martedì 26 marzo 2024

Il murale di Enrico Guerrini al Parco Fluviale Fabrizio De Andrè, Pontassieve -La poesia per il naufragio a Lampedusa, 2013


Cerimonia per la Giornata dell'Accoglienza - Pontassieve


35.5 Latitudine Nord, 12.6 Longitudine Est

Il traghetto per Lampedusa

Poesia di Roberto Mosi

       


Parte a mezzanotte il traghetto

da Trapani a Lampedusa


il mare dei 305 figli annegati

 

Stabat Mater dolorósa

iuxta crucem lacrimósa,

dum pendébat Fílius.

 

Cerco dalla nave 305 stelle

sul cielo dell’Africa Eritrea

 Etiopia Ghana

le parole della preghiera

 

Vidit suum dulcem natum

moriéntem desolátum,

dum emísit spíritum.

 

Sono sul camion, quindici giorni

da Tamara a Misurata

deserto, tempesta di sabbia, violenze

 

Eia, mater, fons amóris,

me sentíre vim dolóris

fac, ut tecum lúgeam.

 

Sono nascosto fra le dune del mare

in attesa del barcone

bagliori lancinanti di speranza

 

Sancta Mater, istud agas,

crucifíxi fige plagas

cordi meo válide.

 

Sono sul barcone carico di esistenze

da Misurata a  Lampedusa

odore di nafta, di paura, di fame

 

Fac me vere tecum flere,

Crucifíxo condolére

donec ego víxero.

 

Sono nell’urlo dei disperati

le onde mi sbattono contro il relitto

sprofondo nell’acqua, conquisto la pace

 

Iuxta crucem tecum stare,

te libenter sociáre

in planctu desídero

 

Sul silenzio del mare

il bisbiglio di mille preghiere

l’urlo assordante dei tamburi




35.5 Latitudine Nord, 12.6 Longitudine Est

Il traghetto per Lampedusa

Poesia di Roberto Mosi

       


Parte a mezzanotte il traghetto

da Trapani a Lampedusa

il mare dei 305 figli annegati

 

Stabat Mater dolorósa

iuxta crucem lacrimósa,

dum pendébat Fílius.

 

Cerco dalla nave 305 stelle

sul cielo dell’Africa Eritrea

 Etiopia Ghana

le parole della preghiera

 

Vidit suum dulcem natum

moriéntem desolátum,

dum emísit spíritum.

 

Sono sul camion, quindici giorni

da Tamara a Misurata

deserto, tempesta di sabbia, violenze

 

Eia, mater, fons amóris,

me sentíre vim dolóris

fac, ut tecum lúgeam.

 

Sono nascosto fra le dune del mare

in attesa del barcone

bagliori lancinanti di speranza

 

Sancta Mater, istud agas,

crucifíxi fige plagas

cordi meo válide.

 

Sono sul barcone carico di esistenze

da Misurata a  Lampedusa

odore di nafta, di paura, di fame

 

Fac me vere tecum flere,

Crucifíxo condolére

donec ego víxero.

 

Sono nell’urlo dei disperati

le onde mi sbattono contro il relitto

sprofondo nell’acqua, conquisto la pace

 

Iuxta crucem tecum stare,

te libenter sociáre

in planctu desídero

 

Sul silenzio del mare

il bisbiglio di mille preghiere

l’urlo assordante dei tamburi


sabato 16 marzo 2024

Il "prezioso" commento di Sonia Salsi per l'antologia "Amo le parole. Poesie2017-2023" - La figura del poeta-fotografo

 

ROBERTO MOSI,  Amo le parole Poesie 2017-2023,

Ladolfi Editore, Borgomanero, NO, 2023

da Il nostro giardino globale e I nostri giorni

Il commento di Sonia Salsi

 

 " Nelle poesie di Roberto Mosi Immagine e Parola sono l’una il complemento dell’altra, in continuità con il pensiero classico: nella Grecia del VI/V sec a. C “grafein”, significa incidere, graffiare, scolpire, dipingere, scrivere”. Orazio nell’ Ars Poetica mostra le peculiarità  dei due linguaggi, in accostamento paritetico e non prescrittivo.

Il Medioevo privilegia la parola, mentre nel Rinascimento si individuano analogie e contrasti fra Immagine e Parola,  valorizzando   ora l’una ora l’altra.

Ma Leonardo non ha dubbi; nel  Trattato Della pittura,  scrive al capitolo 17:“La Pittura serve al’ occhio (sic), senso più nobile che l’orecchio, obietto della Poesia”. La Pittura ha una compiutezza sincronica, la Poesia è diacronica, scompone l’unità, cioè l’armonia, non rappresenta  la molteplicità  se non in tempi che si susseguono.

Varie le posizioni, finché, nel secolo dei Lumi, Lessing  supera la diatriba  del rapporto, gerarchico o paritetico, individuando le peculiarità semiotiche di ciascuna: la Pittura è in rapporto con lo spazio, la Poesia col tempo.

Ma Baudelaire ribalta tutto: Glorificare il culto delle immagini, mia grande, unica, primitiva passione!”

Il Novecento sottolinea come l’immagine -elemento peculiare del visivo- non sia traducibile  in altri linguaggi, a meno di non perderne lo “statuto”. Ma è irriducibile l’esigenza di leggere il visivo e si giunge ad una sintesi: l’Immagine e la Parola sono complementari, in un concetto di Arte performativa che unisce più linguaggi e, dal loro incontro, ne crea di nuovi.

Marcel Proust sosterrà che “la vera vita è la letteratura”, sottolineando, però, un elemento fondamentale di convergenza fra Parola e Immagine: “Lo stile per lo scrittore, come il colore per il pittore, è questione  non di tecnica, ma di visione”

A maggior ragione vi è complementarietà  quando, come Roberto Mosi, il Poeta è Fotografo e il Fotografo è Poeta e usa il click e il fruscio del pennino sulla carta o il ritmo del tasto del  computer: simbiosi e sintesi di Parola e Immagine, in reciproco disvelamento.

Del resto, le parole  della Poesia  dialogano con lo “spazio” nel bianco della pagina: esse si dispiegano in una spazialità irriducibile, inamovibile, perché strutturalmente collegata al loro riverbero musicale (o  volutamente antimusicale) ed emozionale.

Il Poeta/Fotografo evoca, costruisce immagini-sostanza della Parola e viceversa.

Sapiente è l’uso delle figure “retoriche”, strumentario delle parole immediatamente tradotte in immagini: aggettivazioni, termini tecnici, metafore, correlativi oggettivi… in sintesi visiva, uditiva, emozionale.

E’ difficile trascegliere esempi  tra le poesie di questa raccolta; già il titolo di una delle varie sezioni, Il nostro giardino globale, rimanda, attraverso l’aggettivo “globale”, ad una diffusa sensibilità dell’opinione pubblica, ad una dimensione scientifica e filosofica del problema, che i media sottolineano e sintetizzano tramite immagini.

E  la lirica Giardino globale, col suo ossimoro,  richiama  immagini dell’infinito spazio con termini tecnici (“orbite”, “spazio infinito” ), unite al giardino dell’esperienza ristretta intorno a casa, pulsante di vita minuta. Fino al conclusivo  sincretismo, figurale e verbale, “Terra Giardino”.

 Anche Rondinare, evoca  un sincretismo fra spazio e tempo: spazio abitato dai suoni e rarefatto nel silenzio, fino a farsi memoria del tempo trascorso.  Il titolo ha l’imprevedibilità e l’efficacia di un neologismo.                                                                              

E mentre Il vento ci avvolge in una sensazione uditiva e figurativa,  Dal mare  illustra sincronia e diacronia di passato e di contemporaneità. L’eterno presente del ricordo, perduto nel tempo perduto, resta sempre “qui ed ora” nella rievocazione e si unisce al presente, che si manifesta nella contemporaneità ecologica: “energia prodotta/dal movimento delle onde” potrebbe trovarsi in una relazione tecnica. Immagine immediata ne L’esercito di plastica,  metafora linguistica che, a sua volta dà concretezza alla fisicità della materia, in iperbole visiva.                                                 

Un esempio di titolo di taglio giornalistico è Mobilità verde, che immediatamente evoca istogrammi, grafici, immagini tecniche esplicative.

Spiazzante figurazione politica  in Elogio delle erbacce, con “minoranza apolide” che mette in crisi i nostri spazi interiori, ordinati, razionali, soffocatori di fantasia.

Sullo sfondo dell’ispirazione vi è un elemento fondativo della creatività di Roberto Mosi: il mito, in cui si diluiscono  e si accentuano asprezze e contraddizioni della contemporaneità.

Se Il volo a Kiev trascolora in un intenso sincretismo visivo ed uditivo, L’urlo delle sirene unisce il ricordo  di una esperienza dell’infanzia al  presente della tragedia attuale e al  passato dell’umanità, declinato dal titolo in un sottinteso Mito.

 Anche la cronaca politica si stempera nel mito, che accoglie, in un Tempo estraneo allo scorrere del tempo, le immagini e le voci del Grido di Antigone.

In Rivoluzione digitale e Intelligenza artificiale la più innovativa contemporaneità è figlia di Minerva; Mercurio la protegge e Circe minaccia la nostra indifesa umanità, caduta in trappola,  In rete. Sottesa è una dimensione ironica: i titoli sembrano  celare una spiazzata e spiazzante domanda di chi è  éiron,“colui che interroga, fingendo di non sapere”. Ma il poeta sa bene di cosa si tratta!

 Sino all’immagine conclusiva, sintesi di emozioni: La pace. Il pane, metafora di sentimento e di speranza, è immagine reale, antica, trasfusa nel mito di una pace che non è mai stata davvero vissuta nella sua intensità, se non come “assenza di guerra”.

Indiretto riferimento ad una mitica età dell’oro, che non c’è mai stata, ma di cui, forse, si possono captare ipotesi di impossibili vestigia nella creatività dell’arte che, in Roberto Mosi, si fa Immagine e  Poesia. "

         Firenze, marzo 2024                    Sonia Salsi                                                                                

 

 

                                                                                                                               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                2



mercoledì 13 marzo 2024

"Kites on the Arno": distant, distant memories - Poetry and music at the Rowing Society of Florence


A Q U I L O N I  SULL’ A R N O

18 giugno 2010  –  Società “Canottieri Firenze”

"Aquiloni sull'Arno": lontani, lontani ricordi -  Poesia e musica alla Società Canottieri di Firenze

POESIA E MUSICA

L’iniziativa è promossa dalla Società “Canottieri di Firenze”.       Fondata nel 1886, la Società è parte integrante del patrimonio culturale e sportivo della città. 

 

   POESIE

Le poesie sono tratte dal libro Aquiloni di Roberto Mosi (Ediz. Il Foglio, Piombino 2010; e-book: Ediz. www.larecherche.it, Libri Liberi). Si presenta una scelta di venti poesie raccolte intorno ai temi dell’“arrivo” della protagonista del libro, la piccola Marta, del gioco e del divertimento, della favola, il viaggio nella città con lo sguardo dei bambini. Leggono i testi Giulia Capone Braga, Roberto Mosi e Renato Simoni.

 

    MUSICA

    (a cura di Barbara Betti)

         RICERCARE

In Greco ETAZEIN (Ricercare, Esaminare) da ETYMOS-ETEOS che significa VERO, AUTENTICO.

 

   Questo termine indica principalmente un tema, un’idea primigenia, dalla quale si sviluppano rami ed elaborazioni sempre più ampie e virtuosistiche della radice primaria.

    Il Ricercare e le forme Cameristiche ad esso legate non sono molto noti al grande pubblico, ma senza il lavoro di preparazione e codificazione di queste forme di linguaggio, non sarebbe stato possibile il raggiungimento delle vette espressive di Mozart, Beethoven o Schubert.

   Allo stesso modo, il concetto poetico ed emotivo, nasce e si sviluppa da un imput primario per evolversi attraverso un percorso di impatti e reazioni intime che si muovono attraverso percorsi indipendenti, ma sempre legati dalla prima emozione ispiratrice.

 

PAROLE E MUSICA

 

    Quando ho letto Aquiloni la prima volta ho immediatamente avuto la sensazione di entrare in un diario.  Attraverso le pagine di Roberto Mosi ci ritroviamo a percorrere e guardare il cammino della sua vita, a percepire le sue emozioni ed entrare da ospiti nel suo privato.

     Marta sta per arrivare, ancora non c’è ma è già un tema esistente, un’idea primigenia che deve solo manifestarsi.

    Ecco perché il tema musicale della serata è basato sul “Ricercare”: il Ricercare è un’idea, un fondamento, un tema interiore ancestrale che prende vita da una voce primaria, sola, unica, che poi si svilupperà in un percorso sempre più elaborato e virtuosistico, modificandosi attraverso altre voci, colori, possibilità.

    Marta cresce e la vita si evolve in gioco, così come il Ricercare si amplierà prima con una, con due, poi a tre voci, passando dal tema del Ricercare per evolversi fino a diventare “Serenata” e “Divertimento.”

     I “Divertimenti” sono composizioni cameristiche spesso composte per occasioni speciali nell’ambito della vita di corte. In particolare, il “Divertimento” di Anton Albrechtsberger, con dedica “Per il Giorno del Compleanno”, fu composto e donato dall’autore nel 1768 alla Corte Viennese.

    In questa serata la musica non dovrà essere protagonista, sarà solamente la cornice del racconto e del viaggio nel quale Roberto Mosi ha voluto portarci.

    Citando da una lettera di Henry Eccles …”vi lascio una cornice di suono, si che vogliendo recordare il momento possiate imaginarlo recolto intro uno spazio che sola voi possiate contemplare nel modo a voi gradito”…

 

Musicisti: Barbara Betti: contrabbasso

                  Giacomo De Simonis: fagotto

                  Diego Rodriguez: viola


^^^^ ****

“Aquiloni sull’Arno”, davanti al Ponte Vecchio

POESIA E MUSICA

Recital dal libro “Aquiloni” di Roberto Mosi

 

    Il recital “Aquiloni sull’Arno” è stato promosso dalla Società “Canottieri di Firenze” che ha le proprie strutture sulle rive dell’Arno, nei pressi del Ponte Vecchio. Fondata nel 1886, la Società è parte integrante del patrimonio culturale e sportivo della città.

    Davanti ad un numeroso pubblico, dopo i saluti del presidente, nell’ora del tramonto, ha avuto inizio il recital di poesie dal libro Aquiloni (editore il Foglio, Piombino 2010; in forma di e-book, editore www.larecherche.it 2010), legate  ai temi dell’“arrivo” della protagonista del libro, la piccola Marta, del gioco e del divertimento, della favola, della scoperta della città con gli occhi dei bambini. I testi sono stati letti da Giulia Capone Braga, Roberto Mosi e Renato Simoni.  Un trio ha accompagnato la lettura: Barbara Betti: contrabbasso, Giacomo De Simonis: fagotto, Diego Rodriguez: viola.

    Un vero e proprio progetto, ideato da Barbara Betti, ha caratterizzato la parte musicale, fondato sul tema del ricercare (in Greco ETAZEIN (Ricercare, Esaminare) da ETYMOS-ETEOS che significa VERO, AUTENTICO). Agli spettatori è stato spiegato come il termine ricercare indica un tema, un’idea primigenia, dalla quale si sviluppano rami ed elaborazioni sempre più ampie e virtuosistiche della radice primaria. “Il Ricercare e le forme Cameristiche ad esso legate non sono molto noti al grande pubblico, ma senza il lavoro di preparazione e codificazione di queste forme di linguaggio, non sarebbe stato possibile il raggiungimento delle vette espressive di Mozart, Beethoven o Schubert. “

    Barbara Betti ha dettto che “quando ho letto “Aquiloni” la prima volta ho immediatamente avuto la sensazione di entrare in un diario.  Attraverso le pagine di Roberto Mosi ci ritroviamo a percorrere e guardare il cammino della sua vita, a percepire le sue emozioni ed entrare da ospiti nel suo privato. Marta sta per arrivare, ancora non c’è ma è già un tema esistente, un’idea primigenia che deve solo manifestarsi. Ecco perché il tema musicale della serata è basato sul “Ricercare”: il Ricercare è un’idea, un fondamento, un tema interiore ancestrale che prende vita da una voce primaria, sola, unica, che poi si svilupperà in un percorso sempre più elaborato e virtuosistico, modificandosi attraverso altre voci, colori, possibilità.

    Marta cresce e la vita si evolve in gioco, così come il Ricercare si amplierà prima con una, con due, poi a tre voci, passando dal tema del Ricercare per evolversi fino a diventare “Serenata” e “Divertimento.” I “Divertimenti” sono composizioni cameristiche spesso composte per occasioni speciali nell’ambito della vita di corte. In particolare, il “Divertimento” di Anton Albrechtsberger, con dedica “Per il Giorno del Compleanno”, fu composto e donato dall’autore nel 1768 alla Corte Viennese. In questa serata la musica non dovrà essere protagonista, sarà solamente la cornice del racconto e del viaggio nel quale Roberto Mosi ha voluto portarci.

Citando da una lettera di Henry Eccles …”vi lascio una cornice di suono, si che vogliendo recordare il momento possiate imaginarlo recolto intro uno spazio che solo voi possiate contemplare nel modo a voi gradito”…

    Alla fine del recital è rimasta viva negli spettatori questa cornice viva di suono, mentre gli ultimi raggi del sole si affacciavano sotto le arcate del Ponte Vecchio e, poco oltre, del Ponte a Santa Trinita.