Roberto
Mosi, Ritorni, Giuliano Ladolfi Editore, Collana Perle poesia,
Borgomanero (No), 2026.
Con il libro “Ritorni” anch’io compio
il mio viaggio per Itaca, un viaggio, come dice il celebre poeta greco,
“fertile in avventure e in esperienze”. Mi sono messo in viaggio dopo anni di
lontananza per ritornare alla mia terra delle origini, alla periferia, una
volta proletaria, di Firenze, il quartiere di Novoli, detto in altri tempi
“Polverosa”, fra il Centro e l’autostrada per il mare.
Ho narrato questo viaggio con la
lingua della poesia e, in parte, della fotografia. Il poemetto “Ritorni”
presenta una cadenza regolare, con il respiro di dodici canti, ognuno con dieci
strofe di cinque versi ciascuna, illuminato da una fotografia ripresa dal
giardino dei limoni della vicina villa medicea di Castello, sede dell’Accademia
della Crusca.
Mi inoltro così nei luoghi e nelle
immagini delle origini, ritorno ai paesaggi dell’infanzia, ai colori, ai sapori
e ai suoni rimasti in fondo all’anima, che come le madeleines di Proust,
suscitano ricordi ed emozioni personali. Un ritorno prima sognato, immerso
nella trama dei ricordi dell’infanzia, della gioventù, dei sogni che rimangono
scolpiti dentro, come è per ognuno di noi, incastrati nelle pieghe del
paesaggio incontrato.
C’è sempre un punto fisso dal quale il
nostro io interiore si sporge ad osservare il mondo. Nel mio caso, la casa ai
margini della periferia di Novoli, fra i campi, prima del travolgente sviluppo
edilizio della zona.
Ritorno alla finestra aperta / sui
primi anni della mia vita / i papaveri dei campi, le pievi …
Da questa finestra
si apriva un paesaggio straordinario, in primo piano i resti del parco di una
villa meravigliosa, già abitata da un’affascinante principessa e da un principe
giunto da lontane terre orientali, poi borghi e pievi sparse nella campagna,
alcune fabbriche punteggiate da altissime ciminiere. Sulle prime colline le
eleganti forme delle ville medicee, da quella di Careggi, già culla
dell’Umanesimo, con Poliziano, Ficino, Botticelli, a quella di Castello, dove
era la scuola che frequentò il grande poeta Mario Luzi, alla magnifica villa
Petraia, trasformata in un tragico ospedale militare nel corso della prima
guerra mondiale; sullo sfondo, la massiccia presenza di Monte Morello, meta
agognata per le escursioni dei ragazzi, per raggiungerne la cima nell’ora
magica dell’alba.
Lunga la via del ritorno / per mari
tempestosi / e porti sconosciuti / l’immagine della mia terra fissa nel cuore.
// Sono il sibilo del vento / delle origini, il sole che sorge /dal Monte ,
l’acqua fresca / della fonte, il suono delle chiarine, la poesia del Maestro //
Le mie impronte sono nel fango, nelle strade // polverose, nella fatica //
delle fabbriche, nel suono / lacerante delle sirene.
Alla
fine del viaggio si precipita nel quartiere affollato di oggi, fra il moto
frenetico del traffico, le luci e le ombre del vivere quotidiano.
Passo oggi lungo i muri / cerco il
profumo dei ricordi / tra la folla dei motori / di San Donato in Polverosa /
stanza di sbratto della città. // Scopro ombre di storia / tra monconi di
cemento / il convento degli Umiliati / il parco dei principi russi / l’orto con
le rose scarlatte.
Emerge la voglia
di ripartire, lo zaino in spalla e in mano la mappa per altre terre, dove si
trovano le risposte // ad ogni nostro perché. Rimane la felicità per il
viaggio compiuto, per la riscoperta di sentimenti e di emozioni, per aver
aperto un dialogo con gli altri attraverso la poesia, aver suscitato, credo,
sensazioni analoghe, che tutti proviamo quando ci mettiamo in cammino per i
sentieri della vita.
R.
M.



Roberto Mosi, Ritorni, Giuliano Ladolfi Editore, Collana Perle poesia, Borgomanero (No), 2026.
RispondiEliminaCon il libro “Ritorni” anch’io compio il mio viaggio per Itaca, un viaggio, come dice il celebre poeta greco, “fertile in avventure e in esperienze”. Mi sono messo in viaggio dopo anni di lontananza per ritornare alla mia terra delle origini, alla periferia, una volta proletaria, di Firenze, il quartiere di Novoli, detto in altri tempi “Polverosa”, fra il Centro e l’autostrada per il mare.
Ho narrato questo viaggio con la lingua della poesia e, in parte, della fotografia. Il poemetto “Ritorni” presenta una cadenza regolare, con il respiro di dodici canti, ognuno con dieci strofe di cinque versi ciascuna, illuminato da una fotografia ripresa dal giardino dei limoni della vicina villa medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca.
Mi inoltro così nei luoghi e nelle immagini delle origini, ritorno ai paesaggi dell’infanzia, ai colori, ai sapori e ai suoni rimasti in fondo all’anima, che come le madeleines di Proust, suscitano ricordi ed emozioni personali. Un ritorno prima sognato, immerso nella trama dei ricordi dell’infanzia, della gioventù, dei sogni che rimangono scolpiti dentro, come è per ognuno di noi, incastrati nelle pieghe del paesaggio incontrato.
C’è sempre un punto fisso dal quale il nostro io interiore si sporge ad osservare il mondo. Nel mio caso, la casa ai margini della periferia di Novoli, fra i campi, prima del travolgente sviluppo edilizio della zona.
Ritorno alla finestra aperta / sui primi anni della mia vita / i papaveri dei campi, le pievi …
Da questa finestra si apriva un paesaggio straordinario, in primo piano i resti del parco di una villa meravigliosa, già abitata da un’affascinante principessa e da un principe giunto da lontane terre orientali, poi borghi e pievi sparse nella campagna, alcune fabbriche punteggiate da altissime ciminiere. Sulle prime colline le eleganti forme delle ville medicee, da quella di Careggi, già culla dell’Umanesimo, con Poliziano, Ficino, Botticelli, a quella di Castello, dove era la scuola che frequentò il grande poeta Mario Luzi, alla magnifica villa Petraia, trasformata in un tragico ospedale militare nel corso della prima guerra mondiale; sullo sfondo, la massiccia presenza di Monte Morello, meta agognata per le escursioni dei ragazzi, per raggiungerne la cima nell’ora magica dell’alba.
Lunga la via del ritorno / per mari tempestosi / e porti sconosciuti / l’immagine della mia terra fissa nel cuore. // Sono il sibilo del vento / delle origini, il sole che sorge /dal Monte , l’acqua fresca / della fonte, il suono delle chiarine, la poesia del Maestro // Le mie impronte sono nel fango, nelle strade // polverose, nella fatica // delle fabbriche, nel suono / lacerante delle sirene.
Alla fine del viaggio si precipita nel quartiere affollato di oggi, fra il moto frenetico del traffico, le luci e le ombre del vivere quotidiano.
Passo oggi lungo i muri / cerco il profumo dei ricordi / tra la folla dei motori / di San Donato in Polverosa / stanza di sbratto della città. // Scopro ombre di storia / tra monconi di cemento / il convento degli Umiliati / il parco dei principi russi / l’orto con le rose scarlatte.
Emerge la voglia di ripartire, lo zaino in spalla e in mano la mappa per altre terre, dove si trovano le risposte // ad ogni nostro perché. Rimane la felicità per il viaggio compiuto, per la riscoperta di sentimenti e di emozioni, per aver aperto un dialogo con gli altri attraverso la poesia, aver suscitato, credo, sensazioni analoghe, che tutti proviamo quando ci mettiamo in cammino per i sentieri della vita.
R. M.