenze, è impegnato nel campo della letteratura. Per la poesia ha pubblicato “Il profumo dell’iris” (Gazebo 2018), “Navicello Etrusco” (Il Foglio 2018), “Eratoterapia” (Ladolfi 2017) e l’Antologia “Poesie 2009-2016” (Ladolfi 2016). Per la narrativa: il romanzo “Esercizi di volo “(Europa Edizioni 2017); “Non oltrepassare la linea gialla” (Europa Edizioni, 2014) e la guida “Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone” (Il Foglio, 2013). Collabora con le riviste “Testimonianze” e “L’area di Broca”. Cura i Blog: www.poesia3002.blogspot.com; www.robertomosi.it. Email mosi.firenze@gmail.com .