lunedì 15 dicembre 2025

"Il cortocircuito urbano" nella Città che Cambia- Testimonianze al Circolo Vie Nuove - Il caso Novoli e i Demidoff

 


Registrazione video Incontro 15 dicembre 2025 Circolo Vie Nuove







La città che cambia fra memoria e futuro. Il caso Novoli

Roberto Mosi

 

La linea della tramvia per l’aeroporto di Firenze, da via Gordigiani, dopo aver sfiorato il liceo scientifico Leonardo da Vinci, s’impenna sul lungo ponte intitolato a Margherita Hack, alla confluenza del Mugnone e del Terzolle, e scende su via di Novoli per raggiungere la fermata San Donato-Università. Per coloro che sono nati nella zona come me e hanno una certa età, l’impatto con il paesaggio urbano di oggi è veramente sconvolgente. Da una parte, nella direzione dell’Arno, gli imponenti agglomerati degli edifici costruiti negli anni Settanta, lasciano un breve respiro all’antica chiesa di San Donato in Polverosa, al suo campanile medievale e ad un tratto della villa Demidoff, sottoposta di recente ad una drastica opera di restauro. Dalla parte opposta della via di Novoli, verso Monte Morello, i segni più forti dei recenti cambiamenti avvenuti nella città, con la realizzazione del centro commerciale di San Donato, aperto su un’ampia piazza da dove inizia il percorso verso il polo delle Scienze Sociali dell’Università di Firenze; con il restauro dell’imponente ex Centrale Termica dello stabilimento Fiat, trasformata in urban centre. Poco oltre si apre il parco di San Donato, realizzato in questi ultimi anni, un’area verde che, per dimensioni, è la terza nella città; all’estremità del parco, sul viale Guidoni, si alza l’enorme massa di cristalli e cemento del Palazzo di Giustizia.

Nella definizione di questo nuovo contesto urbano, accennato a grandi linee, si può individuare, per un verso, la ricerca della salvaguardia della memoria del luogo, per l’altro, lo sviluppo in questa zona di nuove funzioni importanti per il quartiere e per la città. Sono aspetti diversi fra loro ma crediamo che richiedano una precisa attenzione, passaggi importanti per dare consapevolezza e speranza ad un’intera comunità. Tre sono gli elementi legati alla memoria collettiva della zona: il lavoro, la religione, le acque.

Riguardo al primo elemento, l’edificio della centrale termica dell’ex stabilimento industriale Fiat, è certamente un simbolo di rilievo all’interno del nuovo scenario urbano. Si tratta di un edificio a torre, alto 30 metri con struttura portante in cemento armato dalla cui sommità si innalzava, una volta, una ciminiera che raggiungeva i 50 metri di altezza, ora sostituita da un insieme di tralicci che ne rievocano la forma. È un’occasione unica per i cittadini visitare questo luogo, scoprirne la storia e comprendere gli interventi che stanno trasformando il sito in un polo culturale. Le visite consentono di accedere al cuore della centrale, ovvero agli spazi dove sul finire degli anni Trenta del Novecento, furono costruite due imponenti caldaie, in grado di fornire l’approvvigionamento elettrico utile all’adiacente stabilimento Fiat. Il complesso, più volte modificato, è rimasto in funzione fino agli anni Novanta. Dal piano alto dell’edificio si ha uno sguardo d’insieme sul quartiere di Novoli, sulla sua struttura urbana, sull’articolazione delle residenze e delle fabbriche.

Ricordo bene, quando ero ragazzo, il concerto delle sirene al mattino e alla sera, le cui voci si alzavano, con tonalità diverse, dallo stabilimento Fiat, dalla Manifattura Tabacchi e, più lontano, dalle Officine Galileo e dalla Nuova Pignone. Questa zona, d’altra parte, è stata sempre dedicata al lavoro sia agricolo che industriale; già nel secolo XIII si insediò l’Ordine degli Umiliati che, grazie all’abbondanza delle acque e dei fossi, presenti fin dalla centuriazione romana, intraprese la lavorazione della lana, che poi trasferì in Borgo Ognissanti. Nell’Ottocento l’imprenditore russo Anatolio Demidoff nel parco della villa, pianta quaranta mila alberi di gelso e avvia, per alcuni anni, un ciclo completo di una fiorente industria della seta. La stessa villa è il centro della gestione degli affari del ricchissimo industriale, proprietario di fabbriche e miniere anche in Russia, in Siberia, nella regione degli Urali, in Crimea: da qui partono collegamenti internazionali, resi possibili dall’uso del telegrafo.



In merito al secondo elemento preso in considerazione, un particolare significato riveste la chiesa di San Donato in Polverosa, dagli anni Sessanta del secolo passato sede della parrocchia della zona, aperta a tutte le ore del giorno, un rifugio prezioso di raccoglimento, sfiorato oggi dal traffico convulso verso le autostrade. Sorta come oratorio nei pressi del Mugnone, ha origini romaniche, risalenti al 1187, l’interno restaurato è ad un’unica navata, conserva alcuni affreschi staccati del XIV-XV secolo: di Matteo di Pacino sono l'Annunciazione, il Martirio di san Sebastiano, San Giorgio e il drago e la Madonna della Cintola, mentre l'Adorazione dei Magi e la Nascita del Battista furono dipinti da Cenni di Francesco di Ser Cenni;  di Gaetano Bianchi è il dipinto neogotico Pazzino de' Pazzi, crociato fiorentino,  che rende omaggio a san Donato (1880). Da questa chiesa partirono nel febbraio 1188, 84 cavalieri fiorentini per la Terza Crociata dopo che le loro insegne erano state benedette dall’inviato del papa. Dalle terre d’oriente, conquistate allora dai crociati, arrivano oggi molti migranti, che vivono una pacifica integrazione con le persone del quartiere.

Il grande portone della chiesa si apre, dopo gli ultimi lavori alla villa, su una piazzetta, ben visibile dalla fermata della tramvia, arredata con pannelli multicolori che danno conto della storia antica, preziosa del luogo; a metà dell’Ottocento, lo spazio dell’edificio religioso fu utilizzato per la biblioteca Demidoff, composta da quaranta mila volumi tecnici e umanistici, nelle più diverse lingue; nella villa vi era un patrimonio di collezioni d’arte antica e moderna che unite a quelle dei palazzi della famiglia di Pietroburgo, Mosca, Parigi, formavano una raccolta fra le più ricche del mondo, che poi è andata dispersa in numerose, celebri aste.

Riguardo al terzo elemento della memoria collettiva, le acque, merita soffermarsi sul toponimo Polverosa che ricorda le esondazioni dai fossi, dai torrenti che per lunghi secoli hanno interessato d’inverno il quartiere di Novoli, invaso dal fango: d’estate la fanghiglia si seccava e la polvere invadeva strade e campi; un paesaggio ben diverso da quello dell’epoca romana, in cui, partendo dalla via di Novoli, che seguiva l’allineamento del decumano maggiore (est-ovest), si era dato vita, nella pianura fiorentina, alla centuriazione, ad un’agricoltura prospera, per un lungo periodo. La Polverosa, nei tempi a noi più vicini, comprendeva una zona che dalle mura della città arrivava a Peretola, tutto il territorio era accomunato dalla stessa realtà ambientale, i torrenti a corso libero devastavano le magre cultura agricole, l’Arno, ancora privo di argini, si diramava, circondando le Cascine e scorrendo sull’attuale tracciato di via Baracca, formava continuamente acquitrini ed isolotti. Un mondo ricco di acque, libere, regimentate via via, con grande fatica dall’opera dell’uomo. Ricordo, da parte mia, da ragazzo, via di Novoli, stretta fra alte siepi, spesso d’inverno allagata, impraticabile; allo stesso tempo, conservo ancora l’immagine del bindolo, il marchingegno vicino alla casa del contadino su via di Novoli, azionato da due asini bendati, per il sollevamento dell’acqua dal pozzo; dallo stesso pozzo saliva acqua freschissima, di grande conforto per il vicinato nelle estati caldissime.




Nella progettazione del parco di San Donato si è dato un giusto peso alla memoria delle acque, che abbiamo visto protagoniste della storia di questa zona. Il parco è stato realizzato da pochi anni (inaugurazione nel 2008) a seguito della valorizzazione di parte dell'area dell'ex stabilimento Fiat (la restante parte è servita per la costruzione dell'enorme complesso del Palazzo di Giustizia, la cui mole domina buona parte dell'orizzonte del parco). Se si escludono le Cascine, il parco di San Donato, pur trovandosi in un quartiere periferico, risulta tra le aree verdi pubbliche più grandi di Firenze. Sono stati inseriti degli elementi di abbellimento o funzionali: una cascata, un laghetto di forma ellittica attraversato da un lungo ponte, ruscelli, una collinetta artificiale con cipressi a cui si accede costeggiando una siepe che sale a tortiglione, arriva ad un belvedere aperto su uno spazio occupato da una sorta di tettoia con sottostanti panchine, un'area giochi per i piccoli, un'area cani, alcune fontanine. Nel parco, polmone verde di oltre dieci ettari, si è curata negli ultimi anni la piantagione di un nuovo bosco urbano, con oltre 250 alberi. È importante rilevare che questo tipo interventi fanno oggi riferimento al “Piano del verde e degli spazi aperti”, approvato dal Comune all’inizio del 2025: Firenze è fra le prime città in Italia a dotarsi di questo strumento, con il quale si perseguono le strategie necessarie per adattarsi ai cambiamenti climatici e mitigarne gli effetti, ispirandosi al principio 3-30-300: 3 alberi visibili da ogni finestra, il 30% di copertura verde e 300 metri al massimo tra casa e lo spazio verde più vicino. L'obiettivo dichiarato è quello di rendere Firenze sostenibile, resiliente e vivibile per le generazioni presenti e future anche di fronte al cambiamento del clima di cui già si stanno vedendo gli effetti. Il Piano analizza e fotografa la situazione attuale della città, dalle caratteristiche ambientali e climatiche, alla temperatura media fino alle piogge e alla loro evoluzione nel tempo, passando dalla disponibilità di aree per mettere a dimora alberi in giardini, strade, piazze o parcheggi. Il Piano, che è stato chiamato Iris in onore del fiore simbolo della città di Firenze, si occupa di tutti gli spazi aperti e non solo del verde urbano (pubblico o privato) promuovendo una trasformazione green delle aree pubbliche. 




Sono stati analizzati i cambiamenti del clima nel corso del tempo con alcuni indici usati comunemente in climatologia, dai quali emergono evidenti tendenze al riscaldamento del clima nell’area fiorentina. È stata registrata, ad esempio, una temperatura media annuale del ventennio 2001-2020 più alta di 1,4 gradi rispetto a quella registrata fra il 1878–1918. Anche il freddo è cambiato: i giorni di gelo sono scesi da 270 medi in 10 anni fino agli anni ’40 ai circa 100 medi del decennio 2011 – 2020. Sono aumentati i giorni di caldo (temperatura superiore ai 34 gradi) passati dai 50 medi in dieci anni registrati fino agli anni ‘20 agli oltre 200 medi in dieci anni degli anni 2000 fino a superare i 400 giorni caldi medi nel decennio 2011-2020. Sulla base dei dati storici raccolti nel Piano si nota anche l’aumento dei fenomeni temporaleschi ma con una minore disponibilità idrica (perché le piogge sono più forti e concentrate in pochi giorni). Sulla base dei dati raccolti che mettono in risalto l’evidente riscaldamento della città, l’aumento dei fenomeni temporaleschi estremi e la minore disponibilità idrica, sono state evidenziate le aree con le maggiori criticità e la loro densità abitativa, informazioni importanti per poter definire le priorità di intervento. 

Il territorio fiorentino, con le sue tipologie di spazi aperti, ha un patrimonio verde di 922,3 ettari di cui 189 sottoposti a vincolo storico e con ben 875 ettari di competenza dell’amministrazione comunale, con meno verde a disposizione degli abitanti nel Quartiere 1 e nel Quartiere 5, dove sorge, appunto, il parco di San Donato.

Il Piano evidenzia la necessità generale di recuperare ogni spazio disponibile per realizzare “infrastrutture verdi” e arricchire il tessuto urbano di elementi naturali, recuperando vivibilità. In primo luogo, prevede nuovi alberi con funzione di ombreggiamento specialmente lungo strade e parcheggi (oltre arbusti, cespugli e prati), nuovi spazi verdi anche di dimensioni ridotte, soluzioni basate sulla natura (depavimentazioni, rain garden e trincee drenanti, pareti e tetti verdi). Piccoli e grandi interventi per portare in 5 anni 50.000 nuovi alberi e arbusti, 20 nuovi spazi verdi vicino casa, 50 nuove aree gioco, 10 piazze verdi, 10.000 mq di superfici rese permeabili.

Sono queste tappe importanti nel processo di cambiamento della città, generale e nelle singole parti, dal centro alle periferie, che fanno sperare in un futuro accettabile per l’uomo. 








domenica 14 dicembre 2025

STRA - ORDINARIO incontro con messer GIOVANNI BOCCACCIO dell' Officina del Mito al Circolo degli Artisti "Casa di Dante" - 13 dicembre 2025 - I dieci anni dell' Officina


Boccaccio650"

Registrazione video 


 Programma dell'Incontro


- Giuseppe Baldassarre – Introduzione alla bellezza e alla originalità del Decamerone
- Virginia Bazzechi G. C. – Dieci le Mostre dell'Officina del Mito, dieci le Giornate del Decamerone, dedicato alle Donne "vaghe" d'amore"
- Enrico Guerrini – Dipingere il fascino del Decamerone
- Nicoletta Manetti – Poggio Gherardo e Ponte a Mensola. I luoghi del Decamerone e del Ninfale Fiesolano
- Roberto Mosi – La “cornice” del Decamerone, il contagio della peste, ieri, del Covid, oggi: scrivere, dipingere per non morire
- Silvia Ranzi – A come Amore: Cimon amando divien savio (I, V giornata)
- Andrea Simoncini – A come Arguzia: La Badessa e le brache del prete (2, IX giornata)
- Umberto Zanarelli – Giovanni Boccaccio e la musica del suo tempo: uno sguardo al Decamerone
- Franco Margari – Messer Forese da Rabatta e maestro Giotto, pittore (5, VI giornata)




Immagini dalla Mostra di Enrico Guerrini sul Decamerone







I dieci anni dell'Officina del Mito


Intervento di Roberto Mosi

 

Il Decameron è una raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo, probabilmente tra il 1349 (anno successivo all'epidemia di peste nera in Europa) e il 1351. È considerata una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo, durante il quale esercitò una vasta influenza sulle opere di altri autori (si pensi a I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, opera con una struttura e una cornice narrativa del tutto simili), oltre che la capostipite della letteratura in prosa in volgare italiano. Boccaccio nel Decameron raffigura l'intera società del tempo, integrando l'ideale di vita aristocratico, basato sull'amor cortese, la magnanimità e la liberalità coi valori della mercatura: l'intelligenza, l'intraprendenza, l'astuzia.

Il libro narra di un gruppo di giovani che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze, spostandosi in una villa sulle colline del fiorentino, per sfuggire alla peste nera che imperversa nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all'erotismo bucolico del tempo. Per quest'ultimo aspetto il libro fu tacciato d'immoralità o di scandalo e fu in molte epoche censurato o comunque non adeguatamente considerato nella storia della letteratura. Il Decameron fu anche ripreso in versione cinematografica da diversi registi, tra cui Pier Paolo Pasolini e i fratelli Taviani.

La peste nera fu una pandemia generatasi in Asia centrale settentrionale durante gli anni trenta del XIV secolo e diffusasi in Europa.

La peste nera si diffuse in fasi successive dall'altopiano della Mongolia, prima attraverso la Cina e la Siria e poi anche alla Turchia asiatica ed europea, per poi raggiungere la Grecia, l'Egitto e la penisola balcanica. Nel 1347 arrivò in Sicilia, a Messina, e da lì a Genova. Nel 1348 aveva infettato la Svizzera e tutta la penisola italiana, risparmiando parzialmente il territorio di Milano; dalla Svizzera si allargò quindi alla Francia e alla Spagna. Nel 1349 raggiunse l'Inghilterra, la Scozia e l'Irlanda. Infine nel 1353, dopo aver infettato tutta l'Europa, i focolai della malattia si ridussero fino a quasi scomparire, restando però occasionalmente endemici. Secondo studi moderni, la peste nera uccise almeno un terzo della popolazione del continente, provocando verosimilmente quasi 20 milioni di vittime.

Oltre alle devastanti conseguenze demografiche, la peste nera ebbe un forte impatto nella società del tempo. La popolazione in cerca di spiegazioni e rimedi arrivò talvolta a ritenere responsabili del contagio gli ebrei, dando luogo a persecuzioni e uccisioni; molti attribuirono l'epidemia alla volontà di Dio e di conseguenza nacquero o si affermarono diversi movimenti religiosi. Anche la cultura fu notevolmente influenzata: Giovanni Boccaccio utilizzò come narratori nel suo Decameron dieci giovani fiorentini fuggiti dalla loro città appestata; in pittura, il soggetto della "danza macabra" fu un tema ricorrente delle rappresentazioni artistiche del secolo successivo.

 

Il proemio

 

Il proemio al libro delinea i motivi della stesura dell'opera. Boccaccio afferma che il libro è dedicato a coloro che sono afflitti da pene d'amore, allo scopo di dilettarli con piacevoli racconti e dare loro utili consigli. L'autore specifica poi che l'opera è rivolta in particolare a un pubblico di donne, e più precisamente a quelle che amano. Il destinatario dell'opera è la borghesia cittadina, che si contrappone all'istituto della corte, sviluppatosi soprattutto in Francia. Dunque la novella, essendo caratterizzata da uno stile semplice, breve e immediato, tende a interfacciarsi col nuovo ceto sociale, la borghesia laica, benestante e acculturata di cui Boccaccio è espressione.

Sempre nel proemio, Boccaccio racconta di rivolgersi alle donne per rimediare al peccato della Fortuna: le donne possono trovare poche distrazioni dalle pene d'amore rispetto agli uomini. Alle donne, infatti, a causa delle usanze del tempo, erano preclusi certi svaghi che agli uomini erano concessi, come la caccia, il gioco o il commerciare, tutte attività che possono occupare l'esistenza dell'uomo. Quindi nelle novelle le donne potranno trovare diletto e utili soluzioni che allevieranno le loro sofferenze.

Sin dal proemio, il tema dell'amore mostra la propria importanza: in effetti gran parte delle novelle tocca questa tematica, che assume anche forme licenziose e che susciterà reazioni negative da parte di un pubblico retrivo; per questo motivo Boccaccio, nell'introduzione alla IV giornata e nella conclusione all'opera, rivendicherà il suo diritto a una letteratura libera e ispirata a una concezione naturalistica dell'Eros (significativo in questo senso il cosiddetto "apologo delle papere", inizio della IV giornata).

 

La cornice

 

L'uso della cornice narrativa in cui inserire le novelle è di origine indiana. Tale struttura passò poi nella letteratura araba e in Occidente. La cornice è costituita da tutto ciò che non fa parte dello sviluppo delle novelle: si tratta della Firenze contaminata dalla peste, dove un gruppo di sette ragazze e tre ragazzi di elevata condizione sociale decide di ritirarsi in campagna per trovare scampo dal contagio. È per questo che Boccaccio all'inizio dell'opera fa una lunga e dettagliata descrizione della malattia che colpì Firenze nel 1348 (ispirata quasi interamente a conoscenze personali ma anche all'Historia Langobardorum di Paolo Diacono); oltre a decimare la popolazione, l'epidemia distrusse tutte quelle norme sociali e quegli usi e quei costumi che gli erano cari.

Al contrario, i giovani creano una sorta di realtà parallela quasi perfetta per dimostrare come l'uomo, grazie all'aiuto delle proprie forze e della propria intelligenza, sia in grado di dare un ordine alle cose, che poi sarà uno dei temi fondamentali dell'Umanesimo. In contrapposizione al mondo uniforme di questi giovani si pongono poi le novelle, che hanno vita autonoma: la realtà descritta è soprattutto quella mercantile e borghese; viene rappresentata l'eterogeneità del mondo e la nostalgia verso quei valori cortesi che via via stanno per essere distrutti per sempre; i protagonisti sono moltissimi, ma hanno tutti in comune la determinazione di volersi realizzare per mezzo delle proprie forze. Tutto ciò fa del Decameron un'opera unica, poiché non si tratta di una semplice raccolta di novelle: queste ultime sono tutte collegate fra di loro attraverso la cornice narrativa, formando una sorta di romanzo.

 

Cornice narrativa

 

È un espediente adottato soprattutto nella novellistica: diverse novelle possono essere raccontate dai narratori descritti nello stesso testo ed essere quindi legate da un contesto comune. Il primo esempio si trova nella letteratura indiana nella raccolta Pañcatantra, scritta in sanscrito. Altri esempi esistono nella successiva letteratura indiana, come nella raccolta Kathasaritsagara del secolo XI.

Si ricordano le seguenti opere inserite in una cornice narrativa:

Le mille e una notte sono il più noto esempio di questo artificio letterario. Infatti l'opera caratterizzata da vari racconti è incorniciata dalla saggia Sharāzād che, condannata a morte, intrattiene il sultano per una notte intera con svariati racconti nel tentativo di rimandare l'esecuzione ed essere salvata. L'intrattenersi tra Sharāzād ed il sultano costituiscono la cornice, il resto dei testi sono le novelle;

Libro de' sette savi, raccolta medievale di novelle di origine orientale;

Il Decameron di Giovanni Boccaccio. È costruito interamente entro una cornice narrativa in cui i narratori, dei giovani, fuggono da un'epidemia di peste a Firenze: passano due settimane in un luogo ameno e appartato e, per trascorrere meglio il tempo, si raccontano le varie novelle: è questa la cornice dell'opera, mentre il resto del testo è costituito dalle cento novelle che si susseguono nell'opera. Tra una novella e l'altra, riemerge la cornice sotto forma di descrizione delle azioni o dei dialoghi dei dieci giovani;

Il Pecorone di Giovanni Fiorentino (XIV secolo), raccolta di cinquanta novelle;

Il Novelliere di Giovanni Sercambi (XIV secolo), raccolta di centocinquanta novelle;

Le piacevoli notti, settantacinque novelle del bergamasco Giovanni Francesco Straparola (XV - XVI secolo);

I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer. Un gruppo di ventinove pellegrini partono dal Tabard Inn (Locanda del Tabarro) nel Southwark a Londra e si recano in pellegrinaggio alla tomba di san Tommaso Becket posta nella Cattedrale di Canterbury. Il narratore si unisce a loro e l'oste suggerisce ai pellegrini di raccontare delle novelle durante il cammino;

gli Ecatommiti di Giambattista Giraldi Cinzio (XVI secolo);

Lo cunto de li cunti; raccolta di fiabe di Giambattista Basile (secolo XVII).

I racconti di Belkin di Aleksandr Sergeevič Puškin.

Memorie dalla casa dei morti di Fëdor Dostoevskij.

Le città invisibili di Italo Calvino.

Il bar sotto il mare di Stefano Benni.

 

Le epidemie e la Letteratura

 

Argomento doppiamente interessante : sulla medicina e

la storia della medicina da una parte, attraverso il racconto del dilagare delle principali epidemie che hanno colpito l’Italia dalla fine del Medioevo a oggi; sulla storia della letteratura dall’altra, illustrando il modo in cui il filtro letterario le ha fissate nell’immaginario dei contemporanei.

Per quest’indagine si è scelto di spaziare in tutti i campi della letteratura italiana, partendo dai grandi testi che abbiamo letto a scuola e poi dimenticato, mettendo in risalto classici minori, ma anche scovando pagine conosciute dai soli addetti ai lavori.

Perché la letteratura, a volte, dà una mano agli studi storici.

Di fronte al silenzio delle fonti, spiccano le ricche pagine di apertura

del Decameron di Giovanni Boccaccio, fitte di dettagli sulla crisi sociale

che fu la prima grande moria della Storia moderna. Per fare un altro

esempio si può rivolgere lo sguardo, un paio di secoli dopo, all’arrivo

della sifilide, che imperversa in Italia dalla fine del Quattrocento in poi.

Lungi dal sostenere un ripetersi identico della storia nel corso dei secoli,

questi testi mettono in luce il rapporto fra le stesse condizioni materiali,

come lo scoppio di un’epidemia, e l’apparire degli stessi pregiudizi,

gli stessi riflessi o le stesse prepotenze.

 

Temi del Decameron

 

 La  concezione della vita morale nel Decameron si basa sul contrasto tra Fortuna e Natura, le due ministre del mondo (VI, 2, 6).

La novella di Nastagio degli Onesti, dipinta da Sandro Botticelli

L'uomo si definisce in base a queste due forze: una esterna, la Fortuna (che lo condiziona, ma che può volgere a proprio favore), l'altra interna, la Natura, con istinti e appetiti che deve riconoscere con intelligenza. La Fortuna nelle novelle appare spesso come evento inaspettato che sconvolge le vicende, mentre la Natura si presenta come forza primordiale la cui espressione prima è l'Amore come sentimento invincibile che domina insieme l'anima e i sensi, che sa ugualmente essere pienezza gioiosa di vita e di morte.

martedì 2 dicembre 2025

L' OFFICINA DEL MITO DI FIRENZE: Auguri Messer GIOVANNI BOCCACCIO - 13 dicembre, Circolo Artisti Casa di Dante - "Boccaccio650" per l'anniversario


 

OFFICINA DEL MITO – CIRCOLO CASA DI DANTE – 13 Dicembre 2025, ore 17

Programma


Giuseppe Baldassarre – Introduzione alla bellezza e alla originalità del Decamerone
Virginia Bazzechi G. C. – Dieci le Mostre dell'Officina del Mito, dieci le Giornate del Decamerone, dedicato alle Donne "vaghe" d'amore"
Enrico Guerrini – Dipingere il fascino del Decamerone
Nicoletta Manetti – Poggio Gherardo e Ponte a Mensola. I luoghi del Decamerone e del Ninfale Fiesolano
Roberto Mosi – La “cornice” del Decamerone, il contagio della peste, ieri, del Covid, oggi: scrivere, dipingere per non morire
Silvia Ranzi – A come Amore: Cimon amando divien savio (I, V giornata)
Andrea Simoncini – A come Arguzia: La Badessa e le brache del prete (2, IX giornata)
Umberto Zanarelli – Giovanni Boccaccio e la musica del suo tempo: uno sguardo al Decamerone
Franco Margari – Messer Forese da Rabatta e maestro Giotto, pittore (5, VI giornata)


"Boccaccio650": il programma delle celebrazioni per l'anniversario

di Giovanni Boccaccio

L'Ente Nazionale Giovanni Boccaccio ha pubblicato il calendario degli eventi per le celebrazioni del seicentocinquantesimo anniversario della morte di Giovanni Boccaccio: in programma convegni, ricerche e spettacoli

Certaldo, 25 marzo 2025 - Convegni e conferenze, ma anche manifestazioni artistiche e teatrali. Oltre all'”Agenda Letteraria di Giovanni Boccaccio 2025”, un diario-agenda rivolto e dedicato a docenti, ricercatori, studenti e lettori di tutto il mondo che sarà donato a chi parteciperà alle varie iniziative per celebrare il seicentocinquantesimo anniversario della morte di Giovanni Boccaccio. E' quel che promette il programma di “Boccaccio650”, un progetto scientifico e culturale sulla cui base si proiettano gli impegni del futuro e sul quale l’Ente Boccaccio lavora da due anni insieme ai professori, gli studiosi e i funzionari dei consigli direttivo e scientifico.

Un programma che evidenzia la vasta rete di collaborazioni che lo animano e lo sostengono con Università di tutta la Toscana, di tutta Italia, della Francia e degli Stati Uniti. Con istituzioni scientifiche di illustre tradizione quali l’Accademia della Crusca, la Società Dantesca Italiana, il CNR di Pisa, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, l’istituzione consorella American Boccaccio Association. Per un progetto realizzato col contributo della Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero italiano della Cultura, della Regione Toscana, del Comune di Certaldo.

Fulcro della programmazione saranno i convegni e le iniziative scientifiche di rilevanza nazionale e internazionale in collaborazione con altre istituzioni, come “Boccaccio dantista e umanista: l’esordio e le opere della maturità” in programma dal 21 al 23 maggio ed organizzato insieme alla Società Dantesca Italiana, l’American Boccaccio Association, la Biblioteca Classense di Ravenna. Il convegno esplora il fondamentale contributo di Boccaccio come studioso di Dante, le opere e il pensiero della maturità, con attenzione non solo alla produzione latina ma anche a quella volgare. I lavori si svolgono tra Firenze e Ravenna: a Firenze, al Palagio dell'Arte della Lana, la prima parte del convegno dedicata a Giovanni Boccaccio fra Dante e Petrarca. A Ravenna la seconda parte presso la Sala Dantesca monumentale della Biblioteca Classense.

Il prossimo 20 settembre sarà la volta di “Tre corone per Boccaccio 650”, in collaborazione con l’Associazione nazionale delle Case della Memoria, alla Biblioteca Nazionale Centrale a Firenze per offrire una riflessione a più voci sui tre grandi autori del '300 (Dante Petrarca e Boccaccio, indagandone caratteri filologici e linguistici, e i reciproci rapporti).

Avanti il prossimo 30 ottobre con “La Crusca incontra Boccaccio”: l’Accademia della Crusca ospita una giornata di studi dedicata alla lingua e all'opera del grande autore trecentesco. Il 25 novembre toccherà poi a “Per Francesco Mazzoni”, insieme alla Società Dantesca Italiana e all'Accademia della Crusca per ricordare l'operosità scientifica e la lunga e assidua attività istituzionale di Francesco Mazzoni (a lungo Presidente della SDI e dell'Ente Nazionale Giovanni Boccaccio e Accademico della Crusca).

All’attività scientifica si affianca un programma di iniziative di divulgazione che tocca i settori della musica, dell’arte e del teatro: a maggio ecco la “Mostra bibliografica” nella Biblioteca di Casa Boccaccio, mentre il 18 giugno si terrà rappresentazione teatrale “Nastagio degli Onesti” a cura di Oranona Teatro (uno spettacolo che propone una rivisitazione multisensoriale della novella V 8 del Decameron).

Ad ottobre doppio appuntamento con una “Mostra di arte contemporanea” in Casa Boccaccio e nello stesso periodo “Una drammaturgia per Boccaccio” della Compagnia Sandro Lombardi-Federico Tiezzi, che propone un’azione teatrale con drammaturgia originale, appositamente ideata per l'occasione e ispirata ai testi di Giovanni Boccaccio.

Questi ultimi due eventi saranno presentati fra due mesi e ci accompagneranno verso il 21 dicembre per il concerto conclusivo della “Ensemble Micrologus” nella Chiesa dei SS. Tommaso e Prospero, Certaldo Alta. Vengono ricostruiti, in una stilizzata forma scenica, i momenti musicali descritti nelle novelle toscane del Trecento, oltre al Decameron, il Novellino, il Trecentonovelle di Sacchetti ed il Paradiso degli Alberti, con importanti citazioni di azioni musicali relative all’Italia del XIV secolo.

Non mancano infine i progetti di studio:  il “VocaBO” – Vocabolario della lingua di Boccaccio on line in collaborazione con l’Università per Stranieri di Siena, l’Università di Urbino, l’Accademia della Crusca, CNR-ILC “Antonio Zampolli”; l'EDD “L’Enciclopedia digitale del Decameron” di prossima presentazione in collaborazione con Università Roma Tre. E poi il “MuCaBo-S” – Uno smart Museo per Casa Boccaccio, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Siena.

Avanti con “Sulle orme di Boccaccio”, un percorso nelle terre di Boccaccio in collaborazione con l’Agenzia Toscana Promozione Turistica. Poi la biblioteca “virtuale” di Giovanni Boccaccio in collaborazione con Università dell’Aquila e ripensare la “civitas” attraverso il Decameron in collaborazione con l’Università di Siena. Sul sito www.entebocaccio.it è stato reso noto il calendario completo delle celebrazioni.

“Siamo tutti coinvolti nell’impegno comune di onorare un anniversario così importante perché la storia e la contemporaneità di Boccaccio sono patrimonio culturale universale. Il ruolo fondamentale di Boccaccio, fra i padri della lingua e della letteratura italiana e europea, primo cultore di Dante e della sua opera, fondatore dell'Umanesimo insieme a Petrarca, merita un unanime riconoscimento e una attenta valorizzazione – ha detto Giovanna Frosini, presidente dell'Ente Nazionale Giovanni Boccaccio - la figura e l’opera di Boccaccio sarà una presenza che ci accompagnerà durante tutto l’arco dell’anno, permettendo di riscoprire, rileggere e apprezzare il più grande novelliere d’Europa. Gli appuntamenti in programma vedono anche la collaborazione e il sostegno di partner a cui va la nostra gratitudine per avere condiviso con noi un progetto che ormai risale al 2023, quando abbiamo iniziato la stesura del programma delle celebrazioni. Confidiamo nella riuscita di tutte le iniziative, soprattutto quelle di ampio respiro nazionale e internazionale e che si realizzeranno nel prossimo biennio essendo legate a finanziamenti e progetti di studio”.