Roberto Mosi si interessa di poesia e fotografia. Per la Poesia: Orfeo in Fonte Santa (Ladolfi 2019), Il profumo dell’iris (Gazebo 2018), Navicello Etrusco (Il Foglio 2018), Eratoterapia (Ladolfi 2017), Ritorni (Ladolfi 2026); le Antologie (Ladolfi): "Poesie 2009-2016" e "Amo le parole. Poesie 2017-2022". Fra i romanzi: con Ed. Pontercorboli: I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze, Il diario fiorentino di Rilke per Lou Salomé, Tre principesse francesi; con Masso delle Fate: Barbari.
sabato 28 gennaio 2017
venerdì 20 gennaio 2017
Mirko Tondi presenta "Esercizi di volo", R. Mosi, Europa Edizioni - Video youtube
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| La tremenda tigre fuggita dal Circo. Il commissario Renon è sulle sue tracce |
“Con Esercizi di volo Roberto Mosi riprende il percorso intrapreso con Non oltrepassare la linea gialla, del quale riprende in questo nuovo libro, parafrasandolo, il messaggio del titolo come sottile sfumatura a dividere la cosiddetta e celebrata “normalità” dalla follia, per secoli stigmatizza e solo recentemente accostata a una straordinaria creatività, alla capacità di essere arditi e visionari. Rimane qui l'aspetto fiabesco del precedente volume, con animali e oggetti inanimati che d'improvviso prendono vita e si scambiano opinioni. Tuttavia, il rapporto del protagonista – impegnato in “Esercizi di volo”, simbolici e non – con la sua terapeuta, mette in scena l'espediente della metastoria, attraverso il potere curativo della scrittura. In una fascinosa ambientazione sulle sponde dell'Adige, si sviluppano i preparativi per “La festa della follia”; in questo contesto, non mancano i riferimenti a classici del pensiero (Erasmo da Rotterdam), della letteratura (Ariosto, Cervantes, Rabelais) e della poesia (Dino Campana). Un piccolo libro per dimensioni, ma che fa esplodere un immaginario potente ed evocativo.” , Mirko Tondi.
domenica 15 gennaio 2017
Omaggio a Pierluigi Mencarelli, flautista - Biblioteca delle Oblate 26 gennaio
“UN UOMO SENZA MUSICA E’ UN CORPO SENZA ANIMA” (CICERONE)
Omaggio
al flautista PIER LUIGI MENCARELLI
Relatori:
Maria Mencarelli, Carmelo Mezzasalma, Roberto Mosi
Coordina:
Paola Lucarini
Esecuzione
di brani musicali per flauto
Testi
di C.Baudelaire, M.Bettarini, A.Borgini, M.Brancale,
C.Campo,
M.Chiarini Ravenni, P.Lucarini, G.Maleti,
M.Mencarelli,
E.Montale, R.Mosi
Giovedì
26 Gennaio 2017 ore 16.30
Biblioteca
delle Oblate, Sala Conferenze - Piano Terra - via dell’Oriolo 24, Firenze
martedì 3 gennaio 2017
La forza del sapere: soltanto il pensiero creativo
può costruire un nuovo futuro
La crisi profonda che ha colpito le democrazie
occidentali è dovuta all’assenza di riferimenti ideali su cui aggregare
consenso da parte della politica
di
LUIGI DEI* in Repubblica.it firenze , 3
gennaio 2017
Il 2016 appena archiviato mi stimola ad alcune
riflessioni che offro quali orizzonti di pensiero in questo inizio d’anno.
Salta agli occhi con evidenza una crisi profonda delle democrazie occidentali,
per come si sono affermate dal 1945 a oggi: l’elemento che contraddistingue
questa congiuntura di decadenza mi pare sia l’assenza di riferimenti ideali e
di pensiero positivo, quali stella polare su cui aggregare consenso da parte
della politica. Non esiste una visione del futuro, anche utopica, su cui convogliare
aspirazioni e inquietudini, un’idea di società più evoluta e giusta che possa
fornire risposte al malessere e a fenomeni d’impoverimento sempre più frequenti
e invasivi. La società liquida di Bauman si presenta in tutta la sua crudezza:
classi sociali sempre più frastagliate e non riconducibili a schemi classici di
pensiero, la classe media, costola forte dello sviluppo economico post-seconda
guerra mondiale, fortemente infragilita, impoverita e in alcuni casi
addirittura spazzata via, la globalizzazione impietosa e incontrollabile, la
disfatta della politica quale elemento di equilibrio e contenimento nella
giungla degli appetiti di sopraffazione economica dei grandi poteri
sovranazionali, hanno creato situazioni di grave instabilità, con scontento diffuso
e non incanalabile verso prospettive di realistica ascesa sociale.
La competitività esasperata, presunta regolatrice
dei mercati e unico bilanciere degli equilibri economici, si è gradualmente
insinuata nella vita civile e nel senso comune dei cittadini con una
regressione, assunta quasi come ideologia, allo homo homini lupus.
L’homo societatis, faticosamente costruito sulle
macerie della tragedia dei primi anni ’40 del secolo scorso, ha iniziato a
disgregarsi nel momento in cui si dissolveva la guerra fredda e le grandi
utopie di ascesa sociale rivelavano i loro clamorosi fallimenti, producendo
acute disillusioni e privando le generazioni che si facevano strada di
prospettive, anche immaginarie, in grado di mobilitare donne e uomini attorno a
valori che trascendessero il quotidiano e gli egoistici interessi di strati di
popolazione più o meno vasti. Così ha iniziato a riemergere il mai domo homo
biologicus, che compete freneticamente e accanitamente per la sua sopravvivenza
e per quella della sua prole. Il liberismo sfrenato, che avrebbe dovuto
produrre ricchezza e benessere per tutti, in accordo a un taumaturgico
meccanismo auto-regolativo, ha sbaragliato parole quali solidarietà,
cooperazione, collaborazione, creando l’icona di un’economia anch’essa
“biologica”, in cui la competizione non può concedersi il lusso di offrire
spazi alle relazioni sociali, perché la regola aurea è il principio del “pesce
grande che fagocita il pesce piccolo”. Questa escalation, che inizia grosso
modo subito dopo la caduta del muro di Berlino, corrode le democrazie, le
aggredisce silenziosamente, erode la politica consumandola fino alla
consunzione, apre scenari per i quali il pensiero è impreparato: così la
contemporaneità brucia i tempi e prende in contropiede concezioni e dottrina
dell’uomo, il quale si trova drammaticamente nudo di strumenti interpretativi
per ciò che gli sta accadendo intorno. Il capitalismo stravince e proprio
mentre esegue la sua marcia trionfale si accartoccia clamorosamente,
avviluppandosi in una crisi senza precedenti, tutta interna, senza alcun
innesco da contrapposizioni con altri modelli.
E la
politica assiste inerme alla propria fine che era annunciata, allorché essa
aveva colpevolmente abdicato. Nel frattempo la mensa si affolla di sette miliardi
di commensali i quali, tutti, chiedono, con la forza di un mondo a portata di
“clic”, di partecipare al desco, quel banchetto per lunghi anni appannaggio di
pochi.
L’homo biologicus sa come reagire a questa folla
che preme alla tavola imbandita, è fin troppo facile: mors tua vita mea. Mentre
la complessità cresce esponenzialmente, non altrettanto il pensiero innovativo
si sviluppa nelle biblioteche e nelle università e così si creano le condizioni
per l’affermarsi di una drammatica evidenza nelle menti disorientate di milioni
d’individui: soluzioni semplici per governare la complessità del pianeta.
Riemerge il sempiterno “uomo con i baffetti”, magico e tragico risolutore di
un’altra crisi.
Ecco dunque chiusure, razzismi, brexit,
arroccamenti nazionalistici e quanto abbiamo potuto accogliere dalla mano di
Silvestro, quel Santo bizzarro che tre giorni fa ci ha portato inizio e fine
nella stessa mano. Ma se è vero che ci ha offerto questo passato, è altrettanto
importante aver consapevolezza che in quella mano intravedo spiragli da
illuminare con forza e convinzione. Il sapere, la conoscenza, la grande forza
del pensiero creativo e dello spirito critico, insomma la cultura in senso
lato, possono e debbono trovare grimaldelli concettuali per costruire nuovi
modelli, utopie da terzo millennio, a partire da temi quali la sostenibilità,
la vivificazione di quella parte di homo societatis che ancora deve esserci,
magari nascosta, nel nostro DNA di homo sapiens, la capacità fantastica che
l’uomo ha di adattarsi ed elaborare concetti, idee, paradigmi di pensiero che
lo portano a buttare il cuore oltre l’ostacolo e a varcare linee d’orizzonte
apparentemente piatte, ma che poi dischiudono nuovi mondi. Abbiamo il dovere,
noi navigatori del pensiero che esplora l’ignoto, di provarci, sì di tentare
l’avventura della costruzione di un nuovo modello di sviluppo e crescita della
civiltà umana che accetti la sfida che l’attuale tipo non è l’unico possibile e
che, sebbene ci possa apparire irrealizzabile e improponibile, un sistema
diverso di governare le società ad alto contenuto tecnologico deve invece
esserci, non può non esserci. Lo dobbiamo scovare. Io due o tre idee da cui
ripartire ce le avrei: redistribuzione lenta e graduale della ricchezza su
scala planetaria, rigenerazione ricostruttiva di un’Europa delle genti in cui
banche e denaro siano strumenti e non deus ex machina di ogni azione,
realizzazione di un’alleanza fra gli Stati, sovranazionale, che ristabilisca il
primato della politica sull’economia.
Dice: non si può. Sono uno scienziato: anche andare
sulla luna non si poteva, oppure comunicare a distanza, o infine curare tante
malattie. Eppure è stato possibile. Allora, mi chiedo, anche redistribuire
ricchezza, adottare nuovi sistemi di evoluzione della civiltà basati su
principi di maggior giustizia sociale e ripristinare un governo politico
dell’economia globalizzata si può.
Bisogna metterci la stessa lena, volontà e
curiosità di scoprire, che abbiamo impiegato per progredire nel campo della
scienza e della tecnologia. Allora sbarcheremo sulla luna della liberté,
comunicheremo con apparecchi intelligenti il nostro ideale di egalité, cureremo
coloro i quali si ammaleranno per la mancanza di fraternité. E magari, chissà,
dopo oltre duecento anni vedremo germogliare la straordinaria pianta del 1789
sulle ali di un secolo di led, che poi dovrebbero essere i lumi della ragione
dei giorni nostri! Firenze può e deve essere piattaforma di lancio per un nuovo
rinascimento politico, culturale, sociale: la sua università è pronta a
ossigenare convintamente chiunque si riconosca in questa insopprimibile
esigenza di una grande e rinnovata apertura ideale.
*L’autore
è il rettore dell’Università di Firenze
mercoledì 30 novembre 2016
Mostra Fotografia/Poesia : "il ritmo sopra a tutto"
Mostra
Roberto Mosi : Firenze, Foto grafie
Dal
Mito ai Nonluoghi / Antologia 2009 - 2016
Firenze con ritmo
La Mostra presenta in forma d’Antologia
sette anni di lavoro dedicato a riprendere i diversi volti della città, si
potrebbe dire, con ritmo, dalle colline alla periferia, al corso dell’Arno, al
centro e alle vie della moda, ai vicoli dei quartieri storici. Prende vita una
Firenze non da cartolina ma una città in carne e ossa, ricca di vita
quotidiana, scoperta con lo sguardo curioso del flâneur, del fotografo-girovago
che porta con sé, a tracolla, ogni volta che esce per le strade – come nel
nostro caso - una Lumix e una Nokia D 70.
La prima parte della Mostra è quella dei Nonluoghi: la
parola coniata da Marc Augè per gli spazi attraversati da folle d’individui,
dove non si costruisce identità. Con la fotografia questi luoghi acquistano
una qualche personalità, tracce di nuove socialità, fili di antiche
memorie.
Le due parti successive riguardano le Periferie e
i Cantieri, i luoghi oggi sconvolti dai lavori per la tranvia:
la ripresa fotografica è rivolta allo sguardo del passante, impegnato a
superare marciapiedi dissestati e limitato dal sipario delle reti di
recinzione. La Firenze del Mito è stata resa con le immagini
di statue classiche, in posizione solenne al centro di paesaggi particolari,
affascinanti.
L’attenzione si sofferma poi sul glamour scintillante
della moda e delle griffeinternazionali al cospetto delle antiche
vestigia, come il Duomo e Palazzo Vecchio, che si riflettono nelle vetrine dei
negozi (Firenze riflessa, Moda e oltre). Altri passaggi, Firenze
dietro la facciata e Firenze calpestata, con
l’inquadratura di personaggi sorpresi in scorci dal basso, nella dinamica degli
arti inferiori (il/la turista, i podisti, la studentessa, ecc.). “Una
collezione di opere fotografiche che fa dello scatto digitale un’idea-immagine,
un dispositivo di senso individuale e collettivo” (vedi S. Ranzi, “Pegaso”,
sett. 2014). Il percorso della Mostra si conclude con L’altra
Florentia, con immagini legate alla Firenze della speranza per il
futuro e ai suoi caratteri profondi, la geometria delle sue architetture rinascimentali
e la bellezza di un paesaggio unico.
“Il ritmo sopra tutto”
La Mostra presenta diversi passaggi
legati ai testi poetici dell’autore, a versi ripresi dalle poesie, che
fanno parte, in definitiva, dello stesso progetto creativo. Negli stessi anni
considerati dall’esposizione “Firenze, foto grafie”, prendono vita le diverse
parti dell’Antologia “Poesie 2009-2016” , Giuliano Ladolfi Editore, che ha al
centro Firenze con il suo patrimonio di affetti, di bellezze, di storia, di
racconti mitici. Insieme a queste coincidenze, è da sottolineare l’incontro del
ritmo, per un verso, delle riprese fotografiche, per l’altro, delle
composizioni poetiche.
Si propone in tal modo la visione
secondo la quale il poeta Franco Buffoni ha curato la Mostra in corso presso
il Centro d’arte contemporanea di Gallarate (GAMM) – Il ritmo sopra
tutto – dedicata alla contaminazione fra i linguaggi delle arti, a
partire da quelli delle arti visive e della poesia e a sostenere l’idea,
secondo quanto affermava Dylan Thomas, che “Il ritmo è il respiro
del’universo”. Mi ha interessato l’idea di coniugare l’arte figurativa, oggetto
precipuo del Maga, con la poesia, oggetto precipuo della mia professione,
trovando nel concetto di ritmo un denominatore comune». Nella mostra che significato
assume la parola «ritmo»? «Il termine vale tanto per le arti figurative quanto
per la poesia. Se il poeta trova il ritmo trova il soggetto, cioè trova ciò che
sta dicendo; se non lo trova, i versi che sta scrivendo non sono arte. Come è
stato detto il ritmo può sussistere di per sé, senza metro; mentre il metro non
può sussistere senza ritmo. Il ritmo è un fatto ancestrale, è il primo respiro
dell’universo, come diceva Dylan Thomas».
La Mostra è un invito a ricercare le
consonanze fra la ricerca poetica e la ricerca fotografica sui diversi volti
che rivela la città di Firenze, sul ritmo che presentano i due linguaggi.
Roberto Mosi, impegnato da anni nel
campo della fotografia, è attento all’interazione fotografia -
poesia. Passaggi importanti le mostre presso biblioteche e gallerie. I titoli
dei cicli fotografici: “NONLUOGHI” (2009), “FLORENTIA” (2010), “ITINERA”
(2011), “MITH IN FLORENCE” (2012), “FIRENZE RIFLESSA” (2013), “FIRENZE,
CALPESTATA” (2014), “FIRENZE DIETRO LA FACCIATA” (2015), “TRACCE” (2016,
dedicata ai cantieri urbani di oggi).
L’e-book “Firenze, foto grafie”,
www.laRecherche.it , documenta il lavoro realizzato. Per la poesia ha
pubblicato l’Antologia “Poesie 2009-2016”, Ladolfi Editore; nel campo del romanzo e
della saggistica, ha pubblicato “Esercizi di volo”, Europa
Edizioni, “Non oltrepassare la linea gialla”, Europa Edizioni, “Elisa Baciocchi
e il fratello Napoleone”, Edizioni Il Foglio.
Blog www.robertomosi.it www.poesia3002.blogspot.it - mosi.firenze@gmail.com
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Roberto Mosi
martedì 22 novembre 2016
Il Nuovo Rinascimento nell' "Officina del Mito"
INTERVENTO
DI ROBERTO MOSI
19
NOVEMBRE presso Il CIRCOLO DEGLI ARTISTI “CASA DI DANTE” OFFICINA DEL MITO
Umberto
Zanarelli al pianoforte -Brani di Schuman
Roberto
Mosi - Poeta e fotografo - Miti della
famiglia dei Medici
Paolo
Tranchina- Psicanalista junghiano : saggio“ Il Mito di Afrodite”
Epilogo:
Silvia Ranzi
In
occasione della Collettiva “ I CONFINI
DEL MITO”. 12, 24-11 ARTISTI PARTECIPANTI:
Valerio Giovannini, Enrico
Guerrini, Salvatore Monaco, Roberto Mosi, Simonetta Occhipinti, Margherita
Oggiana, Rioberto Orangi, Andrea Simoncini, Paolo Tranchina.
“Parlerò de "Il Mito e la famiglia dei Medici”, partendo da
due capolavori del Botticelli, “La Primavera” e “La Nascita di Venere”.
Si è parlato del primo
capolavoro come di “un mirabile messaggio di bellezza”. Non è certo l’anno in
cui fu composta l’opera (1478 o 1485 o 1486). Il quadro rappresenta il vertice
dell’arte del pittore fiorentino, realizzato in anni non facili. Basti ricordare
che il 1478 è l’anno della congiura dei Pazzi, con la morte di Giuliano e il
ferimento di Lorenzo il Magnifico. E’ curioso notare che nell’epoca dominata da
Lorenzo, Botticelli dipinge i suoi capolavori per un ramo cadetto dei Medici,
quello di Pierfrancesco dei Medici.
Opera enigmatica, con nove personaggi fissati in un ambiente
arboreo, ricco di fiori; al centro, in alto, un putto che scocca una freccia,
sopra la testa di una figura femminile (Venere? ). Alla sua destra le tre
Grazie e la figura di un giovane armato con in mano un bastone, ornato da due
serpenti avvinghiati; alla destra una figura adorna di fiori che avanza verso
il centro del quadro (Flora?), dietro una donna coperta di un velo, sorretta da
una figura alata. E’noto che molte sono le interpretazioni date dei simboli che
animano il quadro.
Nella poesia che ho dedicato a questo quadro – “Concerto per
Flora” , nell’antologia R. Mosi “Poesie 2009 - 2016, G. Ladolfi Editore, pp. 165- 180 – ho
fatto riferimento alla interpretazione di Cristina Acidini Luchinat
(“Botticelli. Allegorie Mitologiche”, Electa 2001): “La Primavera” celebra la
riconquista della pace sotto la guida dei Medici, in onore di “Flora”, o di
“Fiorenza” che avanza al centro del quadro spargendo fiori. Una posizione
importante assume nel quadro la figura del giovane armato, “Mercurio”: “Ecco
dunque che col suo caduceo inquieto, in via di pacificazione, il dio tuttora in
assetto di guerra dissolve una nube, forse un’ultima nube, residuo di una
grande discordia”.
Ecco l’inizio della
poesia, la parte dedicata a “Flora”.
Flora
Flora esce con lieta
baldanza dal bosco,
sparge rose recise
raccolte nel grembo.
Nel volto il sorriso
della rinata Fiorenza.
Zefiro al suo fianco
le gote gonfie di
vento,
strida di donna,
frasche
spezzate, afferra Clori
l’amata ninfa, zampilli
di fiori dalla bocca.
Il vento s’ingorga
nei pepli, li scuote,
li increspa a onde
in un turbinio
continuo di stoffe,
gremite di petali e
fiori.
Venere accenna
a un passo di danza
al centro del prato
un tappeto di fiori,
saluta, un breve gesto,
l’arrivo della
Primavera.
Riprende l’eterea
danza delle Grazie.
Cupido sta per scoccare
la freccia, bendato.
Un colpo e si accende
il fuoco dell’Amore.
Mercurio nel bosco
profumato d’aranci,
in vesti da guerra,
alza in alto il caduceo
cinto da due feroci
serpenti avvinghiati.
Trafigge l’ultima nube
residuo della
discordia,
mostra il tempo della
pace.
La tempesta vola via
dalla città di
Fiorenza,
dalla terra dei Medici.
Il quadro “La Nascita di Venere” fa parte della stessa
commissione, proposta da Pierfrancesco dei Medici e fu destinato anch’esso alla
Villa di Castello. E’ rappresentato un mito classico, con il rinvio ad una
folta serie di messaggi simbolici. La dea che sorge dal mare, pare un’allusione
al mistero attraverso cui gli uomini apprendono il divino messaggio della
bellezza. Venere emersa dal mare, in piedi su una conchiglia, è spinta verso la
terra dai Venti, raffigurati in volo tra una pioggia di rose. La dea riceve
dalle Ninfe un manto di porpora. Il dipinto è una sinfonia di linee aggraziate
e un’armoniosa, poetica ricerca della bellezza pura. Nello studio di Cristina
Acidini Luchinat, sopra citato, la dea in piedi sulla conchiglia, è spinta
verso la costa della Toscana, la terra dei Medici, per fare dono delle sue ricchezze,
della sua bellezza.
In sintonia con questo
pensiero, così recita la poesia “Flora” nella parte finale dedicata a Venere.
Venere
Venere spinta dai venti
giunge alla riva,
ai piedi della Galleria
degli Uffizi, dove
un tempo sorgeva
il porto romano.
Tosca in disparte
dal Ponte Vecchio
osserva l’arrivo
di una nuova stagione,
assapora il profumo
della primavera.
Flora accoglie la dea,
la coperta ricamata
di gigli fra le
braccia.
Mano nella mano
salgono la scalinata,
raggiungono gli Uffizi.
L’Alba si annuncia.
C’è ancora il tempo
per intrecciare una
danza,
per invitare Mercurio
a rinnovare il rito
per un nuovo
Rinascimento.
I capolavori del Botticelli ci portano al centro dell’Umanesimo
e del Rinascimento, al rapporto con il mondo di grandi ingegni, come Marsilio
Ficino, Pico della Mirandola e molti altri. Si afferma, in questa epoca, una
nuova visione dell’uomo insieme alla centralità della bellezza.
Proponiamo che l’espressione “Nuovo Rinascimento” sia
ripresa nell’ambito del progetto “Officina del Mito “ – in questa stagione
difficile che stiamo attraversando – per coniugarla nelle sue valenze e
imparare, ancora oggi, a “sognare
sapendo di sognare” liberando in questa ricerca le energie racchiuse nel mito.
Roberto
Mosi
lunedì 21 novembre 2016
Silvia Ranzi e l'Officina del Mito
INTERVENTO 19 NOVEMBRE, Il CIRCOLO DEGLI ARTISTI “
CASA DI DANTE” a FIRENZE
OFFICINA “ Mito”
Umberto Zanarelli al pianoforte -Brani di Schuman
Roberto Mosi - Poeta e fotografo - poesie sul Mito
Paolo Tranchina- Psicanalista junghiano : saggio“ Il Mito di
Afrodite”
Epilogo: Silvia Ranzi
In occasione della Collettiva
“ I CONFINI DEL MITO” dal 12 al 24
Novembre
ARTISTI PARTECIPANTI:
Valerio Giovannini, Enrico Guerrini, Salvatore Monaco, Roberto Mosi,
Simonetta Occhipinti, Margherita Oggiana, Rioberto Orangi, Andrea Simoncini,
Paolo Tranchina.
"Parlare oggi di Mito e farne un
motivo ispiratore nella rete delle Arti letterarie e Figurative significa
intercettare quei “dispositivi di senso” che i Miti hanno rappresentato da
sempre in ogni epoca, ricettacoli di immaginari individuali e collettivi,
cristallizzati e divulgati nei processi storici e tecnologici da diventare icone
e alvei di significati trasmissibili e credibili per aspettative, genesi e profezie euristiche in chiave etico-antropologica
.
Sono “rilevatori di sistemi
simbolici di pensiero” in cui si alternano ritualità, eroicità e socialità
esperienziale condivise e proiettate tra caos e cosmo, umano e divino, clandestinità e ufficialità, tra pubblico e
privato, permissività e trasgressione.
La funzione “eziologica”, o ricerca delle cause originarie, diversifica la
poligenesi dei Miti: teogonici, cosmogonici, antropogonici, astronomici, metereologici,
agrari, cultuali da analizzare sul piano storico ed allegorico.
Le iconografie mitiche della Classicità
greca e latina vengono rivisitate ad
oggi nelle loro valenze emblematiche e metastoriche in quanto interagiscono con l’esigenza di
leggere il reale per evidenziare aree semantiche di ricerca sapienziale
ed amplificare la direzione sociale nella
ricerca di utopie percorribili.
Se nell’Età romantica i Fratelli
Grimm aprono nuovi orizzonti agli studi mitologici affermando che il Mito non è
frutto di una casta di sacerdoti o filosofi , ma sono creazioni del popolo ( credenze, costumi, motivi
narrativi); lo studioso K.O. Muller - grecista, filologo classico, storico ed
archeologo tedesco ( 1797 – 1840) -
afferma il postulato della fondamentale identità dello spirito umano
nelle sue uniformità tra gruppi lontani nel tempo e nello spazio per approdare
al concetto di Animismo.
L’esigenza che ha spinto l’uomo
arcaico a creare il MITO ORIGINARIO, dare senso al proprio mondo, non è morta
nell’uomo contemporaneo, ma si esprime in forme nuove proprie della società di
massa dominata dalla tecnica pubblicitaria nella specifica venerabilità
dell’immagine fra tradizione ed innovazione.
I linguaggi - letteratura ed Arti visive - nella loro multidisciplinarietà
semiotica e creativa sono “media smart” che
trasformano il reale nell’ aspirazione a congiungere l’uomo a mondi intellegibili sul piano fisico o metafisico, sensibile o
ideale, nella gamma dei valori etici tra sacro e profano, laicità o religiosità,
coordinate che registrano il clima di
un’epoca.
L’uomo esprimendosi nelle Arti
sorelle crea universi ereditari per le generazioni successive, abilitando
pensieri ed icone utili alla dimensione evoluzionistica di sopravvivenza sul
piano euristico ed estetico come la narrazione translogica presente nel Mito :
“ La semiologia o scienza dei segni ci ha insegnato che il MITO ha il compito
di istituire un’intenzione storica come natura, una contingenza come eternità”
( Roland Barthes: “ MITI DI OGGI”, 1957)
Innumerevoli sono i capolavori
dell’Arte che sono diventati icone del nostro tempo tra cui :
“ La Primavera” del Botticelli; “
Il David” di Michelangelo; “ la
Gioconda” di Leonardo ; “Guernica” di Picasso; “L’urlo” di Munch.
L‘opera d’arte si trasforma in immagine
dal successo planetario, impermeabile ai gusti, alle mode, al passare del tempo,
raggiungendo uno stato di Culto collettivo.
La mitopoiesi e le mito-dinamiche
sono strettamente legate all’aspetto formale perché le Arti visive nel veicolare
contenuti inseguono intenti persuasivi, tra cui è privilegiata la Bellezza come
fattore che suscita meraviglia, catalizzatrice di attenzione, fruizione
contemplativa, condensazione di grammatiche segniche, cromatiche, plastiche
nella ricerca ultima dello “Splendore del Vero” secondo la massima di Platone.
Gli effetti o strategie estetiche
risultanti attuali sono: i silenzi metafisici, l’inquietudine, lo spaesamento o
straniamento quali tecniche per irretire nell’enigma o plurivalenza psichica del MITO, come ben si
evince nella corrente del
Surrealismo e nella Scuola della Metafisica.
“ Ciò che nei MITI si presenta inverosimile, è proprio quello che ci
apre la via alla verità. Infatti, quanto più paradossale e straordinario è
l’enigma tanto più pare ammonirci a non affidarci alla nuda parola, ma ad
affaticarci intorno alla verità riposta”. IMPERATORE FLAVIO CLAUDIO
GIULIANO, filosofo romano: l’ultimo sovrano dichiaratamente pagano che intese
difendere la Religione romana dinnanzi all’avvento del Cristianesimo e che si
adoperò per la tolleranza fra le Religioni.
Il Mito in ultima analisi è dunque
un fenomeno che si verifica su scala globale dall’antichità ad oggi: un
linguaggio simbolico attraverso cui l’uomo crea una struttura interpretativa
del mondo in tutte le sue sfaccettature dal punto di vista cosmologico, sociale,
politico ed artistico.
L’Arte comunque non rinuncia ad
una seduzione intrinseca: ovvero interpreta il Mito, lo include, dialettizza
con la sua dimensione arcana, elitaria o popolare, antropologica,
storico-filosofica, ideale, lo metabolizza e lo reinventa a tal punto da
rincorrere l’idea stessa di diventare, essa stessa, Mito.
Per attualizzare nella dimensione
del cultura di massa odierna si può
affermare, come attesta la citazione di JOSEPH CAMPBELL, saggista e storico
delle religioni statunitense:
“ I
MITI SONO SOGNI PUBBLICI, I SOGNI SONO MITI PRIVATI”
SILVIA RANZI, 19 Novembre 2016
domenica 6 novembre 2016
E' nata l'Officina del Mito
OFFICINA DEL MITO
LINK
E' nata la pagina Facebook "Officina del Mito":
il mito e la pittura, il disegno, la scultura, la poesia,
la fotografia, la psicologia, la filosofia, ...
sabato 5 novembre 2016
Antologia Poesie 2009-2016 Giuliano Ladolfi Editore
Roberto Mosi, Antologia Poesie 2009 – 2016, Giuliano Ladolfi Editore
E’ uscita recentemente l’ ”Antologia Poesie
2009 - 2016” di Roberto Mosi, pubblicata da Giuliano Ladolfi Editore di
Borgomanero, Novara.
L’Antologia
riporta pagine scelte da sette anni d’impegno per la poesia, che ha visto una
serie di presentazioni di raccolte poetiche – dai Nonluoghi ai Luoghi del mito, da Florentia ad Aquiloni e Itinere, da L’Invasione degli Storni a Concerto (Populonia, Flora, Il Golfo di Baratti), alla Cena all’Hotel Ritz ispirata alla Recherche di Marcel Proust – presso il Consiglio Regionale, il
Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, Le Giubbe Rosse, la Libreria Salvemini,
la Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa.
A
ogni incontro, compagne fedeli le voci di Giulia Capone Braga e di Renato
Simoni, i disegni del pittore Enrico Guerrini realizzati all’impronta. Fedeli
testimonianze poi di questi eventi, le pagine del portale nazionale “Literary”,
in particolare la rubrica “Occhio all’autore”
(http://www.literary.it/autore_occhio.asp?id_autore=2707): oggi sono riportati
oltre ottanta resoconti. Alcuni incontri sono stati registrati anche con video,
riportati in parte su youtube.
Il libro si presenta con una copertina
ripresa da una fotografia dell’autore, scattata nel cuore di Firenze all’angolo
di via del Purgatorio e di via del Limbo: sulla fotografia il graffito di un writer con al centro un palloncino
rosso. La copertina riprende il senso del libro: un omino risale dal basso e si
affida al palloncino rosso – alla poesia, in definitiva - che tiene per un
filo, per volare alla scoperta del mondo.
Nella parte alta della copertina, a destra, una finestrella nera,
misteriosa dalla quale è appena uscito un altro piccolo personaggio.
Fra i colori della copertina prevale il
marrone antico con toni accennati dal celeste al verde, al grigio della pietra.
Sono gli stessi colori che ritroviamo nei quadri di Ottone Rosai, quando nel
1922 dipinge la strada delle sue origini in San Frediano, via Toscanella e che
Mosi ha cercato di evocare nella mostra fotografica di Mosi “Firenze, dietro la
facciata”, richiamata nell’e-book pubblicato da www.laRecherche.it
“Firenze, foto grafie”.
L’ ”Antologia Poesie 2009 – 2016”
riporta tre parti, la prima Nonluoghi, Viaggi, Luoghi del Mito,
Florentia, Aquiloni, Migrare, la Pace; la seconda parte L’Invasione degli Storni, Flora, Golfo di
Baratti, Populonia. La terza parte è un dialogo poetico con Marcel
Proust: La cucina di Proust, I Campanili di Martinville, Il silenzio
dipinto delle pagine, Il profumo del biancospino, La rosa d’argento (Cena all’Hotel
Ritz), L’ansimare della locomtiva, La veduta di Delft”. Con l’Antologia gli altri campi di impegno
dell’autore riguardano la fotografia e il rapporto con la pittura, illustrati
nei Blog www.robertomosi.it
e www.poesia3002.blogspot.it.
martedì 1 novembre 2016
"I confini del mito" Mostra Collettiva "Casa di Dante" dal 12 novembre
Società
delle Belle Arti - Circolo degli Artisti “Casa di Dante” di Firenze
Sabato 12 novembre – Giovedì 24 novembre
2016
MOSTRA
COLLETTIVA
I C O N F I N I
D E L M I T O
Valerio
Giovannini
Enrico
Guerrini
Salvatore
Monaco
Roberto
Mosi
Simonetta
Occhipinti
Margherita
Oggiana
Roberto
Orangi
Andrea
Simoncini
Paolo
Tranchina
Sabato 12 novembre, ore 16,30,
Inaugurazione, Perfomance
19
novembre, sabato ore 17, Incontro: “Il Mito nella rete delle Arti” Concerto del
pianista Umberto Zanarelli
Sono presenti nella Mostra
vari contributi, pittura, scultura, video, fotografia, musica, opere a
stampa. Ci si propone di ricercare “i confini” fra i diversi racconti del mito,
le loro origini e la loro natura,cogliere profili di continuità e discontinuità
fra il mondo dei diversi miti, porre in risalto le possibilità interpretative
del presente. Si evidenziano quindi il ruolo della ricerca e dell’espressività
dell’arte, le capacità degli artisti di intessere trame di dialogo per
promuovere empatie e conoscenze, per superare i drammatici “confini” della
nostra epoca fra i popoli e i loro miti.
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