mercoledì 2 aprile 2025

THE END - Rivista "L' area di Broca" - E' uscito l'ultimo numero ... ultimo!

Indirizzo L'area di Broca, ultimo numero



Festa per gli 80 anni di Mariella Bettarini













 

"25 aprile. Una data simbolo tra memoria e futuro" - Incontro 22-4 alla Biblioteca delle Oblate: presentazione del numero di Testimonianze






Le biblioteche di Firenze nell’agorà della memoria. 1945 – 2025


R. M.

 

          Nell’ottantesimo anniversario della Resistenza, il progetto Memorie di Resistenza fiorentina unisce l’attività di undici biblioteche del Comune di Firenze impegnate ognuna a presentare un tema importante, indicato da una “parola guida”, in collaborazione con l’Istituto storico toscano della Resistenza. L’insieme degli interventi dà vita ad un sistema che permette ad ogni cittadino interessato di conoscere storie, episodi, trame di vita, vissute in quei giorni di guerra e di essere partecipe del progetto con ricordi e con documenti che sono nella sua disponibilità.

          Le linee del progetto sono ben articolate, meritano di essere approfondite, come intervento esemplare. Le storie, accompagnate da documenti, fotografie, audio e video, vengono a far parte della raccolta dei documenti, grazie al contributo dei testimoni, degli storici, delle famiglie; si creano così percorsi tra persone e luoghi, utili per costruire nuovi itinerari cittadini, per dare valore ad un patrimonio di memoria storica collettiva. Sul sito del progetto Memorie di Resistenza fiorentina sono raccolti episodi più o meno noti di partigiani e partigiane, degli internati militari e degli ebrei, degli operai e delle operaie negli scioperi del 1944, delle vittime senza nome dei bombardamenti alleati e delle esecuzioni sommarie, dei deportati e torturati nelle “Ville Tristi”, vissute dall'8 settembre 1943 fino ai giorni della “battaglia di Firenze", terminata il 1° settembre 1944 con la liberazione di Fiesole e dell’intero territorio fiorentino.

          Le undici “parole-guida” alle quali fanno riferimento le biblioteche comunali sono: resistenze, occupazione, scelta, bombardamenti, insurrezione, giovani, partigiani, alleati, ponti scioperi, violenze. Ogni biblioteca ha organizzato uno spazio specifico, con pannelli illustrativi e scaffali che contengono il materiale bibliografico e multimediale disponibile sul tema della Resistenza e dell’antifascismo fiorentino; risponde alle esigenze di diffusione della conoscenza e della cultura della memoria, che non si esaurisce con il primo allestimento ma continuerà nel tempo.   Nello spazio si trova anche un totem digitale dal quale è possibile collegarsi sul sito web per leggere storie, guardare video e ascoltare gli audio. Una nota particolare: da una ricerca sul catalogo del sistema bibliotecario (SDIAF), risulta che sono oltre undicimila i libri che parlano della Resistenza.   

 

         

          Ho sperimentato direttamente i servizi offerti dal progetto per accedere alla consultazione delle informazioni e per avanzare nuove proposte, secondo la scansione dei temi generali presentati. Ho esaminato la voce “Resistenze”, curata dalla Biblioteca delle Oblate, relativa alle “molteplici forme di Resistenza, quella armata e quella disarmata”: mi sono soffermato sulla storia della giovanissima Gilda La Rocca che partecipa alle attività di Radio CO.RA., è catturata, subisce le torture della banda Carità a Villa Triste, per essere infine deportata. La biblioteca del Palagio di Parte Guelfa ha considerato il tema “Occupazione”, “l’arrivo dei tedeschi a Firenze, la Repubblica Sociale Italiana, le persecuzioni, le razzie”. La storia di Cesare Fasola “partigiano e funzionario della Soprintendenza”, è esemplare per raccontare l’impegno per la difesa delle opere d’arte, molte delle quali depositate, fra rischi enormi di distruzione e dispersione, in alcuni castelli posti nelle vicinanze di Firenze.

          La biblioteca Fabrizio de André, nel rione di San Jacopino, ha illustrato “Bombardamenti”, “sulle fabbriche, le ferrovie e la città, il terrore della popolazione, i rifugi antiaerei”: ho seguito la storia di Guglielmo Pratesi “Veleno”, partigiano, operaio delle Officine di Porta al Prato, distrutte dal bombardamento del 2 maggio 1944. Il tema dell’”Insurrezione” è stato curato dalla biblioteca Mario Luzi, nel rione di Coverciano: “la battaglia di Firenze, il suono della Martinella, il terrore”; particolare la storia di Maria Luigia Guaita dell’organizzazione clandestina del Partito d’Azione, staffetta partigiana.

          Sorprendenti la narrazione del tema “Alleati” (una babele di lingue libera Firenze), affidata alla biblioteca del Galluzzo, e le storie raccolte, dell’indiano Manakempat Kesavan Unni Nayar, del nippoamericano Joe M. Nishimoto e del neozelandese Tau Rewharewha. La biblioteca Filippo Buonarroti, rione di Novoli, ha preso cura del tema “Scioperi”, “disobbedienza civile in un paese occupato, la difesa delle fabbriche e dei macchinari durante la battaglia di Firenze, la deportazione”; fra le storie, mi sono soffermato su quella di Giuliana Serafini operaia della Manifattura Tabacchi, fra le protagoniste del coraggioso sciopero del marzo 1944, per il pane e per la fine della guerra. Le pagine che suscitano, infine, il più profondo orrore, quelle dedicate alle “Violenze”, “Le Ville Tristi, il terrore dell’occupazione, i torturatori nazifascisti”, a cura della biblioteca dell’Orticoltura, non lontana dalla “Villa Triste” di via Bolognese. Ci fermiamo sgomenti sulla storia di Mario Carità, e della sua banda, il più feroce degli aguzzini, criminale di guerra, che è sorpreso da una pattuglia di soldati americani, il 19 maggio 1945, in fuga dall’Italia, con un incredibile bottino, in un albergo delle Dolomiti, a Castelrotto; nella sparatoria, viene ucciso, rimane ferita l’amante e sono colpiti a morte due soldati.

          Scorrendo dunque le pagine del progetto, rese nelle diverse forme dei recenti sistemi di documentazione, si ha una fotografia viva dei giorni di guerra nella nostra città, in ogni sua parte e nei vari momenti, si presenta chiaramente il baratro in cui era precipitata, con il nostro Paese, Firenze, tanto che si comprende bene il forte anelito alla pace che ha animato gli anni successivi, la più ferma condanna della guerra.

          Il principio della partecipazione permea il progetto per diffondere la cultura della memoria, ci si rivolge a singoli soggetti o a famiglie a diretta conoscenza delle vicende della Resistenza, per presentare testimonianze, documenti per arricchire la base delle informazioni, viene inoltre coinvolta la scuola con agevoli procedure di accesso ai sevizi programmati

          Credo di essere nella condizione per rispondere a questo invito. Sono nato nei primi anni della seconda guerra mondiale e un filo rosso lega alcuni miei ricordi ad altri, nati dal racconto di testimoni diretti delle vicende importanti di quel periodo, ricordi che hanno dato un segno profondo alla mia vita, vissuta fra memorie della guerra e la ricerca dell’affermazione di un nuovo mondo di pace, di incontro con gli altri, al di là di ogni confine. Varie schegge di memoria l’ho affidata ai versi di alcune poesie, inserite in antologie (Poesie 2009-2016 e Amo le parole. Poesie 2017-2023, Ladolfi), che idealmente potrebbero far parte delle raccolte promosse dal progetto Memorie di Resistenza fiorentina: le enormi fortezze volanti americane viste con terrore da bambino sopra la mia casa, che andavano a bombardare le Officine di Porta al Prato (poesia Porta al Prato), il racconto di mia madre, operaia, in sciopero nel marzo 1944 contro la guerra (Manifattura Tabacchi), il racconto di mio padre, soldato in Abissinia, testimone diretto della strage perpetrata in un villaggio da un manipolo di camicie nere (Ricordi), la visita ai luoghi della lotta partigiana, da Monte Morello a Monte Giovi, a Fonte Santa, sopra il paese dell’Antella.  Ho dedicato un intero poemetto, Orfeo in Fonte Santa, Ladolfi, a questo luogo e ai sanguinosi scontri della Brigata Sinigaglia contro i tedeschi, nei giorni prima dell’”Insurrezione” e della “Battaglia di Firenze”. I versi del poemetto sono l’eco del racconto di mio suocero, David Daviddi, che fece parte della Brigata e partecipò nelle sue fila, alla liberazione di Firenze. Nel libro presento la figura di questo partigiano. Partecipò nel 1935, insieme a un gruppo di giovani di Antella, alla costruzione del Rifugio posto lungo la via della Maremma vicino alla Fonte. Operaio alle Officine Galileo di Firenze, fu condannato nel 1939 a sei anni di reclusione dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato per “partecipazione ad associazione sovversiva e propaganda comunista”. Fu detenuto nel carcere di Regina Coeli, a Roma, e a Castelfranco Emilia. Ritornato nel paese dell’Antella, dopo l’8 settembre del ’43, partecipò alla lotta partigiana nell’area a sud di Firenze che vide in Fonte Santa il teatro di sanguinosi scontri alla vigilia della Liberazione.

          La Resistenza è l’insieme delle scelte di coloro che si opposero alla guerra e ai regimi nazista e fascista che la sostennero. Venti mesi drammatici fatti di violenza, di morte, di coraggio, il coraggio di tanti giovani, di donne e uomini, che nel caso del partigiano David, ha radici profonde, lontane nel tempo e rappresentano il tassello di una memoria preziosa, da non disperdere, da coltivare con cura come baluardo contro ogni futura sopraffazione: l’impegno delle biblioteche del comune di Firenze per il progetto Memorie di Resistenza fiorentina e dei cittadini che ad esso hanno aderito, portano a coltivare il fiore della speranza.






 

 

domenica 23 marzo 2025

Martedì 15 aprile al Circolo Artisti Casa di Dante "Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomé", Pontecorboli


 

    La fama di Rainer Maria Rilke, il maggiore poeta lirico di lingua tedesca, è legata in modo particolare a due opere composte nel 1922, Elegie Duinesi e Sonetti a Orfeo, capolavori universali. Le elegie cantano l’orgogliosa sfida al divino e il lamento esistenziale dell’uomo nel confronto-scontro con l’angelo, simbolo di una inesauribile energia cosmica. È proprio durante il soggiorno del poeta, nel 1898, prima a Firenze e poi a Viareggio, che maturano i primi elementi significativi di questo percorso poetico, descritti da Il diario fiorentino. Il progetto fu ispirato e sostenuto dalla donna amata, Lou Salomé, celebre intellettuale nell’epoca di passaggio fra l’Ottocento e il Novecento. Dalle pagine del Diario emerge come l’Italia, e in particolare Firenze con la sua storia e la sua arte, abbiano influito sul pensiero e la scrittura del poeta, tanto da diventare il laboratorio creativo dove poter affinare il suo linguaggio e approfondire la sua visione esistenziale. Firenze è per lui una metafora della capacità umana di creare bellezza immortale in contrasto con l’effimero della vita. 

    Queste tematiche tornano successivamente nelle sue opere in cui le immagini fissate nel viaggio in Toscana, si trasformano in simboli universali nella ricerca di un nuovo linguaggio poetico. A far rivivere questa esperienza è un gruppo di lettori di una storica biblioteca del centro di Firenze che decide di dedicare una serie di incontri alla lettura e all’analisi del Diario, compie escursioni nelle strade e per le colline fiorentine, lungo le rive del mare di Viareggio, seguendo i passi e lo sguardo del giovane Rilke. Il frutto finale di questo impegno, pieno di curiosità e di passione, è la mappa di un percorso letterario e culturale, preziosa per comprendere come spuntarono le ali al giovane poeta.






martedì 18 marzo 2025

"Barbari", Masso delle Fate - PREMIO ALBEROANDRONICO ROMA - MOTIVAZIONE






Roberto Mosi, BARBARI. Masso delle Fate

Dalle steppe a Florentia, alla porta ad Aquilonem.

 

  Il romanzo storico è dedicato all’invasione dei barbari guidati dal re ostrogoto Radagaiso in Italia negli anni 405-406 e alla vittoria presso Fiesole che riportò su di essi il generale romano Stilicone. L’autore, nelle vesti di un romano, già ufficiale dell’esercito, che risiede in una villa della campagna fiesolana, partecipa alle vicende di quegli anni, con uno sguardo attento allo scorrere degli eventi dell’epoca.

  Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, Vasari intese rappresentare le glorie politiche e militari dei Medici, illustrando anche pagine epiche dell'antica storia della Toscana. Fra queste mi ha sempre colpito “La vittoria sul re barbaro Radagaiso” (406 d.C.), uno dei quadri che compongono il ciclo pittorico vasariano. Le figure del re barbaro arrivato fino alle mura di Firenze dalle lontane terre presso il Danubio e del generale Stilicone, comandante dell’esercito romano, che lo sconfisse, hanno avuto una forte risonanza nella storia di Roma, nei racconti e nelle leggende. La sanguinosa battaglia che si combatté nella valle del Mugnone, presso Fiesole, fu l’ultima vittoria dell’impero romano contro i barbari, prima della disfatta definitiva.

  Un giorno camminando nei pressi di Fiesole, mi sono imbattuto nel cartello che indicava il “Sentiero di Stilicone”. È come se avessi trovato un riscontro concreto all'opera del Vasari e ho cominciato ad approfondire quegli avvenimenti e alcuni aspetti di quel periodo che sono rimasti come in disparte perché l’attenzione degli storici si è rivolta, soprattutto, alla città medievale di Dante Alighieri e all’epoca rinascimentale.

Oltre alla raccolta di documenti e pubblicazioni sul tema, mi piace visitare i luoghi che hanno visto quegli avvenimenti e percorrere a piedi, in compagnia della mia canina Gilda, i sentieri che li attraversano, sul crinale delle colline oltre Fiesole e nella valle del Mugnone, dove posero le tende i barbari arrivati a migliaia e migliaia e dove si scontrarono con i soldati romani; una piccola valle dove scorre in basso il fiume, mi siedo sulle sue rive, chiudo gli occhi e sento ancora l’eco di quella furiosa battaglia, le urla dei guerrieri, il cozzo feroce delle armi, il lamento dei feriti.

  Questi interessi sono diffusi, condivisi da cittadini e da associazioni; il segno più evidente è rappresentato dalla realizzazione nel comune di Fiesole del percorso escursionistico “Il sentiero di Stilicone”.

  L’interesse per queste vicende dell’inizio del V secolo è coltivato da varie pubblicazioni e dai social media, che presentano racconti e leggende, sviluppate intorno a quegli eventi, con svariate immagini dei luoghi e dei personaggi; immagini riprese dalla iconografia classica o contemporanee, nella forma dei fumetti.

Nella mia opera collego episodi locali e personaggi storici e di fantasia ad un contesto storico generale come se mi ponessi in alto, sulla cima delle colline e osservassi lo svolgersi degli avvenimenti, gli scontri fra le fazioni civili e religiose, in un paesaggio rimasto sostanzialmente invariato e l'irrompere in questo mondo dei barbari arrivati dalle steppe cinte dall’oceano dei ghiacci.

  Una posizione in alto, dunque, che è anche oggi da mantenere, per osservare, e comprendere, eventi, situazioni, legati a popoli che lasciano le loro terre, che emigrano e, al loro arrivo, trovano nuovi barbari.

 








I PREMIO per "Amo le parole" : MOTIVAZIONE - Premio Albero Andronico Roma XVII Edizione





Motivazione 1 premio Libro Poesia 



lunedì 17 marzo 2025

Rilke e "Il diario fiorentino per Lou Salomè", 7 aprile, alla SMS di Rifredi - Disegni di Enrico Guerrini


 
Stupenda interpretazione di Enrico per il libro su Rilke: l'ispirazione è legata alla mostra di Rovigo del pittore danese Hammershoi, artista ammirato dallo stesso Rilke; nella stanza interna si intravedono le figure degli "Angeli" delle Elegie duinesi e le "fanciulle" incontrate sulla spiaggia di Viareggio.




sabato 15 marzo 2025

NOVARADIO 19.3, ore 12: INTERVISTA: la poesia, il romanzo, la fotografia, il progetto culturale e la città, l'apprendimento permanente






Roberto Mosi, “Amo le parole. Poesie 2017-2023”, Ladolfi Editore, Borgomanero. Prefazione Carmelo Consoli. Postfazione Giuliano Ladolfi

 

Commento di Giuliano Ladolfi dalla Posfazione al libro

«La poesia prende il posto / dei sogni»

 

Penso che la concezione poetica di Roberto Mosi sia chiarita dal seguente passo compreso in questa antologia: «Credo che sia possibile curarsi con la

poesia, per vincere le paure, stati di sofferenza, per stringere sogni che passano in volo, per divertirsi. La voce della poesia arriva dal dentro, potente nelle ore della notte, debole e distratta il giorno. Porta sollievo,

se non guarigione, dolcezza di ricordi, sapori tenui di malinconia»... eratoterapia, senza dubbio. Bastano queste righe per depositare nel bidone dei rifiuti tutte le concezioni avanguardistiche e neoavanguardistiche.

Il poeta, infatti, assegna la scrittura in versi alla dimensione umana e non a quella puramente intellettuale o linguistica.

Il titolo di questa pubblicazione, che raccoglie testi editi da 2017 al 2023, costituisce un’ulteriore conferma: Amo le parole. E non si può amare senza collocare questo sentimento nell’intimità dell’essere umano. Si ama quando tra l’individuo e l’altro-da sé scocca una scintilla destinata a incendiare il

mondo. E ciò può avvenire con ogni tipo di realtà, che in questo caso si identifica con l’esistente, l’esistente che entra in empatia con il poeta.

Le parole poetiche per lui non sono flatus vocis, ma dichiarazioni d’amore che trasformano chi le pronuncia e chi le legge. Non si gioca sui significati

quando il sentimento ha il sopravvento. E questo sentimento è contagioso perché non permette al lettore di essere indifferente di fronte alla bellezza di Firenze, alla sua storia, alla sua arte, ai suoi colori, alle sue vie, ai suoi palazzi. Anche chi la conosce trova in questi versi nuovi occhi per contemplarla non con lo sguardo dello studioso o del turista, ma con l’entusiasmo di chi la ama come si ama una madre amorevole e affettuosa.

E poi il sentimento si espande al mondo intero, anche a situazioni dolorose, come la guerra o come la devastazione climatica. Se «la poesia prende il posto / dei sogni», è fondamentale che a tutti sia concesso di sognare tramite

quest’arte, a tutti sia concesso di ritrovare in essa l’impulso ad approfondire quel senso dell’esistere che Roberto Mosi propone come un’avventura meravigliosa e inesauribile.


“Tre principesse francesi a Firenze”

Postfazione 

Perché si scrive?

 

        Perché si scrive? Questa domanda si fa per me urgente ora che sto per pubblicare il mio ultimo romanzo sul mondo dell’imperatore Napoleone, dopo che sono passati dieci anni dal mio primo lavoro.

        Mi dedico alla scrittura per recuperare una cosa che mi viene a mancare, per riempire un vuoto che si è creato vicino a me, oppure, per scongiurare un pericolo, per sconfiggere la paura.

        Il primo romanzo Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone. Storie francesi da Piombino a Parigi (Il Foglio, 2013) era un invito ad andare alla scoperta della costa toscana del mare Tirreno, a guardare le città, il territorio con lo sguardo dei vincitori francesi, con l’orgoglio della loro forza, della efficacia e della modernità dei loro interventi. Quando cominciai a pensare al libro avevo appena lasciato il lavoro, avevo raggiunto il traguardo della pensione, davanti a me un tempo indefinito, grigio, senza contorni, un vuoto da riempire giorno per giorno. L’idea di scrivere un racconto, un romanzo dette un ritmo alle mie giornate, mi portò ad immergermi in un mondo illimitato di conoscenze, in una rete di libri, di notizie, piena di incroci, di nodi, tutti da studiare e da scoprire; fu un impegno serrato ma affascinante, che compensò il recente abbandono del mondo del lavoro senza trascurare quelli che erano stati gli interessi della mia professione. Ero stato infatti un dirigente per la cultura della Regione Toscana,

        Il romanzo successivo Non oltrepassare la linea gialla (Europa Edizioni, 2014) rappresenta una vera e propria elaborazione di un lutto, la perdita della mia macchina, la Lancia Musa, uscita di strada e schiantatasi contro un cartellone pubblicitario, incidente dal quale uscii praticamente incolume ma con un’enorme paura. Nel romanzo le macchine incidentate si ritrovano in un deposito di relitti ferrosi di ogni genere, si consolano fra di loro aspettando la sorte finale, di essere trasformate in mirabolanti creature grazie al fuoco rigeneratore dell’altoforno.

        Nel romanzo Esercizi di volo (Europa Edizioni, 2015) mi sono misurato con la follia; mi ha sempre affascinato il binomio arte/follia, ho seguito con interesse i progetti degli anni ’70 per la riforma dei manicomi, e rimasi sconvolto da una visita fatta all’Ospedale Psichiatrico San Salvi nella veste di segretario della Commissione Sanità del Consiglio regionale.

L’incipit del libro è quanto mai perentorio: “Un giorno imparerò a volare!”, il protagonista vuole acquistare leggerezza, la capacità di volare, per stare in alto, sopra le diverse pazzie del mondo e frequenta un celebre personaggio, Erasmo da Rotterdam, che gli fa scoprire il lato divertente della follia.

        Nel 2021la pandemia, la diffusione del Covid, ha sconvolto le nostre vite, ha limitato la nostra libertà, lasciandoci nella paura e nell’incertezza.

Ho trovato conforto e aiuto nella poesia, proprio in quella di Dante che inizia il suo viaggio ultraterreno dai tormenti dell’Inferno. Ho immaginato che la sua poesia sia rimasta con noi, nelle strade di Firenze dove è nato, si è affermato come uomo e come poeta laureato e quindi con un gruppo di amici siamo andati per le strade alla ricerca dei luoghi più suggestivi per recitare insieme ad alta voce, con energia i suoi versi, aspettando il suo ritorno perché, come recita il titolo del libro Ogni sera Dante ritorna a casa. Sette passeggiate con il poeta (Il Foglio, 2021). Mi sembra che il libro interpreti bene lo sgomento di quel periodo, per ogni giorno di escursione riporto, i dati dei cittadini toscani colpiti dal Covid, i ricoverati in ospedale, i deceduti, come un bollettino di guerra.       

        Le vicende dei migranti in fuga dalle guerre, dalle carestie, da luoghi di feroce miseria, le tragiche morti nel Mediterraneo, mi lasciano un grande vuoto, pesano sulla mia coscienza di cittadino di un Paese dell’Occidente. Ho trovato in questi avvenimenti una sorta di parallelismo con la storia delle grandi emigrazioni di popoli all’epoca dell’impero romano, sulla “ragionevole” integrazione fra le diverse genti; l’insieme di queste riflessioni è alla base del recente libro Barbari. Dalle Steppe a Florentia, alla Porta Contra Aquilonem, (Masso delle Fate, 2022).

        Sono passati dunque dieci anni da quando ho scritto il mio primo romanzo; ho pubblicato anche diverse raccolte di poesia, riunite in due antologie: Poesie 2009-2016 (Ladolfi, 2016) e Amo le parole. Poesie 2017-2023 (Ladolfi, 2023). Nella poesia seguo la voce dell’ispirazione, il demone che mi parla dentro, mi porta a comporre versi su registri diversi, con lo sguardo rivolto a paesaggi umani e a sfere personali differenti (Nonluoghi), (Eratoterapia), (Itinera), (Concerto), dove si accende la luce delle immagini (Firenze, foto grafie), soffia il vento dei miti (Navicello Etrusco), (Orfeo in Fonte Santa), (Prometheus, il dono del fuoco), balzano in evidenza le mie origini (Florentia), l’amore per la mia città, Firenze, la sua storia e la sua bellezza (Il profumo dell’iris), il desiderio di un costante impegno sociale, nel dialogo, nell’incontro con l’altro, con gli altri (L’invasione degli storni), (La vita fa rumore), (Il nostro giardino globale).

        Con quest’ultimo romanzo, Tre principesse francesi a Firenze. Sylvia Boucot d’Hautmesnil al servizio delle sorelle di Napoleone, ricompare  la figura di Napoleone, questa volta in compagnia delle tre sorelle, le  principesse Elisa, Paolina e Carolina, che grazie alla fortuna e alle capacità di uomo d’arme e di governo del fratello, si trovarono, dalle umili origini in una terra isolata, povera, come la Corsica, a conquistare onori e ricchezze sullo scenario europeo; la sorte fatale poi del generale corso, il crollo dell’impero, determinò il rovesciamento della loro fortuna, la decadenza. Nelle pagine di questo lavoro sono fissati i caratteri diversi delle tre sorelle e, allo stesso tempo, il loro coraggio di donne libere, la loro determinazione; ci si sofferma, per altro verso, sulle facce che mostra il potere, nei diversi frangenti, il modo differente di reagire delle persone, l’affermarsi della nuova classe borghese. In questo contesto, Firenze fa da scenario all’agire dei diversi protagonisti, è all’incrocio di dinamiche particolari, incisive per il suo futuro.

        È naturale dunque cercare di cogliere analogie con il tempo presente, specie riguardo ai miti che in quei tempi sono stati coltivati, come il mito della nazione e il mito del comandante supremo, del leader, che oggi ricompaiono con forti tratti, sugli scenari incerti del nostro presente: la scrittura, il lavoro di scavo, di analisi ad essa collegato, dei fenomeni in corso, aiuta nella ricerca di un terreno più solido sul quale fondare le nostre speranze.