venerdì 28 novembre 2025

I libri più diffusi di Roberto Mosi - Les livres les plus populaires de Roberto Mosi - Самые популярные книги Роберто Моси - Roberto Mosi's most popular books - كتب روبرتو موسي الأكثر شعبية - 罗伯托·莫西最受欢迎的书籍


 


Roberto Mosi, “Amo le parole. Poesie 2017-2023”, Ladolfi Editore, Borgomanero. Prefazione Carmelo Consoli. Postfazione Giuliano Ladolfi

 

Commento di Giuliano Ladolfi dalla Posfazione al libro

«La poesia prende il posto / dei sogni»

 

Penso che la concezione poetica di Roberto Mosi sia chiarita dal seguente passo compreso in questa antologia: «Credo che sia possibile curarsi con la poesia, per vincere le paure, stati di sofferenza, per stringere sogni che passano in volo, per divertirsi. La voce della poesia arriva dal dentro, potente nelle ore della notte, debole e distratta il giorno. Porta sollievo,

se non guarigione, dolcezza di ricordi, sapori tenui di malinconia»... eratoterapia, senza dubbio. Bastano queste righe per depositare nel bidone dei rifiuti tutte le concezioni avanguardistiche e neoavanguardistiche.Il poeta, infatti, assegna la scrittura in versi alla dimensione umana e non a quella puramente intellettuale o linguistica.

Il titolo di questa pubblicazione, che raccoglie testi editi da 2017 al 2023, costituisce un’ulteriore conferma: Amo le parole. E non si può amare senza collocare questo sentimento nell’intimità dell’essere umano. Si ama quando tra l’individuo e l’altro-da sé scocca una scintilla destinata a incendiare il mondo. E ciò può avvenire con ogni tipo di realtà, che in questo caso si identifica con l’esistente, l’esistente che entra in empatia con il poeta.

Le parole poetiche per lui non sono flatus vocis, ma dichiarazioni d’amore che trasformano chi le pronuncia e chi le legge. Non si gioca sui significati quando il sentimento ha il sopravvento. E questo sentimento è contagioso perché non permette al lettore di essere indifferente di fronte alla bellezza di Firenze, alla sua storia, alla sua arte, ai suoi colori, alle sue vie, ai suoi palazzi. Anche chi la conosce trova in questi versi nuovi occhi per contemplarla non con lo sguardo dello studioso o del turista, ma con l’entusiasmo di chi la ama come si ama una madre amorevole e affettuosa.

E poi il sentimento si espande al mondo intero, anche a situazioni dolorose, come la guerra o come la devastazione climatica. Se «la poesia prende il posto / dei sogni», è fondamentale che a tutti sia concesso di sognare tramite quest’arte, a tutti sia concesso di ritrovare in essa l’impulso ad approfondire quel senso dell’esistere che Roberto Mosi propone come un’avventura meravigliosa e inesauribile.


Roberto Mosi, Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomé 
Il viaggio di un giovane poeta, Firenze e Viareggio,
Firenze, Angelo Pontecorboli Editore 

La fama di Rainer Maria Rilke, il maggiore poeta lirico di lingua tedesca, è legata in modo particolare a due opere composte nel 1922, Elegie Duinesi e Sonetti a Orfeo, capolavori universali. Le elegie cantano l’orgogliosa sfida al divino e il lamento esistenziale dell’uomo nel confronto-scontro con l’angelo, simbolo di una inesauribile energia cosmica. È proprio durante il soggiorno del poeta, nel 1898, prima a Firenze e poi a Viareggio, che maturano i primi elementi significativi di questo percorso poetico, descritti da Il diario fiorentino. Il progetto fu ispirato e sostenuto dalla donna amata, Lou Salomé, celebre intellettuale nell’epoca di passaggio fra l’Ottocento e il Novecento. Dalle pagine del Diario emerge come l’Italia, e in par - ticolare Firenze con la sua storia e la sua arte, abbiano influito sul pensiero e la scrittura del poeta, tanto da diventare il laboratorio creativo dove poter affinare il suo linguaggio e approfondire la sua visione esistenziale. Firenze è per lui una metafora della capacità umana di creare bellezza immortale in contrasto con l’effimero della vita. Queste tematiche tornano successivamente nelle sue opere in cui le immagini fissate nel viaggio in Toscana, si trasformano in simboli universali nella ricerca di un nuovo linguaggio poetico. A far rivivere questa esperienza è un gruppo di lettori di una storica biblioteca del centro di Firenze che decide di de - dicare una serie di incontri alla lettura e all’analisi del Diario, compie escursioni nelle strade e per le colline fiorentine, lungo le rive del mare di Via - reggio, seguendo i passi e lo sguardo del giovane Rilke. Il frutto finale di questo impegno, pieno di curiosità e di passione, è la mappa di un percorso letterario e culturale, preziosa per comprendere come spuntarono le ali al giovane poeta. 

Roberto Mosi, Tre principesse fra eesi a Firenze.
Sylvia Boucot e le sorelle di Napoleone Elisa Baciocchi, Paolina Bonaparte e Carolina Murat,
Firenze, Angelo Pontecorboli Editore 

E’ affascinante seguire le storie delle tre principesse sorelle dell’imperatore Napoleone, Carolina, Paolina ed Elisa, a Firenze e in Toscana, con lo sguardo di Sylvia Boucot che per trent’anni, in tempi diversi, fu al loro servizio come dama di compagnia, nella buona e nella cattiva sorte, secondo le straordinarie vicende del generale corso. Sylvia nella sua esperienza, unica, ha modo di raccogliere le confidenze delle tre donne, i racconti dei loro amori, la loro determinazione e il loro coraggio, i momenti dell’orgoglio per la famiglia di cui fanno parte, il rapporto con il potere, le angosce degli anni dopo la sconfitta di Napoleone, quando la famiglia dell’imperatore è proscritta, perseguitata dalle nazioni vincitrici. Firenze, con la sua storia, lo spettacolo del suo patrimonio d’arte, le sue bellezze, l’effervescenza della società di quel periodo, è fra i protagonisti del romanzo storico.


Roberto Mosi, Barbari. 
Dalle Steppe a Florentia, alla porta contra Aquilonem, Masso delle Fate Signa.

Il romanzo storico è dedicato all’invasione dei barbari guidati dal re ostrogoto Radagaiso in Italia negli anni 405-406 e alla vittoria presso Fiesole che riportò su di essi il generale romano Stilicone. L’autore, nelle vesti di un romano, già ufficiale dell’esercito, che risiede in una villa della campagna fiesolana, partecipa alle vicende di quegli anni, con uno sguardo attento allo scorrere degli eventi dell’epoca.

Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, Vasari intese rappresentare le glorie politiche e militari dei Medici, illustrando anche pagine epiche dell'antica storia della Toscana. Fra queste mi ha sempre colpito “La vittoria sul re barbaro Radagaiso” (406 d.C.), uno dei quadri che compongono il ciclo pittorico vasariano. Le figure del re barbaro arrivato fino alle mura di Firenze dalle lontane terre presso il Danubio e del generale Stilicone, comandante dell’esercito romano, che lo sconfisse, hanno avuto una forte risonanza nella storia di Roma, nei racconti e nelle leggende. La sanguinosa battaglia che si combatté nella valle del Mugnone, presso Fiesole, fu l’ultima vittoria dell’impero romano contro i barbari, prima della disfatta definitiva.

Un giorno camminando nei pressi di Fiesole, mi sono imbattuto nel cartello che indicava il “Sentiero di Stilicone”. È come se avessi trovato un riscontro concreto all'opera del Vasari e ho cominciato ad approfondire quegli avvenimenti e alcuni aspetti di quel periodo che sono rimasti come in disparte perché l’attenzione degli storici si è rivolta, soprattutto, alla città medievale di Dante Alighieri e all’epoca rinascimentale.

Oltre alla raccolta di documenti e pubblicazioni sul tema, mi piace visitare i luoghi che hanno visto quegli avvenimenti e percorrere a piedi, in compagnia della mia canina Gilda, i sentieri che li attraversano, sul crinale delle colline oltre Fiesole e nella valle del Mugnone, dove posero le tende i barbari arrivati a migliaia e migliaia e dove si scontrarono con i soldati romani; una piccola valle dove scorre in basso il fiume, mi siedo sulle sue rive, chiudo gli occhi e sento ancora l’eco di quella furiosa battaglia, le urla dei guerrieri, il cozzo feroce delle armi, il lamento dei feriti.

Questi interessi sono diffusi, condivisi da cittadini e da associazioni; il segno più evidente è rappresentato dalla realizzazione nel comune di Fiesole del percorso escursionistico “Il sentiero di Stilicone”.

L’interesse per queste vicende dell’inizio del V secolo è coltivato da varie pubblicazioni e dai social media, che presentano racconti e leggende, sviluppate intorno a quegli eventi, con svariate immagini dei luoghi e dei personaggi; immagini riprese dalla iconografia classica o contemporanee, nella forma dei fumetti.

Nella mia opera collego episodi locali e personaggi storici e di fantasia ad un contesto storico generale come se mi ponessi in alto, sulla cima delle colline e osservassi lo svolgersi degli avvenimenti, gli scontri fra le fazioni civili e religiose, in un paesaggio rimasto sostanzialmente invariato e l'irrompere in questo mondo dei barbari arrivati dalle steppe cinte dall’oceano dei ghiacci.

Una posizione in alto, dunque, che è anche oggi da mantenere, per osservare, e comprendere, eventi, situazioni, legati a popoli che lasciano le loro terre, che emigrano e, al loro arrivo, trovano nuovi barbari.




Roberto Mosi, Poesie 209- 2016, Ladolfi Editore, Borgomanero

Nota critica di Carmelo Consoli, Presidente Camerata dei Poeti

            Roberto Mosi lega indissolubilmente l'immagine al verso, il visibile nella sua accesa realtà alla successiva trasmutazione poetica, come se egli fosse toccato da una esigenza impellente di trasfigurare nella sua mente ogni percorso quotidiano ed esistenziale, sia suo che della società che lo circonda. E così facendo rappresenta nella sua poesia il moderno homo viator coinvolto nelle proprie peregrinazioni esistenziali dentro ai mutevoli percorsi del dolore, della felicità, dei sogni, del disincanto all'interno di quelli che il poeta definisce i “ nonluoghi  e dell'incanto di quelli invece del “mito” ossia della pura bellezza e di accesso alla divinità.            Crea quindi sia con la sua camera mobile ( egli è anche un abile fotografo) che con la sua parola suggestivi itinerari poetici che sono l'espressione dei travagli e delle aspirazioni di una società contemporanea vista nelle molteplici sfumature della sua dinamicità comportamentale.            Sono personalmente in sintonia con lui nel pensare  che la poesia, nel suo onirico percorso creativo, debba assolvere ad una sua imprescindibile esigenza che è quella di essere l'espressione più genuina e immediata della realtà, calandosi nella quotidianità della vita.            Mosi sa fare di questa esigenza arte vera, poesia dei fatti e degli atteggiamenti umani di tutti i giorni, minuzioso canto del paesaggio, sognante reportage e questo libro, che comprende poesie composte dal 2009 al 2016 e tratte dalle sue varie pubblicazioni è una retrospettiva  di emozioni e ricordi in cui si può ammirare il suo lungo percorso umano.Percorso toccato nei sentimenti e nelle sensazioni dai vasti territori attraversati, contaminato dalle sofferenze per le varie situazioni di difficoltà, dolore, mancato rispetto dei diritti e delle dignità umane e galvanizzato per contro dagli aspetti della bellezza degli uomini e della natura, affascinato dai luoghi e dalle situazioni legate al simbolo mitico.            Questo è un volume in cui si mescolano dinamicità esteriori come viaggi, relazioni, contaminazioni di una convivenza territoriale e riflessioni, interiorizzazioni, ricordi, sogni e moti dell'inconscio, ossia  un mix che  inevitabilmente coinvolge  il lettore in quanto gli fa rivivere esperienze ed emozioni legate ad una confrontarsi con la realtà quotidiana nel modo più spontaneo e naturale.            Realtà colta ad esempio nei cosiddetti “ Nonluoghi” ossia nelle situazioni di disagio, in cui viene allo scoperto tutta la fragilità umana, in assenza di una propria identità e dignità , come dentro agli  ospedali o di degrado delle periferie, oppure in quelle dove l'uomo affronta la sua missione di viandante voluta o imposta dalla vita durante nei viaggi, dentro i terminali degli aeroporti o delle stazioni e dove folle di una società  multietnica in movimento si incrociano e si mescolano.            “Nonluoghi in cui si accumulano e si sommano destini  di moltitudini umane  in cerca di una propria dignità e identità.            Ecco che il libro si apre quindi con la raccolta “ NonLuoghi “ a cui segue quella dei            “ Luoghi del mito” come contro altare  e dove l'autore  cambia registro ed espone l'altra faccia di cui si compone la vicenda umana ossia quella della aspirazione al raggiungimento della bellezza  del divino nel percorso esistenziale, con il riferimento dunque al mito attraverso luoghi e personaggi che lo personificano. 

               Dunque la poesia errante e  coinvolgente di Mosi, connotata da una gamma notevole di sfumature sentimentali e dal tono spesso di ferma denuncia sociale, si configura in un territorio gradevole e musicale, colmo di colori e profumi, dove domina il taglio fotografico e pittorico ed in cui il  il verso è saggiamente impostato nella misura metrica che sa dilatarsi o restringersi a seconda delle emozioni ricevute.            Leggere questo libro, oltre che darci la possibilità di comprendere bene la poetica dell'autore nel tempo è come partire per un viaggio di infinite tappe in cui stupirsi, perdersi, indignarsi, esaltarsi, essere preda di quelle tante emozioni del cuore e dell'anima  che hanno attraversato il nostro poeta nella sua lunga ricerca umana e spirituale della vicenda esistenziale.


N

Roberto Mosi, Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone.
Storie francesi da Piombino a Parigi. Edizioni IL Foglio Piombino 

NOTA critica di Elisa Davoglio

 

Nel percorrere la vita della protagonista del libro di Roberto Mosi, la sorella di Napoleone Elisa Baciocchi, la curiosità è immediatamente deviata sulla biografia dell’autore. Apprendiamo che Roberto Mosi è anche autore di sillogi di poesia e, tra i titoli pubblicati, due si pongono immediatamente in rilievo: “Luoghi del mito” e “Nonluoghi”.  L’impressione di lettura delle prime pagine trova dunque un primo riscontro. Siamo in presenza di un tracciato, forse l’ultimo (sebbene in prosa), di una trilogia dedicata allo spazio fisico (o non fisico - comunque non soltanto mentale). E in effetti la dedica posta in esergo al testo è, appunto, rivolta alla città di Piombino, senza dissimulare l’atto di amore al luogo (ai luoghi) che pervade l’opera: “A Piombino […] / un paesaggio di grande poesia”.

Si potrebbe, quindi, cominciare la lettura del libro con l’aspettativa di un visitatore che sta per essere condotto alla scoperta di luoghi noti attraverso un percorso del tutto inedito, in presenza di una sorta di genius loci (la Baciocchi) che nello spazio curvato dal tempo protegge la storia di quei luoghi e allo stesso tempo ci invita e ci conduce a sposare la legge della relatività per unirsi al suo cammino.

Siamo dunque nel presente della narrazione, percorriamo il passato remoto della storia e ci proiettiamo nel futuro di viaggio personale.

Da dove partiamo? Evidentemente da Lucca, prima assegnazione ai coniugi Baciocchi (Elisa e Felice) da parte di Napoleone (Principato di Lucca e Piombino). Il viaggio prosegue poi per le altre città toccate dalla reggenza dei coniugi (Livorno, Pisa, San Miniato Massa Carrara).

Su questi luoghi Elisa Baciocchi condusse una tangibile azione riformatrice e creativa, attraverso una guida matura e responsabile, sufficientemente autonoma seppure sempre nel segno del potere del fratello minore Napoleone.

Curiosa e intraprendente figura quella di Elisa, di cui Mosi traccia un profilo pieno e significativo, grazie ad un profondo lavoro di studio della storia e delle testimonianze attorno alla donna e al periodo che portò in Italia profondi cambiamenti nella politica e nella cultura.

Se Laetitia Romolino, matriarca della famiglia di Napoleone, soleva dire che non giocava a fare la principessa, notiamo come Elisa Baciocchi - per contrasto - sia stata l’incarnazione ideale della figura di principessa, al tempo stesso assoluta e illuminata, che determina con decisione e mano ferma l’andamento politico ed economico del governo che sempre ha condotto in prima persona, pure aiutata da un consorte intelligente e a lei dedito.

Fiera, di una fierezza condita di buon senso e gusto, così Roberto Mosi ritrae la Baciocchi. Una donna tenace che vive e interpreta un tempo dalle grandi contraddizioni e anche dai grandi spunti innovativi. Nobile per destino familiare e non per nascita, Elisa Baciocchi è un personaggio simbolo dell’epoca, della borghesia che pretende uno spazio decisivo nella nuova, mobile società dell’Italia napoleonica.

La ex borghese Elisa Bonaparte Baciocchi, divenuta Sua Altezza, si veste della magnificenza di una corte costruita secondo la misura di quella parigina delle Tuileries, rivissuta però con un approccio che distanzia Elisa dagli intrighi di palazzo e le permette di mantenere rapporti autonomi con il clero e gli altri poteri, garantendo a se stessa un potere assoluto, ma mediato da entusiasmo e intelligenza.

Ritratta la protagonista, proseguiamone il viaggio. Sarà bene rilevare una prima peculiarità di questo saggio/guida: in grassetto sono evidenziate alcune parole/stringhe chiave che vanno a costituire una sorta di  fil rouge prettamente storico-geografico, ponendo in rilievo i passaggi o i luoghi di maggior importanza. Una sorta di sottotesto (o sovratesto) che consente una meta-lettura come a disegnare una mappatura, per l’appunto.

Per ogni tappa un inquadramento storico (che spazia dagli avvenimenti relativi alla città “visitata” alla cronaca del passaggio di Elisa) e, spesso, culturale e di costume (dei costumi). A tale proposito, soffermandosi anche sulle innovazioni apportate da Napoleone in ogni campo della vivibilità urbana, lo sguardo di Mosi si concentra su gustosi dettagli (i menu settimanali che erano soliti consumare i fratelli Napoleone ed Elisa o ancora la tecnica di conservazione delle derrate in uso all’epoca) per poi abbracciare, per un capitolo intero, la vita culturale a Parigi e nei domini italiani durante il governo di Bonaparte. Complice la passione della Baciocchi per la bellezza e l’arte, è gioco facile per Mosi immergerci nella magnificente sensibilità di Elisa che, apprendiamo, fu risoluta nel condurre a fasto qualsiasi luogo il suo piede toccasse (esemplare l’episodio del Palazzo dei Cybo Malaspina, a Massa, che la Baciocchi non esitò a trasformare in  residenza d’arte a pena di rimozione di incarichi, minacce e sgombero di uffici, pur di recuperarne ed esaltarne la vocazione principesca).

La nostra guida (Mosi o Baciocchi?) indugia poi sulla toponomastica e addirittura suggerisce al lettore la strada migliore per raggiungere la meta. La finzione è funzione di salto temporale sul posto e così nel momento in cui ci imbarchiamo (oggi, ieri?) dall’Isola d’Elba per raggiungere Livorno ci imbattiamo nell’Imperatore Napoleone che il 26 febbraio 1815 fece lo stesso tragitto, vide gli stessi luoghi e ci appare nell’uniforme verde di allora (descritta con dovizia di particolari) scortandoci (dal passato, oggi?) verso la costa per poi lasciarci e proseguire alla volta di Parigi.

La scoperta di luoghi, personaggi, storie rimane sospesa al saluto di Elisa che, nel 1814, costretta dagli eventi lascia la terra di Toscana. Ma il libro di Mosi è ovviamente libro da leggere e rileggere ancora come saggio storico e come guida al territorio. Si parla di personaggi noti, di itinerari inconsueti, di artisti, palazzi e feste, solitudini, arrivi e partenze.

Può infine parlarsi di luoghi “altri”? Se con ciò si intendono le cc. dd. eterotopie (categoria di luoghi teorizzata da Michel Foucault; per “eterotopia” si indica quel luogo in cui i normali rapporti con lo spazio sono sovvertiti, ad es. il cimitero o il manicomio) la risposta non può che essere negativa. I luoghi in cui siamo stati guidati da Mosi (e da Elisa) non sono luoghi altri né altri luoghi (la città di Lucca era e rimane tale e così le altre). Eppure non sono più gli stessi luoghi del tempo precedente la lettura, dal momento che li abbiamo attraversati nella storia e li attraverseremo con la nostra esperienza alla luce del loro passato e di chi, quel passato, ha reso luminescente sino ad oggi. Forse potremmo definirli “luoghi altrimenti” e tentare un parallelo con la fotografia, in cui la stessa scena vista dai nostri occhi e inquadrata dall’obiettivo del fotografo (con tutta l’esperienza e la distorsione dello sguardo di chi scatta) si presenterà la stessa eppure diversa. È dunque con un richiamo alla “differenza” che, nel chiudere questo percorso nel percorso, si invita a considerare il libro di Mosi come un prezioso e stimolante  taccuino di viaggio che ci conduce ad un “differente” movimento nello spazio tempo. 

Da segnalare, per concludere, due utili appendici : una cronologia dei principali episodi delle vite di Elisa e Napoleone e una bibliografia commentata.  



Roberto Mosi, Navicello etrusco. 

Per il mare di Piombino. Efizione Il Foglio, Piombino
Il Navicello Etrusco, simbolo della raccolta, percorre il tratto di mare dal golfo di Populonia al promontorio di Piombino, alle spiagge del golfo di Follonica. Attraversa le acque tempestose della storia che separano il mondo degli etruschi dai nostri giorni pieni di ansie e di sconfitte, dall’alto dei quali ci rivolgiamo all’indietro per porre domande al mondo delle nostre origini. Al porto d’arrivo troviamo ragioni di speranza in un luogo ricco di storia, di bellezze naturali e artistiche: il futuro cammino di questa terra.






1 commento:

  1. Commento di Giuliano Ladolfi dalla Posfazione al libro

    «La poesia prende il posto / dei sogni»



    Penso che la concezione poetica di Roberto Mosi sia chiarita dal seguente passo compreso in questa antologia: «Credo che sia possibile curarsi con la poesia, per vincere le paure, stati di sofferenza, per stringere sogni che passano in volo, per divertirsi. La voce della poesia arriva dal dentro, potente nelle ore della notte, debole e distratta il giorno. Porta sollievo,

    se non guarigione, dolcezza di ricordi, sapori tenui di malinconia»... eratoterapia, senza dubbio. Bastano queste righe per depositare nel bidone dei rifiuti tutte le concezioni avanguardistiche e neoavanguardistiche.Il poeta, infatti, assegna la scrittura in versi alla dimensione umana e non a quella puramente intellettuale o linguistica.

    Il titolo di questa pubblicazione, che raccoglie testi editi da 2017 al 2023, costituisce un’ulteriore conferma: Amo le parole. E non si può amare senza collocare questo sentimento nell’intimità dell’essere umano. Si ama quando tra l’individuo e l’altro-da sé scocca una scintilla destinata a incendiare il mondo. E ciò può avvenire con ogni tipo di realtà, che in questo caso si identifica con l’esistente, l’esistente che entra in empatia con il poeta.

    Le parole poetiche per lui non sono flatus vocis, ma dichiarazioni d’amore che trasformano chi le pronuncia e chi le legge. Non si gioca sui significati quando il sentimento ha il sopravvento. E questo sentimento è contagioso perché non permette al lettore di essere indifferente di fronte alla bellezza di Firenze, alla sua storia, alla sua arte, ai suoi colori, alle sue vie, ai suoi palazzi. Anche chi la conosce trova in questi versi nuovi occhi per contemplarla non con lo sguardo dello studioso o del turista, ma con l’entusiasmo di chi la ama come si ama una madre amorevole e affettuosa.

    E poi il sentimento si espande al mondo intero, anche a situazioni dolorose, come la guerra o come la devastazione climatica. Se «la poesia prende il posto / dei sogni», è fondamentale che a tutti sia concesso di sognare tramite quest’arte, a tutti sia concesso di ritrovare in essa l’impulso ad approfondire quel senso dell’esistere che Roberto Mosi propone come un’avventura meravigliosa e inesauribile.

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