martedì 7 aprile 2026

Mariella Bettarini parla di "Amo le parole", l'Antologia di Roberto Mosi: 7 libri di poesia - In "La Toscana nuova", novembre 2024 - La recensione di Silvia Ranzi in "Pegaso". - I dieci anni dell'Officina del Mito


Mariella Bettarini parla dell’Antologia poetica di Roberto Mosi

 

Il libro di Roberto Mosi - Amo le parole. Poesie 2017-2023, Ladolfi Ed. - antologizza ben sette volumi e/o riviste usciti dal 2017 al 2023. Si tratta di una poesia sempre originale, assai personalizzata, vive di un pensiero originale ed onirico, oltre che decisamente “realistico”. Vorrei poter citare moltissimi testi, che sono quasi sempre vividi dei molti luoghi visitati dall’autore: anzitutto la città di Firenze e i suoi dintorni collinari. Tra i luoghi (chiese, palazzi, monumenti, piazze e così via) citerò “Palazzo Vecchio”, “Piazzale degli Uffizi”, “Peretola”, “Il nonno poeta”. A questo punto ci aggiriamo insieme all’autore per tantissimi luoghi del mondo: da Nord a Sud, da Est a Ovest. Seguendo – infine – la preziosa post-fazione dello scrittore–editore Giuliano Ladolfi, mentre lo scrittore Carmelo Consoli elabora una magnifica prefazione a tutto il libro.

Come fare per dare voce (e voce d’amore) a quasi duecento poesie da Mosi stesso antologizzate senza trascurarne troppe, e di tanti luoghi naturali, storici, artistici? Roberto Mosi è stato dirigente per la cultura alla Regione Toscana; si interessa di poesia, narrativa, fotografia, ricerche nel campo multimediale. Collabora a varie riviste e, in particolare, con “Testimonianze” (è presidente dell’associazione culturale) e con “L’area di Broca”. A questo punto mi è doveroso (e insieme spontaneo) dare voce all’amore verso le parole; dimostrare il suo (dell’autore e pure mio) “AMORE PER LE PAROLE”. E di parole amabili, da amare, il presente volume che comprende vari testi di poesia, ce ne sono davvero moltissime, iniziando dal primo dei libri qui antologizzati, Il profumo dell’Iris (edito nel 2018) per passare a Navicello etrusco (edito nel 2018) e Orfeo in Fonte Santa (2019), fino a Sinfonia per San Salvi (2020), a Promethéus (2021) a Il nostro giardino globale (2023) e, infine I nostri giorni.

Da Il profumo dell’iris cito versi tratti dalla poesia “L’Annunziata”: “Sulle strade di casa attraverso / Piazza dell’Annunziata. / Novanta passi è lunga / trenta le colonne, otto i bambini / in fasce, tondi bianchi di smalto / sessanta le api per il Granduca”. Da Navicello Etrusco, nel testo si legge: “La capanna, tronchi e rami / d’albero portati dal mare / tegole, embrici di un naufragio / sulla spiaggia della sterpaia / bagno del Nano Verde. / Il falò illumina il bambino / la mamma, Maria / giunti dalla Palestina / su un barcone di migranti. / Intorno il villaggio di sabbia / il disegno di strade e capanne / di animali in cammino / nel profumo di alghe e conchiglie / di pini e di macchie sempre verdi. / Intorno le luci affacciate / sul golfo, stelle comete, il volo / degli aerei in arrivo da oriente”. E ancora, ancora… Dal volume Eratoterapia cito i versi del testo “Il nonno poeta”: “Il nonno lavora? / “Si”. “Che lavoro fa?” / “Fa il poeta”. // Non è colpa mia / se Anna crede questo / del nonno. // È nell’età / dell’innocenza, le si può / concedere tutto. // Avrà pazienza la poesia / se la credono presente / in un centro per anziani”. Da Promethéus - Il dono del fuoco (2021): traggo da questa magnifica, più che complessa raccolta, alcuni versi: Angeli custodi: “Liberate i quadri dai musei / dalle mostre ordinate / da eruditi senza fantasia // dai racconti cuciti intorno / all’ego di registi boriosi // I quadri vivono dell’aria / delle strade, dei muri bagnati / dalla pioggia, dal lento disfarsi // Mostrano l’anima del quartiere / di quelli che l’abitano, volano / poi via come gli angeli custodi”. Da I nostri giorni, infine, La vita: “Esplode la vita nel mio / giardino dopo i giorni / della pandemia, le strade / piene di folla effervescente / ogni angolo pieno di tavolini. // Passa l’onda piena della risacca / bicchieri ambrati di vino / frastuoni di risate aggressive / cancellano i segni della passata / stagione, seppelliscono il silenzio.” La conclusione è tutt’altro che chiusura. Al contrario è vita, è ultra-sensibilità, è amore per la poesia, di cui questo lavoro di Roberto Mosi è totalmente permeato. All’autore i più sentiti complimenti e auguri dei nostri lettori e miei. 

 

 

Mariella Bettarini, nata a Firenze nel 1942, è “una delle voci più coraggiose e più originali nel campo delle iniziative culturali e della produzione poetica” (Giuliano Manacorda). Ha fondato nel 1973, con Silvia Battisti, la rivista Salvo Imprevisti - L’area di Broca, dal 1984 ha curato, con Gabriella Maleti, le Edizioni Gazebo; ha pubblicato sulla rivista Poesia la rassegna Donne e poesia, un’antologia di cento autrici italiane, pubblicata negli anni dal 1963 al 1999.





Il DECENNALE DELL’OFFICINA DEL MITO VERTERA’ SUL TEMA:

  LA CIVILTA’ ETRUSCA (2026)

ROBERTO MOSI

“AMO LE PAROLE”, LADOLFI EDITORE Primo Premio LIBRI POESIA “ALBEROANDRONICO” 2024

DISEGNI DI ENRICO GUERRINI

2016 I CONFINI DEL MITO     2018 LABIRINTO TRA CAOS E COSMO    2019 ORFEO CHI?

2020 PROMETEO    2021 IL CONCITTADINO DANTE         2022 Il GIARDINO GLOBALE

2023 ANTIGONE        2024 EROS           2025 ATHENA

ROBERTO MOSI
Fiorentino di nascita, dirigente per la cultura alla Regione Toscana, da un ventennio si è affermato quale poeta, fotografo di cicli iconografici, scrittore di narrativa   e saggi archivistici alla riscoperta di personalità che hanno segnato la fisionomia della Città dell’IRIS nei carismi della Toscanità

Ha pubblicato due Antologie liriche - “ POESIE 2009 -2016” e “ AMO LE PAROLE”( 2017 – 2023) Ladolfi Editore, prefazione di Carmelo Consoli  - che restituiscono il denso e variegato percorso lirico della sua produzione letteraria  su vari temi nell’esplorazione della Cultura del territorio, luoghi e non luoghi  al crocevia tra STORIA e MITO quale perno portante la sua poetica, il culto per l’amata Florentia nelle sue strade, vicoli, siti panoramici e monumentali, il richiamo per la tutela dell’ecosostenibilità ambientale,  le istanze di un Umanesimo  civile e solidale da difendere, la narrazione della follia ai tempi dei presidi  psichiatrici dei manicomi di S. Salvi, la ricerca  immersiva nel Naturalismo appagante e riesumato di verità ancestrali, itinerari introspettivi e spirituali in cui echeggiano stratificazioni MITICHE, interfacciando L’ANIMA LOCI  o  GENIUS LOCI dai suggestivi riverberi evocativi.

Amo le parole / che si sollevano / dalle strade/ con il respiro / della poesia.    Amo le parole / che rotolano per / terra / vestite di pane e / di vino.       Amo le parole / che vagano nella / mente / nel silenzio / assordante / dell’io.     Amo le parole / che navigano sul / mare / verso l’isola di / ogni perché.   Amo le parole / che volano nel / mondo / nelle ali i colori / della pace.  (LIRICA: AMO LE PAROLE)

Le sue liriche intrecciano accenti intimi a rimandi semantici nelle ritualità della memoria su piani interdisciplinari: tra reale ed ideale, contingente e sovratemporale, passato e presente, Mito ed utopia, materia e spirito.

Nella veste di poeta e fotografo ROBERTO MOSI  ha fondato l’OFFICINA DEL MITO con l’artista ANDREA SIMONCINI ed altri esponenti rinomati del milieu fiorentino, appartenenti alla società di Belle Arti - Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, approdando al decennale di eventi  espositivi su temi legati al Mito i cui cataloghi sono stati curati  da VIRGINIA BAZZECHI: artisti quali ROSA CIANCIULLI, GUIDO DEL FUNGO, ENRICO GUERRINI, GIOVANNI MAZZI, SALVATORE MONACO, MARGHERITA OGGIANA, ANDREA ORTUNO,  ZERVA PARASKEVI, ANGIOLO PERGOLINI, ROBERTO ROMOLI e la partecipazione  del musicista UMBERTO ZANARELLI.

Il MITO - racconto simbolico ed immaginifico di esseri divini, eroi e discese nell’ OLTRE - contrapposto in età classica a LOGOS (argomentazione razionale) - è una IEROFANIA che possiede valore storico ed archetipale universale, sconfinando nella dimensione extratemporale, portando ad un ampliamento di coscienza che si connette con le frontiere delle personificazioni e simbolismi peculiari delle Arti visive. 

 Il concetto moderno di MITO ha un campo di applicazione ampio nell’ambito della storia delle Religioni: naturalismo allegorico, antropologico e sociale.

JOHANN JAKOB BACHOFEN, storico ed antropologo svizzero, sostiene che il mito incarna la lingua primordiale della condizione umana nelle sue valenze metastoriche (forze trascendenti, extraumane, panteismo); autore del saggio “Il simbolismo funerario degli antichi” (1859) ha posto le basi per la  “Storia delle immagini” che influenzerà pensatori come Aby Warburg e Walter Benjamin.

Tale concetto nel ‘900 trova riscontro nelle opere del rumeno Mircea Eliade, storico delle religioni ed antropologo (1907 – 1986), nel saggio: “Il mito dell’eterno ritorno” (1949). Egli afferma: “Il SACRO è insomma un elemento della struttura della coscienza e non è uno stadio nella storia della coscienza stessa”

ERNST CASSIRER filosofo tedesco naturalizzato svedese, dopo GB. VICO (la moderna scienza del mito ha il suo atto di nascita) E. SCHELLING, diviene il pensatore che in modo sistematico si è dedicato allo studio estetico del Mito: nei suoi testi “Filosofia delle forme simboliche” (1923 -’25) e in “Linguaggio e mito” (1925) afferma l’autonomia semantica del simbolismo mitico quale prodotto della creatività dello spirito umano. Si avvicendano gli studi psico-etnologici influenzati dal Positivismo e dall’Evoluzionismo. WILHELM WUNDT, psicologo, fisiologo e filosofo tedesco, seguendo questo indirizzo di ricerca, ritiene il MITO un prodotto dell’immaginazione che appartiene al mondo sentimentale e rappresentativo definito “Appercezione mitica” (“Psicologia dei popoli”1900 –‘1920). La sua enfasi è sull’analisi dei contenuti mentali per comprendere la loro struttura e giungere alla “sintesi creativa” dove l’unione delle parti crea un tutto nuovo.

 E’MILE DURKHEIM (Epinal 1858 - Parigi1917), sociologo, filosofo, storico delle religioni, fondatore del “Funzionalismo” di scuola francese: il Mito una proiezione che riflette le caratteristiche della vita sociale dell’uomo connessa con la tradizione e la continuità della cultura nella connessione con le realtà soprannaturali primigenie.  Decisivo sarà lo sviluppo della PSICOLOGIA DEL PROFONDO   che a partire dal suo pioniere SIGMUND FREUD rese possibili nuovi orientamenti negli studi mitologici.

 La funzione dei Miti - potenze cosmiche, esseri divini, eroi - nella loro sacralità teogonica, cosmogonica, antropogonica, secondo la teoria dell’INCONSCIO COLLETTIVO di CARL GUSTAV JUNG (1875 -1961) assume il ruolo di veicolare simboli quali proiezioni degli “Archetipi” o idee madri della psiche arcaica, “massa ereditaria spirituale che rinasce in ogni struttura cerebrale individuale”. La scuola fenomenologica con KAROLY KERENYI (1897 – 1973), filologo classico e storico delle religioni ungherese, individua per i miti classici l’origine nei mitologemi primordiali: una sorta di materiale originario che la fantasia mitopoietica elabora secondo regole riconducibili all’ “Evoluzione storica”.

Congratulazioni a ROBERTO MOSI per il suo itinerario composito nella dialettica tra verso lirico e immagine fotografica, per la sua vocazione esplorativa multisensoriale e analitica delle sottese radici culturali nei riverberi della natura, storia del territorio, urbanesimi, fisionomie di Umanesimi alla ricerca di verità vaticinanti nel rapporto con il Divino. Ringraziamo l’OFFICINA DEL MITO per l’apporto culturale insito nell’alleanza “fenomenologica” tra l’Arte e le valenze sublimatrici del Mito quale scrigno di verità primigenie universali, nel dialogo tra passato e presente secondo rinnovate Iconografie ad opera dei singoli artefici: speculazione ispirativa, prassi stilistica ed atti ermeneutici delle rappresentazioni paradigmatiche.         

                     SILVIA RANZI

LIRICA DI ROBERTO MOSI dalla Silloge “Navicello etrusco” (Il Foglio, Piombino, 2018)

LO SPECCHIO DI TURAN – IL VULCANO

Il vulcano /sprigiona fuoco / e fumo sulla / spiaggia, nel / cratere legni della / pineta. / Il gioco di questa / mattina. / Le onde lo / circondano / a tratti, lo / lasciano libero.  Si rinnova l’Arte / degli Etruschi: / forni fusori per / fondere pirite / dell’Elba e sulla / sabbia ai nostri / piedi brillano al / soli pezzi / di argilla rossa, / polvere di ferro/ frammenti di altri / tempi.  Un’onda travolge / il vulcano, /il gioco di questa / mattina.