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venerdì 13 febbraio 2026

"L' alba da Monte Morello" - "Ritorni", Ladolfi, Canto III, vv.125-150


 “L’alba da Monte Morello”

- Roberto Mosi, “Ritorni”, Ladolfi Ed., Canto III vv. 125-150


Il sole nasce ad oriente

le speranze nel quartiere

arrivavano da oriente

si attendeva da oriente

il sole dell’avvenire.

.

L’appuntamento la sera

nel cortile della vecchia

casa, zaini e coperte

per salire alla luce della luna

sulla cima del Monte.

.

Si saliva cantando canzoni

di lotta e d’amore, in testa

i più anziani, poi i ragazzi

scatenati, per ultime

le coppie degli innamorati.

.

Si stendevano le coperte

alla Croce sul Monte

ci si abbracciava stretti

per difenderci dal freddo.

Il sonno, poi, l’aveva vinta.

.

“Il sole, il sole”, un urlo

svegliava l’accampamento

la sfera infuocata si affacciava

dalle Alpi del Giogo, una luce

radente, divina, irreale. v. 150

Roberto Mosi, “Ritorni”, Ladolfi Ed., Canto III  vv. 125-150






Roberto Mosi, Ritorni, Giuliano Ladolfi Editore, Collana Perle poesia, Borgomanero (No), 2026.

 

 

          Con il libro “Ritorni” anch’io compio il mio viaggio per Itaca, un viaggio, come dice il celebre poeta greco, “fertile in avventure e in esperienze”. Mi sono messo in viaggio dopo anni di lontananza per ritornare alla mia terra delle origini, alla periferia, una volta proletaria, di Firenze, il quartiere di Novoli, detto in altri tempi “Polverosa”, fra il Centro e l’autostrada per il mare.

          Ho narrato questo viaggio con la lingua della poesia e, in parte, della fotografia. Il poemetto “Ritorni” presenta una cadenza regolare, con il respiro di dodici canti, ognuno con dieci strofe di cinque versi ciascuna, illuminato da una fotografia ripresa dal giardino dei limoni della vicina villa medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca.

          Mi inoltro così nei luoghi e nelle immagini delle origini, ritorno ai paesaggi dell’infanzia, ai colori, ai sapori e ai suoni rimasti in fondo all’anima, che come le madeleines di Proust, suscitano ricordi ed emozioni personali. Un ritorno prima sognato, immerso nella trama dei ricordi dell’infanzia, della gioventù, dei sogni che rimangono scolpiti dentro, come è per ognuno di noi, incastrati nelle pieghe del paesaggio incontrato.

          C’è sempre un punto fisso dal quale il nostro io interiore si sporge ad osservare il mondo. Nel mio caso, la casa ai margini della periferia di Novoli, fra i campi, prima del travolgente sviluppo edilizio della zona.

          Ritorno alla finestra aperta / sui primi anni della mia vita / i papaveri dei campi, le pievi …

          Da questa finestra si apriva un paesaggio straordinario, in primo piano i resti del parco di una villa meravigliosa, già abitata da un’affascinante principessa e da un principe giunto da lontane terre orientali, poi borghi e pievi sparse nella campagna, alcune fabbriche punteggiate da altissime ciminiere. Sulle prime colline le eleganti forme delle ville medicee, da quella di Careggi, già culla dell’Umanesimo, con Poliziano, Ficino, Botticelli, a quella di Castello, dove era la scuola che frequentò il grande poeta Mario Luzi, alla magnifica villa Petraia, trasformata in un tragico ospedale militare nel corso della prima guerra mondiale; sullo sfondo, la massiccia presenza di Monte Morello, meta agognata per le escursioni dei ragazzi, per raggiungerne la cima nell’ora magica dell’alba.

          Lunga la via del ritorno / per mari tempestosi / e porti sconosciuti / l’immagine della mia terra fissa nel cuore. // Sono il sibilo del vento / delle origini, il sole che sorge /dal Monte , l’acqua fresca / della fonte, il suono delle chiarine, la poesia del Maestro // Le mie impronte sono nel fango, nelle strade // polverose, nella fatica // delle fabbriche, nel suono / lacerante delle sirene.

          Alla fine del viaggio si precipita nel quartiere affollato di oggi, fra il moto frenetico del traffico, le luci e le ombre del vivere quotidiano.    

          Passo oggi lungo i muri / cerco il profumo dei ricordi / tra la folla dei motori / di San Donato in Polverosa / stanza di sbratto della città. // Scopro ombre di storia / tra monconi di cemento / il convento degli Umiliati / il parco dei principi russi / l’orto con le rose scarlatte.

          Emerge la voglia di ripartire, lo zaino in spalla e in mano la mappa per altre terre, dove si trovano le risposte // ad ogni nostro perché. Rimane la felicità per il viaggio compiuto, per la riscoperta di sentimenti e di emozioni, per aver aperto un dialogo con gli altri  attraverso la poesia, aver suscitato, credo, sensazioni analoghe, che tutti proviamo quando ci mettiamo in cammino per i sentieri della vita.  

 


sabato 29 giugno 2019

"Se l'esistenza è un canto ininterrotto" - Recensione di L. Nanni per "Orfeo"


               
Recensione Orfeo in Fonte Santa , poesia
Autore: Roberto Mosi
Edizione: Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero 2019
In copertina: Mascherone di Ottaviano Giovannoni nella Grotta di Adamo ed Eva del Giardino di Boboli, Firenze. Fotografie dell’autore: all’interno del libro sono dedicate al tema “Autunno in Fonte Santa”, l’ultima “Il Rifugio in Fonte Santa” - pp. 66
prezzo: € 12,00 – Libreria Salvemini, piazza Salvemini 18, Fi. T. 055 246 6302
Recensione a cura di Luciano Nanni, dal portale www.literary.it, 28.06.19

“Poesia. Il tema della fonte non è l’unico, infatti va considerata anche la metamorfosi in un contesto di classicità mitologica che tuttavia poi se ne discosta: questo è un dato che va oltre il fatto puramente locale, inteso nel senso di luogo ben definito, per assumere un valore più ampio e quindi integrare la poesia nel suo sviluppo creativo con elementi che diventano Storia, quali ad esempio un episodio di lotta partigiana come nel XII componimento.
Se l’esistenza, quale si riporta, è un canto ininterrotto, dovremmo applicarlo alla poesia, che si snoda spesso con una limpidezza di dettato e un’eleganza che sembra recuperare antiche forme. A volte, è necessario dirlo, incontriamo versi deliziosi, ma non ingannevoli, poiché comunque la organicità testuale e il suo evolversi secondo alcuni modelli, non prevarica certo la sostanza, presente anche nell’oggi e in diversi momenti riferendosi a una realtà non eludibile; si è indotti a verificare la sensucht, che non appare quel sottile struggimento tipico della mentalità tedesca, quanto piuttosto una enunciazione dove il sentimento trova vasta parte e nel suo significato migliore: sentimento del tempo e delle cose, che l’idea del mito, più che il mito stesso, vorrebbe rendere fisso, benché il procedere cronologico degli eventi finisca per proporre nuove dimensioni, del pensiero e dell’immaginario.


Incorporare quindi versi altrui (ad esempio di Rilke) non è una operazione intellettualistica, piuttosto un collegarsi al principio generatore per trarne, pur nella società attuale, delle regole deputate a trasformare il flusso della scrittura – e del linguaggio – e ricondurlo per l’appunto a una fonte originaria. Dunque i luoghi e le citazioni storiche o colte non fanno che arricchire la trama di una poetica ineccepibile sotto i due aspetti di invenzione e coscienza conoscitiva. Ma tornare alla fonte, in questo caso presso San Donato in Collina, acquista un valore aggiunto. “Dite mo’, se sia più pura l’acqua che scaturisce dalla viva fonte” (Eginaldo).

II.
Il canto mi prende, mi porta
a cantare lo scorrere del tempo
nel bosco sacro di Fonte Santa,
accordo la mia voce al suono
delle acque, al respiro del vento,
al vibrare delle foglie, guidato
dalla musica del flauto d’oro.
.
Brilla il vortice del silenzio,
alberi, pietre incantate, braccia
di luce scivolano per i rami,
riflettono nello specchio della fonte
figure, miti colorati.
.
L’inganno si congiunge
alla conoscenza, appaiono
immagini sconosciute:
la fonte non sa di contemplare
sé stessa e il riflesso di un dio.
.