sabato 28 gennaio 2017

La Festa della Follia, un video capo-lavoro da "Esercizi volo"

La Festa della Follia è al centro del libro "Esercizi di volo", progettata per il giorno di Ferragosto, nello scenario unico della Val d'Adige. Il libro di Erasmo da Rotterdam è il libro sacro da cui attingere per realizzarla. Il video youtube illustra l'impegno del protagonista e dei personaggi raffigurati dal libro.



venerdì 20 gennaio 2017

Mirko Tondi presenta "Esercizi di volo", R. Mosi, Europa Edizioni - Video youtube


La tremenda tigre fuggita dal Circo. Il commissario Renon è sulle sue tracce

“Con Esercizi di volo Roberto Mosi riprende il percorso intrapreso con Non oltrepassare la linea gialla, del quale riprende in questo nuovo libro, parafrasandolo, il messaggio del titolo come sottile sfumatura a dividere la cosiddetta e celebrata “normalità” dalla follia, per secoli stigmatizza e solo recentemente accostata a una straordinaria creatività, alla capacità di essere arditi e visionari. Rimane qui l'aspetto fiabesco del precedente volume, con animali e oggetti inanimati che d'improvviso prendono vita e si scambiano opinioni. Tuttavia, il rapporto del protagonista – impegnato in “Esercizi di volo”, simbolici e non – con la sua terapeuta, mette in scena l'espediente della metastoria, attraverso il potere curativo della scrittura. In una fascinosa ambientazione sulle sponde dell'Adige, si sviluppano i preparativi per “La festa della follia”; in questo contesto, non mancano i riferimenti a classici del pensiero (Erasmo da Rotterdam), della letteratura (Ariosto, Cervantes, Rabelais) e della poesia (Dino Campana). Un piccolo libro per dimensioni, ma che fa esplodere un immaginario potente ed evocativo.” , Mirko Tondi.

domenica 15 gennaio 2017

Omaggio a Pierluigi Mencarelli, flautista - Biblioteca delle Oblate 26 gennaio


Biblioteca delle Oblate in collaborazione con l’ Associazione “Sguardo e Sogno”                     presenta
“UN UOMO SENZA MUSICA E’ UN CORPO SENZA ANIMA”  (CICERONE)
Omaggio al flautista PIER LUIGI MENCARELLI
Relatori: Maria Mencarelli, Carmelo Mezzasalma, Roberto Mosi
Coordina: Paola Lucarini
Esecuzione di brani musicali per flauto
Testi di C.Baudelaire, M.Bettarini, A.Borgini, M.Brancale,
C.Campo, M.Chiarini Ravenni, P.Lucarini, G.Maleti,
M.Mencarelli, E.Montale, R.Mosi
Giovedì 26 Gennaio 2017 ore 16.30

Biblioteca delle Oblate, Sala Conferenze - Piano Terra - via dell’Oriolo 24, Firenze

martedì 3 gennaio 2017

La forza  del  sapere:  soltanto  il pensiero  creativo
può  costruire  un nuovo  futuro
La crisi profonda che ha colpito le democrazie occidentali è dovuta all’assenza di riferimenti ideali su cui aggregare consenso da parte della politica
di LUIGI DEI* in Repubblica.it  firenze , 3 gennaio 2017

Il 2016 appena archiviato mi stimola ad alcune riflessioni che offro quali orizzonti di pensiero in questo inizio d’anno. Salta agli occhi con evidenza una crisi profonda delle democrazie occidentali, per come si sono affermate dal 1945 a oggi: l’elemento che contraddistingue questa congiuntura di decadenza mi pare sia l’assenza di riferimenti ideali e di pensiero positivo, quali stella polare su cui aggregare consenso da parte della politica. Non esiste una visione del futuro, anche utopica, su cui convogliare aspirazioni e inquietudini, un’idea di società più evoluta e giusta che possa fornire risposte al malessere e a fenomeni d’impoverimento sempre più frequenti e invasivi. La società liquida di Bauman si presenta in tutta la sua crudezza: classi sociali sempre più frastagliate e non riconducibili a schemi classici di pensiero, la classe media, costola forte dello sviluppo economico post-seconda guerra mondiale, fortemente infragilita, impoverita e in alcuni casi addirittura spazzata via, la globalizzazione impietosa e incontrollabile, la disfatta della politica quale elemento di equilibrio e contenimento nella giungla degli appetiti di sopraffazione economica dei grandi poteri sovranazionali, hanno creato situazioni di grave instabilità, con scontento diffuso e non incanalabile verso prospettive di realistica ascesa sociale. 

La competitività esasperata, presunta regolatrice dei mercati e unico bilanciere degli equilibri economici, si è gradualmente insinuata nella vita civile e nel senso comune dei cittadini con una regressione, assunta quasi come ideologia, allo homo homini lupus.
L’homo societatis, faticosamente costruito sulle macerie della tragedia dei primi anni ’40 del secolo scorso, ha iniziato a disgregarsi nel momento in cui si dissolveva la guerra fredda e le grandi utopie di ascesa sociale rivelavano i loro clamorosi fallimenti, producendo acute disillusioni e privando le generazioni che si facevano strada di prospettive, anche immaginarie, in grado di mobilitare donne e uomini attorno a valori che trascendessero il quotidiano e gli egoistici interessi di strati di popolazione più o meno vasti. Così ha iniziato a riemergere il mai domo homo biologicus, che compete freneticamente e accanitamente per la sua sopravvivenza e per quella della sua prole. Il liberismo sfrenato, che avrebbe dovuto produrre ricchezza e benessere per tutti, in accordo a un taumaturgico meccanismo auto-regolativo, ha sbaragliato parole quali solidarietà, cooperazione, collaborazione, creando l’icona di un’economia anch’essa “biologica”, in cui la competizione non può concedersi il lusso di offrire spazi alle relazioni sociali, perché la regola aurea è il principio del “pesce grande che fagocita il pesce piccolo”. Questa escalation, che inizia grosso modo subito dopo la caduta del muro di Berlino, corrode le democrazie, le aggredisce silenziosamente, erode la politica consumandola fino alla consunzione, apre scenari per i quali il pensiero è impreparato: così la contemporaneità brucia i tempi e prende in contropiede concezioni e dottrina dell’uomo, il quale si trova drammaticamente nudo di strumenti interpretativi per ciò che gli sta accadendo intorno. Il capitalismo stravince e proprio mentre esegue la sua marcia trionfale si accartoccia clamorosamente, avviluppandosi in una crisi senza precedenti, tutta interna, senza alcun innesco da contrapposizioni con altri modelli.
 E la politica assiste inerme alla propria fine che era annunciata, allorché essa aveva colpevolmente abdicato. Nel frattempo la mensa si affolla di sette miliardi di commensali i quali, tutti, chiedono, con la forza di un mondo a portata di “clic”, di partecipare al desco, quel banchetto per lunghi anni appannaggio di pochi.
L’homo biologicus sa come reagire a questa folla che preme alla tavola imbandita, è fin troppo facile: mors tua vita mea. Mentre la complessità cresce esponenzialmente, non altrettanto il pensiero innovativo si sviluppa nelle biblioteche e nelle università e così si creano le condizioni per l’affermarsi di una drammatica evidenza nelle menti disorientate di milioni d’individui: soluzioni semplici per governare la complessità del pianeta. Riemerge il sempiterno “uomo con i baffetti”, magico e tragico risolutore di un’altra crisi.
Ecco dunque chiusure, razzismi, brexit, arroccamenti nazionalistici e quanto abbiamo potuto accogliere dalla mano di Silvestro, quel Santo bizzarro che tre giorni fa ci ha portato inizio e fine nella stessa mano. Ma se è vero che ci ha offerto questo passato, è altrettanto importante aver consapevolezza che in quella mano intravedo spiragli da illuminare con forza e convinzione. Il sapere, la conoscenza, la grande forza del pensiero creativo e dello spirito critico, insomma la cultura in senso lato, possono e debbono trovare grimaldelli concettuali per costruire nuovi modelli, utopie da terzo millennio, a partire da temi quali la sostenibilità, la vivificazione di quella parte di homo societatis che ancora deve esserci, magari nascosta, nel nostro DNA di homo sapiens, la capacità fantastica che l’uomo ha di adattarsi ed elaborare concetti, idee, paradigmi di pensiero che lo portano a buttare il cuore oltre l’ostacolo e a varcare linee d’orizzonte apparentemente piatte, ma che poi dischiudono nuovi mondi. Abbiamo il dovere, noi navigatori del pensiero che esplora l’ignoto, di provarci, sì di tentare l’avventura della costruzione di un nuovo modello di sviluppo e crescita della civiltà umana che accetti la sfida che l’attuale tipo non è l’unico possibile e che, sebbene ci possa apparire irrealizzabile e improponibile, un sistema diverso di governare le società ad alto contenuto tecnologico deve invece esserci, non può non esserci. Lo dobbiamo scovare. Io due o tre idee da cui ripartire ce le avrei: redistribuzione lenta e graduale della ricchezza su scala planetaria, rigenerazione ricostruttiva di un’Europa delle genti in cui banche e denaro siano strumenti e non deus ex machina di ogni azione, realizzazione di un’alleanza fra gli Stati, sovranazionale, che ristabilisca il primato della politica sull’economia. 

Dice: non si può. Sono uno scienziato: anche andare sulla luna non si poteva, oppure comunicare a distanza, o infine curare tante malattie. Eppure è stato possibile. Allora, mi chiedo, anche redistribuire ricchezza, adottare nuovi sistemi di evoluzione della civiltà basati su principi di maggior giustizia sociale e ripristinare un governo politico dell’economia globalizzata si può.
Bisogna metterci la stessa lena, volontà e curiosità di scoprire, che abbiamo impiegato per progredire nel campo della scienza e della tecnologia. Allora sbarcheremo sulla luna della liberté, comunicheremo con apparecchi intelligenti il nostro ideale di egalité, cureremo coloro i quali si ammaleranno per la mancanza di fraternité. E magari, chissà, dopo oltre duecento anni vedremo germogliare la straordinaria pianta del 1789 sulle ali di un secolo di led, che poi dovrebbero essere i lumi della ragione dei giorni nostri! Firenze può e deve essere piattaforma di lancio per un nuovo rinascimento politico, culturale, sociale: la sua università è pronta a ossigenare convintamente chiunque si riconosca in questa insopprimibile esigenza di una grande e rinnovata apertura ideale.
*L’autore è il rettore dell’Università di Firenze


mercoledì 30 novembre 2016

Mostra Fotografia/Poesia : "il ritmo sopra a tutto"

Mostra Roberto Mosi : Firenze, Foto grafie
Dal Mito ai Nonluoghi / Antologia 2009 - 2016
Firenze con ritmo
La Mostra presenta in forma d’Antologia sette anni di lavoro dedicato a riprendere i diversi volti della città, si potrebbe dire, con ritmo, dalle colline alla periferia, al corso dell’Arno, al centro e alle vie della moda, ai vicoli dei quartieri storici. Prende vita una Firenze non da cartolina ma una città in carne e ossa, ricca di vita quotidiana, scoperta con lo sguardo curioso del flâneur, del fotografo-girovago che porta con sé, a tracolla, ogni volta che esce per le strade – come nel nostro caso - una Lumix e una Nokia D 70.
La prima parte della Mostra è quella dei Nonluoghi: la parola coniata da Marc Augè per gli spazi attraversati da folle d’individui, dove non si costruisce identità. Con la fotografia questi luoghi acquistano  una qualche personalità, tracce di nuove socialità, fili di antiche memorie.
Le due parti successive riguardano le Periferie e i Cantieri, i luoghi oggi sconvolti dai lavori per la tranvia: la ripresa fotografica è rivolta allo sguardo del passante, impegnato a superare marciapiedi dissestati e limitato dal sipario delle reti di recinzione. La Firenze del Mito è stata resa con le immagini di statue classiche, in posizione solenne al centro di paesaggi particolari, affascinanti.
L’attenzione si sofferma poi sul glamour scintillante della moda e delle griffeinternazionali al cospetto delle antiche vestigia, come il Duomo e Palazzo Vecchio, che si riflettono nelle vetrine dei negozi (Firenze riflessa, Moda e oltre). Altri passaggi, Firenze dietro la facciata e Firenze calpestata, con l’inquadratura di personaggi sorpresi in scorci dal basso, nella dinamica degli arti inferiori (il/la turista, i podisti, la studentessa, ecc.). “Una collezione di opere fotografiche che fa dello scatto digitale un’idea-immagine, un dispositivo di senso individuale e collettivo” (vedi S. Ranzi, “Pegaso”, sett. 2014).  Il percorso della Mostra si conclude con L’altra Florentia, con immagini legate alla Firenze della speranza per il futuro e ai suoi caratteri profondi, la geometria delle sue architetture rinascimentali e la bellezza di un paesaggio unico.

“Il ritmo sopra tutto”
La Mostra presenta diversi passaggi legati ai testi poetici dell’autore, a versi ripresi dalle poesie, che  fanno parte, in definitiva, dello stesso progetto creativo. Negli stessi anni considerati dall’esposizione “Firenze, foto grafie”, prendono vita le diverse parti dell’Antologia “Poesie 2009-2016” , Giuliano Ladolfi Editore, che ha al centro Firenze con il suo patrimonio di affetti, di bellezze, di storia, di racconti mitici. Insieme a queste coincidenze, è da sottolineare l’incontro del ritmo, per un verso, delle riprese fotografiche, per l’altro, delle composizioni poetiche.
Si propone in tal modo la visione secondo la quale il poeta Franco Buffoni ha curato la Mostra in corso presso  il Centro d’arte contemporanea di Gallarate (GAMM) – Il ritmo sopra tutto – dedicata alla contaminazione fra i linguaggi delle arti, a partire da quelli delle arti visive e della poesia e a sostenere l’idea, secondo quanto affermava Dylan Thomas, che “Il ritmo è il respiro del’universo”. Mi ha interessato l’idea di coniugare l’arte figurativa, oggetto precipuo del Maga, con la poesia, oggetto precipuo della mia professione, trovando nel concetto di ritmo un denominatore comune». Nella mostra che significato assume la parola «ritmo»? «Il termine vale tanto per le arti figurative quanto per la poesia. Se il poeta trova il ritmo trova il soggetto, cioè trova ciò che sta dicendo; se non lo trova, i versi che sta scrivendo non sono arte. Come è stato detto il ritmo può sussistere di per sé, senza metro; mentre il metro non può sussistere senza ritmo. Il ritmo è un fatto ancestrale, è il primo respiro dell’universo, come diceva Dylan Thomas».
La Mostra è un invito a ricercare le consonanze fra la ricerca poetica e la ricerca fotografica sui diversi volti che rivela la città di Firenze, sul ritmo che presentano i due linguaggi.

Roberto Mosi, impegnato da anni nel campo della fotografia, è attento all’interazione fotografia - poesia. Passaggi importanti le mostre presso biblioteche e gallerie. I titoli dei cicli fotografici: “NONLUOGHI” (2009), “FLORENTIA” (2010),  “ITINERA” (2011), “MITH IN FLORENCE” (2012), “FIRENZE RIFLESSA” (2013), “FIRENZE, CALPESTATA” (2014), “FIRENZE DIETRO LA FACCIATA” (2015), “TRACCE” (2016, dedicata ai cantieri urbani di oggi).
L’e-book “Firenze, foto grafie”, www.laRecherche.it , documenta il lavoro realizzato. Per la poesia ha pubblicato l’Antologia “Poesie 2009-2016”, Ladolfi Editore; nel campo del romanzo e della saggistica, ha pubblicato “Esercizi di volo”, Europa Edizioni, “Non oltrepassare la linea gialla”, Europa Edizioni, “Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone”, Edizioni Il Foglio.      
Blog www.robertomosi.it www.poesia3002.blogspot.it - mosi.firenze@gmail.com


martedì 22 novembre 2016

Il Nuovo Rinascimento nell' "Officina del Mito"


INTERVENTO DI ROBERTO MOSI
19 NOVEMBRE presso Il CIRCOLO DEGLI ARTISTI “CASA DI DANTE” OFFICINA DEL MITO
Umberto Zanarelli al pianoforte -Brani di Schuman
Roberto Mosi - Poeta e fotografo -  Miti della famiglia dei Medici
Paolo Tranchina- Psicanalista junghiano : saggio“ Il Mito di Afrodite”
Epilogo: Silvia Ranzi
In occasione della Collettiva “ I CONFINI DEL MITO”. 12, 24-11 ARTISTI PARTECIPANTI:
Valerio Giovannini, Enrico Guerrini, Salvatore Monaco, Roberto Mosi, Simonetta Occhipinti, Margherita Oggiana, Rioberto Orangi, Andrea Simoncini, Paolo Tranchina.


         “Parlerò de "Il Mito e la famiglia dei Medici”, partendo da due capolavori del Botticelli, “La Primavera” e “La Nascita di Venere”.
Si è parlato del primo capolavoro come di “un mirabile messaggio di bellezza”. Non è certo l’anno in cui fu composta l’opera (1478 o 1485 o 1486). Il quadro rappresenta il vertice dell’arte del pittore fiorentino, realizzato in anni non facili. Basti ricordare che il 1478 è l’anno della congiura dei Pazzi, con la morte di Giuliano e il ferimento di Lorenzo il Magnifico. E’ curioso notare che nell’epoca dominata da Lorenzo, Botticelli dipinge i suoi capolavori per un ramo cadetto dei Medici, quello di Pierfrancesco dei Medici.
         Opera enigmatica, con nove personaggi fissati in un ambiente arboreo, ricco di fiori; al centro, in alto, un putto che scocca una freccia, sopra la testa di una figura femminile (Venere? ). Alla sua destra le tre Grazie e la figura di un giovane armato con in mano un bastone, ornato da due serpenti avvinghiati; alla destra una figura adorna di fiori che avanza verso il centro del quadro (Flora?), dietro una donna coperta di un velo, sorretta da una figura alata. E’noto che molte sono le interpretazioni date dei simboli che animano il quadro.
         Nella poesia che ho dedicato a questo quadro – “Concerto per Flora” , nell’antologia R. Mosi  “Poesie 2009  - 2016, G. Ladolfi Editore, pp. 165- 180 – ho fatto riferimento alla interpretazione di Cristina Acidini Luchinat (“Botticelli. Allegorie Mitologiche”, Electa 2001): “La Primavera” celebra la riconquista della pace sotto la guida dei Medici, in onore di “Flora”, o di “Fiorenza” che avanza al centro del quadro spargendo fiori. Una posizione importante assume nel quadro la figura del giovane armato, “Mercurio”: “Ecco dunque che col suo caduceo inquieto, in via di pacificazione, il dio tuttora in assetto di guerra dissolve una nube, forse un’ultima nube, residuo di una grande discordia”.
Ecco l’inizio della poesia, la parte dedicata a “Flora”.

Flora

Flora esce con lieta
baldanza dal bosco,
sparge rose recise
raccolte nel grembo.
Nel volto il sorriso
della rinata Fiorenza.

Zefiro al suo fianco
le gote gonfie di vento,
strida di donna, frasche
spezzate, afferra Clori
l’amata ninfa, zampilli
di fiori dalla bocca.

Il vento s’ingorga
nei pepli, li scuote,
li increspa a onde
in un turbinio
continuo di stoffe,
gremite di petali e fiori.

Venere accenna
a un passo di danza
al centro del prato
un tappeto di fiori,
saluta, un breve gesto,
l’arrivo della Primavera.

Riprende l’eterea
danza delle Grazie.
Cupido sta per scoccare
la freccia, bendato.
Un colpo e si accende
il fuoco dell’Amore.

Mercurio nel bosco
profumato d’aranci,
in vesti da guerra,
alza in alto il caduceo
cinto da due feroci
serpenti avvinghiati.

Trafigge l’ultima nube
residuo della discordia,
mostra il tempo della pace.
La tempesta vola via
dalla città di Fiorenza,
dalla terra dei Medici.


         Il quadro “La Nascita di Venere” fa parte della stessa commissione, proposta da Pierfrancesco dei Medici e fu destinato anch’esso alla Villa di Castello. E’ rappresentato un mito classico, con il rinvio ad una folta serie di messaggi simbolici. La dea che sorge dal mare, pare un’allusione al mistero attraverso cui gli uomini apprendono il divino messaggio della bellezza. Venere emersa dal mare, in piedi su una conchiglia, è spinta verso la terra dai Venti, raffigurati in volo tra una pioggia di rose. La dea riceve dalle Ninfe un manto di porpora. Il dipinto è una sinfonia di linee aggraziate e un’armoniosa, poetica ricerca della bellezza pura. Nello studio di Cristina Acidini Luchinat, sopra citato, la dea in piedi sulla conchiglia, è spinta verso la costa della Toscana, la terra dei Medici, per fare dono delle sue ricchezze, della sua bellezza.
In sintonia con questo pensiero, così recita la poesia “Flora” nella parte finale dedicata a Venere.

 Venere

Venere spinta dai venti
giunge alla riva,
ai piedi della Galleria
degli Uffizi, dove
un tempo sorgeva
il porto romano.

Tosca in disparte
dal Ponte Vecchio
osserva l’arrivo
di una nuova stagione,
assapora il profumo
della primavera.

Flora accoglie la dea,
la coperta ricamata
di gigli fra le braccia.
Mano nella mano
salgono la scalinata,
raggiungono gli Uffizi.

L’Alba si annuncia.
C’è ancora il tempo
per intrecciare una danza,
per invitare Mercurio
a rinnovare il rito
per un nuovo Rinascimento.

         I capolavori del Botticelli ci portano al centro dell’Umanesimo e del Rinascimento, al rapporto con il mondo di grandi ingegni, come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e molti altri. Si afferma, in questa epoca, una nuova visione dell’uomo insieme alla centralità della bellezza.
         Proponiamo che l’espressione “Nuovo Rinascimento” sia ripresa nell’ambito del progetto “Officina del Mito “ – in questa stagione difficile che stiamo attraversando – per coniugarla nelle sue valenze e imparare, ancora oggi,  a “sognare sapendo di sognare” liberando in questa ricerca le energie racchiuse nel mito.


Roberto Mosi

lunedì 21 novembre 2016

Silvia Ranzi e l'Officina del Mito

INTERVENTO 19 NOVEMBRE, Il CIRCOLO DEGLI ARTISTI “ CASA DI DANTE” a FIRENZE

                                                                  OFFICINA “ Mito”
Umberto Zanarelli al pianoforte -Brani di Schuman
Roberto Mosi - Poeta e fotografo -  poesie sul Mito
Paolo Tranchina- Psicanalista junghiano : saggio“ Il Mito di Afrodite”
Epilogo: Silvia Ranzi
In occasione della Collettiva “ I CONFINI DEL MITO”  dal 12 al 24 Novembre

ARTISTI PARTECIPANTI:
Valerio Giovannini, Enrico Guerrini, Salvatore Monaco, Roberto Mosi, Simonetta Occhipinti, Margherita Oggiana, Rioberto Orangi, Andrea Simoncini, Paolo Tranchina.

"Parlare oggi di Mito e farne un motivo ispiratore nella rete delle Arti letterarie e Figurative significa intercettare quei “dispositivi di senso” che i Miti hanno rappresentato da sempre in ogni epoca, ricettacoli di immaginari individuali e collettivi, cristallizzati e divulgati nei processi storici e tecnologici da diventare icone e alvei di significati trasmissibili e credibili per aspettative,  genesi e profezie euristiche in chiave etico-antropologica .
Sono “rilevatori di sistemi simbolici di pensiero” in cui si alternano ritualità, eroicità e socialità esperienziale condivise e proiettate tra caos e cosmo,  umano e divino,  clandestinità e ufficialità, tra pubblico e privato,  permissività e trasgressione. La funzione “eziologica”, o ricerca delle cause originarie, diversifica la poligenesi dei Miti: teogonici, cosmogonici, antropogonici, astronomici, metereologici, agrari, cultuali da analizzare sul piano storico ed allegorico.
Le iconografie mitiche della Classicità greca e latina  vengono rivisitate ad oggi nelle loro valenze emblematiche e metastoriche   in quanto interagiscono con l’esigenza  di  leggere il reale per evidenziare aree semantiche di ricerca sapienziale ed amplificare la direzione sociale  nella ricerca di  utopie percorribili.
Se nell’Età romantica i Fratelli Grimm aprono nuovi orizzonti agli studi mitologici affermando che il Mito non è frutto di una casta di sacerdoti o filosofi , ma sono creazioni  del popolo ( credenze, costumi, motivi narrativi); lo studioso K.O. Muller - grecista, filologo classico, storico ed archeologo tedesco ( 1797 – 1840) -  afferma il postulato della fondamentale identità dello spirito umano nelle sue uniformità tra gruppi lontani nel tempo e nello spazio per approdare al concetto di Animismo.
L’esigenza che ha spinto l’uomo arcaico a creare il MITO ORIGINARIO, dare senso al proprio mondo, non è morta nell’uomo contemporaneo, ma si esprime in forme nuove proprie della società di massa dominata  dalla tecnica  pubblicitaria nella specifica venerabilità dell’immagine fra tradizione ed innovazione.
I linguaggi - letteratura  ed Arti visive - nella loro multidisciplinarietà semiotica e creativa sono “media smart” che  trasformano il reale nell’ aspirazione a congiungere l’uomo a mondi  intellegibili  sul piano fisico o metafisico, sensibile o ideale, nella gamma dei valori etici tra sacro e profano, laicità o religiosità, coordinate che registrano il  clima di un’epoca.

L’uomo esprimendosi nelle Arti sorelle crea universi ereditari per le generazioni successive, abilitando pensieri ed icone utili alla dimensione evoluzionistica di sopravvivenza sul piano euristico ed estetico come la narrazione translogica presente nel Mito : “ La semiologia o scienza dei segni ci ha insegnato che il MITO ha il compito di istituire un’intenzione storica come natura, una contingenza come eternità” ( Roland Barthes: “ MITI DI OGGI”, 1957)  
Innumerevoli sono i capolavori dell’Arte che sono diventati icone del nostro tempo  tra cui :  “ La  Primavera” del Botticelli; “ Il David” di Michelangelo;  “ la Gioconda” di Leonardo ; “Guernica” di Picasso;  “L’urlo” di Munch.
L‘opera d’arte si trasforma in immagine dal successo planetario, impermeabile ai gusti, alle mode, al passare del tempo, raggiungendo uno stato di Culto collettivo.
La mitopoiesi e le mito-dinamiche sono strettamente legate all’aspetto formale perché le Arti visive nel veicolare contenuti inseguono intenti persuasivi, tra cui è privilegiata la Bellezza come fattore che suscita meraviglia, catalizzatrice di attenzione, fruizione contemplativa, condensazione di grammatiche segniche, cromatiche, plastiche nella ricerca ultima dello “Splendore del Vero” secondo la massima di Platone.
Gli effetti o strategie estetiche risultanti attuali sono: i silenzi metafisici, l’inquietudine, lo spaesamento o straniamento quali tecniche per irretire nell’enigma  o plurivalenza psichica del MITO, come ben si evince nella corrente  del Surrealismo  e nella Scuola della Metafisica.
“ Ciò che nei MITI si presenta inverosimile, è proprio quello che ci apre la via alla verità. Infatti, quanto più paradossale e straordinario è l’enigma tanto più pare ammonirci a non affidarci alla nuda parola, ma ad affaticarci intorno alla verità riposta”. IMPERATORE FLAVIO CLAUDIO GIULIANO, filosofo romano: l’ultimo sovrano dichiaratamente pagano che intese difendere la Religione romana dinnanzi all’avvento del Cristianesimo e che si adoperò per la tolleranza fra le Religioni.
Il Mito in ultima analisi è dunque un fenomeno che si verifica su scala globale dall’antichità ad oggi: un linguaggio simbolico attraverso cui l’uomo crea una struttura interpretativa del mondo in tutte le sue sfaccettature  dal punto di vista cosmologico, sociale, politico ed artistico.
L’Arte comunque non rinuncia ad una seduzione intrinseca: ovvero interpreta il Mito, lo include, dialettizza con la sua dimensione arcana, elitaria o popolare, antropologica, storico-filosofica, ideale, lo metabolizza e lo reinventa a tal punto da rincorrere l’idea stessa di diventare, essa stessa, Mito.
Per attualizzare nella dimensione del cultura di massa  odierna si può affermare, come attesta la citazione di JOSEPH CAMPBELL, saggista e storico delle religioni statunitense:

                         “ I MITI SONO SOGNI PUBBLICI, I SOGNI SONO MITI PRIVATI”


                                                                                      SILVIA RANZI, 19 Novembre 2016 

domenica 6 novembre 2016

E' nata l'Officina del Mito

OFFICINA DEL MITO

LINK

E' nata la pagina Facebook "Officina del Mito": 
il mito e la pittura, il disegno, la scultura, la poesia, 
la fotografia, la psicologia, la filosofia, ...




sabato 5 novembre 2016

Antologia Poesie 2009-2016 Giuliano Ladolfi Editore

Roberto Mosi, Antologia Poesie 2009 – 2016, Giuliano Ladolfi Editore
         E’ uscita recentemente l’ ”Antologia Poesie 2009 - 2016” di Roberto Mosi, pubblicata da Giuliano Ladolfi Editore di Borgomanero, Novara.
L’Antologia riporta pagine scelte da sette anni d’impegno per la poesia, che ha visto una serie di presentazioni di raccolte poetiche – dai Nonluoghi ai Luoghi del mito, da Florentia ad Aquiloni e Itinere, da L’Invasione degli Storni a Concerto (Populonia, Flora, Il Golfo di Baratti), alla Cena all’Hotel Ritz ispirata alla Recherche di Marcel Proust – presso il Consiglio Regionale, il Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, Le Giubbe Rosse, la Libreria Salvemini, la Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa.

          A ogni incontro, compagne fedeli le voci di Giulia Capone Braga e di Renato Simoni, i disegni del pittore Enrico Guerrini realizzati all’impronta. Fedeli testimonianze poi di questi eventi, le pagine del portale nazionale “Literary”, in particolare la rubrica “Occhio all’autore” (http://www.literary.it/autore_occhio.asp?id_autore=2707): oggi sono riportati oltre ottanta resoconti. Alcuni incontri sono stati registrati anche con video, riportati in parte su youtube.    

         Il libro si presenta con una copertina ripresa da una fotografia dell’autore, scattata nel cuore di Firenze all’angolo di via del Purgatorio e di via del Limbo: sulla fotografia il graffito di un writer con al centro un palloncino rosso. La copertina riprende il senso del libro: un omino risale dal basso e si affida al palloncino rosso – alla poesia, in definitiva - che tiene per un filo, per volare alla scoperta del mondo.  Nella parte alta della copertina, a destra, una finestrella nera, misteriosa dalla quale è appena uscito un altro piccolo personaggio.

         Fra i colori della copertina prevale il marrone antico con toni accennati dal celeste al verde, al grigio della pietra. Sono gli stessi colori che ritroviamo nei quadri di Ottone Rosai, quando nel 1922 dipinge la strada delle sue origini in San Frediano, via Toscanella e che Mosi ha cercato di evocare nella mostra fotografica di Mosi “Firenze, dietro la facciata”, richiamata nell’e-book pubblicato da www.laRecherche.it “Firenze,   foto grafie”.


         L’ ”Antologia Poesie 2009 – 2016” riporta tre parti, la prima  Nonluoghi, Viaggi, Luoghi del Mito, Florentia, Aquiloni, Migrare, la Pace; la seconda parte L’Invasione degli Storni, Flora, Golfo di Baratti, Populonia. La terza parte è un dialogo poetico con Marcel Proust: La cucina di Proust, I Campanili di Martinville, Il silenzio dipinto delle pagine, Il profumo del biancospino, La rosa d’argento (Cena all’Hotel Ritz), L’ansimare della locomtiva, La veduta di Delft”. Con l’Antologia gli altri campi di impegno dell’autore riguardano la fotografia e il rapporto con la pittura, illustrati nei Blog www.robertomosi.it e  www.poesia3002.blogspot.it. 

martedì 1 novembre 2016

"I confini del mito" Mostra Collettiva "Casa di Dante" dal 12 novembre



Società delle Belle Arti - Circolo degli Artisti “Casa di Dante” di Firenze
Sabato 12 novembre – Giovedì 24 novembre 2016

MOSTRA  COLLETTIVA

I  C O N F I N I  D E L  M I T O

Valerio Giovannini
Enrico Guerrini
Salvatore Monaco
Roberto Mosi
Simonetta Occhipinti
Margherita Oggiana
Roberto Orangi
Andrea Simoncini
Paolo Tranchina

Sabato 12 novembre, ore 16,30, Inaugurazione, Perfomance

19 novembre, sabato ore 17, Incontro: “Il Mito nella rete delle Arti” Concerto del pianista Umberto Zanarelli 
       

        Sono presenti nella Mostra vari contributi, pittura, scultura, video, fotografia, musica, opere a stampa. Ci si propone di ricercare “i confini” fra i diversi racconti del mito, le loro origini e la loro natura,cogliere profili di continuità e discontinuità fra il mondo dei diversi miti, porre in risalto le possibilità interpretative del presente. Si evidenziano quindi il ruolo della ricerca e dell’espressività dell’arte, le capacità degli artisti di intessere trame di dialogo per promuovere empatie e conoscenze, per superare i drammatici “confini” della nostra epoca fra i popoli e i loro miti.