poesia3002
Roberto Mosi si interessa di poesia e fotografia. Per la poesia ha pubblicato Sinfonia per San Salvi (Il Foglio 2020), Orfeo in Fonte Santa (Ladolfi 2019), Il profumo dell’iris (Gazebo 2018), Navicello Etrusco (Il Foglio 2018), Eratoterapia (Ladolfi 2017), Poesie 2009-2016 (Ladolfi 2016). L’autore ha realizzato mostre di fotografia presso caffè letterari, biblioteche, sale di esposizione. Cura i Blog: www.robertomosi.it e www.poesia3002.blogspot.it .
mercoledì 2 aprile 2025
"25 aprile. Una data simbolo tra memoria e futuro" - Incontro 22-4 alla Biblioteca delle Oblate: presentazione del numero di Testimonianze
Le biblioteche di
Firenze nell’agorà della memoria. 1945 – 2025
R. M.
Nell’ottantesimo anniversario della Resistenza, il progetto
Memorie di Resistenza fiorentina unisce l’attività di undici biblioteche
del Comune di Firenze impegnate ognuna a presentare un tema importante, indicato
da una “parola guida”, in collaborazione con l’Istituto storico toscano della
Resistenza. L’insieme degli interventi dà vita ad un sistema che permette ad
ogni cittadino interessato di conoscere storie, episodi, trame di vita, vissute
in quei giorni di guerra e di essere partecipe del progetto con ricordi e con
documenti che sono nella sua disponibilità.
Le linee del progetto sono ben articolate, meritano di
essere approfondite, come intervento esemplare. Le storie, accompagnate da
documenti, fotografie, audio e video, vengono a far parte della raccolta dei
documenti, grazie al contributo dei testimoni, degli storici, delle famiglie;
si creano così percorsi tra persone e luoghi, utili per costruire nuovi
itinerari cittadini, per dare valore ad un patrimonio di memoria storica
collettiva. Sul sito del progetto Memorie di Resistenza fiorentina sono
raccolti episodi più o meno noti di partigiani e partigiane, degli internati
militari e degli ebrei, degli operai e delle operaie negli scioperi del 1944,
delle vittime senza nome dei bombardamenti alleati e delle esecuzioni sommarie,
dei deportati e torturati nelle “Ville Tristi”, vissute dall'8 settembre 1943
fino ai giorni della “battaglia di Firenze", terminata il 1° settembre
1944 con la liberazione di Fiesole e dell’intero territorio fiorentino.
Le undici “parole-guida” alle quali fanno riferimento le
biblioteche comunali sono: resistenze, occupazione, scelta, bombardamenti,
insurrezione, giovani, partigiani, alleati, ponti scioperi, violenze. Ogni
biblioteca ha organizzato uno spazio specifico, con pannelli illustrativi e
scaffali che contengono il materiale bibliografico e multimediale disponibile
sul tema della Resistenza e dell’antifascismo fiorentino; risponde alle
esigenze di diffusione della conoscenza e della cultura della memoria, che non
si esaurisce con il primo allestimento ma continuerà nel tempo. Nello
spazio si trova anche un totem digitale dal quale è possibile collegarsi sul
sito web per leggere storie, guardare video e ascoltare gli audio. Una nota
particolare: da una ricerca sul catalogo del sistema bibliotecario (SDIAF),
risulta che sono oltre undicimila i libri che parlano della Resistenza.
Ho sperimentato direttamente i servizi offerti dal progetto
per accedere alla consultazione delle informazioni e per avanzare nuove
proposte, secondo la scansione dei temi generali presentati. Ho esaminato la
voce “Resistenze”, curata dalla Biblioteca delle Oblate, relativa alle “molteplici
forme di Resistenza, quella armata e quella disarmata”: mi sono soffermato
sulla storia della giovanissima Gilda La Rocca che partecipa alle attività di
Radio CO.RA., è catturata, subisce le torture della banda Carità a Villa
Triste, per essere infine deportata. La biblioteca del Palagio di Parte Guelfa ha
considerato il tema “Occupazione”, “l’arrivo dei tedeschi a Firenze, la
Repubblica Sociale Italiana, le persecuzioni, le razzie”. La storia di Cesare
Fasola “partigiano e funzionario della Soprintendenza”, è esemplare per
raccontare l’impegno per la difesa delle opere d’arte, molte delle quali
depositate, fra rischi enormi di distruzione e dispersione, in alcuni castelli
posti nelle vicinanze di Firenze.
La biblioteca Fabrizio de André, nel rione di San Jacopino,
ha illustrato “Bombardamenti”, “sulle fabbriche, le ferrovie e la città, il
terrore della popolazione, i rifugi antiaerei”: ho seguito la storia di
Guglielmo Pratesi “Veleno”, partigiano, operaio delle Officine
di Porta al Prato, distrutte dal bombardamento del 2 maggio 1944. Il tema
dell’”Insurrezione” è stato curato dalla biblioteca Mario Luzi, nel rione di
Coverciano: “la battaglia di Firenze, il suono della Martinella, il terrore”;
particolare la storia di Maria Luigia Guaita dell’organizzazione clandestina
del Partito d’Azione, staffetta partigiana.
Sorprendenti la narrazione del tema “Alleati” (una
babele di lingue libera Firenze), affidata alla biblioteca del Galluzzo, e
le storie raccolte, dell’indiano Manakempat Kesavan Unni Nayar, del
nippoamericano Joe M. Nishimoto e del neozelandese Tau Rewharewha. La
biblioteca Filippo Buonarroti, rione di Novoli, ha preso cura del tema “Scioperi”,
“disobbedienza civile in un paese occupato, la difesa delle fabbriche e dei
macchinari durante la battaglia di Firenze, la deportazione”; fra le storie, mi
sono soffermato su quella di Giuliana Serafini operaia della Manifattura
Tabacchi, fra le protagoniste del coraggioso sciopero del marzo 1944, per il
pane e per la fine della guerra. Le pagine che suscitano, infine, il più
profondo orrore, quelle dedicate alle “Violenze”, “Le Ville Tristi, il terrore
dell’occupazione, i torturatori nazifascisti”, a cura della biblioteca
dell’Orticoltura, non lontana dalla “Villa Triste” di via Bolognese. Ci
fermiamo sgomenti sulla storia di Mario Carità, e della sua banda, il più
feroce degli aguzzini, criminale di guerra, che è sorpreso da una pattuglia di
soldati americani, il 19 maggio 1945, in fuga dall’Italia, con un incredibile
bottino, in un albergo delle Dolomiti, a Castelrotto; nella sparatoria, viene
ucciso, rimane ferita l’amante e sono colpiti a morte due soldati.
Scorrendo dunque le pagine del progetto, rese nelle diverse
forme dei recenti sistemi di documentazione, si ha una fotografia viva dei
giorni di guerra nella nostra città, in ogni sua parte e nei vari momenti, si presenta
chiaramente il baratro in cui era precipitata, con il nostro Paese, Firenze,
tanto che si comprende bene il forte anelito alla pace che ha animato gli anni
successivi, la più ferma condanna della guerra.
Il principio della partecipazione permea il progetto per
diffondere la cultura della memoria, ci si rivolge a singoli soggetti o a
famiglie a diretta conoscenza delle vicende della Resistenza, per presentare
testimonianze, documenti per arricchire la base delle informazioni, viene
inoltre coinvolta la scuola con agevoli procedure di accesso ai sevizi
programmati
Credo di essere nella condizione per rispondere a questo
invito. Sono nato nei primi anni della seconda guerra mondiale e un filo rosso
lega alcuni miei ricordi ad altri, nati dal racconto di testimoni diretti delle
vicende importanti di quel periodo, ricordi che hanno dato un segno profondo
alla mia vita, vissuta fra memorie della guerra e la ricerca dell’affermazione
di un nuovo mondo di pace, di incontro con gli altri, al di là di ogni confine.
Varie schegge di memoria l’ho affidata ai versi di alcune poesie, inserite in
antologie (Poesie 2009-2016 e Amo le parole. Poesie 2017-2023, Ladolfi),
che idealmente potrebbero far parte delle raccolte promosse dal progetto Memorie
di Resistenza fiorentina: le enormi fortezze volanti americane
viste con terrore da bambino sopra la mia casa, che andavano a bombardare le
Officine di Porta al Prato (poesia Porta al Prato), il racconto di mia
madre, operaia, in sciopero nel marzo 1944 contro la guerra (Manifattura
Tabacchi), il racconto di mio padre, soldato in Abissinia, testimone
diretto della strage perpetrata in un villaggio da un manipolo di camicie nere
(Ricordi), la visita ai luoghi della lotta partigiana, da Monte Morello
a Monte Giovi, a Fonte Santa, sopra il paese dell’Antella. Ho dedicato un intero poemetto, Orfeo in
Fonte Santa, Ladolfi, a questo luogo e ai sanguinosi scontri della Brigata
Sinigaglia contro i tedeschi, nei giorni prima dell’”Insurrezione” e della “Battaglia
di Firenze”. I versi del poemetto sono l’eco del racconto di mio suocero, David
Daviddi, che fece parte della Brigata e partecipò nelle sue fila, alla
liberazione di Firenze. Nel libro presento la figura di questo partigiano.
Partecipò nel 1935, insieme a un
gruppo di giovani di Antella, alla costruzione del Rifugio posto lungo la via
della Maremma vicino alla Fonte. Operaio alle Officine Galileo di Firenze, fu
condannato nel 1939 a sei anni di reclusione dal Tribunale Speciale per la
Difesa dello Stato per “partecipazione ad associazione sovversiva e propaganda
comunista”. Fu detenuto nel carcere di Regina Coeli, a Roma, e a Castelfranco
Emilia. Ritornato nel paese dell’Antella, dopo l’8 settembre del ’43, partecipò
alla lotta partigiana nell’area a sud di Firenze che vide in Fonte Santa il
teatro di sanguinosi scontri alla vigilia della Liberazione.
La Resistenza è l’insieme
delle scelte di coloro che si opposero alla guerra e ai regimi nazista e
fascista che la sostennero. Venti mesi drammatici fatti di violenza, di morte,
di coraggio, il coraggio di tanti giovani, di donne e uomini, che nel caso del
partigiano David, ha radici profonde, lontane nel tempo e rappresentano il
tassello di una memoria preziosa, da non disperdere, da coltivare con cura come
baluardo contro ogni futura sopraffazione: l’impegno delle biblioteche del
comune di Firenze per il progetto Memorie di Resistenza fiorentina e dei
cittadini che ad esso hanno aderito, portano a coltivare il fiore della
speranza.
martedì 25 marzo 2025
domenica 23 marzo 2025
Martedì 15 aprile al Circolo Artisti Casa di Dante "Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomé", Pontecorboli
La fama di Rainer Maria Rilke, il maggiore poeta lirico di lingua tedesca, è legata in modo particolare a due opere composte nel 1922, Elegie Duinesi e Sonetti a Orfeo, capolavori universali. Le elegie cantano l’orgogliosa sfida al divino e il lamento esistenziale dell’uomo nel confronto-scontro con l’angelo, simbolo di una inesauribile energia cosmica. È proprio durante il soggiorno del poeta, nel 1898, prima a Firenze e poi a Viareggio, che maturano i primi elementi significativi di questo percorso poetico, descritti da Il diario fiorentino. Il progetto fu ispirato e sostenuto dalla donna amata, Lou Salomé, celebre intellettuale nell’epoca di passaggio fra l’Ottocento e il Novecento. Dalle pagine del Diario emerge come l’Italia, e in particolare Firenze con la sua storia e la sua arte, abbiano influito sul pensiero e la scrittura del poeta, tanto da diventare il laboratorio creativo dove poter affinare il suo linguaggio e approfondire la sua visione esistenziale. Firenze è per lui una metafora della capacità umana di creare bellezza immortale in contrasto con l’effimero della vita.
Queste tematiche tornano successivamente nelle sue opere in cui le immagini fissate nel viaggio in Toscana, si trasformano in simboli universali nella ricerca di un nuovo linguaggio poetico. A far rivivere questa esperienza è un gruppo di lettori di una storica biblioteca del centro di Firenze che decide di dedicare una serie di incontri alla lettura e all’analisi del Diario, compie escursioni nelle strade e per le colline fiorentine, lungo le rive del mare di Viareggio, seguendo i passi e lo sguardo del giovane Rilke. Il frutto finale di questo impegno, pieno di curiosità e di passione, è la mappa di un percorso letterario e culturale, preziosa per comprendere come spuntarono le ali al giovane poeta.
martedì 18 marzo 2025
"Barbari", Masso delle Fate - PREMIO ALBEROANDRONICO ROMA - MOTIVAZIONE
Roberto
Mosi, BARBARI. Masso delle Fate
Dalle steppe a Florentia, alla porta ad Aquilonem.
Il romanzo storico è dedicato all’invasione
dei barbari guidati dal re ostrogoto Radagaiso in Italia negli anni 405-406 e
alla vittoria presso Fiesole che riportò su di essi il generale romano
Stilicone. L’autore, nelle vesti di un romano, già ufficiale dell’esercito, che
risiede in una villa della campagna fiesolana, partecipa alle vicende di quegli
anni, con uno sguardo attento allo scorrere degli eventi dell’epoca.
Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio,
Vasari intese rappresentare le glorie politiche e militari dei Medici,
illustrando anche pagine epiche dell'antica storia della Toscana. Fra queste mi
ha sempre colpito “La vittoria sul re barbaro Radagaiso” (406 d.C.), uno dei
quadri che compongono il ciclo pittorico vasariano. Le figure del re barbaro
arrivato fino alle mura di Firenze dalle lontane terre presso il Danubio e del
generale Stilicone, comandante dell’esercito romano, che lo sconfisse, hanno
avuto una forte risonanza nella storia di Roma, nei racconti e nelle leggende.
La sanguinosa battaglia che si combatté nella valle del Mugnone, presso
Fiesole, fu l’ultima vittoria dell’impero romano contro i barbari, prima della
disfatta definitiva.
Un giorno camminando nei pressi di Fiesole, mi
sono imbattuto nel cartello che indicava il “Sentiero di Stilicone”. È come se
avessi trovato un riscontro concreto all'opera del Vasari e ho cominciato ad
approfondire quegli avvenimenti e alcuni aspetti di quel periodo che sono
rimasti come in disparte perché l’attenzione degli storici si è rivolta,
soprattutto, alla città medievale di Dante Alighieri e all’epoca
rinascimentale.
Oltre alla raccolta di
documenti e pubblicazioni sul tema, mi piace visitare i luoghi che hanno visto
quegli avvenimenti e percorrere a piedi, in compagnia della mia canina Gilda, i
sentieri che li attraversano, sul crinale delle colline oltre Fiesole e nella
valle del Mugnone, dove posero le tende i barbari arrivati a migliaia e
migliaia e dove si scontrarono con i soldati romani; una piccola valle dove
scorre in basso il fiume, mi siedo sulle sue rive, chiudo gli occhi e sento
ancora l’eco di quella furiosa battaglia, le urla dei guerrieri, il cozzo
feroce delle armi, il lamento dei feriti.
Questi interessi sono diffusi, condivisi da
cittadini e da associazioni; il segno più evidente è rappresentato dalla
realizzazione nel comune di Fiesole del percorso escursionistico “Il sentiero
di Stilicone”.
L’interesse per queste vicende dell’inizio del
V secolo è coltivato da varie pubblicazioni e dai social media, che presentano
racconti e leggende, sviluppate intorno a quegli eventi, con svariate immagini
dei luoghi e dei personaggi; immagini riprese dalla iconografia classica o
contemporanee, nella forma dei fumetti.
Nella mia opera
collego episodi locali e personaggi storici e di fantasia ad un contesto
storico generale come se mi ponessi in alto, sulla cima delle colline e
osservassi lo svolgersi degli avvenimenti, gli scontri fra le fazioni civili e
religiose, in un paesaggio rimasto sostanzialmente invariato e l'irrompere in
questo mondo dei barbari arrivati dalle steppe cinte dall’oceano dei
ghiacci.
Una posizione in alto, dunque, che è anche
oggi da mantenere, per osservare, e comprendere, eventi, situazioni, legati a
popoli che lasciano le loro terre, che emigrano e, al loro arrivo, trovano
nuovi barbari.
lunedì 17 marzo 2025
Rilke e "Il diario fiorentino per Lou Salomè", 7 aprile, alla SMS di Rifredi - Disegni di Enrico Guerrini
Stupenda interpretazione di Enrico per il libro su Rilke: l'ispirazione è legata alla mostra di Rovigo del pittore danese Hammershoi, artista ammirato dallo stesso Rilke; nella stanza interna si intravedono le figure degli "Angeli" delle Elegie duinesi e le "fanciulle" incontrate sulla spiaggia di Viareggio.
sabato 15 marzo 2025
NOVARADIO 19.3, ore 12: INTERVISTA: la poesia, il romanzo, la fotografia, il progetto culturale e la città, l'apprendimento permanente
Roberto
Mosi, “Amo le parole. Poesie 2017-2023”, Ladolfi Editore, Borgomanero.
Prefazione Carmelo Consoli. Postfazione Giuliano Ladolfi
Commento
di Giuliano Ladolfi dalla Posfazione al libro
«La
poesia prende il posto / dei sogni»
Penso
che la concezione poetica di Roberto Mosi sia chiarita dal seguente passo
compreso in questa antologia: «Credo che sia possibile curarsi con la
poesia,
per vincere le paure, stati di sofferenza, per stringere sogni che passano in
volo, per divertirsi. La voce della poesia arriva dal dentro, potente nelle ore
della notte, debole e distratta il giorno. Porta sollievo,
se
non guarigione, dolcezza di ricordi, sapori tenui di malinconia»...
eratoterapia, senza dubbio. Bastano queste righe per depositare nel bidone dei
rifiuti tutte le concezioni avanguardistiche e neoavanguardistiche.
Il
poeta, infatti, assegna la scrittura in versi alla dimensione umana e non a
quella puramente intellettuale o linguistica.
Il
titolo di questa pubblicazione, che raccoglie testi editi da 2017 al 2023,
costituisce un’ulteriore conferma: Amo le parole. E non si può amare senza
collocare questo sentimento nell’intimità dell’essere umano. Si ama quando
tra l’individuo e l’altro-da sé scocca una scintilla destinata a incendiare il
mondo.
E ciò può avvenire con ogni tipo di realtà, che in questo caso si identifica
con l’esistente, l’esistente che entra in empatia con il poeta.
Le
parole poetiche per lui non sono flatus vocis, ma dichiarazioni d’amore che
trasformano chi le pronuncia e chi le legge. Non si gioca sui significati
quando
il sentimento ha il sopravvento. E questo sentimento è contagioso perché non
permette al lettore di essere indifferente di fronte alla bellezza di Firenze,
alla sua storia, alla sua arte, ai suoi colori, alle sue vie, ai suoi palazzi.
Anche chi la conosce trova in questi versi nuovi occhi per contemplarla non con
lo sguardo dello studioso o del turista, ma con l’entusiasmo di chi la ama come
si ama una madre amorevole e affettuosa.
E
poi il sentimento si espande al mondo intero, anche a situazioni dolorose, come
la guerra o come la devastazione climatica. Se «la poesia prende il posto / dei
sogni», è fondamentale che a tutti sia concesso di sognare tramite
quest’arte,
a tutti sia concesso di ritrovare in essa l’impulso ad approfondire quel senso
dell’esistere che Roberto Mosi propone come un’avventura meravigliosa e
inesauribile.
“Tre principesse francesi a Firenze”
Postfazione
Perché si scrive?
Perché si scrive? Questa domanda si fa per me urgente ora che
sto per pubblicare il mio ultimo romanzo sul mondo dell’imperatore Napoleone,
dopo che sono passati dieci anni dal mio primo lavoro.
Mi dedico alla scrittura per recuperare una cosa che mi viene
a mancare, per riempire un vuoto che si è creato vicino a me, oppure, per
scongiurare un pericolo, per sconfiggere la paura.
Il primo romanzo Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone.
Storie francesi da Piombino a Parigi (Il Foglio, 2013) era un invito ad
andare alla scoperta della costa toscana del mare Tirreno, a guardare le città,
il territorio con lo sguardo dei vincitori francesi, con l’orgoglio della loro
forza, della efficacia e della modernità dei loro interventi. Quando cominciai
a pensare al libro avevo appena lasciato il lavoro, avevo raggiunto il
traguardo della pensione, davanti a me un tempo indefinito, grigio, senza
contorni, un vuoto da riempire giorno per giorno. L’idea di scrivere un
racconto, un romanzo dette un ritmo alle mie giornate, mi portò ad immergermi in
un mondo illimitato di conoscenze, in una rete di libri, di notizie, piena di
incroci, di nodi, tutti da studiare e da scoprire; fu un impegno serrato ma affascinante,
che compensò il recente abbandono del mondo del lavoro senza trascurare quelli
che erano stati gli interessi della mia professione. Ero stato infatti un
dirigente per la cultura della Regione Toscana,
Il romanzo successivo Non oltrepassare la linea gialla
(Europa Edizioni, 2014) rappresenta una vera e propria elaborazione di un
lutto, la perdita della mia macchina, la Lancia Musa, uscita di strada e
schiantatasi contro un cartellone pubblicitario, incidente dal quale uscii
praticamente incolume ma con un’enorme paura. Nel romanzo le macchine
incidentate si ritrovano in un deposito di relitti ferrosi di ogni genere, si
consolano fra di loro aspettando la sorte finale, di essere trasformate in
mirabolanti creature grazie al fuoco rigeneratore dell’altoforno.
Nel romanzo Esercizi di volo (Europa Edizioni, 2015)
mi sono misurato con la follia; mi ha sempre affascinato il binomio
arte/follia, ho seguito con interesse i progetti degli anni ’70 per la riforma
dei manicomi, e rimasi sconvolto da una visita fatta all’Ospedale Psichiatrico
San Salvi nella veste di segretario della Commissione Sanità del Consiglio
regionale.
L’incipit del libro è
quanto mai perentorio: “Un giorno imparerò a volare!”, il protagonista vuole
acquistare leggerezza, la capacità di volare, per stare in alto, sopra le
diverse pazzie del mondo e frequenta un celebre personaggio, Erasmo da
Rotterdam, che gli fa scoprire il lato divertente della follia.
Nel 2021la pandemia, la diffusione del Covid, ha sconvolto le
nostre vite, ha limitato la nostra libertà, lasciandoci nella paura e
nell’incertezza.
Ho trovato conforto e
aiuto nella poesia, proprio in quella di Dante che inizia il suo viaggio
ultraterreno dai tormenti dell’Inferno. Ho immaginato che la sua poesia sia
rimasta con noi, nelle strade di Firenze dove è nato, si è affermato come uomo
e come poeta laureato e quindi con un gruppo di amici siamo andati per le
strade alla ricerca dei luoghi più suggestivi per recitare insieme ad alta
voce, con energia i suoi versi, aspettando il suo ritorno perché, come recita
il titolo del libro Ogni sera Dante ritorna a casa. Sette passeggiate con il
poeta (Il Foglio, 2021). Mi sembra che il libro interpreti bene lo sgomento
di quel periodo, per ogni giorno di escursione riporto, i dati dei cittadini
toscani colpiti dal Covid, i ricoverati in ospedale, i deceduti, come un
bollettino di guerra.
Le vicende dei migranti in fuga dalle guerre, dalle carestie,
da luoghi di feroce miseria, le tragiche morti nel Mediterraneo, mi lasciano un
grande vuoto, pesano sulla mia coscienza di cittadino di un Paese
dell’Occidente. Ho trovato in questi avvenimenti una sorta di parallelismo con
la storia delle grandi emigrazioni di popoli all’epoca dell’impero romano, sulla
“ragionevole” integrazione fra le diverse genti; l’insieme di queste
riflessioni è alla base del recente libro Barbari. Dalle Steppe a Florentia,
alla Porta Contra Aquilonem, (Masso delle Fate, 2022).
Sono passati dunque dieci anni da quando ho scritto il mio
primo romanzo; ho pubblicato anche diverse raccolte di poesia, riunite in due
antologie: Poesie 2009-2016 (Ladolfi, 2016) e Amo le parole. Poesie
2017-2023 (Ladolfi, 2023). Nella poesia seguo la voce dell’ispirazione, il
demone che mi parla dentro, mi porta a comporre versi su registri diversi,
con lo sguardo rivolto a paesaggi umani e a sfere personali differenti (Nonluoghi),
(Eratoterapia), (Itinera), (Concerto), dove si accende la
luce delle immagini (Firenze, foto grafie), soffia il vento dei miti (Navicello
Etrusco), (Orfeo in Fonte Santa), (Prometheus, il dono del
fuoco), balzano in evidenza le mie origini (Florentia),
l’amore per la mia città, Firenze, la sua storia e la sua bellezza (Il
profumo dell’iris), il desiderio di un costante impegno sociale, nel
dialogo, nell’incontro con l’altro, con gli altri (L’invasione degli storni),
(La vita fa rumore), (Il nostro giardino globale).
Con quest’ultimo romanzo, Tre principesse francesi a
Firenze. Sylvia Boucot d’Hautmesnil al servizio delle sorelle di Napoleone,
ricompare la figura di Napoleone, questa
volta in compagnia delle tre sorelle, le
principesse Elisa, Paolina e Carolina, che grazie alla fortuna e alle
capacità di uomo d’arme e di governo del fratello, si trovarono, dalle umili
origini in una terra isolata, povera, come la Corsica, a conquistare onori e
ricchezze sullo scenario europeo; la sorte fatale poi del generale corso, il
crollo dell’impero, determinò il rovesciamento della loro fortuna, la
decadenza. Nelle pagine di questo lavoro sono fissati i caratteri diversi delle
tre sorelle e, allo stesso tempo, il loro coraggio di donne libere, la loro determinazione;
ci si sofferma, per altro verso, sulle facce che mostra il potere, nei diversi
frangenti, il modo differente di reagire delle persone, l’affermarsi della nuova
classe borghese. In questo contesto, Firenze fa da scenario all’agire dei diversi
protagonisti, è all’incrocio di dinamiche particolari, incisive per il suo
futuro.
È naturale dunque cercare di cogliere analogie con il tempo
presente, specie riguardo ai miti che in quei tempi sono stati coltivati, come il
mito della nazione e il mito del comandante supremo, del leader, che oggi ricompaiono
con forti tratti, sugli scenari incerti del nostro presente: la scrittura, il
lavoro di scavo, di analisi ad essa collegato, dei fenomeni in corso, aiuta
nella ricerca di un terreno più solido sul quale fondare le nostre speranze.