Roberto Mosi si interessa di poesia e fotografia. Per la Poesia: Orfeo in Fonte Santa (Ladolfi 2019), Il profumo dell’iris (Gazebo 2018), Navicello Etrusco (Il Foglio 2018), Eratoterapia (Ladolfi 2017), Ritorni (Ladolfi 2026); le Antologie (Ladolfi): "Poesie 2009-2016" e "Amo le parole. Poesie 2017-2022". Fra i romanzi: con Ed. Pontercorboli: I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze, Il diario fiorentino di Rilke per Lou Salomé, Tre principesse francesi; con Masso delle Fate: Barbari.
martedì 23 luglio 2013
"CONCERTO PER BARATTI", II Tempo "La sorgente del Pozzino". I,II e III movimento
giovedì 27 giugno 2013
La principessa Elisa Baciocchi era veramente brutta?
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| Elisa Baciocchi "regale"- Disegno E. Guerrini |
mercoledì 26 giugno 2013
Si parla della raccolta "Concerto" sulla rivista Sìlarus
lunedì 20 maggio 2013
OMAGGIO A CARLO MONNI - "Racconti in volo sull'Arno", 21 giugno 2011
martedì 12 marzo 2013
HISTOIRES FRANÇAISES - De « Elisa Baciocchi et son frère Napoléon » (Il Foglio, Piombino 2013) à « Les trois princesses françaises à Florence » (Pontecorboli, Florence 2024)
Il est fascinant
de suivre les histoires des trois princesses sœurs de l'empereur Napoléon,
Caroline, Paolina et Elisa, à Florence et en Toscane, avec le regard de Sylvia
Boucot qui pendant trente ans, à différentes époques, fut à leur service en
tant que dame. de compagnie, dans les bons comme dans les mauvais moments, au
gré des événements extraordinaires du général corse. Dans son expérience
unique, Sylvia a l'occasion de recueillir les confidences des trois femmes, les
histoires de leurs amours, leur détermination et leur courage, les moments de
fierté pour la famille dont elles font partie, leur rapport au pouvoir,
l'angoisse de les années qui suivirent la défaite de Napoléon, où la famille de
l'empereur fut proscrite, persécutée par les nations victorieuses. Florence,
avec son histoire, le spectacle de son patrimoine artistique, ses beautés,
l'effervescence de la société de cette époque, fait partie des protagonistes du
roman historique.
Roberto Mosi
Pontecorboli Editore
E’ affascinante seguire le storie delle tre principesse sorelle dell’imperatore Napoleone, Carolina, Paolina ed Elisa, a Firenze e in Toscana, con lo sguardo di Sylvia Boucot che per trent’anni, in tempi diversi, fu al loro servizio come dama di compagnia, nella buona e nella cattiva sorte, secondo le straordinarie vicende del generale corso. Sylvia nella sua esperienza, unica, ha modo di raccogliere le confidenze delle tre donne, i racconti dei loro amori, la loro determinazione e il loro coraggio, i momenti dell’orgoglio per la famiglia di cui fanno parte, il rapporto con il potere, le angosce degli anni dopo la sconfitta di Napoleone, quando la famiglia dell’imperatore è proscritta, perseguitata dalle nazioni vincitrici. Firenze, con la sua storia, lo spettacolo del suo patrimonio d’arte, le sue bellezze, l’effervescenza della società di quel periodo, è fra i protagonisti del romanzo storico.
venerdì 28 dicembre 2012
Le colonie di Calambrone
lunedì 10 dicembre 2012
Sfilata di moda in riva al mare infuriato
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domenica 2 dicembre 2012
Two "trains in love" discovered in Sesto Fiorentino - From the "Aquiloni" collection, Il Foglio
Scoperti due "treni innamorati" a Sesto Fiorentino -
Dalla Raccolta "Aquiloni", Il Foglio
da “Aquiloni”, www.laRecherchehttp://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=35
giovedì 13 settembre 2012
XI. L. Fontanella for "The invasion of the starlings": "Verses, these by Mosi, very delicate, full of hope, and at the same time indelible, carved in time"
Rivista “Gradiva”, International Journal of Italian Poetry, New York, n.41/42 2012, pag.225.
Recensione di Luigi Fontanella
Roberto Mosi, L’invasione degli storni, Firenze, Gazebo, 2012, pp. 41.
XI. Luigi Fontanella per "L'invasione degli storni": "Versi, questi di Mosi, delicatissimi, pieni di speranza, e al contempo indelebili, scolpiti nel tempo"
.“Mosi, poeta fiorentino di delicate permanenti sfumature (permanenti perché incidono e sedimentano nella psiche del lettore sensibile) ci offre un altro gentilissimo libro dopo il memorabile Aquiloni.
La bella immagine che compare sulla copertina (suggestiva fotografia di Simone Guidotti) dà subito un segno dell’assunto del libro, e, giustamente, nell’ottima Prefazione di Giuseppe Panella, viene subito indicato un altro quanto affascinante referente letterario: l’indimenticabile passo del Palomar di Calvino nel quale il personaggio di fronte alle ondate degli storni, che con ampie volute oscurano di tanto in tanto i nostri cieli, prova apprensione.
Ed è sotto lo stemma dell’Interrogazione che si snoda questo “viaggio” del poeta dalla Valle dell’Inferno alla Via del Purgatorio fino al “Paradiso” della realtà presente che però si nutre del proprio passato, come già ci ha insegnato un altro grande scrittore (William Faulkner).
E a fare da “guida” ispirativa per questo viaggio, un po’ come – fatte le debite differenze – avviene con Beatrice per Dante, è la piccola Gabriella, sorella di Roberto, morta dopo un giorno di vita. E’ a lei che l’autore dedica questo vibrante libretto (la dedica stessa è già di per sé un verso: “A Gabriella, il respiro, il volo di un giorno”).
Versi, questi di Mosi, delicatissimi, pieni di speranza, e al contempo indelebili, scolpiti nel tempo, come quelli collocati a suggello finale del “Purgatorio”:
“Lascio l’ospedale, corro / nella strada in discesa, l’aria / accarezza la pelle arrossata. / Gabriella mi guida, /pedalo leggero nella città, / la nuova Sala d’Attesa.”
Luigi Fontanella
lunedì 7 maggio 2012
The Poets' Ring in Florence (III) - Settignano (and beyond)
La partenza nella prima parte della mattinata da Ponte a Mensola, ai piedi della collina di Settignano, nel nome di Giovanni Boccaccio che in questa verde area passò i primi anni della sua vita, ambientò il poemetto “Ninfale fiesolano” (Aveva la ninfa forse quindici anni/ biondi com’oro e grandi i suoi capelli./) e le prime giornate del Decamerone.
Si è poi seguita via della Capponcina, in forte salita verso Settignano, nello splendido paesaggio dei colli fiorentini, con la sosta all’omonima villa di Gabriele d’Annunzio (1898- 1910) e alla villa Porziuncola di Eleonora Duse. Il pensiero alla sfarzosa vita che il poeta tenne a Firenze e alle opere che qui presero vita, Alcyone in particolare. Non poteva mancare il ricordo de La pioggia nel pineto (Taci. Su le soglie/ del bosco non odo/ parole che dici/ umane. ) insieme al riferimento allo sguardo felice che D’Annunzio rivolge al paesaggio circostante, come nella Sera fiesolana ( Fresche le mie parole ne la sera / ti sien come il fruscio che fan le foglie/ di gelso… ) o Lungo l’Africo ( O nere e bianche rondini, tra notte/ e l’alba, tra vespro e notte, o bianche e nere/).
Nel proseguire della passeggiata il tema del paesaggio è emerso in maniera costante. L’amico Piero davanti all’uliveto che circonda la splendida villa di Gamberaia, ha letto i versi di Lucrezio da De Rerum Natura (Libro V): “Ogni giorno costringevano le foreste/ a indietreggiare sempre verso i monti/ per lasciare le terre basse alle culture: così che/ stagni, ruscelli, messi e ricchi vigneti coprissero/i colli e le pianure e la fascia grigio/ cerulea degli ulivi potesse essere visibile/).
Nell’ultima parte del trek, l’incontro con il fiume Arno, disceso in riva destra dalla Pescaia di S. Andrea a Rovezzano al Centro di Firenze. Ha camminato con noi il ricordo di Mario Luzi che in questa zona – rione di Bellariva - ha abitato negli ultimi anni della sua vita e nella sua poesia ha tenuto un costante dialogo poetico con il fiume (All’Arno – “Sulla sponda che frena il tuo pallore/…”; Fiume da fiume – “Si pasce di sé il fiume, bruca/serpeggiando/ le sue/ quasi essiccate sgorature/ …).
Da qui ancora un piccolo tratto di strada nel centro di Firenze per chiudere alla Casa di Dante, l’“Anello dei Poeti” e pensare di riprendere, presto, forse domani, il cammino lungo altri Anelli nel mezzo del cammin di nostra vita.
martedì 10 aprile 2012
Massaro "Lungo la riva, tra i flussi e nei voli", per: "SINFONIA PER POPULONIA", R. Mosi - E-book LaRecherche. Il flauto di Pier Lugi Mencarelli
Link "Sinfonia Populonia", LaRecherche
Circolo degli Artisti di Firenze – “Casa di Dante” 11 aprile 2012
Sinfonia per Populonia
Quattro tempi: Inverno, Primavera, Estate, Autunno
Raccolta di Roberto Mosi
Presenta Severino Saccardi
Musica Piero Mencarelli, flauto
Letture: Giulia Capone Braga, l’autore
Scatola teatrale e disegni: Enrico Guerrini
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Programma dell’incontro
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Presentazione
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Luciano Berio, Sequenza
Inverno / origini, caos
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Wolfang Amadeus Mozart, Andantino
Primavera / germogli, nascita
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Wolfang Amadeus Mozart, Allegro Aperto
Estate / gioco, crescita
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Riflessioni sulla “Sinfonia per Populonia”
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Christoph Willibald Gluck, Lento
Autunno / tramonto, parole in fuga
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Claude Debussy, Sirinx
Autunno / tramonto, ombre
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La Sinfonia per Populonia pone particolare attenzione al suono e al ritmo della poesia, scandita in strofe di otto versi, e a un ideale collegamento con la forma della sinfonia (della forma-sonata, in particolare: esposizione del motivo, sviluppo, ripresa). La ricerca che anima Sinfonia per Populonia parte da un intreccio di linguaggi, quello della poesia, della musica e delle immagini, in sequenza, del disegno.
Per lo Zingarelli “intrecciare” vuol dire “unire in treccia”. “La treccia è una composizione di tre lunghe ciocche di capelli accavallate alternativamente, tipica acconciatura di bambini e ragazze”. La domanda: la treccia che prende forma, è più “interessante” della singola ciocca di capelli? A noi pare di sì, com’è avvenuto nell’esperienza fiorentina degli anni ’60 per la “poesia visiva”. O è tutta un’illusione?
Al centro della narrazione vi sono, per un verso, la terra di Populonia e l’eco lontana della civiltà etrusca, per l’altro, il mondo quotidiano degli affetti. Gli elementi: il mare, il variare della luce durante il giorno, l’alternarsi delle stagioni, nella natura e nella vita dell’uomo.
La narrazione rappresenta, in definitiva, un viaggio nell’esistenza dell’uomo, scandito, come nella Sinfonia, da quattro tempi, dall’alba al tramonto.
La prima parte della Sinfonia, l’Inverno: il caos delle origini, dell’ esistere, i moti della passione, per emergere, o perdersi, nella conquista del mito, incontro dell’individuo con il senso comune, condiviso, che può dare conforto alla solitudine, alla fragilità dell’io.
“Sono Tagete, figlio
di Genio e di Terra.
Sono tra voi per mostrare
i segni del Cielo.” Si allontana
verso Populonia, scompare
tra le zolle. (….)
Successivamente la stagione della Primavera e il tema della rinascita della natura.
Con l’Estate il tema della crescita, della scoperta della parola e dell’’affermazione dell’io.
I girasoli circondano
la casa del mare.
Dalla loggia ascolto
il silenzio dei girasoli,
i grandi occhi gialli (…)
Infine l’Autunno, in un contrasto di luci e di ombre che si allungano sulla terra nelle ore del tramonto, rischiarate a tratti dalla ricerca della bellezza.
Ombra della Sera
figura d’uomo, nuda
allungata nella luce
del sole al tramonto. (…)
Si può dire che la Sinfonia per Populonia si distingue per l’incontro di forme e suoni di origine diversa, per il contrappunto di segni e significati di valenza diversa, nel movimento perenne, circolare della vita.
mercoledì 4 aprile 2012
Roberto Carifi, recensione "L'invasione degli storni", R. Mosi - Rivista "Poesia", April 2012. "Mosi tries to tell us how his journey from Hell to Paradise went, from the sea of garbage to the translucent screen of conscience"
Roberto Carifi per "L'invasione" - "Poesia", aprile 2012
" Roberto Mosi vive a Firenze. E’ stato dirigente per la Cultura alla Regione Toscana. Ha pubblicato diverse raccolte di versi, molti articoli e ioere di saggistica. E’ redattore della rivista fiorentina “Testimonianze”, fondata da Ernesto Balducci.
Ora Roberto Mosi ha dato alle stampe L’invasione degli storni (Gazebo), un bel libro preceduto dalla prefazione del filosofo e poeta Giuseppe Panella che scrive: “La vita è fatta di illusioni e di sogni ,
l’altra faccia della Luna. Il Paradiso è perdersi in essa e ritrovarsi dall’altra parte. Mosi prova a raccontarci come è andato il suo viaggio dall’Inferno al Paradiso, dal mare dell’immondizia allo schermo translucido della coscienza: la sua poesia è tutta qui, resa immobile e, pur tuttavia, agitata dalla forza del desiderio di volare”.
La poesia di Mosi è alta e sublime, e L’invasione degli storni è un libro da non dimenticare.
L’ultimo chiarore scompare
l’ombra sale dalle strade,
sommerge le cupole,
le tegole dei tetti,
inghiotte il volo delle piume.
Nei nidi appesi alle grondaie
riposano i racconti del mondo,
la testa sotto le ali.
Roberto Carifi in “Poesia”, aprile 2012, pag. 77.
Libreria “LibriLiberi”, via S. Gallo 25r, Firenze.
Libreria “Edison”, piazza della Repubblica, Firenze.
domenica 1 aprile 2012
Rings of the poets: II - the Oltrarno (and beyond). Second walk in Florence - Barrett, Neruda, Saba, Campana
bello come un’agave di pietra,
salii i gradini consunti …
.
Con la lettura corale di questi versi di Pablo Neruda, ripresi dalla poesia “La città”, scritta in occasione della sua visita a Firenze nel 1951, è terminata la seconda passeggiata dedicata alla scoperta dei luoghi della poesia, organizzata da Roberto Mosi per i soci dell’Associazione ambientalista Trekking - Italia di Firenze. I versi furono dipinti su un vecchio edificio dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Salvi -– come si vede nella fotografia - da un gruppo di ricoverati.
Le tracce della storia della poesia – e dei poeti – sono vive in tanti luoghi della città ed è quanto mai suggestivo “scoprirle” e ricordarle insieme ad altri amici di avventura.
Nello stesso spazio di San Salvi, prima ci eravamo fermati presso la ex sede della Direzione sanitaria dell’Ospedale dove nel 1918 fu visitato Dino Campana e fu presa la decisione di internarlo nel manicomio di Castel Pulci, dove rimase fino alla morte. In questa sosta, è sembrato appropriato leggere: “In un momento /sono sfiorite le rose/ …” dal libro “Un viaggio chiamato amore”.
La lunga passeggiata era iniziata nel cuore del quartiere di San Frediano, presso Casa Guidi, piazza S. Felice, dimora dal 1845 della poetessa inglese Elizabeth Barrett ( “In quanti modo ti amo? Fammeli contare./..”) e del marito Robert Browning.
E’proseguita in via dei Serragli fino al Teatro degli Artigianelli per ricordare la presenza di Umberto Saba a Firenze nei giorni della Liberazione della città (“Il Teatro degli Artigianelli”: “Falce martello e la stella d’Italia/ ornano nuovi la sala. Ma quanto/ dolore per quel segno sul muro!/ ..).
Si è poi attraversato il Giardino di Boboli per arrivare al Forte di Belvedere, a Porta San Niccolò e al Giardino delle Rose arricchito di recente dalle statue dell’artista belga Jean-Michel Folon. Nel giardino, con una splendida vista sulla città, sono state lette alcune poesie dedicate a Firenze, scelte dai partecipanti, di Alexander Blok, Pablo Neruda, Dino Campana, ecc.
La seconda passeggiata per i luoghi della poesia, se per un verso è stata impegnativa, per l’altro, è stata ricca di ricordi ed emozioni.









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