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giovedì 19 agosto 2021

Venere Euploia sull'Acropoli di Populonia, nel golfo di Baratti, protettrice dei marinai

 



A Baratti la Venere Euploia, protettrice dei marinai

Anche per il Ferragosto di questo anno sono tornato a Baratti e a Populonia, la città etrusco-romana che sovrasta il golfo. Alla bellezza del paesaggio che sempre incanta, si unisce l’interesse per la ricerca storico-archeologica che procede con successo da tanti anni; è un aspetto tipico di questo territorio che i risultati degli scavi vengano in un tempo ragionevolmente breve, resi fruibili per i visitatori.



Di particolare interesse le ultime scoperte che mostrano come la Populonia del tempo dei Romani fosse sotto la protezione di Venere Euploia, venerata dai marinai per la buona navigazione (euploia).


Entriamo nel Parco Archeologico di Populonia, sull’altura davanti al Castello dove si trova l’Acropoli con gli edifici sacri e le case, protetta da una potente cinta di mura. Quando la città passò sotto l’influenza dei Romani negli ultimi tre secoli a. C. la sistemazione dell’acropoli fu profondamente trasformata. Impressiona uno dei luoghi nel quale si sta oggi scavando con particolare alacrità, sulla terrazza delle Logge, sorretta dal basso da imponenti arcate cieche, segni imponenti che nel tempo hanno fatto galoppare la fantasia dei visitatori, che pensavano ad un anfiteatro o a una lussuosa villa, o a strutture termali … 

Con gli scavi recenti degli archeologi sono emersi nello spazio sulla terrazza le strutture di un ninfeo, una fontana monumentale in cui erano riprodotte artificialmente le grotte sacre alle Ninfe. “In origine, le pareti del ninfeo erano ornate con concrezioni calcaree, mentre un mosaico marino, popolato di guizzanti pesci e insoliti molluschi, decorava il pavimento su cui doveva


scorrere l’acqua, con un effetto illusionistico di grande suggestione. Molti indizi suggeriscono che sulle Logge vi fosse il culto di Venere
Euploia, protettrice della buona navigazione. Il principale è la scena di naufragio rappresentata sul mosaico marino: una barca con tre uomini a bordo sta per essere travolta da una grande onda. I marinai alzano le braccia al cielo invocando un intervento divino. Non è immediato vedere la scena nella sua interezza, poiché è capovolta rispetto al punto di vista dell’osservatore. E non è facile capire a chi i marinai stiano invocando le proprie disperate preghiere. Intorno a loro, dei placidi pesci e un mollusco.” 

Il mosaico nasconde un enigma? A un occhio attento, non sfuggirà che il mollusco vicino ai naviganti è diverso dagli altri rappresentati sul mosaico: ruotando la raffigurazione, esso assume le sembianze di una colomba. In antico, il volatile era sacro a Venere e la conchiglia ricorreva nell’iconografia della dea, come allusione al sesso femminile. Il mollusco- colomba potrebbe dunque essere la rappresentazione della dea, giunta in soccorso ai marinai. L’ipotesi che il mosaico sia un ex voto donato alla dea per uno scampato naufragio non è solo affascinante, diventa convincente.” (Dal Blog Invasioni digitali, Marianna Marcucci) 

Accanto al ninfeo, vi era un balneum, un edificio termale pubblico, costruito intorno al 100 a.C., ancora in corso di scavo. Ne vediamo il calidarium, la stanza per il bagno caldo, con piccole nicchie portaoggetti sulle pareti, che ancora conservano l’intonaco. Il calore arrivava da un forno posto nell’ambiente adiacente.

L’Università di Siena sta operando in questa zona e in tempi brevi è attesa una pubblicazione sui risultati di queste ricerche, il confronto con altri luoghi nel mar Mediterraneo dedicati a Venere, un primo quadro di ipotesi sulla vita nel tempio sull’Acropoli di Populonia, il rapporto con la città e la regione, con gli stranieri, la prostituzione sacra, ecc.



L’archeologia è, dunque, un soggetto protagonista in questa area sulla Costa Etrusca con la partecipazione di alcune università italiane e straniere, della Soprintendenza Archeologica della Toscana, la presenza attiva e fattiva dei Parchi della Val di Cornia, che viene incontro a l’interesse diffuso di un largo pubblico di visitatori. Gli interventi sono numerosi, è frequente incontrare giovani archeologi impegnati nelle ricerche, dalla necropoli di San Cerbone a Venturina, presso la via Aurelia, alla stessa spiaggia del golfo di Baratti, sotto gli occhi meravigliati dei bagnanti. 

Si può parlare dunque di lavori continuamente in corso, sotto lo sguardo “amorevole” di Venere Euploia, dall’alto dell’Acropoli, che rivelano i molti volti della storia, del mito di Populonia e del golfo di Baratti, difendono e trasmettono un patrimonio unico per la cultura della nostra società.

Da parte nostra cerchiamo di seguire i passaggi di questa continua ricerca con la lingua della poesia, che abbiamo affidato, fra l’altro, alle Raccolte Navicello Etrusco (Il Foglio), Poesie 2009 -2016 (Ladolfi), Concerto (Gazebo), Sinfonia per Populonia (E-book: https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=133), Mito (https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=168), Golfo di Baratti. Poesia e misteri (http://www.literary.it/autori/dati/mosi_rob/img/Golfo%20di%20Baratti%201.pdf ). 


In maniera simmetrica alla poesia, abbiamo composto video intorno al fascino di Populonia e del golo di Baatti: Navicello Etrusco ( https://www.youtube.com/watch?v=BSyTBlbCP2U&list=PLKs0dokJPvpjRmTI67DjY7a_uDzyC9NEF ), Visita al Parco Archeologico di Populonia ( https://www.youtube.com/watch?v=vBvm3lofbvk&list=PLKs0dokJPvpjRmTI67DjY7a_uDzyC9NEF&index=26&t=156s ), Il viaggio del Navicello Etrusco ( https://www.youtube.com/watch?v=7d3gWDeXr1w&t=15s ), EcoPoesia al tramonto su Baratti ( https://www.youtube.com/watch?v=EauSz4A1hs0&list=PLKs0dokJPvpjRmTI67DjY7a_uDzyC9NEF&index=36&t=25s ), Roberto Mosi Poesie 2009 – 2016 ( https://www.youtube.com/watch?v=FuSecM_Ox8E&t=3s ). 


Proponiamo i versi della Raccolta Golfo di Baratti. Poesia e misteri che “narrano” l’immagine del naufragio e dell’invocazione dei marinai a Venere Euploia, che ha preso le sembianze di una colomba.


  Per Venere Euploia

(della buona navigazione)

I.

Mi tuffo liquido silenzio

bolle d’aria salgono in alto
schiuma bianca mi avvolge
brividi freddi sul corpo
la maschera appannata.

Scendo rapido verso il fondo
alla ricerca delle mie origini
un suono batte all’orecchio
dolore forte sempre più forte
l’ombra guizzante mi segue.

Attraverso acqua fangosa
invasa da fantastiche figure
in fuga dai racconti del mito
dalle pagine delle mie poesie
percorse da mitiche figure.

Scendo nella luce calda
riflessi del mosaico
delle Logge romane
pesciversi suoni
generati dalla melodia.

Guizzano sirene e delfini
calamari gattucci granchi
intorno al marmo scolpito
due serpi in amore
gorgoglia la voce della risorgiva.

II.
L’onda travolge
la nave, naufragio
al centro del mosaico,
invocano i marinai

Venere Euploia.

Il ribollire della risorgiva
mi porta ricordi di venti
in furia sulla terra
di mari in tempesta
la bocca di acqua salata.

Non riemerge
è affogato!”
Sulla spiaggia di fuoco
il polmone d’acciaio
la folla della domenica.

Si sciolgono neri ricordi
rossi fardelli investiti
dal respiro della morte.
“E’ trascinato sul fondo
si aggrappa allo scoglio”.

Le onde giocano
con le mie forze foschia
una fiaccola dal mare
bolle di versi in memoria
delle storie della risorgiva.

III.
Getto i pesi di piombo
risalgo verso l’alto
in traccia del futuro
la luce verde sconfina
nell’azzurro del cielo.

L’ombra della sirena
mi segue capelli verdi
pescedonna sfuggente
movimento mutevole
pieno rotondo fluido.

Vertigine dell’ascesa
un danzare incessante
conquista e abbandono
muore il passato
nasce il domani.

L’acqua essere fluido
si trasforma
nel ciclo dell’eterno
il freddo si riscalda
il caldo si raffredda.

Non rimarrò lontano
dalla verde sirena
getterò versi ornati
di rose per la voce
d’aria della sorgente.









mercoledì 4 settembre 2019

Venere risplende sull'acropoli di Populonia - Venus shines on the acropolis of Populonia - Vénus brille sur l'acropole de Populonia - تشرق الزهرة على الأكروبول في بوبولونيا - Венера сияет на акрополе Популонии

              
Venere risplende sull'acropoli di Populonia - 
Venus shines on the acropolis of Populonia - 
Vénus brille sur l'acropole de Populonia - 
تشرق الزهرة على الأكروبول في بوبولونيا - 
Венера сияет на акрополе Популонии

Video visita Parco Archeologico

È di grande fascino la visita all’Acropoli nel Parco Archeologico di Populonia, sopra il golfo di Baratti, dopo le scoperte effettuate in questi anni grazie ad un’importante campagna di scavi. Abbiamo partecipato alla fine del mese di agosto ad una visita guidata insieme ad un gruppo di amici e ci ha colpito, in particolare, il dato che sta emergendo della presenza sulla sommità della collina di un tempio dedicato a Venere, come divinità protettrice dei marinai e della “buona navigazione”, venerata in tanti santuari a lei dedicati nei porti del Mediterraneo. Il tempio è ornato da meravigliosi ex-voto, in mosaico, ed è dotato di uno spazio termale per i devoti.
In maniera intelligente l’attuale amministrazione del Parco tiene informati i visitatori delle ricerche in corso e consente loro di prendere cognizione degli affascinanti risultati; sono previste più visite giornaliere con guide ben preparate.
Durante la nostra visita, una vasta serie di elementi. Industria etrusca, poi romana, del ferro sulla spiaggia e golfo “coperto” da fuliggine. Storie di prostitute sacre, miti, scampati naufragi. Populonia unica città etrusca sul mare: come rivedere, a colori, templi e case lungo la via basolata su cui si cammina oggi e da più di mille anni. Fino alle mura “ciclopiche” mai percorse prima in esterno, che nel tratto basso tagliano in due il Promontorio.
Abbiamo illustrato la visita con le immagini di un breve video:
Il percorso della visita: si comincia, all’ingresso del Parco, dalla ricostruzione del basamento del tempio C, tra Demetra e il dio etrusco del vino, Fufluns (Dioniso per i greci, Bacco per i romani) per passare all’edificio conosciuto come le Logge e al nuovo percorso di visita fino alle mura.
Si pensa che l’edificio noto come le Logge sia un santuario marittimo su terrazze dedicato a Venere Euploia, ovvero della buona navigazione, protettrice dei naviganti. Questo grazie a un certo numero d’indizi, ovvero la scena di naufragio sul mosaico dei pesci, un ex voto per uno scampato naufragio, dove un marinaio indica un’immagine doppia, vista da un'angolazione un mollusco, dall’altra una colomba, animale sacro a Venere... la testimonianza di Phylica, nome di una fanciulla di origine greca, prostituta sacra che lasciò traccia di sé incidendo il nome su una ceramica. O il mosaico dei neri, con scena di schiavi etiopi che rimandano agli ambienti del culto di Venere, in uno degli ambienti delle terme del santuario.         
Nel terrazzo sopra le Logge (sopra agli archi), vi sono diversi edifici del culto di Venere tra cui le stesse terme del santuario. Da questo terrazzo, affacciato sul golfo e sul castello di Populonia, una vista spettacolare.
Una delle aree interessate dai lavori riguarda poi le mura dell’Acropoli.  Il nuovo percorso passa in esterno alle cosiddette mura alte, mura poligonali costruite in grandi blocchi di macigno che proteggevano la città alta, con gli edifici pubblici e sacri e le abitazioni più lussuose, sviluppandosi su di un percorso di circa 2,5 km, che cinge i poggi del Castello e del Telegrafo.
Le ricerche archeologiche, in collaborazione con l’università di Siena, per aprire il percorso alle mura, hanno poi riscritto la cronologia di questa imponente opera di difesa che, tradizionalmente datata a epoca etrusca (VI secolo a.C.), deve oggi essere attribuita agli inizi del III secolo a.C. in un momento in cui già Populonia è entrata nell’orbita di Roma che poco dopo, nel corso del II secolo a.C., ne ridisegnerà l’urbanistica con un grande progetto edilizio che è quel che oggi vediamo: templi, strade basolate, santuario su terrazze, domus.
Al termine della visita ai “nuovi” tesori dell’Acropoli, l’incontro con lo spettacolo del tramonto dal vicino belvedere presso il Castello di Populonia, aperto, dall’alto, sulla distesa infinita del mare, l’area marina denominata, in anni recenti, “Santuario dei Cetacei”, che si estende dall’Arcipelago Toscano, alla Liguria, alla Provenza: spettacolo molto frequentato, ogni sera, momento memorabile per improntare passi di danza, andare con il pensiero ai miti di Venere e di Populonia, ascoltare il suono del vento e della poesia.




Il navicello
      
Acqua fangosa. Immagino
fantastiche figure in fuga
dai racconti del mito,
dalle pagine della poesia.

Luce calda, riflessi
del mosaico etrusco,
mille tessere di suoni
intrecciati in una melodia.

Guizzano naselli e calamari
mormore e gattucci.
Il naufragio al centro. L’onda
travolge il navicello.

Intorno la foresta di alghe
i resti di antichi relitti.
Sul marmo due serpi in amore.
Gorgoglia la sorgente, al porto.

Il ribollire della risorgiva
scioglie neri ricordi,
scioglie bolle di versi
per le serpi in amore.


L’aruspice

Ascolto il silenzio
dalla rocca, lontano
da spiagge affollate.
L’aruspice etrusco
segue il volo del falco,
coglie i segni del cielo
La violenza del giorno
è lontana, la città
torna all’antico mistero.
La processione sale
all’altare sulla collina
per il sacrificio. Il sangue
nutre la vita del mito.

“Navicello Etrusco”, R. Mosi, Il Foglio, 2018




Venere risplende sull'acropoli di Populonia - 

Venus shines on the acropolis of Populonia - 

Vénus brille sur l'acropole de Populonia - 

تشرق الزهرة على الأكروبول في بوبولونيا - 

Венера сияет на акрополе Популонии












sabato 20 luglio 2019

"ETRUSCAN SHIP". For the sea of ​​Piombino - "NAVICELLO ETRUSCO". Per il mare di Piombino, Il Foglio, Mosi & Guerrini - Video, disegni . Commento di Arrighetta Casini


"ETRUSCAN SHIP". For the sea of ​​Piombino, Il Foglio, Mosi & Guerrini - Videos, drawings. Comment by Arrighetta Casini

Video collegamento




















































* * * * * 

Navicello Etrusco. Per il mare di Piombino

Recensione di Arrighetta Casini


“Avevo incontrato la poesia di Mosi in occasione della presentazione della silloge: “L'invasione degli stormi” alcuni anni fa. Presentazione speciale in quanto anche spettacolo, immagine.
L'opera si concludeva con un dialogo fra l'Autore e la Cornacchia della valle dell'Inferno, titolo anche della prima poesia.
“Devi tornare a trovarmi con un sacco di racconti, di storie, di film, di versi. Il tuo è un viaggio alla ricerca della speranza e la speranza è contagiosa”
Penso che Mosi abbia fatto tutto questo, soprattutto il viaggio. Il viaggio, quello reale, quello simbolico è tema universale anche per la poesia.
Leggendo i versi di Mosi nella raccolta Poesie 2009-2016 e poi in “Navicello etrusco”, mi è sembrato che il viaggio sia un tema molto caro al poeta. Viaggio in tanti luoghi, ma anche nei non-luoghi. Mosi è un viaggiatore speciale perché porta con sé tante “cose”: la curiosità dell'uomo con in più la sensibilità del poeta, una grande cultura assimilata a tal punto da fare tutt'uno con il suo modo di viaggiare, (se non di essere) certamente del poetare.
Inseguirò l'ombra dei miti” scriveva nella poesia Giasone.
Infine Mosi è anche un fotografo.
Amo molto la fotografia, ci sono fotografie che hanno fatto la storia più di mille reportage: chi non ricorda Vietnam 1972, la bimba nuda, ustionata e piangente su di una strada desolata? O il generale vietnamita che spara alla testa di un vietcong su una strada fiancheggiata da macerie?
L'uso magistrale del bianco e nero che gioca con la luce e con le ombre fa pensare a Caravaggio, anche un solo scatto suscita emozioni, rimanda a ricordi, a storie e alla storia.
Questo è ancora più vero per la poesia che usa le parole, ma che parole! Forse uniche con la forza di uno scatto fotografico.
Così, mi sembra, per la poesia di Mosi: i suoi versi leggeri, (ma della leggerezza di cui parlava Calvino), misurati, immediatamente godibili, ci regalano immagini nitide talvolta crude come quando il suo sguardo si posa sulle tragedie di ieri e di oggi. Interviene allora nel componimento poetico l'elemento culturale o mitico e lo eleva dal quotidiano e lo porta in una dimensione più alta quasi a ricordarci l'eternità del mito di fronte alle vicende umane.
Tutte queste componenti della poesia di Mosi si esaltano nel “Navicello etrusco” (“Per il mare di Piombino” è il sottotitolo); si esaltano perché interviene e si aggiunge un forte sentimento, Mosi canta una terra non solo conosciuta, ma così amata come si può amare qualcosa che è parte della tua vita, dei tuoi affetti familiari.
Il navicello percorre, sospinto dai venti della costa, il tratto di mare dal golfo di Baratti al promontorio di Piombino, alle spiagge del golfo di Follonica, “sempre al cospetto dell'isola d'Elba”:
È un omaggio ad una terra amata.
Siamo nel sud della Toscana che vide fiorire la civiltà etrusca, centro della lavorazione del ferro importato dall'isola d’Elba, (Lana del Garbo e ferraccio dell'Elba, così anche nella Repubblica fiorentina.), ma anche patria di Dardano che fondò Troia secondo la leggenda.
Una terra che serba ancora brillii di pirite e schegge di rosticcio.
La silloge poetica è divisa in due parti: “Lo specchio di Turan” e “L'ombra della sera
Entrambi i titoli fanno riferimento agli Etruschi: Turan “signora “dell’amore e della fertilità” nella mitologia etrusca, “L'ombra della sera” si riferisce alla statuetta conservata nel Museo di Volterra.
È lo stesso Mosi che, in una sorta di post-fazione, fa un breve excursus sulla storia del luogo e sui riferimenti mitologici senz'altro utile al lettore.
Questo angolo di Toscana offre a Mosi tutto ciò che, secondo me, caratterizza la sua poetica: il paesaggio, il mare, la visione delle isole a occidente, le alture che si perdono a est, ma, soprattutto, offre ricchezza di miti, di leggende, di storia antica e più recente. Con tutto questo Mosi sembra tessere un dialogo intimo che si manifesta all'improvviso con passaggi rapidi.
Un nome, un'immagine, un gioco da spiaggia: il vulcano, e subito si avverte una continuità come se il dialogo con il passato non si fosse mai interrotto, (rimando alla poesia “Il vulcano” pag.11).
Eppure, in molte poesie di questa silloge, c'è qualcosa in più ed è una nota intima e dolcissima, quella degli affetti familiari.
Marta e Anna padrone della spiaggia, Anna che con una canna scrive le prime parole sulla sabbia bagnata, Marta che passerà lungo il corso sul passeggino da principessa. Sono loro con il loro respiro leggero le dee dell'amore e della bellezza, piccole discendenti della dea Turan
Allora, nella città-nave, fra lo stridore dei gabbiani come non navigare felici!
Città-nave”, “città-libro”, “città-lanterna”, sono queste le città ideali di Mosi nelle quali con bellissime immagini trasfigura luoghi a lui cari.
Spesso nelle poesie si crea un'atmosfera sospesa fra la realtà del presente e immagini del passato dove il tempo sembra annullato e non stupisce il cavaliere solitario fiero sul suo ronzino con le insegne degli Appiani, antichi signori di Piombino, di vedetta sulla Torre della centrale elettrica o Elisa Baciocchi che “entra dalla porta di Rivellino raggiante nel riflesso del diadema di brillanti”.
Così sembra apparire all'eremo della Madonna del Monte, Napoleone in attesa di Maria Walewska, suo ultimo amore.
Anche i luoghi parlano di miti e leggende: la fonte di San Cerbone che ricorda i Longobardi, la fonte del Pozzino dove sembra ancora specchiarsi la scia dell'aereo sulla rotta Rodi-Marsiglia. Infine, nella poesia Febo, tutto il golfo diviene luogo magico dove si rinnova il mito della sera.
La spiaggia è un anfiteatro , gli spettatori in attesa dello spettacolo di ogni sera”
Febo Apollo, il sole che sparisce nel mare mentre l'oscurità avanza. Sembra di stare sospesi come di fronte ad uno spettacolo straordinario, ad un rito quotidiano di cui il poeta è sacerdote.
La prima parte della silloge si chiude con un omaggio a Velia, la donna etrusca libera, stimata, partecipe alla vita pubblica, trasmette lei madre il cognome ai figli. Donne ancora oggi “maestre di vita, di libertà”
La seconda parte, in omaggio al titolo “L'ombra della sera” ci porta in un'atmosfera che possiamo definire notturna, oscura nel senso che ci presenta scene dolorose del passato e del presente.
Si apre con una poesia bellissima “L'aruspice”.
Versi brevi, parole scelte ci portano d'un balzo da” spiagge affollate” alla città “dell'antico mistero”, a mediare il passaggio della solenne figura dell'aruspice che guarda il volo del falco per le sue divinazioni, mentre la processione “sale all'altare sulla collina per il sacrificio
Il sangue nutre la vita del mito.
Ci sono poesie su figure che emergono dal passato, affiorano dagli scavi, testimoniano crudeltà, superstizione, infamia, omicidi.
Lo schiavo ancora in catene, la strega fissata con chiodi ricurvi anche in bocca, la prostituta con il sacchetto dei dadi, “proibiti alle donne
C'è il ricordo di naufragi antichi come quello di Palinuro e moderni come quello del Moby Prince.
Nella poesia “La sterpaia” Mosi ci offre uno scenario grandioso e desolato: sulla spiaggia abbandonata dal lavoro, dagli italiani, appare un presepe contemporaneo: Maria e il bambino giunti sui barconi.
Ma pietà anche per chi lì è nato ed ora vive tempi duri “spente le fiamme dell'alto forno” (rimando alla poesia pag. 47)
Non indigniamoci che i corpi mortali si disgreghino: ecco che possono anche le città morire
Sono versi di Rutilio Namaziano che Mosi mette in esergo” alla poesia “Barbari” nella quale accompagna idealmente il viaggio di Rutilio Namaziano che, all'arrivo dei barbari abbandona Roma e risale la costa verso Luni, testimoniando con cuore straziato le distruzioni dei barbari, ma portando sempre nel cuore lo splendore perduto di Roma. Monito ai posteri ai quali è domandato conservare le opere e le conquiste faticosamente raggiunte nell’arco di secoli.
Voglio concludere ricordando una poesia bellissima “Dalla loggia”.
Il poeta ci porta in un notturno incantato, (come non ricordare l'affresco di Piero della Francesca in San Francesco di Arezzo “il sogno di Costantino”?)
Lo sguardo del poeta spazia all'intorno: sulle colline, sul lavoro dell'uomo, sui fantasmi della storia, per richiudersi dolcemente sull'immagine di Anna addormentata.
È una visione serena, rassicurante, si sente l'appagamento dei sensi e degli affetti, nel silenzio affiora il senso di una vita appagata. Devo dire che nella poesia di Mosi, nonostante il suo sguardo si posi talvolta anche sulla miseria e sul dolore, mi è sembrato di cogliere la pacatezza di colui cui il fato ha concesso molti doni: un cammino sereno, la capacità di assaporare la vita e di esaltarla con l'arte, la poesia, la convivialità e, non ultimo, con il mito.
Come non dire con Montale:
Vi guardiamo noi della stirpe di chi rimane a terra”.


                                                                  Arrighetta  Casini

Da "Literary", nr. 5 -2019

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Dal libro: Roberto Mosi, Navicello etrusco. Per il mare di Piombino, Edizioni Il Foglio, Piombino, gennaio  2018



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VIDEO TRAILER  LINK VIDEO

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Enrico Guerrini vive a Firenze. Dopo un primo periodo rivolto al fumetto e all’illustrazione, ha sviluppato un forte interesse per la musica e il teatro che l’ha portato a scegliere scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Espone già nel 2003 quadri e disegni sul tema dantesco, illustra poi il Faust di Goethe e si avvicina all’opera e alla musica di Ferruccio Busoni, “Doktor Faust”.  Si cimenta di nuovo nel 2008 con il testo dantesco: il collezionista d’arte Giancarlo Marini organizza per lui una mostra in cui sono affrontate tutte e tre le cantiche della Divina Commedia. Con il poeta Roberto Mosi un libro di poesie illustrato sul tema dei “nonluoghi” oltre a collaborare con lui in performance di disegno dal vivo durante le letture di poesie, in diversi locali e istituzioni culturali fiorentine. Riferimenti: enricoguerrini@aliceposta.it


Roberto Mosi, già dirigente della cultura alla Regione Toscana, vive a Firenze, è impegnato nel campo della letteratura e della fotografia. Per la poesia ha pubblicato “Orfeo in Fonte Santa” (Ladolfi 2019), “Il profumo dell’iris” (Gazebo 2018), “Navicello Etrusco” (Il Foglio 2018), “Eratoterapia” (Ladolfi 2017) e l’Antologia “Poesie 2009-2016” (Ladolfi 2016). Per la narrativa: il romanzo “Esercizi di volo “(Europa Edizioni 2017); “Non oltrepassare la linea gialla” (Europa Edizioni, 2014) e la guida “Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone” (Il Foglio, 2013). Collabora con le riviste “Testimonianze” e “L’Area di Broca”.
Nella Playlist “Felicità” su YouTube sono riportati sessanta video sulla ricerca dell’autore per la fotografia, per la poesia e del rapporto fra pittura e poesia (in collaborazione con Enrico Guerrini). Di rilievo la mostra personale al Circolo Degli Artisti “Casa di Dante”: “Firenze, foto grafie”, 2016 (illustrata su YouTube e dall’omonimo e-Book, su www.larecherche.it).  Ha partecipato alle tre edizioni dell’Officina del Mito presso il Circolo: nel 2018 con l’opera “Orfeo in Fonte Santa”. Cura i Blog: www.poesia3002.blogspot.com; www.robertomosi.it. Email: mosi.firenze@gmail.com.